Archivio mensile:Gennaio 2019

Doni

Gesù ci fa molte sorprese: un’alba più bella, un usignolo che canta per noi, una parola gentile che arriva quando meno te l’aspetti. Siamo noi che non ce ne accorgiamo. Dobbiamo esercitarci: a indovinare. Gesù è dietro la porta, spia ogni nostra comprensione, tutti i nostri assensi, e ne è felice.

Sala d’attesa

Gesù è in sala di attesa. Aspetta che noi ci avviciniamo per distrarlo, per fargli capire che è importante, per noi, la sua presenza. Dice il Cristo alla Bossis: se chi attende, nella sala, fosse un artista, un poeta, un potente della terra, non lo approcceresti con premura e gioia moltiplicate? Ebbene, quello è il tuo Dio, l’Onnipotente, che cerca l’umanità su questa terra fin da Betlemme, con l’immensa pazienza, il suo amore di Creatore, di Padre in attesa del suo figlio.

Gioia

Gesù vuole la gioia, come tutti quelli che amano. Non è possibile desiderare altro, per chi amiamo. Per questo è necessario sentirla, coltivarla. Un modo semplice è fare le cose per Gesù: ciò gli dà gioia e, di conseguenza, la trasmette a noi. La vita è più semplice di quanto si creda. Ma bisogna farne l’esperienza.

Chiedere

Dobbiamo imparare a chiedere: chiedere molto di più di quanto facciamo. Perché mettere limiti alla prodigalità del Cristo? Lui è Dio! Vuole darci anime, e più gliene chiediamo, più ce ne dà. Dobbiamo credere al suo amore inconcepibile, potente, che può mostrarsi solo poco a poco perché, se lo rivelasse tutto in una volta, verremmo certamente meno.

Anime

Salvare anime: questo Gesù vuole fare, attraverso di noi. Raggiungere il cuore della gente, permettere che scocchi una scintilla, accendere un fuoco che arda per l’eternità. L’inferno è freddo, indifferente, non riesce a sorridere, se non per interesse, falsamente. Dio è caldo, autentico, amorevole. È il Dio dei vivi, come disse Gesù, quel giorno, ai sadducei. È a questo Dio che bisogna condurre più anime possibile.

Il telo

Impregnarci di Gesù: porgergli il nostro spirito perché Lui lo riempia di Sé, come il telo della Veronica, quel giorno; lasciarsi raggiungere dai sentimenti, tristi e gioiosi del nostro grande Amico. Questo è l’esercizio spirituale con cui cominciare la giornata, per darle l’orientamento infallibile, per essere guidati da quello Spirito Santo che è la luce, come scriveva Lorca.

“Il silenzio è cosa viva” a Philo

Venerdì 11 gennaio 2019 alle ore 21.00 a Philo presso Frigoriferi Milanesi, Sala Carroponte, in via Piranesi 10, a Milano, verrà presentato il libro Il silenzio è cosa viva (Einaudi 2018) di Chandra Livia Candiani, in dialogo con Claudia Baracchi e Daniela Bonelli Bassan. Ingresso libero. Continua a leggere→

La grazia

Riprodurre Gesù, portarlo nel mondo: è questa la nostra missione, avviata nel battesimo, e proseguita negli altri sacramenti. Non è un caso che questi siano svalutati. Per credere che la grazia ci viene trasmessa soprattutto attraverso di essi, ci vuole umiltà, la coscienza limpida di essere nulla. Dio ama la voce umile che lo chiama in soccorso, e non può fare a meno di rispondere.

Derek Fanning: “Il fuoco arde”

Testo introduttivo e traduzione della poesia di Giovanni Agnoloni

Derek Fanning lavora da molti anni come giornalista nell’Irlanda centrale per il quotidiano Midland Tribune – un lavoro che ama. Ama però ancor più scrivere poesia, un mezzo artistico che gli offre una quanto mai gradita occasione per esprimere i propri sentimenti su un’ampia varietà di temi, tra cui la competitività e la scortesia degli esseri umani, gli effetti deleteri del pensiero collettivo e, per converso, la gioia che può derivare dal praticare le arti, dall’amore e dalla natura.

Questa è una sua poesia di mia traduzione:

The fire is burning

The fire is burning in their hearts
It burned before the universe began.
Before the Singularity
There was a fire of love, a sea of love.
It flamed. It burned. It roared. It sang

And then the Universe erupted into being,
Expanding swiftly outwards,
The sea of love expanding outwards,
Flowing, flowing, flowing, through all. Continua a leggere→

Ornithology 15. Pasolini

Pasolini 1942 ca

Da L’usignolo della Chiesa Cattolica (1943)

L’usignolo

II.

fanciullo           Mi chiamo Nisiuti. Vado a nidi per i campi.
cardellino         Che sicuro, che lontano, nei campi… nei campi…
fanciullo           Vado fischiettando con le mani in tasca.
cardellino         Solo nel cielo aspetto il fanciullo.
fanciullo           Mi siedo sulle viole e suono il mio zufoletto.
cardellino         Suona, e io lo guardo piegando il capo.
fanciullo           Su, fionda, all’erta, sento qualcosa sul prato
cardellino         Ne ho visti sì, ne ho visti fanciulli morire.
fanciullo           Morire? Ah vecchio cardellino cadi morto sul prato.
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Intimità

Gesù vuole che gli confidiamo dei segreti. È la legge dell’intimità. Se ci amiamo, l’intimità è necessaria. Lui ama stare con noi, scendere nel nostro giardino e conversare, secondo il simbolo del libro della Genesi. Non preoccupiamoci di essere indegni: il Cristo ci rende degni con la sola presenza.

Fin d’ora

Quello che siamo davvero, dev’essere ancora rivelato. Solo allora, dice il Cristo alla Bossis, scopriremo la nostra miseria, e ci sorprenderemo che un Dio abbia potuto amarci come ci ama, fin da adesso. Come ringraziarlo? Amandolo, appunto, unendosi a Lui ogni momento, immaginandolo – aiutati dal Vangelo, dalla sua vita concreta nella storia -, imitandolo. Dove siamo noi, Lui è.

Il potere divino

Un sorriso può cambiare il mondo. Il mondo intorno a noi. Crea comunione, che è il principio di Dio, e neutralizza la separazione, che è il criterio del diavolo. Dio unisce, satana divide. È lo scontro tra bene e male, l’armageddon, di cui parla l’ultimo libro della Bibbia. Sta a noi mettere a frutto il potere divino del sorriso.

Tutto è collegato

Crescere è avvicinarsi a Me, dice il Cristo alla Bossis: guardare le cose coi suoi occhi, avere la certezza della sua presenza, anche quando si nasconde, perché lo desideriamo maggiormente. Fare esercizi di fede vuol dire credere che Lui è vicino a noi, anche e soprattutto quando sembra lontano. E se aumenta questa fede, crescono anche speranza e carità. Nell’amore, diceva Solov’ev, tutto è collegato.