Gesù conosce le nostre debolezze e le guarda con amore. Cambiare si può, quando si è amati.
Archivio mensile:Ottobre 2024
Anatomia di un tramonto, di Marina Torossi Tevini
A cosa serve la poesia? E poi: cos’è la poesia? E’ l’anima in presa diretta di un singolo, attenzione estrema alle cose dentro e fuori, rivelazione fulminea del profondo e dell’universale? E’ ingegneria della parola? La poesia è il progetto, il programma prima della realizzazione – basti pensare che le grandi rivoluzioni hanno trovano sempre il loro poeta – o bilancio e rilancio? Di certo, in poesia, il tempo non è algebrico e non finisce, pertanto c’è un solo bilancio che può stabilire ed è il bilancio dell’avvenire. Sta comunque sempre tra i due fronti della poetica e dell’estetica, della rapsodia e della prosodia. In ogni caso sempre difficile da afferrare e da definire, tanto più se si tratta di raccolte di versi scritti in un arco più o meno lungo di anni, ed è difficile trovare un filo di Arianna che ci guidi. Continua a leggere
Ugo Mauthe, L’equilibrio del niente
Ugo Mauthe, L’equilibrio del niente, Prefazione di Alfredo Rienzi, puntoacapo 2024
La prima annotazione che mi sembra pertinente è riferita al titolo: Niente è un termine ben diverso da Nulla, che rimanda a una dimensione filosofica e scientifica, laddove Niente è più vicina al parlato quotidiano: Mauthe non vuole fare filosofia in versi bensì proporre riflessioni poetiche, in una raccolta in cui uno dei denominatori comuni è l’uso di un linguaggio basso, mai esibito nei toni e nelle scelte. Ci avvicina al tema, ce lo presenta senza ostentare. Ma la riflessione c’è, ed è forte, oltre che ben calata nei versi.
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Legàti
La poesia vista dalla luna. Trenta righe di Alberto Bertoni 2. Edoardo Zuccato
Due constatazioni coinvolgono la poesia neo-dialettale, ora che ha felicemente oltrepassato il mezzo secolo di vita, se continuiamo a individuare il suo anno d’inizio nel 1972 dei libri di due poeti-sceneggiatori cinematografici: Tonino Guerra e Cesare Zavattini. La prima riguarda il passaggio di testimone generazionale che – a considerare eccellenze “di transito” un Rentocchini e una Grisoni – coinvolge almeno due romagnoli costantemente bravi come Gabellini e Teodorani, assieme a un trevigiano votato a un’energica pronuncia civile come Fabio Franzin. La seconda constatazione concerne proprio l’amplissima gamma di tecniche poetiche che distingue le molteplici scritture neo-dialettali, oscillanti tra gli estremi del lirismo puro e dell’epos (comprendendo vocazioni teatrali ed emergenze di romanzo in versi), come peraltro fu proprio dell’archetipo della scrittura dialettale novecentesca, vale a dire l’incommensurabile Pascoli. Continua a leggere
Segreti
Lirico terapia. Giovanni Giudici
Andare a Roma
Però se gli dicessi
Brevi ordinate parole – lasciami
Andare a Roma ti giuro che torno
E a nuovi pesi
Non dubitare non temere chinerò
Il capo entrando al barile di chiodi
Io pure e rotolando e le palpebre
Al sole a punture di vespe cosparso di miele
Offrendo e nei supplizi
Cantando prigioniero tuo e usignolo:
Pur che mi lasci ma ti giuro che torno
Cosa mai vuoi che sia appena un giorno
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
«In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.» [Mc 10,2-16]
[vedi anche Gn 2,18-24] Continua a leggere
Lirico terapia. Roberto Carifi

La senti, la puoi sentire
ora che a mezzogiorno si spezza la ciminiera
e nei cantieri un popolo di terra è devastato,
la sentirai più prossima del lume
quando si abbassa sulle tempie ed è la morte
e tu non sai che ritornare nel ventre di tua madre,
prendi per questa via che non conduce
ora che a mezzogiorno il sole è una vendetta
e la memoria secca come fango,
avanzerai dove non c’è cammino
e la miseria splende.
(da Europa, Jaca Book, 1999)
Attenzione
Sandro Montalto
L’anima
Visar Zhiti, Rrugë që rrjedhin nga duart e mia / Strade che scorrono dalle mie mani
Visar Zhiti, Rrugë që rrjedhin nga duart e mia / Strade che scorrono dalle mie mani, traduzione di Elio Miracco, pp. 344, € 25,00.
Tralasciando ogni giudizio sulla dittatura albanese, già abbondantemente espressa dalla Storia, per comprendere la poesia di Visar Zhiti, poeta di ampio riconoscimento internazionale, è utile concentrarsi sui tre punti dell’accusa, che in sostanza convergono su uno solo: la libertà dell’artista. Un’arte che non è libera non è arte.
Uno Zhiti ventenne termina la sua prima raccolta di poesie intitolata Rapsodia della vita delle rose, la consegna alla casa editrice statale Naim Frashëri, ai fini di un’eventuale pubblicazione e viene arrestato perché Continua a leggere
La strana distrazione
Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda. 22
Uno straordinario compagno di viaggio. Su “I visitatori celesti” di Chandra Candiani

Uno straordinario compagno di viaggio. Su I visitatori celesti di Chandra Candiani
di Giorgio Morale
“Imparerai la vita delicata”. Questa è l’indicazione che il ciliegio dà a Chandra Candiani a cui, “prima di partire per una vacanza al mare, la schiena doleva tanto e ogni passo era difficile”. La vita delicata richiede di non forzare, di fare sì che “i gesti diventino forme di cura e di creazione di nuovi passaggi per attutire il dolore e vivere pienamente l’attività”. La lezione del ciliegio è di quelle “che ’ntender no la può chi no la prova”, e così tante piccole e grandi scoperte e constatazioni che questo libro custodisce. Continua a leggere
Dove
Francesco Giuntini, I colori dell’ombra
L’ostaggio
Il mio nome è nessuno, uno qualsiasi
preso per caso in questo sporco gioco.
Tocca stavolta a me, non conta il nome,
la famiglia, la storia. Ignote mura e
quattro corde mi legano e nessuno
si muoverà per me, la fine è scritta
nella sfida impossibile, vicenda
che si ripete ovunque, sempre uguale.
Il suo nome è nessuno, uno straniero,
faceva affari in qualche sporco gioco.
Di lui diremo al mondo per notizia
l’identità, daremo poche immagini,
per quanto basta. Attenderemo i giorni
inutilmente. È lotta e nulla più. Continua a leggere
















