38.
la baraccopoli del seme
è sempre un appunto aperto
un taccuino da acropoli
un polline da cantica dantesca
un permesso breve lasciato sulla tastiera
con un rancore di spirito
nel racconto sulla mensola a bagarre.
39. Continua a leggere
Archivio mensile:Novembre 2007
Provocazione in forma d’apologo 39
Non offendetevi, non mi guardate così, non è per superbia che non voglio più scendere. Il fatto è che anche volendolo non potrei. Il fatto è che con tanta fatica ho imparato un mestiere tanto innaturale; e adesso la sua natura artificiosa, tanto lontana da quella di tutti, si è imposta, si è sovrapposta alla mia, che era un tempo come quella di uno di voi; e oramai mi riesce di fare soltanto ciò che ai più è impossibile, anzi, persino impensabile: le cose quotidiane, normali, mi sono precluse, per sempre. Continua a leggere
UNA CORDATA PER MANITUANA – di Valter Binaghi
(Pubblicato nel numero 1 della rivista SATISFICTION, a cura di Gian Paolo Serino, gratuitamente nelle librerie dal 22 ottobre)

Come quel tale Epimenide di cui raccontano le antiche leggende greche, mi sono addormentato in un’epoca per risvegliarmi in un’altra: sono passati quarant’anni, e sembrano millenni. Mi sono addormentato ai tempi della seconda media, in cantina dove mi nascondevo a leggere romanzi invece di studiare, sull’ultima pagina de “L’ultimo dei mohicani” di James Fenimore Cooper, quando il valoroso capo indiano pronuncia il discorso solenne sulla tomba del figlio: “Egli era buono, era ligio al dovere; era valoroso. Chi può negarlo? Manitu aveva bisogno di un guerriero come lui, e lo ha chiamato. Quanto a me, sono un pino folgorato, in una radura dei visi pallidi”. Ero un ragazzo, e avevo cuore, mi sono addormentato con le lacrime agli occhi.
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Cattura la luna
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di Roberto Tossani.
Forse non lo sai, ma catturare la luna è un metodo sicuro per non
dover più lavorare o, se va male, per perdere tutti i soldi che hai.
Cominciamo dall’inizio. “Come si fa a catturare la luna?” ti
chiederai. Ecco, per riuscirci non devi sapere come si fa. Se tu lo
sapessi e provassi a catturarla, la luna ti guarderebbe dritto negli
occhi e ti direbbe calmissima: “Cretino”. Quindi non posso insegnarti
come fare, ma darti soltanto delle idee su cui riflettere. Continua a leggere
Bloc notes. Appunti di viaggio: in Grecia. 4

di Giorgio Morale
Si festeggia il centenario della fondazione di Nea Anchialos. Ecco cos’erano quelle prove di danze che vedevamo nei giorni scorsi. Centinaia di persone assistono alle celebrazioni nei giardini pubblici, sedute a semicerchio attorno a un palco come nel teatro antico. Prima parla un oratore, poi uno spettacolo ripercorre la storia, alternando proiezioni, scene e letture, canzoni e balli. Demetrio traduce e sintetizza per noi. Poi il sindaco invita a continuare la festa altrove e augura buon divertimento. Continua a leggere
Leggero
Klabund ( * 4.11.1890) è il pseudonimo di Alfred Henschke, poeta espressionista , cantautore, drammaturgo, bohemien, pacifista.
Klabund fu tutto ciò ed il contrario di tutto ciò: amava le maschere, i travestimenti, gli pseudonimi. In ogni poesia, s’inventa di nuovo. Continua a leggere
METROMORFOSI 2007novembreOTTO
E’ uscito il numero 2007novembreOTTO di METROMORFOSI
rivista di infocritica a distribuzione gratuita
musica cinema teatro arte scrittura tic a Roma e dintorni
In questo numero di novembre:
La Otracina, Tuxedomoon, Al Kamandjati, Ken Loach, Romaeuropa, Ubusettete!, Anna Esposito, Artico, Personaggi Precari…
Fino al risveglio – di Gyula Bastos
Abbiamo percosso il mare, l’abbiamo lavato, il detersivo
era il passato. Trasparente, di sangue e velluto.
Poi il crash. vennero le tue pene, cammei di cinque secondi
lacrime enormi, ma brevi. Continua a leggere
Amen omen – di Chiara Daino
e fu. l’ inizio: un soffio
strazio che [e sfuma, lento]
la ricerca la risposta:
si trova nel perché nudo
[è nudo di punto – luce]
da dove a dove, tu? è verso
che non afferro che non affermo!
vecchi amici [in breve – vecchi]:
persi nell’arco di un tramonto
Amen Omen [il tuo volto – ancora?]
Amen Omen [la mia volta – ancora?]
essere privi [e sere senza…] Continua a leggere
La notte dell’Azteca. di Sira De Guglielmi e Francesco Sarchi
In precedenza vi siete interessati di storia, come è nata l’idea di un racconto giallo?
Dall’interesse a livello di storia delle mentalità per il clima culturale e storico in cui è nato e si è sviluppato il racconto di investigazione.
È un periodo caratterizzato dall’ottimismo e dalla fiducia nella scienza e nella ragione. Tra le altre discipline conoscono un notevole sviluppo il metodo clinico, la criminalistica e il pensiero logico matematico, e la detection ha a che vedere con tali ambiti più di quanto possa sembrare a prima vista. Continua a leggere
Per Donarsi, intervista a Marco Guzzi
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http://www.paoline.it/site_ecomm/libreria/prodotto.asp?dep_id=62&IdProd=4127
Il libro si presenta al pubblico come “un manuale di guarigione profonda”. Quali sono le lacerazioni o le colpe che maggiormente
affliggono gli uomini e le donne di oggi e dalle quali si vorrebbe guarire? Tutte le grandi tradizioni della terra, da Platone al Buddismo, dalla rivelazione biblica fino all’hinduismo, ci dicono che l’umanità vive ordinariamente in uno stato di alienazione, in un mondo che è in parte distorto, illusorio, decaduto dalla sua realtà originaria. Questo concetto di alienazione arriva fino a noi attraverso le riflessioni di Marx, di Freud, e di Heidegger, che parla di inautenticità. Continua a leggere
Sentimento di settembre
di Antonio Sparzani
Fiati (settembre 2007)
Che settembre di ebbrezza
di facile, limpido sogno,
che carezza
UN LIBRO BELLISSIMO
Livia Candiani BEVENDO IL TE CON I MORTI – viennepierre 2007
Libro sospeso tra leggerezza e pensiero, tra bianco allontanato e parola senza respiro. Non lingua sapiente dei morti ma lingua che vuole liberarsi del superfluo, del peso dell’acrimonia e della vanità.
Così questi morti parlano un’altra lingua, quella dei sogni e delle metafore semplici, di un fare che è già lingua prima della lingua, prima della deriva del corpo.
Ma vorrei scrivere di queste bianchissime pagine senza lasciare tracce di sporco. Vorrei parlare all’anima, seduta su una panchina distante, del vialetto nel quale scrivo. Sentire queste parole nel margine sospeso in cui le cose mostrano una loro nudità prima di scomparire per sempre. Continua a leggere
Nicchie e Piramidi
“La nostra identità […], pur debole, che cerchiamo di assicurare e di raccogliere sotto una maschera, non è che una parodia: il plurale la abita, anime innumerevoli vi si disputano”
(Michel Foucault)
di Mario Galzigna
Docente di Storia della Scienza e di Epistemologia clinica
Università di Venezia
Accanto alle piramidi (ad esempio il blog di Beppe Grillo), ci sono tante più o meno piccole nicchie, disseminate nella blogosfera. Nicchie che creano rete. Che moltiplicano opportunità, idee, connessioni. La rete blogger è tramata da questa concomitanza tra nicchie e piramidi. Forse non sarebbe azzardato, più che di concomitanza, parlare di complementarietà.
Nel mio piccolo blog di nicchia, ad esempio[http://emmegi.splinder.com/], sono arrivati visitatori che si erano già espressi in un blog- piramide, ma che hanno bisogno – come dire? – di interazioni maggiormente personalizzate, più “rallentate”, ritmate da una temporalità diversa, meno concitata, più distesa… Continua a leggere
I linguaggi del lavoro [3].
Tacco dieci o tacco dodici?
tacco dodici tacco dodici vero che con il tacco dieci cammino sul sicuro da sfilare tranquilla pure nello spazio che separa il mio parcheggio privato dalla palazzina direzionale da passare a testa alta ogni mattina sotto lo sguardo dei miei operai
Continua a leggere
Poesia e Asilo # 8 – Sandro Penna
L’eterno ritorno – dell’orrore di turno, di Chiara Daino
[il codice a barre! dimenticavo: sono una merce. senza etichetta. chi sono? un fastidio senza prezzo. vale a dire? non scrivo in italiano. e l’italiano (medio e mediocre) è meglio non lo descriva] Continua a leggere
Poesie. Giorgio Bàrberi Squarotti
Tre soli anni
Tre soli anni, e già più non ricompongo i
tratti del tuo volto che per quaranta e più anni mi ha vegliato,
e allora che posso dire ormai di te, di me, di una vita d’amore e
pena per un’altra di parole e vento e gesti
venuti sempre troppo tardi, all’orlo di
una stanchezza mortale o anche un poco oltre, dov’è
lo scherno dell’inutile e del vano, e non c’è più risposta, da nessuno? Continua a leggere
LO YOGA, OPPIO PER IL CRISTIANO di Daniel Ange
(Da: Balsamo è il tuo nome – Editrice Ancora, Milano 1982)

Queste tecniche non possono essere considerate semplici esercizi di rilassamento, neutri e facilmente cristianizzabili. Esse hanno una prospettiva esplicitamente spirituale di cui non si possono ignorare gli obiettivi. Pretendono di essere fattore di equilibrio, di armonia, ma, al di là di questo, sapienze che offrono un nuovo stato di coscienza, una scoperta dell’io immortale, fino a una “immortalità” entro questo mondo. In breve, si presentano come una salvezza mediante la quale ci si appropria del divino attraverso l’autocontrollo.
Una esperienza spirituale, cercata e ottenuta come prodotto di una tecnica, implica la ricerca di una autonomia spirituale radicalmente contraria alla Redenzione venuta da un Altro, donata per amore, ricevuta umilmente, e dunque – favorendo un volontarismo pelagiano – contraria all’atteggiamento di infanzia evangelica. L’ amalgama di queste tecniche con la preghiera cristiana, preconizzato da molti, rischia di falsare quest’ultima sotto apparenze intatte, edulcorandola in “meditazione religiosa”. La relazione personale e vitale con Gesù svapora in una fusione anonima e cosmica con la ”Divinità” .
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La sfida del monaco, di Beppe Sebaste
Conversazione con Raymond Panikkar
(l’Unità, 28 settembre 2001)
tratto da:
http://www.beppesebaste.blogspot.com/
Di fronte alle ovvie domande d’attualità rivoltegli alla conferenza stampa del mattino – mi racconta Raymond Panikkar la sera con ironia e modestia – lui se l’è cavata abbastanza bene. Mi dice che, se un buon programma filosofico è innanzitutto quello di rispettare le parole, ripristinarne il senso proprio, ricondurle alla loro evidenza e salute mentale, un buon esempio potrebbe essere questo: “la vittima non può essere il proprio giudice”. E con questo, d’accordo entrambi, abbiamo licenziato dalla nostra conversazione l’argomento “guerra”, che sempre più evidentemente consiste nell’abituarsi all’idea della guerra, a una sua ineluttabilità e a un suo senso, e a quella militarizzazione dello spazio, del tempo e delle menti già in atto negli Usa e non solo. Continua a leggere
