La santità del dono

Gesù, povero amore, abbandonato, ignorato. Quanti sono quelli che, pur di stare con Lui, darebbero ogni cosa? Eppure è il tutto, e nulla può mancare a coloro che si affidano alla Sua cura provvidente. Povero amore: il Cristo conferma alla Bossis la verità di questo titolo, esortandola alla santità del dono di sé stessa.

Tidbeats, la poesia della colonna sonora.

di Guido Michelone

Prima di parlare di una splendida antologia dal nome Tidbeats (sottotitolo Lost of forgotten surplus audio tracks from the vauls of Cinevox Records) occorre ricordare che ‘c’era una volta’ il cinema italiano, tra gli anni Cinquanta e Ottanta, dopo il neorealismo e prima di Berlusconi: bello o brutto che sia, si tratta di una mole di film noti dappertutto, che creano fin da subito un Made in Italy, mai più ripetuto. Cinecittà, presa d’assalto anche dagli americani, che la trovano più gradevole e meno onerosa degli studios di Hollywood, può vantare artisti e maestranze di assoluto rilievo, dagli attori ai registi, dagli scenografi agli architetti, Continua a leggere

Sarà felice

Cercare Gesù, solo Lui, perché, trovandolo, noi troviamo tutto. Il mondo lo dimentica, benché abbia ricevuto una salvezza a caro prezzo. Rimediamo noi, cogliamo ogni occasione per parlargli, confidarci, esprimergli la nostra gratitudine. Lui sarà felice di ogni minima attenzione. 

A immagine

Gesù vuole che siamo nella verità, perché ci ha fatti per questo. Ogni nostro atto ha una risonanza in paradiso o all’inferno, dove la verità è eterna. Più cerchiamo di tendere a Cristo, più torniamo a essere a sua somiglianza. Ci sono alcuni che hanno tanto imitato Gesù da sembrare, in Cielo, un altro Cristo. Teniamoci sotto il Suo sguardo. 

Il diritto al respiro

Del diritto al respiro avevo già parlato in un articolo su Eric Garner, nel 2014.
A quei tempi il presidente degli Stati Uniti era Barack Obama ma essere di colore, in una qualunque città del cosiddetto Mondo Libero, era ancora una ragione sufficiente per essere giustiziati per mano di agenti, in strada, durante un banale arresto.
Adesso che alla lunga lista di nomi si è aggiunto anche quello di George Floyd, mi trovo costretto a riproporlo, ancora volta e mio malgrado, nella speranza che possa finalmente essere l’ultima.

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Viviamo in un mondo in lotta tra diritti e soprusi, povertà crescente e ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi. Viviamo in una società basata sempre più sui conflitti, di razza, di genere, di religione e non ultimo, appunto, di ricchezza, che poi è divenuta l’attuale scala di valori su cui giudicare gli altri, dopo la scomparsa di quel concetto di ‘classe’ che tanto a lungo aveva caratterizzato il secolo scorso.
Dagli Stati Uniti, nazione che fino a non molti anni fa veniva indicata come luogo simbolo delle lotte per i diritti civili, e che all’indomani dell’elezione di Barack Obama sembrava aver definitivamente superato i fantasmi della discriminazione razziale, arrivano ogni giorno storie di violenze e ingiustizie operate da parte delle forze dell’ordine nei confronti di persone di colore. In Italia più che il colore sembrano contare (come spesso accade dalle nostre parti) le conoscenze. E così, per un’escort appena maggiorenne che fa la vita della milionaria tra il Messico e Dubai, ci sono i vari Giuseppe Uva, i Federico Aldovardi, gli Stefano Cucchi, entrati Continua a leggere

Per Lui

Gesù vuole che viviamo per Lui, che lo lasciamo parlare al posto nostro, ricordando il Salmo: Signore, apri le mie labbra. Vorrebbe fare tanto, ma spesso non può, perché non gli diamo spazio. Se solo gli facessimo posto, sapendo che ci porta il cielo, come cambierebbe l’esistenza! 

Estratto di “Oltre il fuoco” di Javier Núñez

Estratto di Oltre il fuoco di Javier Núñez (ed. Le pecore nere, 2019)

“Bruciami”

Soy ceniza que nadie recoge
soy un llanto más.[1]
«Dame el fuego de tu amor».

“Sandro Espectacular”, 1971

(«Sono cenere che nessuno raccoglie, sono un pianto in più». Estratto del brano “Dammi il fuoco del tuo amore”, dall’album Sandro Espectacular, 1971)

A volte credo che potrei esserci riuscito. Solo a volte. È un pensiero che non ha molto senso. La vita può essere una linea più o meno retta da un punto specifico nella storia dell’umanità —la nostra nascita— a un altro punto determinato, finale, inevitabile —la nostra morte—. O può essere un cammino tortuoso, imprevedibile, soggetto ai capricci del caso; un sentiero immaginario che apriamo a colpi di machete, incapaci di vedere al di là del prossimo passo, e che scompare alle nostre spalle man mano che ci allontaniamo. Ma la vita è sempre un cammino unico. Le biforcazioni, le linee parallele che potrebbero essersi spalancate a un destino diverso, esistono soltanto nella coscienza retrospettiva dell’uomo. Ogni decisione, ogni scelta di fronte a un dilemma è irrimediabile. La più piccola azione di rifiuto di una rotta possibile è una condanna all’inesistenza assoluta nel tempo e nello spazio, ma non all’oblio. A volte, abbiamo la cattiva abitudine di credere che una decisione diversa avrebbe potuto portarci su una strada che non è mai esistita. Continua a leggere

La poesia della settimana. Vincenzo Cardarelli. 4

Attesa

Oggi che t’aspettavo
non sei venuta.
E la tua assenza so quel che mi dice,
la tua assenza che tumultuava,
nel vuoto che hai lasciato,
come una stella.
Dice che non vuoi amarmi.
Quale un estivo temporale
s’annuncia e poi s’allontana,
così ti sei negata alla mia sete.

Poesia d’amore del 900, Milano, Mondadori 2006, p. 213.

Entriamo

Gesù vuole convincerci che fa di tutto per venirci incontro, che ama la fiducia che si ripone in Lui, come noi ameremmo la fiducia di una povera creatura debole che si rivolge a noi. L’unione dei cuori è quello che desidera di più: non restiamo a metà strada. Entriamo. 

Così è Dio

Gesù chiede a Gabrielle di fare le cose per Lui, come Lui. Dice che la gioia e la grandezza stanno in questo. Chissà perché è così difficile capirlo. Aggiunge che le folle si avvicinavano a lui per egoismo, che solo raramente trovava l’amore. Ma bisogna rispondere con tenerezza. Così è Dio. 

Piedi 2: A piedi in città

di Kika Bohr

Dalla struttura alla scultura

Il mio studio in viale Jenner ha per tre quarti un soppalco in cemento armato che lo divide esattamente in due. L’entrata invece ha più di quattro metri d’altezza. Per un anno intero vi ho ospitato un enorme piede in tondino e tubi di ferro che era collocato lì proprio davanti alla porta, sicché per entrare ci passavo attraverso. Quel piede l’avevo disegnato alcuni anni prima ed era stato realizzato dal fabbro Parisi e dal suo aiutante trasponendo il modellino in scala 1:10.

Dancio salda il piede

Nell’officina del fabbro

Ogni pomeriggio, con uno scooter elettrico dei primi modelli che aveva un’autonomia di quaranta chilometri, andavo a Ponte Lambro, che è vicino all’aeroporto di Linate, dove questo Gennaro Parisi aveva una bella officina vicino al fiume in un non luogo bellissimo tra capannoni di lamiera e campi ancora coltivati e lì, dopo aver messo in carica lo scooter, abbiamo costruito quattro grandi strutture. Misuravamo, tagliavamo e piegavamo tondini secondo delle sagome di carta da pacchi che avevo disegnato e ritagliato a misura. Dancio (Iordan Neicev), l’aiutante bulgaro, saldava tutto. Continua a leggere

La Sua cura

A volte siamo preoccupati: come andrà quella cosa? Non rischio di perdere quest’altra? Riuscirò a portare a termine un incarico? Saprò fare e dire il giusto? Dimentichiamo che il Cristo ci segue passo passo: non c’è un istante in cui possa mancare la Sua cura. 

Biakka


di Giorgio Stella



                        L’autore dedica al dotto escretore




                                                 – 1 – Indio rinnegato alla coccarda
                                                   Dello stemma alato
                                                         Quando pioveva l’ombra
                                                              Che si mosse dal sole
                                                Tra le vacche sacre
                                                          E l’organo trapiantato
                                                                  In angelo di coro



                                                            – 2 – Votiva la possidente tagliata erba
                                                                       Rettangolare alla siepe di neve
                                               Dalle zone delle aragoste miste al ventre degl’oblò
                                                              Nel cuore degl’acquari –
                                                   La parrucca di Ester è ammucchiata tra
                                                           Las Vegas e la cremeria di spiraglio a nido
                                                             Perché il cocco rotto ha il latte di seta
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Alla porta

Come comprendere, come spiegare l’amore di Gesù? Lui vuole prendere tutti i nostri pesi, portarci sulle spalle. Non è mai stanco, mai troppo carico. Vuole che gli portiamo anime, più che possiamo, non saranno troppe. Vuole che chiediamo: venga il tuo regno! E Lui verrebbe avidamente, senza andarsene più. E se lo cacciassimo – tutto questo lo dice alla Bossis – resterebbe alla porta.

Ripensare la nostra maniera di vivere?

Tucidide, Boccaccio, Manzoni, Defoe, Camus… sono solo alcuni degli autori che nel passato ci hanno raccontato le devastazioni causate da epidemie e pandemie d’ogni genere, e rileggendo oggi le loro opere sorprende la straordinaria somiglianza con la contemporaneità.

Nella sua Guerra del Peloponneso, Tucidide descrive, con la dovizia di particolari e il presupposto d’oggettività che lo contraddistinguono, una malattia proveniente dall’Africa che, dopo aver mietuto innumerevoli vittime in Etiopia, Egitto e Libia, raggiunse il mondo greco devastando in particolare Atene, già stremata dalla guerra con Sparta. La piaga, che a detta dello storico greco non trovava precedenti nell’antichità, era così terribile e sconosciuta che chiunque la contraeva moriva nel giro di pochi giorni. In base alla ricostruzione offerta da Tucidide, quasi due terzi della popolazione ateniese scomparve, e l’unica ragione per cui l’epidemia non si diffuse in altre città (Sparta su tutte) fu che i soldati assedianti, spaventati dai roghi appiccati ad Atene per bruciare i cadaveri, decisero di ritirarsi lasciando la capitale del Peloponneso in preda a se stessa.

Parecchi secoli dopo è il turno di Boccaccio, che ci descrive la peste nera del 1348, di cui fu diretto testimone. La peste, primo esempio ben documentato di pandemia, ebbe origine in Asia centrale, durante gli anni ‘30 del ‘300, e da qui si diffuse in Medio Oriente, Africa e Turchia, fino a raggiungere l’Italia e il resto d’Europa. La devastazione della peste durò fino al 1853, quando i focolai andarono rapidamente spegnendosi fino a scomparire dopo aver causato circa 20 milioni di vittime, un terzo della popolazione europea del tempo. Scrive il Boccaccio: “… e più avanti ancora ebbe di male: ché non solamente il parlare e l’usare cogli infermi dava a’ sani infermità o cagione di comune morte, ma ancora il toccare i panni o qualunque altra cosa di quegli infermi tocca o adoperata pareva seco quella cotale infermità nel toccator trasportare”. Continua a leggere

Com’è fatto

Gesù potrebbe guarirci in un istante: c’è qualcosa che non ha in potere? Eppure vuole che facciamo un cammino, con umiltà e lentezza, come quando ha scalato il Calvario. E in tutto questo, chiedergli aiuto, sempre, perché ciò lo onora. Prima o poi capiremo com’è fatto.