Archivi autore: fabrizio centofanti

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Roberto Bugliani

Da  Di quand’ero poeta (e non lo sapevo)
(Edizioni puntoacapo, 2009)

Istigare il vento

a Paolo Volponi

Istigare il vento
questo vento che nella sera s’attarda
e s’arresta incerto su altane e coppi
se dar di testa o planare lieve
dai tetti delle ville, dagli apici dei pini
involgendo misericordioso le loro diplomazie di menzogne. Continua a leggere→

E sua nazion sarà tra feltro e feltro, di Bianca Garavelli

dante

Sollevò il rettangolo di cuoio che copriva la nicchia, scavata in profondità nella parete. Le carte dentro erano ordinate con cura, come ricordava di averle messe poco tempo prima, a pochi versi dalla fine dell’opera.

La grande opera a cui aveva atteso per anni, in diversi tempi, in diversi luoghi, ispirato da persone ed eventi che avevano lasciato un segno su di lui. Segni indelebili, segni di un’intera vita, di uomini e donne che sarebbero rimasti nella storia.

Uno di loro era Arrigo VII, l’imperatore mancato. Colui che aveva tanto alimentato le sue speranze, riacceso la sua vita di esule e uomo politico ancora passionale. Un’altra era Margherite Porete, la battagliera mistica che aveva visto bruciare a Parigi. E Cangrande, il giovane principe generoso che lo aveva accolto a Verona, salvandolo dalla povertà. E poi c’erano gli occhi di smeraldo di Beatrice, lei sua guida, lei suo raggio divino che lo innalzava. Che continuava a innalzarlo a sé. Continua a leggere→

Stessa grande palma

panoramica

di Alessandro Ansuini

Ho preso lezioni di lettura veloce ed adesso sono capace di leggere Guerra e Pace in venti minuti. Parla della Russia.
Woody Allen

L’attrazione maggiormente eccitante è esercitata da due opposti che non si incontreranno mai.
Andy Warhol

C’è questo schermo collegato a una telecamera che fisso, ecco, o dovrei dire ci sono sedici telecamere su questo schermo ma ne fisso una, sulla quale una mosca si muove ingannandomi la vista. Sembra un gatto che si muove a scatti, scatti velocissimi, questo penso subito, ma poi guardo bene. Un gatto, seppur veloce, non può muoversi così velocemente. È una mosca, o un moscerino. Di seguito la mente in maniera coatta comincia a farmi girare nella testa come un hula hop le parole: marionette e insettini. Marionette e insettini. Marionette e insettini. Lavoro da sette ore ormai. Continua a leggere→

Già 10 anni fa vi raccontavo la questione del “vero” Carver

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di Antonio Spadaro

Ormai sembra essere la novità del momento: i racconti di Raymond Carver così come noi li conosciano non sono di Carver . O meglio: sono suoi ma poi sono stati talmente limati da Gordon Lish da essere diventati “altro”. Adesso vengono dunque ripubblicati nella loro edizione originale e sembra la scoperta del momento. Eppure in un articolo del “lontano” 1999 – 10 anni fa! – su La Civiltà Cattolica e poi in un libro nel 2001 avevo già messo in guardia i lettori invitandoli a leggere più i versi di Carver che i suoi racconti. Nei suoi versi è possibile andare in profondità e rintracciare il vero volto dello scrittore.

E 10 anni fa illustravo come erano andate le cose. Riporto qui di seguito alcune (poche) pagine – senza note – di quel libro ( A. Spadaro, Carver. Un’acuta sensazione di attesa , Padova, Messaggero, 2001 ), proprio quelle che cercavano di fare il punto sulla questione del Carver… Continua a leggere→

Libera-mente tratto, di Roberta Salardi

tutti questi flash negli occhi… pugni di riso per gli sposi… fotografati io e la bara; io senza la bara; io e la mamma; io senza la mamma… sempre io al centro… altrimenti io e la mamma abbracciati
“Ma, ecco, è lei! E’ lei!” al mio fianco sul sagrato… vestita di bianco, radiosa… ha un velo semitrasparente davanti al viso per nascondere pudicamente l’emozione (“C’era sangue sulla facc…?”) la sua espressione dolce, ridente, gli occh…
tutti aspettavano noi qui fuori: il sindaco, i conoscenti, i giornalisti, i carabinieri… la città intera (la famiglia e la città tutta piangono la perdit… Continua a leggere→

Galateo e coltelli nella schiena. Il romanzo del caos italiano

di Massimiliano Parente

È uno di quei libri che non solo cambiano la storia della letteratura, non solo cambiano il lettore che li legge, ma cambiano anche i libri degli altri, rendendoli piccoli, irrilevanti. Quindici anni di scrittura, quindici anni per la stesura di un lungo romanzo in tre parti, quindici anni di calvario tra gli editori: prima Feltrinelli, che ne pubblica la prima parte, nel 2001, ma non vuole la seconda. Rizzoli pubblica la seconda, nel 2003, ma non vuole la terza.

Personaggi assurdi e idee divertenti
Ora, finalmente, Antonio Moresco ha portato a termine Canti del caos, che esce per Mondadori in un unico volume di mille pagine, pagate dall’editore solo ottomila euro, meno di otto euro a pagina, meno di un dattilografo. Nel frattempo, nel silenzio di chi legge e studia, sono già una dozzina le tesi di laurea scritte spontaneamente, nell’ultimo decennio, in sparsi atenei italiani, su questo scrittore nato nel 1947 e che ha esordito solo nel 1993, dopo decine di rifiuti editoriali. Il suo impatto solitario, eroico, irriducibile, sulla società letteraria italiana, è raccontato in Lettere a nessuno, pubblicato da Einaudi l’anno scorso e caduto nell’imbarazzante oblìo dei critici, i quali preferiscono accapigliarsi sulla storia della letteratura di Asor Rosa. Canti del caos è un’opera colossale, un’opera inclassificabile, una rivoluzione come lo è ogni capolavoro quando è un’opera d’arte e non un prodotto di intrattenimento usa e getta. Non lasciatevi ingannare dai recensori, da quelli come Angelo Guglielmi che lo hanno definito «un libro illeggibile» solo perché non leggono più o non sanno più leggere. Continua a leggere→

Luigia Sorrentino: la poesia che abita il corpo e la mente

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di Alessandro Moscè

 

Luigia Sorrentino è nata a Napoli e vive a Roma. La sua prima raccolta di poesie si intitola C’è un padre (Manni, Lecce 2003), alla quale è seguita la plaquette La cattedrale (Il Ragazzo Innocuo, Milano 2008) e alcuni testi comparsi su “Almanacco dello Specchio 2008” (Mondadori, Milano). E’ giornalista a Rai News 24. Attrice della Bottega Teatrale di Firenze di Vittorio Gassman, ha preso parte a diversi spettacoli di prosa, a film per la televisione e a cortometraggi.

Già con l’inaugurale raccolta poetica pubblicata da Manni nel 2003 (C’è un padre), Luigia Sorrentino aveva dimostrato immediatamente la varietà dei temi e delle linee portanti di una poetica sospesa tra affetti familiari soffusi e ritorni a “discussioni mute”, a rovelli e abbandoni, con gesti affermativi e negazioni subitanee. Ruggero Cappuccio, nella postfazione a C’è un padre, scrisse: “E’ certo che la fisicità tagliente delle terre, delle arie, dei liquidi fuocosi, dove la Sorrentino ha trascorso la sua infanzia, adolescenza e prima giovinezza, devono averle insegnato che lì il paesaggio e lo sfondo sono tutt’uno con gli uomini…”. Continua a leggere→

Erri

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Fra due ore viene da noi Erri De Luca. La tentazione è sempre quella: dargli i miei libri, chiedergli di entrare in redazione, parlargli di noi. Dopo un po’ prevale la saggezza, l’antica attitudine all’ascolto. Di me bambino non ricordo parole: solo quelle degli altri. M’incantavano, gli altri. La pelikan macchiata di Vincenzo Cerere; la maestra Battistoni; gli occhi azzurri della Persighetti. Il mondo era vero perché c’era l’altro. Oggi, la malattia è quella dell’io: i miei libri, le mie azioni, i miei progetti. Comprendo meglio l’impronunciabile nome dell’Onnipotente: Eyeh asher eyeh, Io sono colui che c’è. Che c’è per te. Dio non esiste senza l’altro. Senza la pelikan di Vincenzo Cerere; senza la faccia da schiaffi di Lele Tuccimei. Dovremmo tornare alle elementari per capire che cos’è l’amore. Sentire l’odore delle uova che la maestra Spina faceva colorare a Pasqua.
Tra due ore viene Erri. Gli chiederò se ricorda qualcuna delle sue parole di bambino.

Il lamento di Bloom: è un Nobel per idioti

bloom

di Alessandra Farkas

New York – «Un anno fa sono caduto, spezzandomi tutte le vertebre della schiena. I dottori mi avevano dato per morto, ma eccomi qua». Gli occhi chiaro-cangiante di Harold Bloom sono pieni di tristezza mista a pudore mentre cerca di giustificare quel bastone, ormai inseparabile, cui s’aggrappa per sostenere il peso degli anni e le angherie di un fisico che non vuol saperne di rincorrere i ritmi ancora frenetici della sua straordinaria mente. Continua a leggere→

Elogio del tatto (con divagazioni su Almodovar)

di Marina Torossi Tevini

I sensi nella società dei consumi

Mi sembra che il tatto sia di gran lunga il senso più trascurato da questa società che pure ai sensi fa ampiamente appello. Ma quali sensi? La vista è indubbiamente privilegiata. L’uomo della società dei consumi è un uomo educato a gustare la vita attraverso gli occhi. Deve vedere per poter desiderare, e la società ha tutto l’interesse a far nascere in lui bisogni insoddisfatti. E insoddisfatto è in effetti mentre se ne sta davanti alla televisione guardando donne bellissime che non saranno mai sue, case splendide che non possederà mai, oggetti (automobili cibi beni superflui) che potrà, con qualche sforzo, avere e che, entrati nella sua vita, forse non gli daranno la soddisfazione che quelle immagini accattivanti gli avevano suggerito. Continua a leggere→

Che cosa scriveva Carver prima di essere Carver

di Alessandro Baricco

Esce in Italia, da Einaudi, nella traduzione di Riccardo Duranti, un libro che viene da lontano, che ha una storia affascinante, e che per 27 anni, inutilmente, l’establishment letterario mondiale ha cercato di far dimenticare. Tutti sapevano che c’era, ma pochi l’avevano letto. Nessuno poteva pubblicarlo. A suo modo, un libro proibito. Si intitola Principianti (euro 19,pgg.VIII-294). A scriverlo è stato Raymond Carver, alla fine degli anni Settanta, quando non era nessuno: diciassette racconti in parte già pubblicati su riviste, in parte inediti. Finì nelle mani di un editor di Knopf, un editor non qualunque, una specie di genio dell’editing: si chiamava (si chiama tuttora) Gordon Lish. Il testo di Carver gli sembrò eccezionale. Non si limitò a decidere di pubblicarlo: lo prese e ci lavorò duro. Ne uscì un libro molto diverso, con centinaia di correzioni e il 50 per cento di pagine in meno. In questa versione fu pubblicato nel 1981col titolo Di cosa parliamo quando parliamo d’amore. L’esito fu clamoroso. A tutt’oggi quel libro è considerato una pietra miliare della letteratura di fine secolo: il minimalismo letterario nasce lì, e lo fa con una violenza e un fascino che non hanno risparmiato quasi nessuno. Va sottolineato che il lavoro di Lish non è riassumibile semplicemente in un accurato e ipertrofico lavoro di pulizia: le sue correzioni, oltre a tagliare, costruivano uno stile, aggiungevano frasi, cambiavano i finali, modificavano i personaggi. Benché le storie e l’approccio iniziale fossero genuinamente carveriane, lui portò in quel libro una genialità, una radicalità e un’audacia che gli varrebbero quasi lo statuto di co-autore. Per questo il caso di quel libro è pressoché unico, e infinitamente curioso: sarebbe come scoprire che Moby Dick, prima dell’intervento di un editor, era lungo la metà, non era un racconto in soggettiva da Ishmael e non prevedeva nessuna enciclopedia sui cetacei. Alla fine la balena perdeva. Sono colpi… Continua a leggere→