Vivalascuola. Didattica e nuove tecnologie

Ha preso il via una rivoluzione epocale nell’ambito della scuola ma, al di fuori degli istituti, quasi nessuno se ne è accorto. Anche se si tratta di una realizzazione degna di essere tramandata alla storia. Una svolta segnata dal passaggio dei due terzi dei libri di testo, dal cartaceo al digitale. Una rivoluzione paragonabile a quella che venne compiuta nel 1455 da Gutenberg, quando stampò il primo libro scritto, la Bibbia… sia lode ai suoi autori (Mario Pirani).

Ad ogni annuncio “tecnologico” ha puntualmente corrisposto una realizzazione, quella sì, concreta, di un taglio o di una imposizione che la scuola non avrebbe – già sulla carta – digerito con facilità; e così il mancato rinnovo del contratto, i tagli della spending review, il tanto discusso concorso, e – infine – l’ultima proposta indecente delle 24 ore di insegnamento sono stati sempre accompagnati dai clamori demagogici e per il momento non concretizzati di una innovazione promessa, cui affidare un miglioramento della scuola di cui si stenta non solo a vedere il risultato, ma anche la prospettiva strategica (Marco Guastavigna).

Le nuove tecnologie possono essere lo strumento di cui la scuola italiana oggi ha bisogno per il rinnovamento della didattica e il contrasto della dispersione? Quali sono i risultati concreti ottenuti in termini di motivazione e apprendimento nelle realtà scolastiche in cui esse sono state sperimentate? La scuola italiana è pronta oggi al passaggio generalizzato a una didattica basata sulle nuove tecnologie o si rendono necessari interventi per crearne i prerequisiti essenziali? Considerando le condizioni generali della scuola italiana, questa si può considerare una priorità? Abbiamo rivolto queste domande a Pier Cesare Rivoltella, Roberto Didoni, Paola Limone, Roberta Rosa, Patrizia Vayola. Segue una breve ricognizione storica di Marco Guastavigna del rapporto tra didattica e nuove tecnologie. Continua a leggere→

L’arte poetica di Claudio Damiani

di Rosa Salvia

Desidero iniziare il mio viaggio nell’universo poetico di Claudio Damiani, non senza aver prima ricordato una fondamentale dichiarazione dello stesso Damiani: “Non credo più nella poetica. Se penso al “Fanciullino” di Pascoli, mi viene da dire: quella non è una poetica, ma un’arte poetica esattamente come l’Ars di Orazio. Perché, dietro di esse, c’è la lingua. La lingua è ciò che unisce la poesia universale. E’ qualcosa di oggettivo, di già dato, di tradizione, di natura, di memoria, mentre la poetica è soggettiva, linguaggio, cioè impossibilità di comunicare, critica della comunicazione. La soggettività nella poesia è solo un certo modo di plasmare la lingua, ma la lingua è già data, e anche la poesia è già data, come la vita”. Dalla introduzione di Franco Buffoni al testo Poesia Contemporanea – Secondo quaderno italiano, Edizioni Guerini e Associati (1992). Continua a leggere→

80. Finalmente, l’altro

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Ormai il quaderno è la tua vita: appena lo apri, ti pare che si schiuda un mondo; come se, il mondo, potesse ritrovarsi solo nella letteratura, una porzione d’ordine nel caos, mentre la realtà è un’accozzaglia di schegge impazzite che è impossibile gestire. Continua a leggere→

PSYCHEDELIC PILL, Neil Young with Crazy Horse

di Loris Pattuelli

“Da venticinque secoli la cultura occidentale cerca di guardare il mondo. Non ha capito che il mondo non si guarda, si ode. Non si legge, si ascolta. La nostra scienza ha sempre voluto controllare, contare, astrarre e castrare i sensi, dimenticando che la vita è rumore e solo la morte è silenzio: rumori del lavoro, rumori degli uomini e rumori delle bestie. Rumori comprati, venduti o proibiti. Nulla di essenziale accade ove non sia presente il rumore”. Jaques Attali.

I rumori sono tanti, milioni di milioni, e quelli che girano intorno al rock sono sempre i migliori. Mi vengono in mente Satisfaction dei Rolling Stones e All along the watchtower di Jimi Hendrix. Dovendo allungare la lista, la mia scelta cadrebbe su qualcosa di Neil Young. I suoni dell’elettricità lui li frequenta da sempre, da sempre la sua fama di menestrello fa il paio con quella di miglior rumorista del reame. Continua a leggere→

Le radio che fanno poesia

Per un sistema della radiopoesia italiana
di Max Ponte

Quando Marinetti scrisse nel 1933 il manifesto intitolato La Radia (nome che i futuristi danno alle “grandi manifestazioni della radio”) aveva in mente le enormi potenzialità espressive ed estetiche dell’invenzione di Guglielmo Marconi. Il poeta aveva fatto irrompere nei programmi la sua voce, creando scompiglio e attirandosi l’ostilità di chi non poteva tollerare quel linguaggio onomatopeico. La radia era vista come un superamento del teatro, del cinema e del libro, mezzi ormai troppo fossilizzati. In particolare veniva realizzato il sogno futurista nella sua forma più completa e bergsoniana che vedeva l’annullamento dello spazio e del tempo nella simultaneità sonora. Continua a leggere→

79. Stella di giorno

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Dicono che venerdì torni l’inverno. Che ne sarà del campo? Già così, con l’autunno che incalza, sembra affondare nella fanghiglia appiccicosa che si attacca alle scarpe e poi ci vogliono ore per tirarla via. Ti pare di affondare: nel ricordo dei giorni in cui avevi ancora un punto di riferimento; nell’impressione che tutto stia sfaldandosi, come un terreno violentato dalla pioggia. Continua a leggere→

Shechinàh, di Francesco Randazzo

Shechinàh, di Francesco Randazzo, é un poemetto straordinario, che trascina in un vortice di santi e puttane, carabinieri e migranti, situazioni quotidiane trasfigurate da un’ironia sottile, che a volte si trasforma in sarcasmo, a volte si scioglie in commozione che non puoi controllare. Una denuncia garbata e spietata, nello stesso tempo, delle contraddizioni che infarciscono la vita, sempre esposta al pericolo della rovina e al bagliore inaspettato della grazia. Continua a leggere→

La paziente n. 9 – intervista a AlessandroDefilippi

La paziente n.9

di Massimo Maugeri

Alessandro Defilippi, psicoanalista torinese, ha pubblicato le raccolte di racconti Una lunga consuetudine, con Sellerio, e Cuori bui, usanze ignote, con Antigone Edizioni. Per Passigli sono usciti i romanzi Locus animae, Angeli e Le perdute tracce degli dei. Per Einaudi ha pubblicato Manca sempre una piccola cosa (2010). Nel 2011 ha preso parte al progetto “Il romanzo di Roma” con il volume Danubio rosso. Ha inoltre collaborato alla sceneggiatura di Prendimi l’anima di Roberto Faenza.
Autore “trasformista” (come lo ha definito Bruno Quaranta su Tuttolibri de La Stampa del 24 settembre 2012), Defilippi ha pubblicato di recente un nuovo romanzo intitolato La paziente n.9 (anche questo edito da Mondadori).
Una storia “forte” e ad alta tensione, ambientata nella Genova del 1942, che si dipana sullo scenario cupo di un manicomio che ospita – tra gli altri – una paziente molto particolare.
Ne parliamo con l’autore.

– Alessandro, per quale motivo hai deciso di ambientare il romanzo nella Genova del 1942? Cosa ti attrae, o colpisce, di quel periodo?
La paziente n.9, anche se può essere letto come romanzo del tutto autonomo, si inserisce in una sorta di trilogia, con Le perdute tracce degli dei e Angeli, pubblicati da Passigli. Il periodo storico va dai secondi anni trenta alla guerra. Mi sono spesso domandato perché quel periodo abbia su di me un tale fascino. La prima possibile risposta è connessa alle storie che mia madre e suo fratello, mio zio, mi raccontarono su quegli anni. Storie legate al fascismo e all’occupazione tedesca, che hanno nutrito la mia immaginazione. In secondo luogo trovo difficile raccontare la contemporaneità. Per scrivere ho bisogno in genere di un distacco, di un punto di vista abbastanza oggettivo che mi permetta di trattare temi per me “bollenti”, come il male, il mistero, l’amore, la sofferenza e il coraggio. Trovo questo distacco attraverso la dislocazione, di tempo e anche di spazio. Terzo: ho sempre pensato e più ancora “sentito” il nostro Paese legato a quegli anni, come se non ne fosse mai del tutto uscito. La fascinazione per l’uomo forte, la reazione individuale al male, l’essere, tuttora, un Paese di contadini inurbati, cui è mancato il rigore della Riforma luterana e quello del liberalismo. Noi abbiamo avuto in compenso la Controriforma e il fascismo, senza avere la possibilità di sviluppare un vero ceto borghese e un autentico senso dello stato.
In ultimo, ma non ultimo, credo che nei miei libri vi sia anche un tono epico, seppure sommesso e “postmoderno”. E, che ci piaccia o no, dopo il Risorgimento, che sento lontano, il fascismo, le colonie, l’Impero sono, nel bene e nel molto male, la nostra unica epica.

– I personaggi si muovono all’interno del manicomio di Pratozanino. È tutto immaginato, o le descrizioni dei luoghi sono frutto di ricerche e di “visite sul campo”? Continua a leggere→

78. Un po’ più in là

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da qui

Non riesci ad aprire neanche gli occhi; di quanto anestetico t’hanno imbottito per l’operazione? In quale punto sarà entrato il proiettile? Ma soprattutto: perché ti hanno sparato? Di motivi ce ne sono da vendere: hai cambiato tutto, in pochi giorni; hai cancellato i segni del potere, i titoli onorifici, le vesti preziose, le auto blu; hai mandato a casa il corpo delle guardie svizzere e, ciliegina sulla torta, hai trasferito la sede pontificia in un campo nomadi di periferia. Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.16: Il senso di Matilde per la neve. Benedetta Cibrario, “Sotto cieli noncuranti”

Il senso di Matilde per la neve. Benedetta Cibrario, Sotto cieli noncuranti, Milano, Feltrinelli, 2010
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di Giuseppe Panella*

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«Il mondo è fatto di dettagli. Noi siamo un agglomerato di dettagli. Siamo una manciata di neve fresca che si scioglie al calore della mano. Palline di mercurio, sensazioni imprecisate, trascuratezze, minuti evaporati. Mezze frasi a cui non si è prestata attenzione, facce di cui non si ricorda più l’espressione. Avvertimenti. Segnali. Intuizioni. Paure, premonizioni, fesserie, sogni che si infrangono e sogni che si avverano, siamo gli oggetti che intasano le nostre case, le memorie che si accavallano e perdono di senso, fuse come sono in un significato nuovo. Siamo le disattenzioni. Le conseguenze. Le fortune immeritate. Le sventure. Siamo addormentati sotto cieli noncuranti, cieli che sono ovunque benché la neve li nasconda allo sguardo, come a proteggerli dalle domande di fuoco che incendiano la testa. Avrei soltanto voluto avere il tempo di spiegare a un bambino dalle ciglia scure che i semi della melagrana sono traslucidi e che i bottoni di madreperla un tempo sono stati conchiglie cullate dal mare. E che non siamo capaci di volare. Non lo saremo mai» (p. 196).

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DON PAOLO FARINELLA – I vespri siciliani del 2012

Da Micromega

La Sicilia ha votato per le Regionali: al di là dei risultati matematici, il vero vincitore è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Giancarlo Cancelleri che arrivano al 18,17%. E’ vero che il presidente sarà il candidato Pd, alleato con l’Udc di Casini, ma qui si naviga nel vecchio e non andranno lontano. Sono senza maggioranza. Casini sostiene da sempre la mafia e sarà difficile che se ne discosti adesso. Il Pd ha governato con tutti, compreso Cuffaro e Lombardo, uno in carcere e l’altro indagato per mafia e sperperatore impudico di denaro pubblico. Ora l’alleanza con Casini è solenne, definiva e ufficiale, preludio di un balzo in avanti a livello nazionale. Continua a leggere→

“PARLAMI DELL’UNIVERSO”: INTERVISTA A CRISTINA DONÀ

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Parlami dell’universo non è solo il refrain di una delle canzoni più belle e più note di Cristina Donà. È anche il titolo di una sua biografia, scritta da Michele Monina per Galaad Edizioni. Un itinerario tra la vita e la carriera di questa cantautrice, che è forse la voce più intensa e cristallina del rock indipendente italiano. Impreziosita da alcuni testi originali della stessa Cristina Donà, nella parte finale del bel volume (corredato da varie foto su diversi momenti del suo percorso artistico). Ecco la sua intervista, per cui la ringrazio.

– Un libro che è nato da un’amicizia e da un fitto e mai interrotto dialogo con l’autore, con cui avevi anche viaggiato attraverso l’America. Com’è stato ripensare alla tua carriera musicale in termini di scrittura?

Impegnativo, molto, ma anche molto utile. Ricostruire una buona parte del mio vissuto, tra collaborazioni con musicisti, produttori, ricordi degli incontri più o meno significativi e tutto quello che è gravitato attorno a me da quando ho iniziato ad oggi è stato un lavoro notevole, e sono certa di aver tralasciato, non volontariamente, parecchi dettagli. Scavare nei ricordi per ritornare all’emozione di quando ho scritto le canzoni è un percorso da psicanalista. Tanti episodi mi sono venuti in mente strada facendo. Diciamo che questo libro è servito per riordinare un po’ il mio passato e per creare le basi per una prossima biografia, che uscirà per il mio settantesimo compleanno. Continua a leggere→

77. In carne e ossa

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da qui

Sei diviso tra l’ospedale e questa stanza, senza sapere cosa sia più utile: se vegliare tra la selva di tubi e medici che vanno e vengono, come nuvole di notizie tristi, o piegarti sui tasti, alla ricerca di un filo che ti appare ogni giorno più improbabile, fantasie che sono solo tue, lontane dall’intenzione originaria. Continua a leggere→

Vivalascuola. Gli Asini n. 11, A scuola, o contro la scuola

Gli Asini n. 11, numero speciale

A scuola, o contro la scuola

È iniziato il nuovo anno scolastico. Qualche misera novità ministeriale di cui tocca parlare. Invalsi, Tirocinio formativo attivo, concorsone e altri artifici burocratici venduti come importanti novità. Se da un lato la scuola rimane probabilmente l’ultimo luogo pubblico in cui sopravvivono piccoli frammenti non mercificati di sapere, dall’altro, sotto la spinta di piccoli costanti assestamenti tecnocratici, si è trasformata in un informe e intricato insieme di ostacoli che gli insegnanti sono costretti a superare se si ostinano a trasmettere un po’ di luce. Continua a leggere→

Beatles 2012 e nove libri

di Guido Michelone

Esattamente mezzo secolo fa, nell’ottobre 1962, un oscuro quartetto musicale di Liverpool inaspettatamente piazza un disco a 45 giri, Love Me Do, ai primi posti delle classifiche inglesi: è l’inizio di una strepitosa escalation chiamata Beatles. La storia è nota a tutti – un solo dato: oltre un miliardo di dischi finora venduti su ogni angolo del Pianeta – e per celebrare i cinquant’anni della nascita di un successo che continua a persistere, nonostante i cosiddetti ‘Scarafaggi’ o Fab Four restino uniti per meno di nove anni (ufficialmente fino agli inizi del 1970), anche in Italia non si contano le iniziative dalla vendita in edicola dei CD rimasterizzati della discografia ufficiale completa fino ai nove libri (nove appunto come gli anni di unione beatlesiana) che differenti editori pubblicano da qualche mese in qua con diverse finalità e anche con esiti obiettivamente lontani gli uni dagli altri. Continua a leggere→

La metafora assoluta. Viaggio nella poesia di Angelo Scandurra (di Diego Conticello)

Dimentichiamoci per un istante di tutta quella poesia “narrativa” (e prosaica in quanto a stile) che ha caratterizzato tanta letteratura italica del secolo scorso. La poesia di Angelo Scandurra è ancora l’estremo baluardo di un’incommensurabilità lirica purtroppo oggi quiescente e non è per nulla una poesia “facile”, anzi abbisogna di continui svisceramenti di senso, di perpetue estrapolazioni di significati dalla massa cangiante e complessa delle metafore che ne contraddistingue l’andamento visionario e fortemente oracolare. I risultati sono di grande efficacia, grazie ad un “lirismo scarnificato” che si serve spesso del verso aforistico, della sentenza diretta e spiazzante nella quale s’insinuano vaste pause riflessive; versi dunque di avveduto raziocinio che lasciano pochissimo margine all’approssimazione, anzi lavorano di tecnica per diffondere un retro-pensiero spigoloso e difficile da comunicare, ma denso e sentimentale fino al totale “spasimo orfico” («[…] sono un cavaliere errante,/ mi attardo nei frontespizi/ per fissare un’espressione/ che apra il velo di te Proserpina.»). Continua a leggere→

76. Color arcobaleno

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Non sai che fare: premono perché torni tutto come prima, perché sia ripristinata la ragione, dopo la follia. Cosa pensare? Chi può avergli sparato a bruciapelo? Un povero che pretendeva più delle altre volte? Un sicario armato da un politico? Continua a leggere→

LA MARCATURA DELLA REGINA, di Giovanni Di Giamberardino

La marcatura della reginadi Massimo Maugeri

Giovanni Di Giamberardino è nato nel 1984 a Roma. Ha pubblicato online e su carta diversi racconti e poesie. È autore di soggetti per fiction televisive ed è tra i curatori di www.serialmente.com.
Con il romanzo intitolato “Aristeo e le api” è stato finalista al Premio Calvino nel 2009. Di recente quest’opera è stata pubblicata dalle edizioni Socrates con il titolo “La marcatura della regina” (all’interno della collana curata da Luminol, blog letterario dedicato esclusivamente agli scrittori italiani esordienti).
Ne discutiamo con l’autore.

– Giovanni, come nasce “La marcatura della regina”? Da quale idea o
fonte di ispirazione?

In realtà l’idea del libro nasce in corso d’opera. Avevo dei racconti a cui tenevo – rapidi scorci di personaggi in un banale momento della giornata che però ne rappresentava la vita intera – e volevo farne una raccolta di racconti. Poi, nell’inserire il filo conduttore dell’omicidio a cui tutti i racconti tendevano all’infinito, di colpo il mondo si è ribaltato, il libro trasformato e Aristeo mi ha travolto. Non stavo più semplicemente scrivendo delle piccole storie, stavo facendo una dichiarazione: noi non siamo i protagonisti. Della vita, della Storia. Siamo comparse. Da qui in avanti il libro si è praticamente scritto da solo.

– 24 racconti, uno per ogni ora del giorno. Che tipo di esperienza è stata, per te, dal punto di vista narrativo, impegnarsi per diversificare così tante voci e punti di vista? Continua a leggere→