Archivio mensile:Giugno 2007

Comunisti dandy

groucho.jpeg
Dopo il Manifesto del Partito Comunista di Marx Engels arriva il Manifesto del Comunista Dandy, scritto e diretto da Francesco Forlani, redattore di Nazione Indiana, illustrato dalle foto di Manuele Sica, che sarà presentato sabato 9 giugno dalle 18.00 alle 21.00 al Centro Culturale La Camera Verde, in Via Giovanni Miani 20, 20/a, 20/b, Roma, tel. 340 5263877
e-mail: [email protected]. Sarà presente l’autore. Estratti dall’opera qui e qui.

Quattro di Adriano Guerrini

63282126_b8c0153d41.jpg

Riapro l’ Età di ferro, uno Specchio di Mondadori del 1979 che mi è stato carissimo. Ho sempre amato Adriano Guerrini, una grande anima.

PADRE

Il denaro, il fumo, gli amici:
non altro amavi, non la casa.
« Ma io ho sempre lavorato! »,
rispondesti al frate indiscreto. Continua a leggere

Isella legge Alborghetti

Gilberto Isella legge Fabiano Alborghetti
su Il Giornale del Popolo – quotidiano della Svizzera Italiana
Edizione del Sabato 26 maggio 2007

“L’opposta riva” del milanese Fabiano Alborghetti

Le acque calme della poesia rifugio di storie clandestine

Emarginati, fuggitivi, “sans papier”. Disperati che raggiungono clandestinamente le coste italiane in cerca di una vita. L’autore li ha incontrati e ha vissuto con loro per un lungo periodo: ne è nata un’opera poetica di grande intensità.

di Gilberto Isella

Continua a leggere

DE AMORE. Parte II – di Massimo Sannelli

DE AMORE

amore e psiche

Parte II

1
Gesù è nato. Ti sei chiesto se ti impediscono di essere felice. Intanto la gioia è diventata grande, in un certo senso. Pensa: alla cooperazione di queste prove, che sono contemporanee, e tutto lo è; allora hai sentito che la voce si dilatava, e una cosa ancora più grande: non hai bisogno né di frenesia né di disperazione: sono troppo visibili, deformano troppo i tratti; quindi non sei più disperato, e lo eri; tu non vivi più per te, da anni. L’hai mai fatto? A te basterà il calore compatto, come una carne su un’altra. E non finirai di adorarlo. Dunque ami e sei amato, come mai prima. Continua a leggere

Il figlio, il Signore

Caro Valter, nella lettera-recensione che hai avuto la bontà di inviarmi a proposito del mio romanzo Il signor figlio ci sono due righe, una in fila all’altra, per me particolarmente importanti. Sono nella parte finale, quando mi chiedi che cosa sia (anzi, che cos’è) il Male. Forse rinnegare il padre, suggerisci e argomenti tu, evocando a questo proposito «la maledizione di Edipo». Alla quale però, subito dopo, contrapponi «la benedizione del figliol prodigo». Ecco, per me scrivere Il signor figlio ha significato anzitutto affrontare l’alternativa tra queste due figure di figlio o, meglio, tra queste opposte visioni del padre: il re da uccidere e spodestare nel mito greco, l’uomo che attende e abbraccia nella parabola evangelica.

Continua a leggere

Babel

Parlando di Capote e “A sangue freddo”, avevo accennato ai libri (o ai film o ai dischi) che cambiano il modo di raccontare.

É significativo che la memoria di questi libri (o film o dischi) non resti viva nel tempo, almeno non quanto quella dei libri (o film o dischi) che da loro ne hanno ricevuto beneficio.
Babel sembra destinato ad appartenere a questa schiera. Continua a leggere

Nicola Ponzio – Sei inediti

Esiti, – dove si ostinano parole
e resistenza.
Rotoli in preda al silicio,
tra segni elettronici persi
nel vuoto del web.

Ora insisti
sui versi, – ti avviti
sugli input, desisti…
Se nel monitor vibrano impulsi vitali
o già morti, – dati al ritmo di bit

Continua a leggere

Nico Orengo (di Giovanni Choukhadarian)

N. Orengo, Di viole e liquirizia, Torino, Einaudi, 2005, pagg. 155, € 15,50

Il nuovo romanzo di Nico Orengo inizia e finisce con due persone dialoganti. Non sono le stesse, ma introducono uno degli assi portanti della narrazione: la forma discorsiva, quanto dire l’incontro fra persone, vissuti, biografie. Basta voltar pagina perché la voce narrante – come sempre, un narratore eterodiegetico; ma con Orengo bisogna stare attenti alla facile o difficile narratologia – presenti il protagonista, che arriva carponi alla pensione-locanda Savona. Non è un precisamente un introibo solenne, ma è adatto al personaggio, il sommelier parigino Daniel Lorenzi, sceso in Italia, e nelle Langhe, per un corso di degustazione sui Grandi di Francia.

Continua a leggere

Giuseppe Ungaretti (1888-1970)

Veglia
Cima Quattro il 23 dicembre 1915

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Continua a leggere

Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 10

di Giorgio Morale

Domenica. Luce di giugno e codazzi di passeri e rondini, a cui il silenzio è cassa di risonanza.

I pensieri zampillano uno alla volta, si disperdono, si rarefanno.

Un grappolo di scampanii. Una radio trasmette la messa ad alto volume.

Poi pentole e piatti. Odori sfarzosi costruiscono da una finestra all’altra una tavola imbandita. I fumi delle cotture s’alzano al cielo, il grasso delle carni attraversa le pareti. Continua a leggere

Cesar Vallejo (1892-1938)

“O bottiglia senza vino! O vino rimasto vedovo di questa bottiglia!”

O bottiglia senza vino! O vino rimasto vedovo di questa bottiglia!
Tardi quando l’aurora della sera
fiammeggiò feralmente in cinque spiriti.
Vedovanza senza pane né untume, che termina in orrendi metalloidi
ed in cellule orali si conclude.

Oh, sempre, mai imbattersi nel mai di tanto sempre!
O miei buoni amici, esca crudele,
parziale, penetetrante al nostro mutilo,
capriccioso, volatile sconforto!

Sublime, bassa perfezione del porco,
palpa la mia generale malinconia!
Suola sonante in sogno,
suola
rozza, inferiore, venduta, ladra, lecita,
scende e palpa ciò che eran le mie idee!

Tu e lui e loro e tutti,
nondimeno,
entrarono in mazzo nella mia camicia,
sulle spalle legno, tra i femori stecchini;
tu particolarmente
che mi hai influenzato;
lui, futile, sanguigno, con denaro,
e loro, fuchi dall’ala d’altro peso.

O bottiglia senza vino! O vino rimasto vedovo di questa bottiglia!

(da “Poemas umanos”, traduzione di Roberto Paoli,
ne “Tutte le poesie – vol.II” – Edizioni Accademia, MI, 1976))

Non sto scrivendo un libro su Kafka

Wolfgang Hildesheimer

Non sto scrivendo un libro su Kafka

I maligni sostengono – e li vedo sorridere maliziosamente – che io stia scrivendo un libro su Kafka. Questa accusa non è corretta, la contesto. Perché io sto scrivendo un libro su Golch. Ammetto che tanto tempo fa, nutrivo – come tutti gli intellettuali sensibili – il desiderio di scrivere un libro su Kafka. Questa fase bisogna attraversarla e non c’e alcun motivo per vergognarsi di questa follia giovanile. Ciò che allora mi fece prendere le distanze non fu un improvviso disinteresse, ma il fatto che tutti i miei conoscenti fossero gia impegnati a scrivere un libro su Kafka (non tutti lo stesso, ognuno il proprio naturalmente).

Continua a leggere

Alessandro Zaccuri – IL SIGNOR FIGLIO – Mondadori

di Valter Binaghi

zac

Giacomo Leopardi si è solo finto morto, durante l’epidemia di colera nella Napoli del 1837. Per tutti nella fossa comune, in realtà è fuggito a Londra, dove vive sotto le spoglie del conte Rossi in una soffitta, meschinamente sopravvivendo grazie a lezioni di lingue procurategli da Dante Gabriele Rossetti. Tra i suoi alunni c’è John Kipling, giovane metodista in procinto di partire per le colonie, che in futuro diverrà padre del celebre scrittore Rudyard. Leopardi trascorre i suoi giorni dedito ad una misteriosa Opera di cui il romanzo svelerà l’arcano, ma anche intrattenendo simulata corrispondenza col padre Monaldo: fingendosi uno spiantato scrittore irlandese suo ammiratore, lo sfida in uno di quei giochi di contraffazioni stilistiche nei quali padre e figlio eccellevano un tempo.
Continua a leggere

Mia figlia Vera con l’abito nuovo

Sebastiano Addamo

Mia figlia Vera con l’abito nuovo

E’ bello. La tua vanità è aquila
rosa mentre volteggi la gonna
non so come si chiama, ma è
ruota azzurra code di pavone
goccioli di cristallo entro la
tua nuvola felice.

Ti guardo soltanto con la tua
gioia momentanea procedere
sulle svelte chiare rotaie del
giorno assoluto;
ti guardo.

Continua a leggere

Umberto Saba – 2 giugno

Mi piace ricordare il 2 giugno con questa poesia di Umberto Saba.

Teatro degli Artigianelli

Falce martello e la stella d’Italia
ornano nuovi la sala. Ma quanto
dolore per quel segno su quel muro!

Esce, sorretto dalle grucce, il Prologo.
Saluta al pugno; dice sue parole
perché le donne ridano e i fanciulli
che affollano la povera platea.
Dice, timido ancora, dell’idea
che gli animi affratella; chiude: “E adesso
faccio come i tedeschi: mi ritiro”.
Tra un atto e l’altro, alla Cantina, in giro
rosseggia parco ai bicchieri l’amico
dell’uomo, cui rimargina ferite,
gli chiude solchi dolorosi; alcuno
venuto qui da spaventosi esigli,
si scalda a lui come chi ha freddo al sole.

Questo è il Teatro degli Artigianelli,
quale lo vide il poeta nel mille
novecentoquarantaquattro, un giorno
di Settembre, che a tratti
rombava ancora il cannone, e Firenze
taceva, assorta nelle sue rovine.

Fish

di Emanuele Kraushaar

Mi guardi dalla tua vetrina
malata e lucidissima,
ma le mie parole si fanno ferro
e si chiudono come pallottole
di insetto.
La tua presenza
qui
è pesce da rituffo.