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Fu per lui e pochi altri che sette anni fa proposi a Nicola Crocetti la rubrica di inediti “Cantiere” che, proprio in questo settembre 2016, ho deciso di interrompere nella sua cadenza mensile, perché la poesia “fisicamente insopportabile” come quella di Daniele Pietrini è rara, se non rarissima.
Sotto morfina, negli ultimi mesi, Daniele ha scritto un’opera lucida e coraggiosissima sulla propria fine, che sapeva imminente e dalla quale è stato purtroppo raggiunto, sempre in questo settembre, mentre noi preparavamo queste note.
Un cerchio si è misteriosamente chiuso. Eppure, Daniele scrive: “do disposizione / che in quell’istante ogni uscio resti aperto”. Continua a leggere

Facciamo mille cose, siamo tanto impegnati, tutti presi dalle molte faccende, come Marta. Non che non sia importante, qualcosa varrà, ne siamo certi. Ma un dubbio permane: dov’è Dio?
Mi ha sempre colpito un passo di san Paolo: noi abbiamo il pensiero di Cristo. Per pensare bisogna fermarsi; fermandomi incontro me stesso; se intravedo la mia verità, vedo anche Gesù, e comincio a pensare come Lui.

Al via il prestigioso Festival di Poesia Europa in Versi, giunto alla sua ottava edizione sotto la direzione della Casa della Poesia di Como. Il Festival si terrà da venerdì 18 a domenica 20 maggio, con eventi riservati alle scuole nella prima giornata ed incontri aperti al pubblico nei due giorni seguenti.
Si segnala in particolare l’International Poetry Slam e Reading di poesia che si terrà sabato 19 maggio a villa Gallia a partire dalle 15.00. A seguire la cerimonia di proclamazione di vincitori e finalisti del Premio Europa in versi.
Da ricordare anche “Di poeta in poeta, una passeggiata creativa sul lago di Como” con la partecipazione dei poeti di Europa in versi, che partirà domenica alle 14.30 da Piazza del Duomo.
Il nuovo romanzo di Tea Ranno, intitolato “Sentimi” e pubblicato da Frassinelli, ci conferma che la voce letteraria dell’autrice siciliana di Melilli è una delle più interessanti dell’intero panorama letterario nazionale. Anche in quest’opera riscontriamo gli elementi essenziali e peculiari della poetica di Tea Ranno: la qualità della scrittura, la ricerca del linguaggio, l’esigenza di dare voce a personaggi femminili bistrattati, offesi, a volte stritolati dalla violenza e dalla sopraffazione della società in cui si trovano a vivere, e a cui l’autrice offre – attraverso la narrazione – un’occasione di riscatto, la possibilità di sconfiggere il silenzio e l’indifferenza e di affacciarsi al mondo con il carico del loro dolore. Continua a leggere

Da che mondo è mondo, a Dio si è parlato con formule o gesti rituali. Per questo Gesù non ha voluto propinarne altri, e ha insegnato una preghiera che più semplice di così non ci può essere: quattro invocazioni, che nel Vangelo di Matteo, già più ecclesiastico, diventano sette.
Il Figlio di Dio vuole essere trattato come uno di famiglia. Se continuiamo a interpellarlo in codice, nel gran giorno ci dirà: “non vi conosco”.

C’è un film che mi ha sempre affascinato, Il cielo sopra Berlino, di Wim Wenders: il soprannaturale che scende sulla terra, la presenza che tutto comprende, supera gli ostacoli, vola, parla all’orecchio, attrae, guida, consola. Il contraltare è un mondo senza Dio: greve, incosciente, incapace di dire un Padre nostro.
La potenza della preghiera si staglia su uno sfondo grigio, informe, sgangherato: il cielo sopra Berlino, Roma, New York, è la bellezza che rovescia il mondo, che lo rende ciò che può essere. Che, anzi, è.

L’intenzione conta: il mio don Mario diceva sempre che lo spirito è questo. Non sono decisive l’entità dell’opera, la visibilità dell’azione, ma il perché, che è una realtà potente. Anche un gesto semplicissimo può salvare un’anima, se è fatto a tal fine. Ciò non glorifica il mio atto, ma la generosità di Dio, il suo amore così gratuito da restare invisibile.

Vale la messa? È una domanda che il sacerdote si sente rivolgere più spesso di quanto si creda. Sono arrivato al Credo, a metà omelia, all’offertorio: è valida la messa? Dentro ti fai ragionamenti che, per fortuna, il fedele non ascolta. Lui, o lei, non sanno che il Cristo vuol essere l’unico, il solo, senza alcun rivale. Se lo può permettere, perché è amore assoluto, purissimo, gratuito. Più è l’unico, più gli altri sono accolti; più è esclusivo, più include questo mondo e l’altro.

A volte abbiamo l’impressione che manchi poco per essere felici, per riempire la vita: poi, regolarmente, perdiamo l’occasione, ci sfugge il bandolo, cominciamo da capo. Qual è il segreto, come fare per dare una svolta a ciò che sentiamo vicino e al tempo stesso inafferrabile?
La soluzione è semplice: offrire, fare ogni piccola cosa per Gesù. Lui è un trasformatore inarrestabile: prende i gesti compiuti nel tempo e li restituisce come eternità.

L’immagine ha una forza intrinseca, perché risveglia, stimola, arricchisce. Per questo sarebbe essenziale una scuola del saper vedere. Chi insegna l’attenzione ai dettagli, lo sviluppo della capacità simbolica, l’esercizio all’interpretazione personale?
Gesù, maestro di comunicazione, parlava per immagini: la perla, la pioggia, il sole; il pastore, il mercante, la massaia. Per questo è felice se, davanti al nostro tavolo, nel luogo in cui ci fermiamo per pregare o meditare in silenzio, campeggia il Santo Volto. Guardiamolo negli occhi, fino a sentire una domanda che affiora sulle labbra dipinte, eppure vere: mi ami?

LA RIVOLTA DEI GIOVANI
La Stato ha già smesso di essere
una lettura obbligatoria dicono.
Puoi ma non sei obbligato
a imparare a memoria la bancarotta dei secoli.
Non ci interessa
la natura subdola.
Un inetto al potere.
I dizionari di cemento delle città. Continua a leggere

Tendiamo a stare comodi: scoperta una formula, vorremmo replicarla all’infinito, assumerla per sempre, farne un’etichetta buona per tutte le stagioni.
In realtà, la vita è un’altra cosa: è crescere momento per momento, non permettere mai al corpo, alla psiche, allo spirito, di pensare o di dire: decido di fermarmi qui. Facciamo tre tende, chiese Pietro a Gesù, sul monte della trasfigurazione. Ma non si può: di strada ce n’è tanta, rimbocchiamoci le maniche e partiamo.
Perch’i’ no spero di tornar giammai,
ballatetta, in Toscana,
va’ tu, leggera e piana,
dritt’ a la donna mia,
che per sua cortesia
ti farà molto onore.
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Il segreto della vita è un fondamento stabile. Quando manca, siamo colti da paure, ansie, turbamenti. L’insicurezza dipende dall’assenza di un centro, di una stella polare, un punto intorno al quale ruoti la realtà. Se questo punto fossimo noi stessi, saremmo messi male: nonostante le arie di autosufficienza, siamo figli, creature, dipendenti. Se invece è il Cristo, non dobbiamo temere tempeste o cataclismi: è la roccia incrollabile, ben rappresentata nel finale del discorso del monte.
Se Gesù è il fondamento, possono esserci momenti in cui è di troppo? È un bel tema per l’esame di coscienza.