Archivio mensile:Novembre 2007

Intervista al proprio padre

di Lucia Marchitto

Eccoci pronti, tu padre, io figlia: di fronte. Abbiamo lo stesso
naso, gli stessi zigomi, la stessa fronte spaziosa … riflessi …

E’ passato tanto di quel tempo, adesso tu sei in pensione, vai e
torni dalla campagna, zappi, poti, innesti, semini, raccogli. Mai
fermo come se volessi recuperare il tempo perduto. Tutto il tempo che
sei stato in Germania. Da piccola pensavo fosse normale che i padri
fossero altrove per lavoro. Erano via gli zii, i vicini, gli zii degli
zii; per le strade, per le campagne s’incontravano perlopiù donne,
bambini e anziani. Continua a leggere

Intervista a Ernesto Aloia

aloia_foto.jpg Ernesto Aloia, nato a Belluno nel 1965, abita a Torino. Dopo aver partecipato alla redazione di Maltese Narrazioni, nel 2003 pubblica la raccolta di racconti Chi si ricorda di Peter Szoke? (Minimum Fax). Nel 2006 raddoppia con Sacra Fame dell’Oro, sempre con l’editore romano. Nell’aprile 2007 è uscito per Rizzoli (collana 24/7) il suo primo romanzo: I compagni del fuoco.
Questa è l’intervista.
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Porre & distrarre

Tutti coloro che hanno frequentato un regolare corso di studi sanno (o dovrebbero sapere) che i verbi si raggruppano in tre categorie, chiamate, propriamente, “coniugazioni”: “-are”; “-ere”; “-ire”. I verbi il cui modo infinito finisce in “are” appartengono, quindi, alla prima coniugazione; quelli il cui infinito termina in “ere” alla seconda e infine appartengono alla terza coniugazione i verbi la cui desinenza dell’infinito è “ire”: amare; temere; sentire. Tutto questo preambolo per rispondere a un “bloggista” il cui figlio si è trovato in difficoltà nel risolvere alcuni “quiz” di natura linguistica per l’ammissione a un corso di specializzazione presso un ente parastatale. Questa, all’incirca – ci dice il “bloggista” – la domanda cui dovevano rispondere i concorrenti: “A quale delle tre coniugazioni appartengono
i verbi ‘porre’, ‘indurre’, ‘tradurre’ e ‘distrarre’? ”. Continua a leggere

The FK experience

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Torna dopo più di un anno uno dei blog più fashion victimizer e terribilmente trendy dell’Italia letteraria, Uffenwanken, in prima battuta Markelo Uffenwanken GmbH & Co. KG.
Il blog ha un nuovo nome: The FK experience. Abbandono l’eteronimo di Markelo Uffenwanken, e prendo in carico le mie iniziali.
The FK experience sarà davvero un’esperienza intorno al mio mondo letterario e non solo: brevi post, segnalazioni dal mondo della rete, movimenti del vostro affezionatissimo. All’interno, il mio sito personale, con le recensioni ai miei libri e le interviste. E altro ancora da mettere a punto. Continua a leggere

Antonio Pagliaro

Da Il sangue degli altri, Sironi.

Verso le nove, Lo Coco ricevette una telefonata. Numero riservato. Aveva già ricevuto due offerte commerciali quella mattina. Era incerto se prendere il telefono o no. Decise di sì.
La voce bassa di un uomo. «Signor Lo Coco? Il giornalista?».
«Sono io» rispose Lo Coco.
«È lei che si occupa dell’affare dei casinò per “L’Ora”, giusto?».

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“Marsh Languages” e “Cressida to Troilus: A Gift”, di Margaret Atwood

657casabruciatathumbnailjpg.jpgAltre due poesie tratte dalla raccolta – pubblicata da Le LettereMattino nella casa bruciata, la cui traduzione è a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti.
La smetterò, prima o poi. Cercherò di controllarmi. Cercherò di non invadere questo blog con la mia passione per la Atwood, per i suoi scritti. Cercherò di non parlare più diffusamente del Racconto dell’Ancella, di quando e del perché lo lessi, di quali libri metabolizzai insieme a quello, del fatto che – all’improvviso – quegli stessi libri si sono materializzati davanti a me per tutt’altro motivo che un esame universitario. [Mi sono chiesta perché. Che strano. Sarà forse che, a volte, si ha bisogno di rientrare un poco dentro noi stessi e ricercare le parole che hanno scacciato, anche solo per un attimo, anche su un solo centimetro di superficie della coscienza, la nebbia rassicurante del non-sapere].
Sì, insomma, la smetterò. [Forse].

La prima poesia, Lingue di palude, è percorsa da un argomento a me molto caro. Una poesia in cui le lingue, nell’accezione di idioma, perdono la loro connotazione “astratta” di linguaggio, per diventare sempre più lingua che si muove nella bocca, tra i denti, sul palato. Una lingua che è, disperatamente, anche negazione.
E la seconda, Cressida a Troilo: un dono, è di nuovo la Atwood del corpo.
In realtà queste due poesie – e con esse, l’intera raccolta – sono molto di più di quanto ho appena scritto.
Mi piacerebbe sapere che tipo di sensazioni, che genere di riflessioni suscitano in voi, che le leggerete.
Solitamente, quando un luogo per me è particolarmente importante, lo definisco “luogo dell’anima”. La Atwood, per me, è più di una scrittrice dell’anima.
È il corpo che si fa parola. In lei, nella sua prosa e nella sua poesia.

[Nota a margine: in parte è in onore di Margaret Atwood che la protagonista del mio romanzo si chiama Margherita. L’altro motivo è che uno dei libri-pilastro della mia vita (oltre al Racconto dell’ancella) è “Il Maestro e Margherita”.]

Marsh Languages

The dark soft languages are being silenced:
Mothertongue Mothertongue Mothertongue
falling one by one back into the moon

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La macchina responsabile di Maria Grazia Calandrone

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di Massimo Sannelli

1- Il mondo si è dato due metafore in cui riconoscersi: il TEATRO (il teatro del mondo, dove ogni vivente recita una parte, sotto l’occhio di un Re-Regista) e la MACCHINA, che corrisponde al corpo e a tutte le procedure regolari. La macchina «meravigliosa» del corpo, lo stupore – anche laico – di fronte all’organizzazione del corpo, ecc.; il giovane sposo che commenta il parto della moglie, e trema ricordando un urlo da bestia, che ha una funzione precisa. La vita non è improvvisata. Così non c’è macchina che non funzioni o che non sia stata fatta per funzionare: anche per gioco, come quelle di Tinguely. Infatti Tinguely
«matura verso l’infanzia», secondo l’aforisma di Bruno Schulz. Continua a leggere

Tradotti dal silenzio I – Joë BOUSQUET (seconda parte)

Tradotti dal silenzio I – Joë Bousquet / seconda parte (di Francesco Marotta)

(La prima parte, pubblicata il 20 marzo 2007, si può (ri)leggere qui.)

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[I testi di Joë Bousquet qui presentati sono dati nella traduzione di Charles Debierre e Beppe Sebaste; il saggio “Un viaggiatore immobile” è di Beppe Sebaste. Testi e saggio sono tratti da: In forma di parole, Libro VII, Il Pomerio. Antologia poetica, Reggio Emilia, Elitropia Edizioni, 1983, pag. 334-342 e pag. 803-809]

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La Poesia dotta di Corselli

Fabrizio Corselli, poeta e saggista classe ’73, nato a Palermo. Ha pubblicato nel 2001 il libro di poesie sui miti greci I Giardini di Orfeo, Edizioni Laboratorio Giovanile. Diverse le pubblicazioni di poesie e critica letteraria su riviste del settore, in particolar modo, Apologia del pensiero impuro su Atelier (col titolo di Sublimis). Collaborazione con il Salone Internazionale di Parigi e con il Museo Beleyevo di Mosca.
Si occupa da tempo di iniziative volte a promuovere il mondo della poesia, con un occhio di riguardo nei confronti della cultura classica. Segnalato sul sito della Treccani dal Prof. Roberto Carnero per la positiva riscrittura dei classici greci in relazione all’epica sportiva antica di cui si occupa con assiduità e dedizione dal ’96, con l’inedito non integrale Olimpica – Il respiro dell’eternità, recensito da Lorenzo Flabbi.
Tra le sue ultime uscite: All’Ombra di una Guerra, rievocazione mitologica della Battaglia delle Termopili (E-Book) e il recente Satyros – Viaggio arcadico di un satiro danzante. Opera epico-mitologica in due volumi (E-Book), Edizioni Mondogreco 2007. Uscito recentemente su Lulu.com il libro Shams al Nahar e le dieci perle d’Oriente.

Per saperne di più ecco qui a seguire la prefazione di Veronesi e in fondo il link alla pagina dove poter scaricare l’opera sulle Termopili.

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Ne varietur # 1

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Il Tenco, cioè la Rassegna Tenco, non ha mai lucrato su Luigi Tenco, il cantautore più dissepolto nella storia della musica pop italiana. Questo volume (che è Milano, Rizzoli 24/7, pagg. 574, 12 euri) è un collettaneo curato dai geniali Enrico de Angelis e Sergio Secondiano Sacchi, con il contributo fattivo del giovane giornalista alessandrino Enrico Deregibus. Si tratta a tutti gli effetti di legge di un collettaneo che inserisce l’opera di Tenco (200 e più canzoni, qui commentate puntualmente da 200 e più cultori della materia) nella storia della musica leggera e del costume italiano. Continua a leggere

BUON RIPOSO, ENZO

Enzo Biagi AGI NEWS – Enzo Biagi e’ morto alle 8.20 di questa mattina. Era ricoverato, dalla scorsa settimana, nella clinica Capitanio di Milano per problemi cardiaci, dopo che venerdi’ scorso si erano manifestati anche dei problemi renali e polmonari. Sabato le sue condizioni erano apparse migliori. Stamattina presto, il peggioramento. Accanto a lui le due figlie, Bice e Clara. Aperta alle 10 la camera ardente nella stessa clinica. I funerali saranno celebrati giovedi’ a Pianazzo in provincia di Bologna, dove era nato il 9 agosto del 1920.

Gliene abbiamo dette di tutti i colori negli anni Settanta, quando per noi insieme a Montanelli rappresentava l’ufficialità dell’informazione, e quindi lo Stato, ergo il gendarme dei padroni. Salvo poi scoprire che non era così governativo, e farne un icona quando è stato uno dei pochi a dire di no a quello di Arcore, cioè un padrone vero. Ma lui non s’è mai visto esaltarsi o deprimersi troppo. i padani sanno del fiume: prima o poi tutto arriva alla foce. Era uno che parlava piano, me lo ricordo in tv, quell’incedere che ritrovi sulla pagina delle sue cose migliori, sobrio eppure penetrante. E macinava lavoro e conoscenze, Dio quanto hai scritto Enzo. Se il paradiso lassù, come ha detto una volta Bachelard, è un’immensa biblioteca, tu avrai certamente una stanza, un po’ migliore di quelle d’albergo dove dormivi da giovane, quando eri corrispondente.
Buon riposo, Enzo.

La matita rossa e blu

Anni fa, sul suo blog che si chiamava Uffenwanken, apparve una recensione di Franz Krauspenhaar in cui si sosteneva – provocatoriamente – che un certo libro era stato “scritto per non essere letto”.
All’epoca non conoscevo quel libro e lo scrissi (in seguito, dopo aver letto il primo volume, mi sono rifiutato di sprecare tempo e soldi con il secondo); in compenso, colsi l’occasione per abbozzare un ragionamento. Non ne facevo un discorso di “fruibilità”, che pure non è cosa da trattare dall’alto in basso. No, ne facevo proprio un discorso di letteratura. Questo.
Ho una età sufficiente per aver accumulato un discreto numero di delusioni epocali. Non conto più i libri che ho lasciato a metà perché proprio non riuscivo a mandarli giù e quelli che mi sono costretto a leggere fino in fondo per poi accorgermi, in capo all’una e all’altra esperienza, che non potevo fare a meno di domandarmi: “Ma questo libro che ca… mi ha detto?”

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Il lungo cammino dei ragazzi perduti

di Mauro Baldrati

valentino.jpgDi Dave Eggers ricordavo il celebrato Opera struggente di un formidabile genio, romanzo autobiografico sorprendente e raffinato. Ora, con Erano solo ragazzi in cammino, si è cimentato in un’impresa ambiziosa per ogni scrittore: dare voce a un’altra persona, diventare il narratore del narratore utilizzando il proprio talento letterario per rendere la storia appassionante, intrigante, creare una personalità, delle emozioni; insomma, fare di una autobiografia (altrui) un romanzo.
La persona che racconta la storia è Valentino Achak Deng, profugo sudanese fuggito dai massacri di una guerra civile devastante, non risolta a tutt’oggi (è recente la notizia di un nuovo massacro nel Darfur), riparato in America dopo un viaggio durato più di dieci anni. L’arte, la professionalità di Eggers, si rivela da alcuni artifici narrativi coi quali imposta il racconto: Valentino è già in America, parla al tempo presente, viene rapinato da una coppia di afroamericani che lo chiamano sprezzantemente “Africa”; viene malmenato, legato, imbavagliato, gli svuotano la casa e lasciano un ragazzino, forse il figlio, di guardia.
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Parole con Leo Muscato – di Gessica Franco Carlevero

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Ho incontrato il regista Leo Muscato a Torino, in occasione di un workshop finalizzato alla ricerca degli attori per il suo prossimo spettacolo sul Gabbiano di C?echov. Il laboratorio, però, si è presto rivelato essere ben lontano da un classico provino o audizione. Il laboratorio è stato piuttosto l’occasione per un’approfondita analisi del testo, per una riflessione sul ruolo dell’attore, e sul significato del teatro oggi. Continua a leggere

Lungo le sere – di Ruggero Solmi

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lungo le sere c’erano le cene, erano molti affranti momenti di solitudine attesa, si mischiava con api, e cera a pelle, dimenticanze e acini d’uva scoscesi, tratti, come di penna, assetata di fogli, come di sottesa paura d’amare, le scogliere, dove io vedevo andare le ombre tese, di gemelli di ciglia, le tue, appese al vento, come mare balzante tra spuma d’oro e linde fresche pareti, come di gesso atteso, come di spesso indaco miele di cielo, a paravento sopra noi mugghianti, al sole arso in mezzo al niente, amanti inseparati di momenti trascorsi, nello spingersi dei sensi cagliati, come nel farsi dono di noi, arresi.

(Immagine: Ennio Morlotti, Paesaggio, 1964)