
Prendere in giro è una pratica diffusa. In certi ambienti è quasi un dovere, un pegno da pagare in convivenze forzate: scorrono parole che mai si direbbero a quattr’occhi, al diretto interessato. È una forma di viltà, che si potrebbe evitare col coraggio di un confronto franco. Per scoprire, magari, che l’altro è migliore di noi. Ma è proprio quello che vogliamo ignorare.
Small poetry
Bill Knott
Death
Perfume opens its eyes of you.
I shall be the shepherd of your hair.
A dawn made of all the air I ever breathed.
Morte
Un profumo aprirà i tuoi occhi.
Io sarò il pastore dei tuoi capelli.
Crepuscolo, fatto di tutta l’aria che ho mai respirato. Continua a leggere
Ore

Programmiamo le ore di lavoro, di sonno, dello sport. Ogni cosa a suo tempo, fatta bene. Questo ritmo costruisce, rinforza, disciplina. Siamo bravi a incanalare le energie, a divenire produttivi. E le ore di preghiera? Ci sono? Ci sembrano ben fatte? Rispecchiano un legame intenso, concentrato, esclusivo con Gesù? La nostra fedeltà si verifica in questo, il resto è fuffa.
Volere

Dicono che libertà sia fare delle scelte. Bisogna volere, perché la volontà propria è ciò che muove il mondo. La psicologia aiuta a irrobustirla, la esercita nel senso dell’autoaffermazione, del sottrarsi a ogni ostacolo esterno. Si scava nel passato per rimuovere i blocchi, ci si programma neurologicamente per essere vincenti, produttivi.
Gesù, tuttavia, raccomanda a Gabrielle Bossis, mistica francese: se senti un moto proprio della tua volontà, metti la tua mano nella mia, guardami, perché il tuo volere sia plasmato dal mio, disposto al mio servizio.
A noi la scelta fra le due modalità.
Epoca: la poesia di una rivista. Un libro raccoglie il meglio dei primi vent’anni di un settimanale
Più che una vera recensione, questa vuole essere una memoria affettiva, perché il recente volume illustrato Epoca 1950-1969 risveglia, per chi scrive, diversi cari ricordi, dalla primissima infanzia all’iniziale adolescenza. Continua a leggere
La funzione

Una volta, in certe parti d’Italia, si diceva “andiamo alla funzione”. Sapeva di burocrazia: gli impiegati del sacro timbravano il cartellino della messa. L’eucaristia è la passione di Gesù, che riviviamo nel presente eterno di Dio. Basterebbe poco per commuoversi: per abbracciarlo, ad esempio, nel momento in cui riceve il bacio perfido del traditore. Ma noi andiamo ancora alla funzione, pensiamo a timbrare il cartellino.
IL TERZO SGUARDO 56. Walter Bernardi, “Il “caso” Fiorenzo Magni. L’uomo e il campione nell’Italia divisa”
Walter Bernardi, Il “caso” Fiorenzo Magni. L’uomo e il campione nell’Italia divisa, Portogruaro (Venezia), Ediciclo, 2018
_____________________________
di Giuseppe Panella*
.
Merito principale del libro di Bernardi è quello di rendere, con uno stile sobrio ma mai privo di importanti suggestioni letterarie, il clima e le vicende storiche di cui si impegna a dare delle spiegazioni significative cercando di non prendere posizioni preconcette e infondate sotto il profilo della storia ma di capire con la lucidità dello studioso di razza quello che effettivamente accadde in anni che sono ancora vicini a noi nella contiguità temporale ma che forse sono ormai già irrimediabilmente lontani dalla mentalità odierna. Il “caso” Fiorenzo Magni esplorato in questo suo libro importante non riguarda ovviamente soltanto la pura e semplice vicenda giudiziaria, sportiva e umana del campione ciclistico di Vaiano. Non sarebbe, in tal caso, il libro significativo e inquietante che è. L’accento critico e storico, infatti, va messo su quel “divisa” che sintetizza tragicamente e brevemente la situazione italiana e non solo all’alba del 1948 ma anche successivamente (lo stesso avviene con il titolo di un vecchio libro di Remo Bodei, Il noi diviso. Ethos e idee dell’Italia repubblicana, Torino, Einaudi, 1998 che tratta, in ottica molto diversa, tematiche assai simili).
Molto meglio

Più vado avanti, più capisco che la vita è dono. Vorremmo credere che siamo premiati per i nostri meriti, che riceviamo grazie per qualche buona azione, per un pio desiderio o cose simili. E invece è stato per la preghiera di qualcuno, per la bontà di Dio, o l’aiuto di sua Madre. È molto meglio pensarla così: salva dalla superbia e permette di sorridere di sé, dono supremo dell’Altissimo.
Senza titolo
Avere o essere

Il sentimento, oggi, è sopravvalutato. Se non sento, è un dramma. Madre Teresa ha sperimentato l’aridità per lunghi anni, ma non per questo ha perso la fede. A noi, cinque minuti bastano per scoraggiarci. La chiave è la profondità: non sentire significa non essere in comunione con Gesù? Lui è presente anche quando le cose vanno male. Decisivo non è avere problemi, ma essere nella pace di Cristo, che non viene meno neanche sulla croce.
Poesia per il giuoco del calcio – di Max Ponte
La borsa del Cabecita
di Mario Bianco

La sacca di Cabecita
È una faccenda successa circa quarant’anni fa nei pressi di Giaveno, una cittadina in provincia di Torino, in località detta Provonda, una cosa di poco conto, tuttavia c’erano stati degli spari, o meglio due colpi di fucile esplosi da un tale anziano, Portigliatti Ettore, detto Gino, non si sa perché.
Il detto Portigliatti era stato ricoverato all’Ospedale San Giovanni Battista in Torino in stato di evidente confusione mentale; risultava essere affetto da uno stato piuttosto avanzato di arteriosclerosi, vale a dire che era in condizioni psichiche molto alterate come confermato dalla signora Merlo Pich Ernesta, consorte del Portigliatti.
Continua a leggere
Lavori in corso

Stiamo lavorando per voi. È un messaggio che, da un certo punto in poi, è apparso nelle strade in corrispondenza di rifacimenti o ampliamenti di corsia. Oggi, da queste parti, se ne vedono di meno, mentre urgerebbero interventi tempestivi. Non è facile trovare qualcuno che lavori veramente per te: più spesso ci si imbatte in consorterie, furbizie, opportunismi. Solo Uno è davvero per noi: pensiamolo così, nella sua attitudine, indefettibile e unica, ad amarci.
Luigi Maria Corsanico legge Eloy Sànchez Rosillo
Dies natalis

In genere, della morte si ha paura. Si fa di tutto, per procrastinarla: si spera, addirittura, in qualche tecnica d’ingegneria biologica che permetta di evitarla per sempre.
Gesù, alla viglia della dipartita, istituisce l’eucaristia, che significa rendimento di grazie: ringrazia, dunque, per la morte. Ha scoperto la tecnica giusta, che i Padri della Chiesa chiamavano, con il consueto acume, “farmaco dell’immortalità”. Di eucaristia in eucaristia, anche noi impariamo a ringraziare per quello che i primi cristiani definivano il “dies natalis”: nello stesso tempo, il giorno della morte e il giorno della nascita. Intelligenti pauca.
Anche questa è poesia…
Sehr geehrter Herr Oberinspektor,
ich habe heute früh einen kleinen Ohnmachtsanfall gehabt
und habe etwas Fieber. Es ist aber bestimmt ohne Bedeutung,
und ich komme bestimmt heute noch, wenn auch vielleicht nach
12 ins Bureau.
Ihr ergebener
Dr. Franz Kafka
23.9.1912
Egregio Sig. ispettore maggiore,
questa mattina sono svenuto e tutt’ora ho un po’ di febbre.
È sicuramente senza alcuna importanza e, sicuramente, verrò
in ufficio, sebbene, forse, soltanto dopo le 12.
Vostro devoto
Dr. Franz Kafka
23.9.1912
Questa lettera al suo capo fu scritta da Kafka dopo quella notte in cui
compose Il verdetto, dando, in poche ore, una svolta decisiva alla sua opera,
ma forse all’intera letteratura del XX secolo…
Come imparare

Gesù ci chiede di non lasciarlo solo: nell’orto degli ulivi, per esempio, nell’eterno presente dell’agonia terribile – in Dio tutto è presente -, in cui non è che un povero uomo sofferente, che ha bisogno dei suoi. Non lo amiamo di più, standogli accanto nei momenti bui? Questo vuole che impariamo, e già desiderarlo è amare. Con Lui l’esito è certo: chiediamogli d’intervenire, e lo farà. Aspiriamo al carisma più grande, l’amore-agape, e Lui ce lo darà.
Amore e risata cosmica in Annamaria Ferramosca
di Giovanna Menegus

dorme la mia bambina delle meraviglie
ancora irrubata dal mondo
intatta nel suo pianeta
Siccome su Andare per salti è stato già scritto moltissimo, con questa mia lettura anziché dar conto del libro nella sua interezza e nei suoi temi dichiarati mi prenderò la libertà di segnalare alcuni motivi al suo interno, alcuni testi specifici che hanno attratto la mia attenzione.
Prima però voglio ricordare un elemento formale evidente e significativo. Nel solco di Cummings, Continua a leggere
La Donna

Sto al Santuario del Divino Amore, la casa di Maria, la Donna per antonomasia. È Colei che ha accettato di vivere la gioia e il dolore, insegnando qualcosa di valido per tutti: certamente per quest’epoca anestetica, che cerca di non soffrire e non gioisce, sospesa sul nulla di sensazioni insulse, costretta a una narcosi generale. Emette, ogni tanto, un gridolino per un goal, un dittatore che l’ha fatta grossa, una rissa in TV, una strage inventata per noia o disperazione.
L’intollerabile. Su “Il suicidio di Holly Parker” di Andrea Leone
Un’adolescenza bruciata e bruciante, contrassegnata da un disagio sanguinoso e da una sete assoluta di conoscenza, dalla volontà ferrea di far proprie le vette siderali della mente e dello spirito; tutto intorno, il nulla, il deserto “che cresce”, la desolazione feroce di una immaginaria ma materialissima metropoli, e un nucleo familiare sfigurato dall’aberrazione, dalla crudeltà senza scampo dell’indigenza più nera. È questo il mondo in cui Andrea Leone traccia la parabola di Holly Parker, figura singolarissima e senza parentele immediate nel panorama delle lettere nostrane, protagonista di un romanzo compulsivo, ossessivo, barocco, ma al tempo stesso sorretto da una geometria rigorosissima e da un disegno potente: restituire fin nei minimi dettagli, fino alla paranoia analitica e al parossismo sintattico, il viaggio, iniziatico e assoluto, di un’adolescente sensibilissima e intelligentissima attraverso i meandri più oscuri e disastrati dell’esistenza umana. Continua a leggere






