Archivio mensile:Ottobre 2024

Mauro GERMANI, Reticenze. Nota di Giovanni Nuscis

Mauro GERMANI

RETICENZE

Racconti

Fallone Editore (2024)

 

Le ultime parole

Non voglio più tagliare né essere tagliato. Basta. Queste che leggerete sono le mie ultime parole. D’ora in poi mi affiderò al silenzio e non sentirete più la mia voce. Ho compreso, infatti, che è tutto inutile, inutile e pericoloso. Le parole -più che pietre- sono vetri: tagliano e feriscono chi le pronuncia e chi le ascolta. Sono frammenti di specchi acuminati. Continua a leggere→

Il corpo a corpo  con la poesia di Vanna Carlucci

di Alida Airaghi

In un intervento pubblicato il 24 gennaio di quest’anno su La Poesia e lo Spirito, Vanna Carlucci così si esprimeva riguardo al suo rapporto con la parola poetica: “Come è possibile allora, per me, spiegare che esiste un animale selvatico che vive al centro del mio petto. È – come direbbe Milowsz – il daimon della poesia ‘come se fosse balzata fuori una tigre’. L’artiglio della parola è tra le sue zampe e dilania, ferisce e svela un linguaggio che è una forma che sanguina, una ferita. La poesia, quindi, è azione, movimento felino, contatto tra corpi”. Continua a leggere→

Graziella Tonon, Storia di Margherita

Storia di Margherita di Graziella Tonon
di Giorgio Morale

Con Storia di Margherita, un volume edito da La vita felice (2023) con una bella postfazione di Antonio Prete, Graziella Tonon perfeziona genere, linguaggio e voce che viene maturando da anni e che la rendono una presenza poetica riconoscibile. Definirei le sue raccolte novelle in versi. Volume dopo volume, assistiamo al consolidarsi di questo sottogenere non molto frequentato, se non addirittura inedito. Continua a leggere→

Intervista a Pietro Russo

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

È nata vivendo. L’ho sentita, la canzone del titolo, l’ho pedinata, ho visto da dove veniva e mi sono unito al coro. Devo però essere chiaro su due aspetti: a) io sono stonato; b) il mio cantare è tangenziale, nel senso che il canto sarebbe andato avanti comunque, anche senza di me, come del resto accadrà un giorno. C’è sempre un canto da cantare: è privilegio esserne parte e accorgersi di questo. Un’esperienza di grazia, se così posso dire.

2) Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?

La poesia è il canto-vento del mondo, di questi tempi come in passato. Nessun angolo del mondo gli è estraneo. Se la ascolti bene ti porta in un posto di silenzio e verità di incomparabile bellezza, come quando ti sporgi a guardare un paesaggio mozzafiato e lì davanti, invece di prendere il cellulare e scattare una foto, pensi: “Eccomi, ci sono”. Una cosa non deve fare la poesia: compiacere e compiacersi. 

3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?

Da qualche tempo a questa parte, non troppo, per fortuna. Alla pratica-esercizio della poesia preferisco “abitare poeticamente il mondo”, il che si traduce in una veglia quotidiana molto impegnativa: essere presente, o cercare di esserlo, in ogni contesto della vita di relazione.


4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni. 

Mahmoud Darwish. I Salmi. E un Ur-Cantore che non esiste realmente ma, quando mi volgo ad esso, mi guarda indulgente con le sembianze incrociate di Leonard Cohen e Nick Cave. 

Cristiano Poletti, Un altro che ti scrive

a cura di Luca Pizzolitto

Se i piani temporali intersecano e sovrappongono nella narrazione diacronia e sincronia, può avvenire che una raccolta di poesie, composte in momenti diversi, si possa anche presentare come (e, di fatto, propriamente sia) un libro, coerente dal prologo all’epilogo, di un unico racconto poetico. E proprio con questa ambivalenza compositiva, si presenta l’ultima prova di Cristiano Poletti, bergamasco di Treviglio, proposta da Marcos y Marcos col titolo Un altro che ti scrive, che è quasi una dichiarazione di poetica. (…)
Quest’«altro che ti scrive» è pure una figura ambivalente, formata dall’intreccio di diverse possibilità: è il padre perduto, è l’interlocutore interiore del poeta, è un autore amato con cui egli si confronta, è un amico di avventura poetico-esistenziale, è il lettore… è, insomma, chiunque, reale o immaginario che sia, concorra a cercare le domande (non le risposte) che Cristiano formula e riformula, nella chiarezza adamantina (cioè luminosa e preziosa) del suo verso e nel nitore delle sue scelte metrico-musicali, per interrogare i tempi della vita e della storia, del viaggio e della sosta, del pensare e del sentire, del capire e dell’amare: per scoprire che «Ciò che è nascosto parla di noi. / Ciò che è sepolto parla con noi» e per «portarlo tutto nel corpo del testo». (…)

(“In un taglio strepitoso di luce”, di Gabrio Vitali, comparso su Ytali.com in data 27 giugno 2024)

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Lògos kritikòs

«La parola [lògos] di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne [kritikòs] i sentimenti e i pensieri del cuore. 

Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto. » [Ebr 4,12-13]

«In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». 

Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».[Mc 10,17-27] Continua a leggere→

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Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La giustizia. 5

La Giustizia 5.   Nelle pieghe della pratica
Tanti i significati e i sinonimi di “pratica”. Da quelli legati all’esperienza, ovvero abitudine, consuetudine, uso, procedura corrente, prassi; ai più concreti: documento, incartamento, fascicolo, cartella; fino ai più irridenti: papiello, scartoffia.
Tanti e tutti convergenti, questi significati, in una serie televisiva americana che li riassume e li denuncia fin dal titolo, scritto in minuscolo, the practice. Titolo umile, all’apparenza; in realtà carico di risvolti eroici nonché di venature ciniche. Risvolti e venature inevitabili nella pratica quotidiana di un piccolo studio legale, che nella raffinata ma insidiosa Boston, città di giardini ben curati, di grattacieli guardinghi, cerca di emergere, di farsi largo. E per riuscirci, si colloca nei pressi di una Giustizia che inizia e termina nelle aule del tribunale ma compie il suo percorso, essenzialmente, all’interno della  coscienza dei penalisti chiamati ogni giorno a misurarsi con i casi più diversi, con i più strani clienti. Clienti le cui pretese sono spesso impossibili, nel bene come nel male: l’anziano marito di una fumatrice accanita e defunta, dopo aver fatto causa all’azienda produttrice di sigarette si dichiara indisponibile a qualsiasi accordo, anche sottobanco, ed al mellifluo docente universitario che difende l’azienda e che conta, data l’età del querelante, su una sua prossima dipartita, promette di campare in eterno, o almeno fino a quando non otterrà ragione in giudizio. Un esibizionista recidivo, un omone grasso e patetico, messo alle strette dal suo difensore confessa candidamente di non sapere se riuscirà o meno a contenersi per il futuro. Una diciassettenne sorpresa a nascondere la droga ricevuta dal fratello, droga di cui non ha mai fatto uso, rischia una condanna a quindici anni a fronte di un patteggiamento di dieci mesi ridotto poi ulteriormente a quattro, ma rifiuta di confessare un reato non commesso e chiede al proprio avvocato di procedere, a qualsiasi costo. Inutilmente il difensore le prospetta la generosità dell’offerta, nonché le minime possibilità di assoluzione: la ragazza persiste, ha inteso, dice, unicamente proteggere il fratello, che si è poi dileguato lasciandola nei guai. Ed ora, cocciuta, non intende scontare alcuna pena, per il più semplice dei motivi: perché è innocente.   Continua a leggere→

Il romanzo sul fútbol povero della vecchia Argentina (che ci riporta alla magia autentica del calcio)

da Rassegna Stampa Il Punto | La newsletter del Corriere della Sera

Venerdì 27 settembre 2024

Rassegna antropologica (Minimi Tropici)

Il romanzo sul fútbol povero della vecchia Argentina (che ci riporta alla magia autentica del calcio)

di Mauro Francesco Minervino editorialista 

«Forse l’Occidente sta anticipando una religione e ancora non lo sa».

Lo scriveva alcuni decenni or sono Marc Augé in un breve, folgorante e ironico saggio — Football. Il calcio come fenomeno religioso — scritto in prima battuta per la rivista francese Le Débat nel 1982, e poi a lungo rivisto e aggiornato sin quasi ai giorni nostri. Nel calcio attuale, spiegava poi lo studioso francese, di fronte alle enormi trasformazioni recenti registratesi nello sport, si sono venuti via confermando i condizionamenti esterni ai fattori di specialità e all’etica del gioco. Fenomeni di grande scala sui quali, col suo acuminato sguardo da antropologo della contemporaneità applicato al football, Augé ci invitava infine a riflettere da par suo. Aspetti come la dimensione pervasiva dei giganteschi rapporti di forza economici e i crescenti interessi politici che sempre più sovrastano e deformano lo sport più popolare al mondo. Gli stadi, trasformati da campi sportivi in templi catodici ove si mette in scena e si celebra il più grande spettacolo di consumo delle società globali uniformate dalla contemporaneità. Continua a leggere→

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Mauro Liggi è un altro poeta-comunità. È difficile separare nettamente l’ispirazione della sua scrittura dalla sua appassionata e generosa attività di promozione poetica, forse addirittura dalla sua professione di medico. Non è un elemento secondario in una stagione in cui la poesia è spesso autistica promozione di sé stessi. La raccolta Alla terra i miei occhi (Interno Libri, 2024) è un breviario laico che ci sostiene e ci orienta. C’è da fidarsi della natura della sua poesia. Ciò che vuole lo vuole con onestà. Questa tenerezza, se non è una cura, è un pharmakon di sopravvivenza. La garza umida sul comò/ (…) ho custodito il miele/ che ora spalmo sulle tue labbra d’autunno. È di pietra, la poesia di Mauro Liggi, ma anche di mirto, di sale, di lava e di ogni elemento naturale senza diluizione. È efficace la definizione che ne dà Anna Segre nella prefazione.

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Tre fisse a… (domande semplici e concrete)

di Patrizia Baglione

 

Tre fisse ad Anna Segre

 

  • Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia? 

 

Bellezza, dolore e amore, sarebbe come dire sale acqua e farina, senza i quali nessun pane sarebbe possibile. Sarebbe come dire i nucleotidi, cioè i monomeri che formano il DNA, le informazioni fondamentali per narrare la storia personale di ognuno. Sono strumenti di conoscenza, bellezza dolore e amore, che ci rivelano a noi stessi, che ci spiegano il mondo, partiamo da lì. Perlomeno io, di sicuro.

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Narratori del Nuovo Millennio – Yari Selvetella

Nell’appuntamento di oggi incontriamo Yari Selvetella, uno dei miei scrittori italiani preferiti di tutti i tempi.
Data la quantità di cose di cui volevo parlare con lui, e consapevole della densità delle sue risposte, ho deciso per questo appuntamento della mia rubrica di condurre  un’intervista online, che potete guardare qui su YT, o ascoltare come pod da questo link, oppure leggere in una versione condensata qui sotto.

Grazie mille di essere qui, è un’intervista di cui parliamo da un pezzo! Sei uno dei pochi scrittori che ho conosciuto prima che fosse un autore di romanzi: quando ci siamo conosciuti avevi pubblicato soltanto un libro di poesia, nel ‘97 – cosa che mi era completamente sfuggita – e poi la poesia l’hai ripresa soltanto quasi dieci anni dopo. Come mai?

Ma guarda in realtà io sin da ragazzo faccio sempre le stesse cose. Continua a leggere→