Suoi

Gesù dice a Gabrielle che una vita si può riparare, insieme a Lui. Perdendosi in Lui, vivendo del Suo amore, si ricapitola tutto nel perdono, si trasforma in qualcosa di eterno. Non bisogna pensare: se potessi ricominciare da capo… Con Cristo, tutto è nuovo, non appena siamo Suoi. 

Hai eretto difese con in testa una favilla

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Hai eretto difese
Finite nelle campagne
Degli anni coltivate
Ad oblio sepolte
Con le armi hai
Scavato gallerie
Per fuggire sotto
Ai campi hai eretto
Sfide sbrecciate
Nei limes imperiali
Fortezze stellate per
Far giocare gli ufficiali
Hai inciso la terra
Fertile in mezzo al
Nulla difeso i figli
I santi in una bolla
Hai alzato bandiere
Diurne all’arrivo
Del terrore hai
Cambiato troppe
Volte la faccia del
Nemico hai imparato
A non fidarti di persona
Come un mantra antico
Hai fatto tutto questo
Con i piedi nell’argilla
Come un Golem muratore
Con in testa una favilla

Max Ponte
13 febbraio 2020

Poesia inedita dedicata alle due torri dette “Bisòche”, resti della fortezza cinquecentesca di Villanova d’Asti, vota le torri Luoghi del Cuore del Fai cliccando qui > https://fondoambiente.it/luoghi/torri-della-bisocca?ldc

Questo è l’amore

Gesù raccomanda a Gabrielle di preparare l’aldilà con la preghiera di lode. È come predisporre una festa: le ghirlande sono le buone azioni di ogni giorno, le luci le fiamme della tenerezza. Bisogna lottare duramente coi pensieri di egoismo, che è fare di sé stessi dio. Il Cristo, che era Dio, non ha pensato che al Padre e a noi. Questo è il distacco da sé per amore degli altri. Questo è l’amore. 

Poesia italiana del XXI secolo. Eleonora Rimolo

di Rosa Salvia

Desidero in primo luogo ringraziare Fabrizio Centofanti che mi ha proposto di curare questa rubrica di poesia contemporanea a cadenza settimanale. Non mi nascondo la difficoltà di ricondurre la selezione a un criterio oggettivo, del tutto illusorio a mio avviso, perché la poesia non è né uno stato d’animo a priori né una nicchia per pochi eletti né una realtà a parte né una realtà migliore.

 Essa è una lingua aperta e plurale che, come scrive Andrea Cortellessa (nella premessa al saggio “Giovanni Raboni – La poesia che si fa – Cronaca e storia del Novecento poetico italiano (1959-2004)”, Garzanti, Milano 2005), “in sé non esiste – esiste soltanto, di volta in volta, e ogni volta inaudita, ogni volta irrepetibile e irrecusabile, ogni volta identica solo a se stessa, nelle parole dei poeti”.

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Null’altro al mondo

Ah, dimenticavo di dirti: sii te stesso, non ti preoccupare di ciò che gli altri pensano. Ti chiederanno, alla fine della vita: sei stato Fabrizio? Sei stato Marco, sei stata Marina? Ti guarderai intorno, mendicando un consiglio. Ma nessuno ti risponderà: sei solo, davanti a Gesù, tu e Lui, come se null’altro al mondo fosse mai esistito.

Stefano VITALE e Albertina BOLLATI, INCERTO CONFINE. Con introduzione di Vittorio Bo

 

Il linguaggio dei muri

 

Non muore

il linguaggio dei muri

messaggi a distanza

di graffiti dispersi

tra coltelli e martelli

fori di luce e sangue straziato

nel ricordo degli anni

passati a tracciare i confini

tra i giorni di piombo

e le parole di vetro

resta l’ombra di noi

e un altro paesaggio gira e passa*

vuoto che pesa

pianto sprecato

fame che non muore Continua a leggere

La Madre

Gesù ci raccomanda di contare su Sua Madre, che ci ama più della nostra. Lei è talmente umile che non si prenderebbe mai dei meriti, non avanzerebbe pretese: vuole solo portarci a Suo Figlio. Dobbiamo stare con Loro, non lasciarli mai, perché il senso della vita è questo: riconoscere, una volta per tutte, la nostra famiglia. Solo lì troviamo pace, sicurezza, gioia.

L’intenzione

C’è una preghiera di volontà, che il Signore non disdegna: vorremmo evadere, ma stiamo lì. Il Signore guarda l’intenzione, che spesso supera l’azione, come quando un malato vorrebbe camminare, ma più di tanto non può. Gesù confida alla Bossis di essere come un padre attento anche al respiro del proprio bambino. 

John Spaulding

John Spaulding

Once in the moonlight

Once in moonlight when I had not slept for three nights,
when there was no food and a long rain had stopped,
and some had slept outside in the rain you could see
the streaks it had left on their skin,
once in the eighth week of my captivity,
alone in the moonlight outside on the ledge,
I looked up and felt the stars move
strangely back and forth, a slow rocking,
as though the Lord were rocking us somehow back and forth,
and I was not afraid but tears came anyway
as I remembered my children so far away,
the way children can call you back
in through your thoughts and keep you awake
like hearing the stars ring all night long. Continua a leggere

Santità

Come si diventa santi? Ci sembra impossibile, ci vergogniamo del nostro non essere all’altezza. Eppure il Cristo raccomanda alla Bossis di invocare lo Spirito, perché è Lui l’autore della santità nelle nostre povere vite. È Lui che ci rende capaci di comprendere quanto Dio desideri che diventiamo santi. Gesù è morto per questo. Farà di tutto perché possiamo purificarci e diventare degni. Lui salva, Lui giustifica.

La poesia della settimana. Anacreonte



Sei felice tu, cicala,
quando sopra gli alberi alti
bevi un poco di rugiada
e poi canti e pari un re:
perché è tutto quanto tuo
ciò che vedi alla campagna,
ciò che nutrono le selve,
e si sente che non rechi
nessun danno al contadino.
Onorata tra i mortali,
profetessa dell’estate,
dolce: ti amano le Muse,
ti ama Febo, che ti ha dato
la tua strada di canzoni:
la vecchiaia non ti rode,
saggia figlia della terra,
tu che ami gli inni e sei
senza doglie e senza voglie,
senza sangue e senza carne,
così simile agli Dèi.

Da Anacreontee, in Lirici greci dell’età arcaica, Milano, Fabbri Editori, 1999, p. 253.

La presenza

La presenza di Gesù è la carta vincente. Con Lui cambia tutto, come per miracolo. Perché ti ama, ti accetta come sei. Senza questo, siamo polvere destinata a disperdersi, come si dice a inizio Quaresima. Ma Gesù è con me, con te. Nel momento in cui ce ne accorgiamo, cominciamo a vivere. 

Acamerina

di Giorgio Stella

La rosa

Così inutile è cosa che spaventa.

Anche la poesia: come la rosa.

[Ferdinando Tartaglia]

                                                                          Alla stagione dell’anno l’autore dedica

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Come il lutto muove il passaggio

Al cocco della trave mossa 

Dalla regola informe dell’ombra

Il becco del baco di bacco.

– 1 – Pioggia vendi l’acqua 

Alla clessidra 

Dei pinoli giunti dai minori luoghi

Ai maggiori remoti

Nella questua della radice aumenta

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Capire la vita

Fai vivere la tua fede, fai sperare la tua speranza, dice il Cristo alla Bossis. Non è così difficile avere il cielo nel cuore. Dev’essere l’unico pensiero, quello che mette in fila tutti gli altri. Solo se si ama Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze si capisce qualcosa della vita. 

Andrea legge nel tubo: “Amore di lontano”

Un nuovo ciclo di letture, con Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura dal titolo “Amore di lontano“.

Briciole

A volte preferiamo le grazie materiali a quelle spirituali, ma queste ultime sono più importanti. E la grazia delle grazie è il desiderio di Gesù, della Sua intimità, del Suo soccorso. Aprire il cuore, effondere qualunque cosa sentiamo nel Suo cuore generoso: questo è vivere, il resto sono briciole. 

Giuseppe Conte, “Non finirò di scrivere sul mare”

Recensione di Francesco Improta

Giuseppe Conte, Non finirò di scrivere sul mare (ed. Mondadori, collana “Lo specchio”, 2019)

Ho sempre pensato che Giuseppe Conte fosse il maggior poeta italiano e la lettura della sua ultima silloge poetica, Non finirò di scrivere sul mare (ed. Mondadori), ha confermato e rafforzato, qualora ce ne fosse stato bisogno, questa mia convinzione.

In questo libro c’è tutto l’universo mitico, simbolico e poetico di Giuseppe Conte. Al centro di questo universo, come suggerisce il titolo, c’è il mare e non potrebbe essere diversamente per chi come lui è cresciuto con il rumore del mare nelle orecchie nella splendida Riviera ligure di ponente. Il mare è diventato per lui una categoria dello spirito, la fonte della sua ispirazione, l’origine e la fine della vita. Ossessione e disperazione, salvezza e perdizione, finitudine e infinito, avventura e mistero, il mare con il suo perenne movimento indica il divenire stesso della vita, il suo perenne fluire. Quel mare violato per la prima volta dalla nave degli Argonauti e percorso dalle triremi fenicie e dalle galee genovesi, come ci rammenta il poeta, quel mare che ha alimentato le fantasie di Conrad e di Pessoa, per il quale, però, – vale la pena ricordarlo il mare più bello è quello che non abbiamo ancora navigato, quel mare per Giuseppe Conte è soprattutto emblema di libertà: Continua a leggere

Intervista a Maria Clelia Cardona

C’è un nome che spicca tra coloro che si sono occupati della tua poesia: Mario Luzi scrisse la prefazione alla tua raccolta di versi “Il vino del congedo” del 1994. Quali elementi della tua poesia lo avevano colpito e qual è il suo lascito nella tua vita a livello umano e letterario?

Nel Vino del congedo molte poesie erano di argomento mitologico, nel senso che mi ero proposta di dare la parola a personaggi femminili del mito o della storia lasciati in ombra da una soverchiante presenza maschile. Euridice, Calipso, Persefone, Danae, Psiche, Lilith; e poi Santippe, la moglie di Socrate. Parlandone nella sua Introduzione Luzi scrive: “Ecco, mi dicevo, come il mito e i passi della classicità possono essere assunti di nuovo nella circolazione del sentire attuale, non come ricuperi o reperti o citazioni ma come immedesimazioni sostanziali della continuità univoca dell’umano. … il mito cessa di essere mitologico e la soggettività emotiva della Cardona invoca quel paragone come presente perennemente coevo alla sofferenza umana, e dunque alla sua.”

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