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Intervista a Cristina Bove

di Raffaela Fazio

Cristina, cosa è venuta prima, la tua arte figurativa o la tua poesia? Da cosa sono nate? 

Ho cominciato a disegnare da piccola, prima con pastelli e matita, poi colori ad olio e tante altre tecniche nel corso della mia lunga vita fino all’attuale computerArt in cui mi cimento elaborando sovrapposizioni di miei dipinti e di soggetti ugualmente da me fotografati.
Contemporaneamente mi sono occupata anche di  scultura, di scrittura con racconti brevi, un romanzo pseudobiografico, e soprattutto poesie.   

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Regali

 

Senza Dio siamo niente, ci vuole poco a capirlo. Basta nulla a spazzarci via, come non fossimo esistiti. E i pregi, i talenti? Sono doni del Benefattore: il segno che, amandoci, ci copre di regali.

Musica


Siamo fatti per la santità, anche se la cosa non ci piace. Più la sentiamo lontana, più vuol dire che le nostre corde sono sensibili ad altri spartiti, ad altre melodie. Dovremmo cominciare a impratichirci con la musica di Dio.

La direzione

Gesù ha sofferto: non solo nella passione, ma in tutto l’arco della vita. Ciò dimostra che non c’è amore senza sofferenza, non c’è dare che non implichi un perdere, non c’è dono esente dal perdono. La direzione è segnata, non resta che percorrerla.

Lirico terapia. Giovanni Giudici, Preliminare di accordo.

Preliminare di accordo

giugno 1968

 

Tuttavia un minimo d’impostura è necessario mi disse.

La verità non coincide con la saggezza.

Stanno contro il disordine alcune regole del gioco.

Sii grato al rituale. La verità ti divora.

 

Hai ragione si aspettava che rispondessi.

Recitiamola pure la farsa del ragionevole.

Anch’io ripeterò che tutto non si può avere

pronto a morire purché non crolli il letto dove muoio.

 

Ma anche per me era l’ultima occasione che restava.

E prima di sottoscrivere solo chiedevo se in cambio

dell’accettare quel molto di finzione che diceva

un minimo di verità sarebbe stato compatibile.

Giovanni Giudici tocca leve sensibili e, diremmo oggi, politicamente scorrette. Qui il tema è quello di una verità negata, al punto che è possibile sperare solo in un minimo residuo, un livello di semplice sopravvivenza. Al lettore cogliere lo spessore del dramma, che diventa universale.

Stagioni

Le stagioni passano lente, in ritmi impercettibili. Così è l’amore, che richiede la pazienza del contadino e l’entusiasmo dell’esploratore: la calma di chi attende e la passione di chi sboccia.

Lirico terapia. Maria Luisa Spaziani, La via Crucis.

La via Crucis

La bronchite stanotte mi trasforma

in una quercia carica di neve.

Crocifissa alla terra con radici

di debolezza e brividi,

sento i rami che grevi si curvano

sotto il peso di mille cristalli.

Conobbi un giorno un ragazzetto, molto

piú malato di me. Continua a leggere→

Mangiare

Mangiare Gesù, tenerlo con sé per tutto il giorno, è il miracolo dell’Eucaristia. Ci sarebbe da chiedersi cosa ci portiamo appresso, nel viaggio della vita, su quale cibo facciamo affidamento. Finché il cielo non sorge nel cuore, la terra gli nasconde la luce.

Lirico terapia. Anna Achmatova, Venezia


Venezia

Colombaia dorata sull’acqua,

tenera e verde struggente,

e una brezza marina che spazza

la scia sottile delle barche nere.

 

Che dolci, strani volti tra la folla,

nelle botteghe lucenti balocchi:

un leone col libro su un cuscino a ricami,

un leone col libro su una colonna di marmo.

 

Come su di un’antica tela scolorita,

il cielo azzurro fioco si rapprende…

ma non si è stretti in quest’angustia,

e non opprimono l’umido e l’afa.

Come parlare di Venezia? Come definire l’indefinibile? La Achmatova lo fa da par suo, con risultati che ciascuno di noi può giudicare secondo i suoi parametri.

Mi ami tu?

C’è una domanda più importante di tutte, quella che, come si dice, taglia la testa al toro. Inutile farsi le altre se questa non ha preso il primo posto, se non è quella che conta. È la domanda rivolta dal Risorto a Simon Pietro, sulla riva del lago: Mi ami tu?

Lirico terapia. Giorgio Caproni.

Generalizzando

Tutti riceviamo un dono.

Poi, non ricordiamo piú

né da chi né che sia.

Soltanto, ne conserviamo –

pungente e senza condono –

la spina della nostalgia.

***

Senza parere, Caproni mette nero su bianco un dato d’importanza capitale: siamo dono. Solo qui si trova il senso della vita, che porta con sé la possibilità di essere felici. Al di fuori di questo, c’è solo nostalgia.

Lirico terapia. Georgy Adamovic. Ci sono senza dubbio strane parole


Ci sono senza dubbio strane parole

Ci sono senza dubbio strane parole,

Non sono invenzioni, né deliri.

Mi viene freddo appena

Odo la parola “ultimo”.

L’ultima ora. Quale immenso giardino!

L’ultima sera. O, quale fiamma!

Come i pioppi frusciano sinistri

Con rami neri trasparenti…

È vero che certe parole, in certi momenti, fanno nascere sensazioni vitali, apparentemente contraddittorie (mi viene freddo, quale fiamma!). L’unione degli opposti è una chiave imprescindibile per capire la vita.

La poesia di Rino Gaetano

Un ricordo a 40 anni dalla scomparsa

A cura di Guido Michelone

L’improvvisa scomparsa – a Roma, il 2 giugno 1981, per un incidente stradale – di Rino Gaetano, nato a Crotone il 29 ottobre 1950, priva il mondo della canzone italiana di un artista che, sul piano dell’attività creativa, avrebbe ancora avuto molto da dire: muore un personaggio nazional-popolare, estroso, simpatico, accattivante, sebbene alcuni detrattori sostengano che nei due ultimi anni di vita si trovasse in una fase calante dell’ispirazione poetico-musicale, destinato, a commercializzarsi o a vendersi al business in favore di una canzonetta sempre più orecchiabile, innocua, banalotta. Non lo si saprà mai, purtroppo.  Continua a leggere→