
Non siamo occupati, ma preoccupati. C’è sempre qualcosa che ci affligge, come ne avessimo bisogno. Ci svegliamo, al mattino, in cerca di ciò che non va, per mettervi riparo, parare i colpi, non essere fregati, come si dice in gergo. Un modo ci sarebbe, per non affogare in un mare di meschinità: pensare alle preoccupazioni di Gesù, alle anime smarrite, alla salvezza del mondo.
La poesia non è finita, al Sud almeno. Alcune proposte de I Quaderni del Bardo
Che la poesia non sia morta lo dimostra anche la nascita di una case editrice come I Quaderni del Bardo per iniziativa del leccese Stefano Donno. Esiste un progetto serio di conoscenza e di promozione. I volumetti sono stati composti da Mauro Marino nella sede del Fondo Verri e prendono il nome dall’esperienza dei “Bardi di Copertino”, poeti beat guidati da Maurizio Leo, che quindici fa pubblicava libretti artigianali a tiratura molto limitata.
Non è dunque un progetto autoreferenziale e non si considera esaustivo. Soprattutto non si propone come un modello e non mira a realizzare una “cordata”. Si colloca in luogo geograficamente preciso, considerando anche la localizzazione non elemento secondario dentro una visione. Si pone come una comunità di autori che non slegano il dato testuale da quello biografico, ragione per la quale una poesia è anche e sempre una scelta. Diretta la collana di poesia da Nicola Vacca, egli stesso lettore (per professione) prima che autore egli stesso, questa nuova casa editrice è innanzi tutto una comunità di lettori che poi si “espongono” con la scrittura dei loro testi. A questo punto la condizione sospensiva dell’ “a meno che” di Cesare Viviani – interessante è il suo pamphlet per il Melangolo, La poesia è finita. Diamoci pace. A meno che… – risulta in questo caso ampiamente realizzata.
SUL TAMBURO n.74: Rita Monaldi – Francesco Sorti, “Malaparte – Morte come me”
Rita Monaldi – Francesco Sorti, Malaparte – Morte come me, Milano, Baldini & Castoldi, 2016
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di Giuseppe Panella
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Rita Monaldi e Francesco Sorti sono autori molto conosciuti di romanzi storici e di brillanti ricostruzioni satiriche di eventi del passato che probabilmente non hanno bisogno di presentazioni per il vasto pubblico dei loro lettori. Le vicissitudini del loro primo romanzo, Imprimatur, pubblicato con buon successo da Mondadori nel 2002 e poi non più ristampato dallo stesso editore per ragioni mai compiutamente emerse nel corso della violenta polemica che ne seguì, sono state anch’esse l’oggetto di un importante dibattito sulla scrittura letteraria e i condizionamenti esterni esercitati su di essa (ne parlai proprio su Retroguardia in anni non sospetti, per la precisione il 16 luglio del 2009). Nel 2016, pur proseguendo la serie di romanzi storici incentrati sulla figura della spia vaticana Atto Melani e le sue imprese politico-poliziesche ambientate in tutta Europa (alla conclusione della serie mancano i due volumi conclusivi), i due scrittori hanno deciso di dedicare un ampio e intrigante volume a una vicenda poco nota della biografia umana e intellettuale di Curzio Malaparte, ambientandola in gran parte nella Capri mondana di fine anni Trenta. Ma la storia della persecuzione poliziesca ai danni dello scrittore pratese, la ricostruzione delle sue indagini effettuate con lo scopo di evitare l’arresto e un processo che ne avrebbe distrutto la reputazione e infine la scoperta della verità sulla misteriosa morte di Pamela Reynolds, giovane poetessa dal profilo dolcissimo con la quale Malaparte aveva avuto quattro anni prima un breve flirt, non esauriscono la fitte rete di rimandi storici, politici, letterari e umani che attraversano e sorreggono la potente ricostruzione effettuata dai due autori.
Saldi di fine stagione

Espiare è una parola che non piace, soprattutto oggi, che una fede all’acqua di rose fa passare tutto e sorvola su tutto. C’è una sorta di euforia buonista che non vede più il peccato, che nega il male, nascondendolo sotto il tappeto di false sicurezze. Ma il peccato rimane, e va espiato. Se lo facciamo sulla terra, aderendo alle sofferenze di Gesù, è ancora più gradito a Dio, essendo un atto libero. In purgatorio sarà un atto necessario. Pensieri simili sembrano affondare in un medioevo morto e sepolto, e invece risplendono nel presente eterno di Dio, dove la verità se la ride delle riviste teologiche à la page.
La poesia dei mondiali di calcio. Bizzotto, Dietschy, Beccatini, Varecchione: libri in tema
Il campionato è in dirittura d’arrivo, con la finalissima a Mosca e poi, per altri quattro anni, non si parlerà più dei Mondiali di Calcio, ritenuti dagli esperti in materia il non plus ultra del gioco del pallone. Già, la sfera di cuoio, ovvero il football (per gli Americani, il soccer), messo a punto dagli Inglesi a metà Ottocento, ispirandosi ai tornei del rinascimento fiorentino. Continua a leggere
In the secolar night di Margaret Atwood (Canada, 1939)
In the secular night
In the secular night you wander around
alone in your house. It’s two-thirty.
Everyone has deserted you,
or this is your story;
you remember it from being sixteen,
when the others were out somewhere, having a good time,
or so you suspected,
and you had to baby-sit.
You took a large scoop of vanilla ice-cream
and filled up the glass with grapejuice
and ginger ale, and put on Glenn Miller
with his big-band sound,
and lit a cigarette and blew the smoke up the chimney,
and cried for a while because you were not dancing,
and then danced, by yourself, your mouth circled with purple. Continua a leggere
Ogni mattina

Chi dice la gente che io sia? Gesù lo chiede ancora. E voi, chi dite che io sia? Come reagiamo? Guai a relegarlo in un passato che non sfocia nel presente. Ancora oggi dice: seguimi. E noi, che rispondiamo? È davvero la persona più importante, il fine ultimo della nostra vita? “Perché non possiamo non dirci cristiani”, scriveva Benedetto Croce. Ma le domande sono più incisive di una riflessione: chi è per me Gesù? Sono disposto a seguirlo, lasciando tutto il resto? È la sfida che accende ogni mattina.
Domenico Dara, il suo Breve trattato e gli Appunti
Domenico Dara è un autore di grande talento, capace di controllare, senza svilire e tecnicizzare, i mezzi letterari che ha; lo si capisce fin dal suo primo romanzo, Breve trattato sulle coincidenze, pubblicato da Nutrimenti nel 2014, finalista al premio Calvino 2013 e vincitore di tanti altri premi. La lingua è potente e contaminata con il calabrese, lo stile e la struttura sono degni di un ingegnere aeronautico, tanto sono ben calibrati nei minimi particolari e la storia è coinvolgente, con snodi scivolano e portano il lettore sempre più dentro, in fondo; la scelta delle parole, dei costrutti narrativi è intelligente, precisa e piacevole, tanto da far apparire naturale un lavoro che certamente ha richiesto dedizione, riscritture e cesello per essere scolpita in maniera così convincente e coinvolgente.
Sono sicura che anche voi vi innamorerete del protagonista, il postino di Girifalco, piccolo paese in provincia di Catanzaro. Prima di consegnare le lettere ai compaesani, le legge, le copia e le cataloga, entrando così nelle loro vite. Un’invasione, in realtà, del privato, ma portata avanti con così tanta grazia e delicatezza da rappresentare una attenzione, più che una violazione.
Attraverso le storie degli altri, inizia a guardare dentro sé stesso, come avviene a volte nella realtà fuori dai libri. Scopre che anche la sua vita è cambiata fra le righe di una lettera e che le coincidenze sono segni messi dal Caso davanti a noi per indicarci che stiamo sbagliando strada e ci possono portare sulla via giusta. Soprattutto se qualcuno, o qualcosa, intercettano il meccanismo e cercano di “oliarlo” un po’, proprio come fa il postino. Continua a leggere
La parola perduta

Gli israeliti non potevano avvicinarsi al monte del convegno: chiunque lo toccasse, uomo o animale, restava folgorato. Chi vedeva Dio, moriva. Poi è venuto Gesù, il riparatore, e ha detto agli apostoli: non temete, sono io. È la svolta dell’amore che supera ogni ostacolo, che decide di agire in qualsiasi condizione. Per definirlo, si è andati a ripescare una parola quasi perduta, come la dignità dell’uomo e della donna: agape, la carità che non ha limiti né fine.
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 11
[youtube=https://youtu.be/EtIlNCkegxA]
da qui
Fernando Pessoa – Ode al crepuscolo
ÁLVARO DE CAMPOS
Dois excertos de odes
(fins de duas odes, naturalmente ) II
Lettura di Luigi Maria Corsanico Continua a leggere
Farfalle

Dimentichiamo di essere felici, pensiamo sempre ad altro. Siamo bruchi che strisciano, oppressi dai cattivi pensieri. Chi striscia non può pensare bene: continuiamo a guardarci di traverso, mettendo in evidenza le mancanze, i limiti, i difetti. Quando lo sguardo del Creatore, il suo Progetto, ci trasformeranno; se faranno di noi farfalle nobili, agili, che volano con leggerezza sul campo della vita, sarà tutto diverso: gioiremo nella luce di Cristo, come fossimo nati in quel momento.
Misteri

La Trinità è un mistero. Famoso è l’aneddoto di sant’Agostino sul bimbo che, in riva al mare, cerca di riversarlo in una buca. Anche noi falliamo, ogni volta che proviamo a capire. La soluzione sta nell’accogliere l’immagine che suggerisce la tradizione della Chiesa: un abbraccio incandescente che brucia il nostro cuore, con un fuoco che divampa se siamo consapevoli del nostro nulla.
Innamorarsi

“Aver paura d’innamorarsi troppo” era il titolo di una canzone di Battisti. C’è del vero, perché temiamo di perderci, di lanciarci in un’impresa soggetta al fallimento. Quante delusioni inflitte e ricevute, quante disfatte sul campo di battaglia che chiamiamo amore.
Con Gesù è diverso: più t’innamori, più hai fame di Lui; più ti perdi, più sei sicuro di trovarti, perché è il Presente per antonomasia, con lo sguardo su te, persino quando dormi. Sapersi guardati, amati così, fa passare la paura.
instagram poetry di r.m. drake
madness is somewhere
between chaos
and having a dream.
la follia è da qualche parte
tra il caos
e avere un sogno.
if loving you kills me
tonight, then I was ready
for death the moment you
said hello.
se amarti mi uccide
questa sera, allora ero pronto
a morire nell’attimo in cui
tu dicesti hello.
she had the power to
change the world, but
she couldn’t save the
one she loved.
aveva il potere di
cambiare il mondo, ma
non poteva salvare chi
amava. Continua a leggere
Teologie

Oggi, certi teologi escludono la realtà del peccato originale, uno stato di purezza antecedente all’errato esercizio della nostra libertà. Io sono per l’ortodossia, per il negletto depositum fidei. Chi la pensa come me, potrebbe rimpiangere l’epoca in cui Dio, per così dire, passeggiava nel giardino, facendo visita all’uomo e alla donna innocenti, nella cornice simbolica del paradiso terrestre. Ma il Cristo ricorda a Gabrielle Bossis, l’ormai nota mistica francese, che è molto più appagante l’incontro attuale, nato dalla rivelazione di un amore capace di morire, pur di salvare chi si ama. Godiamoci dunque questa svolta, dimentichi del passato e protesi verso il dono gratuito del futuro.
Faccia a faccia

Go’el, nella Bibbia, significa riscattatore, colui che redime, che libera da una qualche schiavitù. È Dio che fa uscire Israele dall’Egitto, mette fine alla deportazione, suscita i Giudici perché spezzino il giogo dei popoli stranieri. Go’el è Cristo, che ha estratto le anime dalle macerie del peccato, che verrà a prenderci in questa terra d’esilio e mostrerà il suo volto. Sarà bello, allora, vedersi faccia a faccia.
SUL TAMBURO n.73: Domenico Cipriano, “L’origine”
Domenico Cipriano, L’origine, Forlimpopoli (Forlì-Cesena), L’Arcolaio, 2017
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di Giuseppe Panella
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Che cosa c’è alle scaturigini prime, all’origine vera e profonda della poesia, della sua produzione inevitabile? Cipriano ha pochi dubbi al proposito, c’è il ritmo, c’è la musica, c’è la scansione delle parole che si intrecciano con il suono e il significante prodotto dal suono stesso.
«Io sono / tutte le terre che ho visitato / anche se da una sola / ho preso vita. // Lì / è rimasta ferma una ferita / per ogni passo / trascinato stanco / per ogni sguardo / che non mi riconosce. // E sono tanti i segni sul mio corpo / che ha tracciato la poesia / di chi / non ha più un luogo / e chiede asilo» (p. 15).
E’ il primo testo poetico, quello che apre la raccolta, e dà il senso dell’operazione messa in atto da Cipriano. L’origine della poesia affonda nel passato, in un passato così lontano che di esso rimane poco da analizzare e di condividere – si può soltanto accertarne l’esistenza e trasformarla in una parola che cerchi di delimitarlo. Il poeta rappresenta, di conseguenza, ciò che esiste fin dagli albori e lo sintetizza nelle sue parole del presente. Il corpo vivente della poesia si rastrema nell’immagine del corpo ferito del poeta che porta su di sé i segni del percorso che lo porta verso la propria autorealizzazione. La scrittura poetica non ha luogo definito e si realizza sempre nell’esilio della mente dove avviene ciò che la rende visibile e comprensibile ai più.
Per dovere

Crediamo per dovere, preghiamo per dovere, amiamo per dovere. Chissà Dio come vede tanta pesantezza, questo fare le cose per forza, trascinando un culto che gronda tristezza da ogni poro. E se si credesse aderendo a una storia affascinante, pregando col sorriso? Il Signore sarebbe felice e, udite udite, pure noi.
L’alba e il fico di Giuliano Rinaldini
di Giovanna Menegus

come un parto,
il cielo possiede nel suo silenzio
qualcosa di doloroso, nudamente
necessario.
l’asfalto si consuma.
presentazione del vuoto Continua a leggere



