Archivio mensile:Novembre 2007

Provocazione in forma d’apologo 40

Nemmeno in gioventù la donna aveva avuto molte forze; ed ora, con gli anni, anche quelle poche scemavano. Per di più lei le dedicava soprattutto alla cura scientifica dei suoi ninnoli, e di uno in particolare, lasciatole dal padre, il quale le diceva sovente che quell’oggetto aveva bisogno di attenzioni speciali.
Così la donna trascorreva il suo tempo nella manutenzione dei ninnoli, catafratta in una tuta e maneggiando strumenti che la facevano rassomigliare a un extraterrestre; per il ninnolo del padre, poi, periodicamente convocava consulti d’esperti che davano pareri, operavano interventi, rilasciavano e incassavano parcelle.
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Ne varietur # 2

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para Gaja, mi muchacha dorada

Il meglio di Federico Garcia Lorca (Milano, Guanda, 12 euro) è il regalo di Natale che Leopoldo Carra, suo curatore e autore l’anno scorso del non prescindibile L’estate muore, fa ai suoi lettori. Ostenta un titolo, per così dire impegnativo; cui però fa fede. Fatta salva la scelta eccellente delle poesie e delle traduzioni (ovviamente di Oreste Macrì la più parte, alcune di Piero Menarini, altre ancora, e brillantissime, del curatore), il librino si strasegnala per l’insolita qualità dell’introduzione. Continua a leggere

Frustrazione

Non ricordo esattamente la frase né l’autore, ma era pressappoco: “Solo chi è infelice scrive romanzi” (e poesie, aggiungerei).
Partendo da questa frase posso dire, quindi, che la frustrazione del progetto di vita è una delle cause scatenanti di una certa produzione letteraria.
Ciò che mi preoccupa è che nei secoli la quantità e la qualità della frustrazione sono cambiate, portando più ampie fasce di scrittori a vivere una condizione disperata e allo stesso tempo veicolante un profondo malessere invece della frustrazione / indignazione che animava la voglia di riscatto e di costruzione attraverso la spinta letteraria.
L’ Oscura Frustrazione sembra proprio appannaggio dei giovani autori, i quali riescono utilmente a far porre l’attenzione sulle radici di un malessere che spesso ci troviamo a condividere a livello inconscio, effetto che giustifica ampiamente la lettura delle loro opere in prosa o in poesia.
Ma ogni tanto spero che ciascuno di noi faccia una tappa leggendo o rileggendo anche altri autori (magari del passato) che possano indurre in noi una positiva reazione o magari anche solo rasserenarci per un po’.

Buone Letture

Opale

di Antonio Sparzani

Erano le sette di uno slavato pomeriggio della fine di maggio. Nel cortile del liceo artistico il preside, finito il lavoro durato inusitatamente a lungo, intratteneva un amico, un suo caro amico, che era andato a trovarlo e a confidargli i casi propri. L’amico stava vivendo un momento complicato della sua vita.

Improvvisamente il preside, che aveva alzato il viso – l’amico era più alto di lui – fu colpito da una sensazione di bellezza; aveva guardato distrattamente il cielo, mentre parlava, parlava con il suo inimitabile accento senese – che suonava sempre così strano nella sonnecchiante città dell’Emilia – e aveva subito decifrato un colore raro. Continua a leggere

Uè, paisà!

del-noce-e-staffelli.jpgEnzo Biagi è tornato al suo paese, Pianaccio (BO), con le note di ‘Bella Ciao’ che hanno salutato il feretro quando è uscito dalla chiesetta del paese, trasportato a spalla dalla gente del posto.
Enzo Biagi negli ultimi anni ha incrociato le proprie vicende con Fabrizio Del Noce, Direttore di Rai Uno già nel 2002, all’epoca della sua epurazione dalla Rai. Poi, quando gli hanno proposto di tornare in Rai, Biagi ha spiegato che con la Rete 1 di Del Noce non voleva avere più niente a che fare.
Bene, dovete sapere che anche Fabrizio Del Noce ogni tanto torna alla sua cittadina, che poi è anche la mia. Continua a leggere

Romina Capo

romina.jpg L’attesa ha code
riverberi che artigliano
vertici di occhi
diluendo gli sguardi
A nulla vale
stare tra pareti trasparenti
se i ragni tessono feroci
perimetri e distanze.

***

La violenza
è violenza sempre
Anche col tuo fiore in bocca
e la rugiada colata
sul mento
Anche lì che sembra
paradiso per le mie labbra
lì è terra di guerra
E il mio cuore
ne è sgomento.

***

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Una ragione per procedere

di Emanuele Kraushaar

gatto_opi.jpg

Prima di procedere c’è da capire questo: sono sempre stato solo e sempre ho cercato qualcuno con cui stare. I miei insuccessi mi hanno portato ad uno stato di completa afasia. Non dico più niente a nessuno, perché ho capito che nessuno ha interesse ad ascoltarmi.
Da tre mesi mi sono trasferito in un piccolo paese dell’Abruzzo. Ci sono capitato per caso, un giorno che ero in preda ad una delle mie crisi.
Qui ci sono più gatti che persone. Le piazze brillano di una luce bianca, infatti il sole si nasconde dietro grosse nuvole.
Gatti, piazzette vuote, un cielo che sembra infinito. Nient’altro.
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Donazione di organo

L’altro giorno sono tornato a casa prima del previsto.
Siccome vivo da solo, non mi aspettavo sorprese.
Intendo, niente odore di soffritto nell’aria dell’ingresso,
niente luci accese, nessun moccioso festante.
Appendo le mie cose su un attaccapanni IKEA e quello crolla. Continua a leggere

Esor-dire

Esor-dire – Seconda edizione

Convegno, Prove d’Autore e Torneo Letterario
Un’occasione per mettere a fuoco gli ingranaggi della “grande macchina” dell’editoria nazionale

Scrittorincittà, Cuneo, 16-18 novembre 2007
Ingresso libero

Dal 16 al 18 novembre Cuneo ospita la seconda edizione di Esor-dire, la manifestazione sulle scritture esordienti organizzata dalla Scuola Holden, in collaborazione con Scrittorincittà e Comune di Cuneo. Il tema è quello dell’esordio: un’occasione di riflessione, incontro e confronto fra editori, scrittori esordienti e aspiranti scrittori under 35. Continua a leggere

“I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti, cronista padano”: o della dolorosa finitezza delle parole

Tre giorni.jpgSe mi chiedessero di cosa parla questo libro, la mia prima risposta sarebbe: è un romanzo sul dolore. Tullio Avoledo definisce Binaghi «un rabdomante del Male». Sono d’accordo: ogni pagina dei Tre giorni è intrisa del Male cui ormai ci siamo assuefatti, di quello che ci spacciano come (nor)Male, somministrandocelo ogni giorno – un sonnifero, una panacea, un biscottino alla massa di cagnolini ammaestrati – dal tubo catodico. Eppure. Il dolore è l’altra faccia del Male, ne è la conseguenza logica, ed è inarginabile. Il dolore provocato, o il dolore provato.
Frate Remigio, il religioso che aiuta Enrico Bonetti nelle sue indagini, da bambino è stato vittima, insieme al fratello, di violenza sessuale. Con Remigio, però, la sorte è stata “benevola”: lui è riuscito a fuggire mentre suo fratello è rimasto ucciso. Ora, Frate Remigio ha il dono di percepire le voci strazianti degli innocenti violati.
«Questa cosa da giovane mi ha portato alla disperazione. Ho cercato ogni forma di ebbrezza e di stordimento, fino alla nausea, ma quelle voci ritornavano sempre, sono arrivato alle soglie del suicidio, finché Dio mi ha tratto in salvo dall’uragano e mi ha dato rifugio nell’Arca della Chiesa».
L’impossibilità del Male di essere nominato emerge dalla fede nelle scienze positiviste.
«Da ragazzino dovetti subire un autentico calvario, tra psichiatri ed esorcisti, prima che la dura verità venisse ufficialmente sancita anche da un neurologo positivista».
Ed è questo sfuggire alle definizioni razionali il vero potere del Male.
Come diceva Baudelaire, il capolavoro di Satana è convincerci che non esiste.
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Postilla sui generi letterari, o del perché lo scrittore non esiste

di Ezio Tarantino

Una delle conseguenze, dal punto di vista semiologico, dell’assioma c) delle note caratteristiche dei generi è che il narratore sia situato ontologicamente al livello della fiction, dei personaggi e delle azioni. Il che, è stato osservato (Andrew Kania, Against the ubiquity of fictional narrators. The Journal of aesthetics and art criticism 63:1 Winter 2005) porta lo scrittore ad assumere una natura ultra-umana la cui caratteristica principale è l’ubiquità: “If novels have narrators, they often know more than, and have powers grater than, any hman could. Thus, a ubiquity theorist must insist from the start that human personality is not a sine qua non for narrator-hood”.
Kania confuta nel suo articolo questa teoria (di critici come George Wilson, Seymour Chatman e Jerrold Levinson), sostenendo che la presenza di romanzi in cui la presenza del fictional narrator (o embedded narrator) è conclamata – come nel caso dei romanzi scritti in prima persona – non è sufficiente a decretare che questa sia una caratteristica ontologica della narrativa.
A ben vedere gli ubiquisti com Jerrold Levinson sostengono una cosa diversa: secondo loro, dal punto di vista fattuale, lo scrittore proprio non esiste.

Dal fondo della sala sento arrivare l’obiezione: ma qualcuno il libro lo avrà pur scritto!
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