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La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Antonietta Gnerre

È svanito il programma del giorno.
Nel bosco i rami hanno smesso
di spiare le ballerine bianche.
Resto a casa. Invoco gli oggetti
di fare silenzio: il vaso rotto in un angolo,
le riviste in disordine accanto al lume.
I quadri alle pareti attraversano
la nebbia degli anni. Mi chiamano
ancora con il mio nome di battesimo.
Ora ripeto un segreto a voce bassa,
trattenere i ricordi nelle mani.
Nel giardino, sulle sedie di paglia.
Nel gesto millenario di accarezzare l’acqua.
Di pregare un petalo di geranio sul davanzale.

(Da Umano Fiorire, Passigli Editori 2025)

Paolo Valesio

di Giorgio Stella

Il Figlio dell’Uomo spicca il volo

Ha visto tutte
le nevi del Padre. 
Partito dal massiccio del Cervino 
è volato con braccia aperte e rigide 
sull'oceano dove le nubi 
sembrano neve sparsa sopra l'acqua 
fino allo stupore 
della Groenlandia: 
come un bambino si è divertito 
a vedere i tumuli i cumuli 
le creste le cengie le montagnole

         (simili alle colline 
         che bambino creava in Palestina 
         con sabbia infangata e spremuta 
         pian piano fra le dita)

di neve bianca
         (color di crema 
         con una vena, dentro, di rosa)
sul ghiaccio bianco
         (color d'azzurro come 
         una fila di denti serrati      
         una fila di punte di metallo).
E sotto la zanna del sole 
le ombre si stagliavano e tagliavano 
più gelide del terreno 
e il nero casi denso 
che non si poteva capire 
se fosse solo l'ombra sopra i ghiacci 
o s'era il corpo duro 
di piante corte aggrappate alla roccia.
Ma è il verde, ora si vede, 
che si allarga e diviene la terra. 
È la parata della vita

         Ma dall'alto risuona
(calma e severa-suona senza tuono) 
qualche volta la voce del Padre.

"Figlio, figlio senza doni 
         hai perduto anche quello
         della parola)
figlio che io ho cessato di comprendere 
da quando hai smesso di camminare, 
semplicemente,come 
sulla strada di Emmaus 
viatore fra i viandanti
          un segno solamente era sospetto 
          i tuoi sandali non impolverati)
da quando hai smesso di stare 
sul trono che è tuo, nello spazio 
della mandorla e della fiamma- 
da quando insomma hai cessato 
la dignità di queste posizioni, 
e hai cominciato a mimare 
il crocefisso senza croce 
ti sei dato a volare in croce in rondine 
sei divenuto un giullare. 
Riprenditi, raccogliti, ritorna 
ad irraggiarti dentro di te stesso”.



         Ma lui non ha più tanta 
confidenza col Padre 
Forse un giorno ridomanderá 
alla Nostra Signora delle Nevi 
di entrare nello spazio tra loro due 
di parlare mediare.

Ma che cosa direbbe a Nostra Donna 
se volesse davvero spiegarsi?

“Una parte di me vuole ribattere 
agli aerei che portano le bombe, 
volando senza sete
di guadagno e di morte.
E poi, Madre, c’è anche l’altra parte 
quella che solo vuole 
divertirsi e divergere 
da ogni linea che sia troppo diritta 
essere veramente 
fratello coi volanti 
Ma non riesco più a dire tutto questo
da dentro la cornice della Croce.
Ecco perché, tacendo
mi limito a volare”.

Alitalia, volo Milano – Nuova York
15 gennaio 1991

La Vita Desta, di Giovanni Scarafile. 11


La capacità negativa

Perché fuggiamo così rapidamente dall’ignoto, come se l’incertezza fosse un territorio ostile da attraversare in fretta? Come mai la nostra epoca sembra aver perso la pazienza necessaria per sostare nel dubbio, preferendo risposte immediate anche quando inadeguate? E se invece imparassimo a riconoscere nel mistero non un nemico da sconfiggere, ma uno spazio fertile in cui la coscienza può davvero respirare?
La capacità negativa, secondo l’intuizione di Keats, designa quella particolare disposizione dell’animo umano che sa rimanere aperta di fronte all’indefinito senza precipitarsi verso soluzioni premature. Non si tratta di passività o di rinuncia al pensiero, bensì di una forma superiore di attenzione: quella che permette alla realtà di mostrarsi nella sua complessità autentica, senza forzarla entro schemi precostituiti.
Keats aveva compreso qualcosa di fondamentale sulla natura della coscienza matura. Quando scrive che “quando un uomo è capace di essere nell’incertezza, nel mistero, nel dubbio senza l’impazienza di correre dietro ai fatti e alla ragione”, egli possiede una “capacità negativa”, che è propria degli uomini completi, il poeta inglese sta descrivendo una condizione paradossale ma essenziale. È proprio nell’accettazione del non-sapere che si apre uno spazio di comprensione più autentico. La coscienza, invece di irrigidirsi nella ricerca compulsiva di certezze, impara a danzare con l’ambiguità. Questa capacità richiede una forza particolare – non quella dell’affermazione, ma quella della sospensione. Chi la possiede non teme il vuoto che si apre tra domanda e risposta, anzi lo abita come un luogo di possibilità infinite. È una qualità che distingue davvero gli “uomini completi”: coloro che hanno smesso di vedere nell’incertezza una mancanza da colmare urgentemente, riconoscendovi invece il tessuto stesso della vita autentica.
Forse potremmo cominciare a coltivare piccoli spazi di sospensione nel nostro quotidiano. Momenti in cui permettiamo alle domande di rimanere aperte, alle situazioni di conservare la loro ambiguità naturale.
La capacità negativa non è forse l’ultima frontiera di una maturità che ha smesso di aver paura del proprio non-sapere? E se proprio nell’accettazione del mistero si nascondesse la chiave per una comprensione più profonda – non solo del mondo, ma anche di noi stessi?

Ignazio Buttitta

di Giorgio Stella

A lu me paisi
lu populu è sicuru
ca un ghiornu
Cristu scinni di la cruci:
ddu jornu
lu parrinu un dici missa,
lu sagristanu
un sona li campani.

Al mio paese
il popolo è sicuro
che un giorno
Cristo scende dalla croce:
quel giorno
non dirà messa il prete,
il sagrestano non suonerà campane.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Cos’è mai Anatevka?!

 (M. Pistoletto, La Venere di stracci)

«In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
 E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
 Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio». [Lc 12,13-21]

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L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 42

Accenti ballerini

Nella sua ultima lezione alla Sapienza Luca Serianni esortò ad accentare il pronome riflessivo “sé” anche davanti a “stesso” e “medesimo”. Benché la forma non accentata sia fortemente maggioritaria, il monito di Serianni è sacrosanto.
Così scriveva Aldo Gabrielli nel 1976: «Se la nostra grammatica non fosse infarcita di queste sottigliezze confusionarie, non sarebbe forse quella reietta che è. Una volta stabilito che il ‘sé’ pronome si deve scrivere accentato per distinguerlo dal ‘se’ congiunzione, non si capisce poi perché uno ‘stesso’ e un ‘medesimo’ che seguono debbano modificare questa regola».
E non si capisce, aggiungiamo, per quale misterioso motivo bisogna confondere gli apprendenti dell’italiano (i bambini e gli stranieri) insegnando loro che quell’accento può esserci o non esserci.

Il punto della situazione

di Fabrizio Centofanti

Fare il punto della situazione: in che senso? La quantità di prospettive è pari al numero degli osservatori. Ma è necessario tentare una sintesi di un momento di grandi tensioni personali e collettive, che ciascuno sente agitarsi in sé e nei contesti che frequenta. Ogni opinione viene espressa “contro”, come fosse indispensabile un nemico da combattere e da abbattere. Ciò radicalizza i poli e accentua le distanze, fino a far emergere il sentimento meno costruttivo in assoluto: l’odio. Vivere di odio non elimina il nemico, ma distrugge sé stessi. È una storia antica;  non a caso Gesù inaugura con un invito la Sua predicazione: cambiate (metanoèite). Decidere di non odiare significa aprire le porte a possibilità diverse, che renderebbero obsoleta un’alta percentuale di comunicazioni più o meno “social”. L’alternativa all’odio è la bellezza. Noi siamo bellezza. Se nella comunicazione interumana circolasse questa vera sostanza della nostra identità, si comincerebbe a dialogare nel senso etimologico del termine: una parola che viaggia dall’uno all’altro senza più violenza, nella certezza di essere accolta. E i soprusi, le oppressioni, le ingiustizie inaccettabili presenti nel mondo? Il male non si vince col male, ma col bene. Se ognuno cominciasse da sé stesso, si innescherebbe una catena di parole e azioni che darebbe vita, in potenza, a un mondo nuovo. Gesù chiede questo: cambiate. Non posso cambiare l’altro, ma posso cominciare da me stesso. Se il mondo si riempisse di bellezza, apparirebbe il ponte che collega il giardino delle origini al giardino della Risurrezione. Giardino, paradiso, «pardes» (in persiano), l’antidoto al tutti contro tutti, all’odio universale; il giardino delle origini sublimato dal giardino del Gesù risorto e dal Suo appello: cambiate, credete in mondo diverso, che è già qui.

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Anne Sexton

di Giorgio Stella

Filo sottile

La mia fede
è un carico enorme
appeso a un filo sottile,
proprio come un ragno
appende i suoi piccoli a una tela fine,
proprio come dalla vite,
esile e rigida,
pendono grappoli
come occhi,
come molti angeli
danzano su una capocchia di spillo.

Dio non chiede troppo filo
per restare qui;
solo una venuzza
e sangue che vi scorra
e un po’ d’amore.
Come qualcuno ha detto:
l’amore e la tosse
non si possono nascondere.
Neppure un colpetto di tosse
neppure un amore minimo.
Perciò se hai solo un filo sottile
a Dio non importa:
Lui te lo troverai tra le mani facilmente
proprio come una volta con dieci centesimi
ti potevi prendere una Coca.

Teresa Wilms Montt

di Giorgio Stella

IV
Dormi quieto, Anuarí. Io sarò sempre tua. Ho mutato il
mio corpo in un altare sacro alle tue carezze e alle tue
labbra, profondo altare di venerazione.

Io reco l’incisione della lama del tuo riso nel punto ove
poso i miei occhi; il tuo riso carnivoro, mordace, che
fa delle tue labbra un bocciolo di sangue, denso di
bianche, lucide semenze.

Anuarí, il tuo sorriso è scempio e distruzione che reca
morte ad ogni mia speranza, il tuo sorriso è per la mia
mente come il lampo che stride nella notte. Madreperla
e veleno distillati dentro il mio cuore per lasciarlo
inerte. Continua a leggere→

Johannes Bobrowski

di Giorgio Stella

Pianura

Lago.
Il lago.
Sprofondate
le rive. Sotto la nube
la gru. Bianchi, splendenti
dei popoli di pastori
i millenni, Con il vento

io risalii la montagna.
Qui vivrò. Un cacciatore
ero, ma mi afferrò
l’erba.

Insegnami a parlare, erba,
insegnami a essere morto e udire,
a lungo, e parlare, pietra,
insegnami a rimanere, acqua,
di me, e vento, non chiedere.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

L’ “invadenza”

 


«Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:

“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
 Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
 Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». [Lc 11,1-13] Continua a leggere→

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