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da qui

di Antonio Spadaro
Ormai sembra essere la novità del momento: i racconti di Raymond Carver così come noi li conosciano non sono di Carver . O meglio: sono suoi ma poi sono stati talmente limati da Gordon Lish da essere diventati “altro”. Adesso vengono dunque ripubblicati nella loro edizione originale e sembra la scoperta del momento. Eppure in un articolo del “lontano” 1999 – 10 anni fa! – su La Civiltà Cattolica e poi in un libro nel 2001 avevo già messo in guardia i lettori invitandoli a leggere più i versi di Carver che i suoi racconti. Nei suoi versi è possibile andare in profondità e rintracciare il vero volto dello scrittore.
E 10 anni fa illustravo come erano andate le cose. Riporto qui di seguito alcune (poche) pagine – senza note – di quel libro ( A. Spadaro, Carver. Un’acuta sensazione di attesa , Padova, Messaggero, 2001 ), proprio quelle che cercavano di fare il punto sulla questione del Carver… Continua a leggere

1)
E poi d’improvviso mi ritiro e mi sciupo
e mi attacco al catafalco
come fossi impiccato ad un vuoto leggero.
Ma io voglio significare la mia morte
con un odore romantico
e che sia anche languida
un sepolcro spumeggiante
gocce d’olio cariche di luce
perché non sia un amen
ma uno spinterogeno nel sangue
una rondine Continua a leggere

“Lettura poetica” dell’opera n.4: “Cuore nella pietra“
di Marinella Galletti
Perfezione dei corpi degli amanti. Adesione dell’uno all’altra, alla vita, alla monumentalità, alla “modernità”!
La città alle spalle della coppia è luogo dell’esistenza, ascesa di materiali e tecnica, forme cubiche e spessori. Al vertice di un curvilineo trascinamento di energia che “virtualmente” collega il mondo interiore alla città del futuro, sotto la spinta dinamica e diagonale che accosta Eva ad Adamo. Continua a leggere
Omaggio di un Poeta ad un Poeta
Conversazione di Tiziano Rossi su:
Vittorio Sereni, la poesia dell’incompletezza
Martedì 31 marzo 2009, ore 20.45
Partecipazione libera.
Corso di Porta Nuova 16, 20121 Milano Telefono 02 6552603 fax: 02 654959 e-mail: [email protected]
di Alfio Squillaci
Il titolo che ho imposto a questo mio intervento potrebbe fare l’eco a quella battuta di Nanni Moretti che nel “Caimano”, da produttore cinematografico, inventava titoli ad effetto per i suoi “B-Movies”, tra i quali c’era anche un “Maciste contro Freud”! Ma nelle mie intenzioni non c’è solo la voglia di far cozzare l’alto e il basso per vedere l’effetto che fa, quanto qualcosa di più meditato e di più serio, almeno spero. Continua a leggere
tutti questi flash negli occhi… pugni di riso per gli sposi… fotografati io e la bara; io senza la bara; io e la mamma; io senza la mamma… sempre io al centro… altrimenti io e la mamma abbracciati
“Ma, ecco, è lei! E’ lei!” al mio fianco sul sagrato… vestita di bianco, radiosa… ha un velo semitrasparente davanti al viso per nascondere pudicamente l’emozione (“C’era sangue sulla facc…?”) la sua espressione dolce, ridente, gli occh…
tutti aspettavano noi qui fuori: il sindaco, i conoscenti, i giornalisti, i carabinieri… la città intera (la famiglia e la città tutta piangono la perdit… Continua a leggere
di Massimiliano Parente
È uno di quei libri che non solo cambiano la storia della letteratura, non solo cambiano il lettore che li legge, ma cambiano anche i libri degli altri, rendendoli piccoli, irrilevanti. Quindici anni di scrittura, quindici anni per la stesura di un lungo romanzo in tre parti, quindici anni di calvario tra gli editori: prima Feltrinelli, che ne pubblica la prima parte, nel 2001, ma non vuole la seconda. Rizzoli pubblica la seconda, nel 2003, ma non vuole la terza.
Personaggi assurdi e idee divertenti
Ora, finalmente, Antonio Moresco ha portato a termine Canti del caos, che esce per Mondadori in un unico volume di mille pagine, pagate dall’editore solo ottomila euro, meno di otto euro a pagina, meno di un dattilografo. Nel frattempo, nel silenzio di chi legge e studia, sono già una dozzina le tesi di laurea scritte spontaneamente, nell’ultimo decennio, in sparsi atenei italiani, su questo scrittore nato nel 1947 e che ha esordito solo nel 1993, dopo decine di rifiuti editoriali. Il suo impatto solitario, eroico, irriducibile, sulla società letteraria italiana, è raccontato in Lettere a nessuno, pubblicato da Einaudi l’anno scorso e caduto nell’imbarazzante oblìo dei critici, i quali preferiscono accapigliarsi sulla storia della letteratura di Asor Rosa. Canti del caos è un’opera colossale, un’opera inclassificabile, una rivoluzione come lo è ogni capolavoro quando è un’opera d’arte e non un prodotto di intrattenimento usa e getta. Non lasciatevi ingannare dai recensori, da quelli come Angelo Guglielmi che lo hanno definito «un libro illeggibile» solo perché non leggono più o non sanno più leggere. Continua a leggere
Dunque, cos’è una corbelleria? Tutti lo sappiamo: una sciocchezza, una stupidaggine, uno sproposito, un atto o parole da sciocco e via dicendo. Come la corbelleria riportata da alcune grammatiche – e fatta propria da certi insegnanti – sul corretto uso della congiunzione dunque.
Costoro sostengono – a spada tratta – il concetto secondo il quale dunque essendo una congiunzione deve congiungere, appunto, due frasi ed è adoperata correttamente solo se serve per concludere o trarre una conseguenza: gliel’ho promesso, dunque non posso esimermi. Corbellerie, corbellerie. Continua a leggere
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L’accento valligiano con
pettinatura anni novanta
non mi spaventa, compro
la villetta venduta
da valletta stile Noventa
Katia, con vallata stellata
sebbene mansardata. Continua a leggere

di Luca Mastrantonio (http://tritone52.wordpress.com/2009/03/25/silvia-plath/)
Maledizione o vizio esistenziale? Al confronto, persino i Kennedy sembrano una famiglia normale. Un po’ sfortunata, ma nella norma, cioè infelice come anche quelle più fortunate finiscono per essere, come tutte le famiglie normali di Anna Karenina. Ogni famiglia ha un suo dramma nascosto. Ma quello di Plath-Hughes è sconcertante, scandaloso, quasi un olocausto familiare.
pomeriggio col petto squarciato.
e parlo e parlo ancora
io che non ci sono più
che non ci sono mai stato
in questo mondo
in questo corpo che di me
porta solo l’ansia.
davvero sono altrove
in una terra di esseri
che continuano a squarciarsi
nella fatica di stare nel cortile
dei minuti.
vi aspetto, ma non so dove
vi aspetto, ma ancora per poco….
“Penso come un genio, scrivo come uno scrittore brillante, e parlo come un bambino”.
Purtroppo, delle tre affermazioni nabokoviane, né la prima, né tanto meno la seconda hanno qualcosa a che spartire con me; è la terza invece che mi calza a pennello. Continua a leggere

di Claudio Sabelli Fioretti
Adesso la chiamano “product placement”. Una volta, più semplicemente, veniva chiamata “pubblicità occulta”. E’ una cosa che è sempre esistita. Ma una volta era illegale, vietata, condannata, additata al disprezzo della gente. Occulta, appunto. Oggi è una branca dell’advertising. Vi ricordate il tipetto che si accendeva una sigaretta tenendo il pacchetto bene in alto, davanti alla telecamera? E quell’altro che beveva l’acqua minerale mostrando la marca durante interminabili sorsate? E quegli inseguimenti polizieschi in cui inquadrato, più che il bandito, era lo stemma dell’automobile in fuga?
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Vi segnalo queste due iniziative promosse dalla Fondazione Romualdo Del Bianco di Firenze (www.fondazione-delbianco.org), che si pongono al decisivo crocevia tra educazione, formazione professionale, lavoro (anche) creativo e ambiente. Continua a leggere
26 marzo: recital di Mara Cantoni
Drammaturga, regista, autrice, interprete, Mara Cantoni si è dedicata con pari passione alla musica, al palcoscenico e alla scrittura, sperimentando molte delle relazioni possibili tra suono, parola e movimento e toccando più di una volta anche il mondo delle immagini. Nella sala di via Rovetta farà una breve divagazione nella parola poetica attingendo ad alcuni suoi lavori. Per approfondimenti: www.maracantoni.it
2 aprile: “3DING – Tre poete d’eccezione” Continua a leggere

È molto tardi e fa freddo. Come al solito, non riesco a dormire. Incomincio a girare i vari canali delle televisioni private. Dopo un po’ mi fisso su un programma. C’è un bambino prodigio che canta e recita. E il presentatore, un tipo pelato e magro, lo applaude. Poi dice: “Pensate che ha solo sette anni: complimenti ai genitori!”.
Quella specie di mostro dalla voce soave ha i capelli biondi che luccicano attraverso lo schermo. Sento come un calore che sbuca dalla televisione e mi sembra di scorgere nei suoi occhi una luce tutta particolare.
Penso a quando avevo io sette anni e non mi viene in mente niente.
Muovo le gambe su e giù per scaldarmi o forse sono nervoso.
Quello intanto è partito con una nuova canzone. È più bravo dell’originale, il suo futuro è luminoso, la gente applaude, il suo nome è impresso sullo schermo, il mio passato mi graffia e non riesco a chiudere gli occhi.
Il bambino canta e il suo caschetto biondo sembra un piccolo sole.
Guardo il pavimento e, prima di spegnere la televisione, fisso le ciocche di capelli che mi sono strappato. Sembrano grandi ragni senza zampe, fermi e senza vita, proprio come me.
[Pubblico questo pezzo per gentile richiesta di Marino Magliani. FK]
di Giovanni Choukhadarian
Prima di tutto, chiarire gli equivoci: Marino Magliani non è un romanziere. La sua vocazione è quella del racconto orale e, in questo, non ha forse rivali in Italia. Nessuno come lui riesce a infilare storie una nell’altra, in apparenza sconnesse l’una dall’altra, all’atto però convincenti e senza dubbio autentiche.
Dev’essere questo tratto genuino che convinse Giuseppe Conte a redigere una breve nota di copertina per L’estate dopo Marengo (Philobiblon,2003), romanzo d’esordio dello scrittore. Da allora Magliani, residente in Olanda, ha prodotto altri quattro libri e un gran numero di interventi su riviste e sul web, suo scellerato luogo letterario d’elezione. Continua a leggere