di Tuli Kupferberg
1) Lunedì niente
Martedì niente
Mercoledì e giovedì niente
Venerdì tanto per cambiare un altro po’ di niente
Sabato di nuovo niente
2) Domenica niente, ecc.
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di Tuli Kupferberg
1) Lunedì niente
Martedì niente
Mercoledì e giovedì niente
Venerdì tanto per cambiare un altro po’ di niente
Sabato di nuovo niente
2) Domenica niente, ecc.
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All’interno di AUTUNNO AI CAPITELLI (24 ottobre / 24 novembre, Trieste, via dei capitelli 8), rassegna di arti e poesia a cura dell’associazione TriesteDistrettoCulturale, in collaborazione e con il contributo di: Comune di Trieste – Area Educazione Università e Ricerca:
Giovedì 15 novembre
Ore 18
I LIBRETTI VERDI di Battello stampatore:
una nuova collana di poesia a Trieste
Gaja Cenciarelli (da qui in poi G.C.): Innanzi tutto ti ringrazio per aver accettato di fare due chiacchiere con me. So che non ti esprimi volentieri, se non attraverso i commenti che lasci ad alcuni post oppure nelle tue ormai notissime “Liste”. In qualche modo, tuo malgrado (oppure lo hai voluto?), in rete sei diventato un personaggio. Devo ammettere che sono stata costretta a insistere parecchio per convincerti a rispondere a queste poche domande, ma la mia curiosità (come penso quella di gran parte delle persone che ti legge) mi ha aiutato a non desistere. Da un po’ di tempo hai aperto un blog: http://solmi.wordpress.com/ che si chiama “Liste: progetto accumulatorio di impulsi verbali“. Perché hai pensato che fosse necessario avere una vetrina tutta per te? Ma soprattutto: come hai cominciato a scrivere le tue “Liste”? Cosa ti ha spinto?
Ruggero Solmi (da qui in poi R.S.): mi ha spinto la ricerca. volevo trovare nuovi modi di esprimermi. dopo aver frequentato la poesia e il racconto. ho capito che l’accumulazione è la salvezza dell’espressione. la letteratura è stata da tempo battuta da cinema e televisione. la narrazione è visuale. la pittura si è lanciata nel concettuale. la musica nel rumore. la parola scritta nell’accumulazione.
La Storia (quella del mondo e quella personale di ciascuno di noi) ha due facce: quando tutto deve ancora succedere, e bisogna prendere delle decisioni, il futuro ci appare caotico. Non esiste alcuna garanzia che alle nostre azioni corrisponderà un esito favorevole o sfavorevole. Potrebbe anche non succedere niente (e infatti il più delle volte i nostri sforzi risultano inutili). Solo quando li guardiamo a posteriori, sia la storia del mondo che i nostri percorsi personali, sembrano avere un senso; ma non è mai il senso che avremmo voluto dargli noi. Continua a leggere
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Enzo Biagi intervista Pier Paolo Pasolini
http://it.youtube.com/watch?v=A3ACSmZTejQ
altri filmati… Continua a leggere
di Ezio Tarantino con “controcanto critico” di Gianni Biondillo
Ma insomma, Per cosa si uccide di Gianni Biondillo è un romanzo di genere, oppure no?
Io direi di sì, che lo è. Di quale genere? All’ingrosso: è un poliziesco all’americana; ancora meglio: un poliziesco alla milanese – Carlo Manzoni, qualcuno l’ha letto? spassosissimo.
Per cosa si uccide fa sue alcune caratteristiche che mi paiono imprescindibili perché un romanzo possa definirsi di genere.
a) Una storia molto solida come impalcatura.
I fatti sono legati fra loro da una logica ferrea. Spesso però le motivazioni che stanno dietro sono miserabili, o assenti. Non ha importanza.
b) Il punto di vista del narratore è completamente immerso nella vicenda.
Al punto che, ad esempio, la terza persona usata da Biondillo sembra in verità la terza persona vicaria di una prima persona timida. Il punto di vista del narratore può essere moralista, cinico, ironico. Comunque totalmente dentro la storia. Nel caso di Biondillo è moralista e ironico (a tratti spassoso).
c) La fiducia del narratore nella materia narrata e nella forma scelta è assoluta.
E’ l’elemento più importante: il genere è tale perché rispetta il codice. Se lo viola, lo rivisita, lo altera non è più genere. E in questo libro le regole del genere vengono rispettate. C’è il fatto, la soluzione del fatto, c’è il poliziotto smagato e un po’ cinico, c’è il narratore. Continua a leggere
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Traduzione di Letterio Cassata
C’è un altro cielo,
Sempre sereno e bello,
E c’è un altro sole,
Sebbene ci sia buio;
Non pensare a foreste fradice, Austin,
Non pensare a campagne silenziose –
Qui c’è una minuscola foresta,
Con foglie sempre verdi;
Qui un giardino c’è più luminoso,
Non toccato dal gelo;
Tra i suoi fiori perenni
Odo la luminosa ape ronzare;
Fratello mio, ti prego,
Vieni nel mio giardino! Continua a leggere

di Giorgio Morale
Era la soglia dell’anno 1960 e Paolo aveva ormai dimenticato l’America, quando nel suo universo fece l’ingresso un altro corpo celeste: la Germania. I pionieri ne tornavano già, portati dal caldo estivo, ed erano d’esempio ad altri. Con qualche parola straniera che s’inseriva nei discorsi rendendoli più convincenti, narravano di grandi fabbriche e miniere dove i soldi si scavavano insieme al carbone. Appena tornati, gettavano le fondamenta di case che avrebbero completato nei successivi ritorni. Continua a leggere
di Alessandro Ansuini
“I only stick with you
because there are no others”
Radiohead
Canto I
(Del disincanto)
Per gli insignificanti corpicini
che cadono ieratici a suolo
Per le tue ballerine e i gomiti
Maldestri che cozzano nella notte
Contro fronti che si trovano
In sospensioni d’ombra impreviste
Per le esecuzioni parziali per l’uomo
Che voleva vendermi 4 Dalì
In piccolo formato 10 euro, perdo
Tutti gli occhiali da sole un guanto alla
Volta lo perdo lo lascio in un bar, e così
Le sciarpe e tutta la mia serenità
Accade sempre qualcosa
Ma poi torna a posto
La schiena si torce alla sedia
E feroce
La educa e seduce. Continua a leggere
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di Fabrizio Corselli, pubblicato sul n.37 della rivista Atelier
Il cammino della virtù qui s’arresta, addolcendo e cullando tra le docili pareti di un abisso che il pudore e la gioia non temono, le voluttà di una giovane donna. Che la lettrice, qui, si fermi o divenga di se stessa mirabile carnefice, inchiodando ogni suo limbo ad atroci e nefande azioni ancor più voluttuose degli stessi piaceri ch’ella conosce soltanto in fantasie nascoste.Il male s’incarna e trionfa nella disfatta della virtù, adesso ridotta a brani da quella stessa libertà dissoluta di un’ascoltatrice che ode soltanto le ragioni della propria immaginazione. E proprio «l’immaginazione è il pungolo dei piaceri;… essa regola tutto, è il motore di tutto; non si gode forse proprio grazie ad essa? Non è da essa che ci vengono le voluttà più provocanti?…l’immaginazione ci aiuta solo quando il nostro spirito è assolutamente libero da pregiudizi: uno solo è sufficiente a raffreddarla. Continua a leggere
[Questo racconto è stato pubblicato su Sinestetica il 19 febbraio 2007. Mi è stato ispirato dalla fotografia di Jerry Uelsmann che vedete qui a fianco – sì, sono monomaniaca, lo so: prima la Atwood, poi Uelsmann… E non posso trascurare di ringraziare il mio amico fraterno, nonché redattore e vice capo ufficio stampa di vibrisselibri, oltre che esperto d’arte moderna Stefano Mazzoni, grazie al quale ho scoperto il genio di Uelsmann. La mia guida a Venezia è stata Criscia (ossia Cristina), altra preziosa redattrice di vibrisselibri, e per questo le sono grata.
Nota a margine: nel racconto accenno spesso ad alcune mie difficoltà di deambulazione: cinque anni fa mi sono fratturata la gamba in tre punti ed evidentemente, quando fa molto freddo o è molto umido, il mio amato arto sinistro ne risente ancora. A dir la verità, quel giorno il dolore era davvero paralizzante. Se ci ripenso, rimango ancora sorpresa dalla mia resistenza e dal fatto di esser riuscita a camminare per ore senza desistere.]
La prima cosa che mi ha tolto il fiato è stata l’acqua. Come se il palazzo galleggiasse.
Cristina ha sorriso guardando il mio stupore. L’ho sentita scrollare la testa dentro di sé, divertita come davanti a un cucciolo testardo che tenta di acchiapparsi la coda.
Mi sono risvegliata dall’ipnosi, l’ho seguita, ho osservato il suo passo deciso, eppure lieve, l’effervescenza del suo sguardo ancor più brillante perché screziato da una vena di serietà. Le sono andata dietro con la certezza di non avere occhi abbastanza grandi per assorbire e trattenere. La mia imperfezione mi ha scosso. Lei cammina e sa dove stiamo andando, sa cosa vuole mostrarmi, sa cosa vedrò, e io d’un tratto mi sento fluttuare senza meta.
Portata e Incompleta.
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Lo sanno.
Ogni parola un coccio di vetro senza impugnatura, una squama di drago staccata a ogni parola. Continua a leggere

Una volta una donna mi ha detto: non mi toccherai nemmeno con un dito, ma ti do il permesso di sognarmi. Lei non sapeva a quale amoroso supplizio mi condannava.
Naturalmente io dapprima in sogno mi presi ogni libertà con le sue sembianze marchiate a fuoco nei miei sensi interni, disponendole a piaceri sfrenati. Sognai di ungerla d’olio come uno schiavo paziente, sciogliendo le sue membra fino a dissipare gravità e stanchezza e renderle tenere come carni di bimbo, e dopo saziarmi lentamente addosso a lei, solo del suo tepore, e riposare nel suo riposo, e anche sognai di fotterla bestialmente sul cofano di una BMW nera (quella di suo marito), e di sentirle pronunciare lusinghiere sconcezze sul mio conto, ma quando ebbi terminato il B movie del mio kamasutra da provinciale di mezza età, cominciò lei.
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In una stanza gotica a volta, stretta e altera, Faust, inquieto, nella poltrona davanti al suo scrittoio
Faust
E le ho studiate, ah! filosofia,
giurisprudenza e medicina
– anche, purtroppo, teologia –
da capo a fondo, con tutto l’ardore.
Povero pazzo: e ora eccomi qui
che ne so quanto prima. Continua a leggere
di Francesco Sasso con “controcanto critico” di Franz Krauspenhaar
Leggendo Per cosa si uccide di Biondillo, pubblicato da Guanda nel 2004, si noterà subito una cosa: omicidi ed enigmi vi sono ammessi, purché in piccolo formato e solo come pretesti narrativi. Infatti, a mio parere, lo scrittore milanese- scaltro nell’inserirsi nel filone aureo del genere, pur restandone fuori- non imbastisce schemi narrativi studiatamente congegnati, bensì s’impegna “sentimentalmente” per ritrarre l’anima di una città (Milano), di un quartiere (Quarto Oggiaro) e dei suoi abitanti. Continua a leggere
La cosa che tu apprezzi, le uve da vino –
e l’idea che quanto di meglio c’è ancora
scavando tra i rifiuti come un cane impazzito
risalga a grandi disegni esoterici
gli scavi della città di Troia
il mondo come volontà e rappresentazione
la serietà di un titolo di libro
che non rimanda a niente e non deride niente;
la cosa che tu apprezzi, questi vini da uva –
e tener alta la bandiera dei morti, parlare
con loro come mito, anche nel futuro,
tentare di incarnare bellezze incommensurabili
mentre il pendolo rintocca e straripano
sui tuoi stivali le fogne del regime,
guardare i gatti, i gatti, i gatti e tua madre:
tutto questo io lo chiamo IL MIO SPIRITO.
Nel web ci sono ormai tante riviste d’ogni tipo e di varie qualità, alcune notevoli. Perché dunque avviarne un’altra?
A questa domanda posso offrire solo una risposta di tipo personale, che per molti di voi sarà insufficiente e forse banale, ma è, credetemi, sincera. Continua a leggere
appunti di lettura intorno a LA STRADA, di Cormac Mcarthy, Einaudi
dalla quarta di copertina
Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell’oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po’ di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora un valore: un carrello del supermercato con quel po’ di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.