Archivi autore: fabrizio centofanti

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Lo stato dell’arte. Piergiorgio Dallan Viti

Qual è lo stato dell’arte?

  • L’arte oggi è inficiata da processi di marketing, di natura politica, economica, ecc. che l’hanno resa, quando va bene, intrattenimento. Alcuni fenomeni musicali, artistici o letterari possono essere spiegati soltanto così: si crea un prodotto per la middle class, carino, immediato, e lo si fa diventare virale sui social, capace di arrivare alle masse, anche attraverso i vecchi mezzi di comunicazione come la radio e la tv. Le lobby, di natura politica, religiosa, ecc. spingono insomma perché quel prodotto si imponga, per tutti gli altri, al di fuori di queste lobby, non restano che le briciole…

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

XI Domenica T.O.

«dorma o vegli»

« Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.» [Mc 4,26-34]

La voglia di fare è spesso proporzionale alla voglia di possedere. Continua a leggere→

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Lo stato dell’arte. Lucianna Argentino

Quello che mi ha sempre stupito della poesia è la sua capacità di andare all’essenza dell’essere, inteso come la totalità dell’esperienza umana nelle sue due dimensioni: orizzontale e verticale e il fatto che essa è in grado di portare alla luce ciò che, altrimenti, rimarrebbe inespresso, compito che svolge perché la poesia viene dal silenzio. Ci può essere silenzio senza poesia, ma non c’è poesia senza silenzio. E’ nel silenzio, infatti, che il poeta si spoglia di sé stesso e il suo vissuto riceve un respiro più ampio così da farsi poesia ossia parola sconfinata e sconfinante. Poesia che è, innanzitutto, la messa in opera di un linguaggio che si spinge e ci spinge fino all’estremo delle sue e delle nostre possibilità che sono un tutt’uno e in cui il lettore può dare vita a una sua personale riscrittura della poesia scritta da un altro da sé, nel doppio senso che vede lo stesso poeta come altro da sé nell’atto di scrivere ed è anche in questo la grande forza della poesia e dell’arte in genere, qualunque forma essa assuma. Continua a leggere→

Maria Pia Quintavalla, Saudade

di Mauro Ferrari

Maria Pia Quintavalla, Saudade (2017-2022), Prefazione di Giancarlo Sammito, puntoacapo Editrice 2024.

Saudade (2017-2022) segue a distanza ravvicinata la riedizione, sempre per puntoacapo, di Estranea canzone, e sembra indicare un imponente sforzo di chiarificazione nella poesia di Maria Pia Quintavalla; il che, inevitabilmente e senza tirare in ballo la spinosa questione del rapporto fra biografia e scrittura, è pure indicativo.

Aprendo il libro, si trova in incipit un testo significativo come C’è bisogno degli altri (p. 15): affermazione decisa, tutta esplicita, che sembra quasi fugare le nebbie di una scrittura tutta chiusa in sé, nell’impenetrabilità opaca dei rovelli stilistici. La poetessa prende di petto il mondo con le armi della poesia e affronta i temi a lei cari del femminile – inteso come range tematico personale, sociale, civile e politico, ma anche come punto di vista specifico da cui vivere, osservare e giudicare la realtà nei suoi vari livelli. Continua a leggere→

Lo stato dell’arte. Silvano Trevisani

Un filo lega l’arte al soprannaturale attraverso la natura: questo ci insegnano i testi sacri, la teologia e… Dante. Questo può rispondere un credente, forse più specificamente per la poesia che, senza la trascendenza, per la sua totale immaterialità, non perde certo il suo ruolo ma lo commisura, più di ogni arte, con livelli e problemi esistenziali, a cominciare dall’interrogativo principale: a cosa serve?
La storia della letteratura ci ha consegnato le risposte più diverse, che vanno da un eccesso all’altro: dal “non serve a niente” a “può salvare il mondo”. Ma come ogni prodotto umano, materiale o immateriale che sia, la poesia ha valore direttamente proporzionale a quello che l’uomo ci vuole trovare. Uso il verbo “trovare” perché per la poesia esso equivale quasi totalmente a “mettere”. Questo perché la quasi totalità di lettori di poesia corrisponde agli stessi poeti. Continua a leggere→

Lo stato dell’arte. Elena Barbato

Lo stato dell’arte?

L’uomo contemporaneo vive in una solitudine sconfinata. Vuoto e modelli fatui sono proiezioni di una società troppo competitiva in cui scienza e tecnologie hanno esasperato la comunicazione con messaggi sempre più frenetici, molteplici, brevi. I ritmi assorbono energie e tempo e la ricerca dell’Altro è mediata dai social. Quello che si cede delsé è divorato dallo sguardo feticista dei “follower”. In questa realtà manca il vero Altro cui affidarsi che insegni. La figura solida che indichi i valori a cui aggrapparsi per vivere. I più si affidano a quello che la maggioranza dice, vuole, comanda e questo modo di esistere, di partecipare, crea dipendenze. La mancanza di valori si traduce in un senso di isolamento serrato, di vuoto. Il disagio dilaga.

La poesia ha ancora qualcosa da dire?

I versi creano un ritmo necessario tra respiro e realtà. In alcuni miei testi, pensando alla poesia, sostengo chedispiega un respiro ulteriore nel respiro, una spira mirabilis.Credo che la poesia srotoli felicità permettendo a chi scrive di ritrovare uno spazio per il pensiero, dilatando tempo e immaginario. In quanto forma di “resistenza” alla banalizzazione del linguaggio è un vero atto rivoluzionario.La poesia eleva, stilla e s’insinua dall’essere più remoto a quello più celeste. È come un seme radicato nell’uomo che sboccia dalle sue radici più antiche fino a toccare il cielo.Colma di una linfa copiosa. Non c’è strumento più perfettoche suoni sul cuore con corde così vibranti.

È uno strumento che aiuta a ritrovare la strada?

Assolutamente! È, come direbbe Henry David Thoreau, di tutti è il bosco dove ripararsi e vivere con saggezza per affrontare solo i fatti essenziali della vita, per vedere, per non scoprire, in punto di morte, che non si è vissuto.

C’è ancora una strada?

Deve esserci ancora la strada per elevarsi, per raggiungere la spiritualità in questo mondo mercificato. La poesia è la radice figurativa tra uomo e spirito.

La poesia, l’arte, la letteratura, possono risvegliare la speranza in un presente migliore?

L’uomo deve e può ritrovare l’Altro, spezzare la catena dell’isolamento attraverso il pensiero, la pausa, il respiro, riabbracciare la sua vera natura. Come direbbe H?lderling

Di un uomo io dico, se è buono
E saggio, di che abbisogna? V’è in alcun luogo una cosa
Che basti a un’anima? V’è uno stelo,
Una più matura vite sulla terra
Cresciuta, che lo nutrisca? Il senso di questo
È così. Un amico è spesso l’amata, molto
L’arte. O caro, io ti dico la verità,
Lo spirito di Dedalo e della foresta è il tuo.

Viaggio

Dio non ha voluto i pastori come primi testimoni perché disgraziati e fuorilegge, ma perché immagine dei futuri pastori, che avrebbero condiviso il compito di guide del gregge. È bello pensare che il Cristo s’identifichi con i sacerdoti: non come membri di una casta, ma come responsabili di un viaggio.

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Lo stato dell’arte. Massimiliano Damaggio, introdotto da Mia Lecomte

Quando ho ricevuto l’invito di Fabrizio a rispondere alle domande sullo stato della poesia e della letteratura, dell’arte, e sulla loro funzione salvifica nei tempi disperati che stiamo vivendo, ho provato subito istintiva una sorta di ritrosia, quasi di avversione. Pochi giorni dopo, il mio amico Massimiliano Damaggio mi ha mandato il messaggio di commento a un video da lui realizzato di recente che ho deciso, con il suo consenso, di proporre qui come risposta; preceduto, su richiesta di Fabrizio, da due mie righe di introduzione.

Massimiliano è un poeta, uno vero, e infatti ha scelto davvero la poesia. Scegliendo di non scrivere. Si è ritirato nell’interno della Grecia con la sua compagna, lontani da tutti e da tutto, e vivono una vita di luminosa frugalità, con il solo bagaglio necessario per “passare”, disappartenenti, sottraendosi a tutto quello che non sia il perpetuo miracolo della natura superstite. Continua a leggere→

Rosa di ieri, di Giorgio Stella

Un giorno resusciterò
nelle macerie della
mia storia –
I drappi bianchi
sulle vesti nere
ancora rassoderanno
i canti avanti alla
rosa di ieri –
Fieri i rossi nei
neri, petali morti –
In bilico sul fianco
della roccia
la torcia elettrica
mimerà l’ombra
nel vuoto della tomba.
Petali rossi, rosa di
leri,
le tue membra velate
la finestra per sbaglio
staccata dal volo della cosa.
Icaro e Dedalo,
stemma di bello stile,
nel campo di
concime sparso
non ha confine.
(A mia madre in attesa
della polvere
di clessidra…)

Lo stato dell’arte. Guglielmo Aprile

Nell’India dell’età Gupta (IV-VI sec. d.C.), si assegnava all’arte il compito di rendere l’uomo consapevole del divino insito in lui, e dell’esistenza di un potere invisibile di cui tutti i fenomeni tanto fisici quanto psichici sarebbero manifestazione; se nel cuore della natura umana vi è un nucleo atemporale, non scalfibile dal mutare delle condizioni storiche, tale finalità non dovrebbe considerarsi obsoleta nemmeno oggi: lo sguardo poetico sul mondo rimanda, anche in maniera inconscia, all’intuizione di una coscienza trascendente (il “Sé di tutti gli esseri”, secondo il Bhagavad-Gita), sullo sfondo della quale le multiformi apparenze danzano, simili a immagini variopinte ricamate sul velo sempre ondeggiante di Maya. Continua a leggere→

Lo stato dell’arte. Pietro Russo

Caro Fabrizio,

l’urgenza delle tue domande mi mette davanti la vanità di quanto spesso facciamo con le parole. Per questo ti dico grazie. La difficoltà non è degli interrogativi che giustamente (a mio avviso) sollevi, ma nelle loro conseguenze. Smuovere la terra su cui poggiamo i piedi è rischioso, e allo stesso tempo abbiamo bisogno di essere smossi, di verificare quanto fatto e cosa stiamo facendo. Il piede che rimane attaccato al suolo e fa da perno per l’altro piede che si stacca ed è pronto a compiere il passo è stabile, regge? Così interpreto le tue domande a cui, con molta gratitudine, mi accingo a tentare una risposta. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


«…mio fratello, sorella e madre»

[Mc 3.20-35]

« Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle…Ma egli rispose loro:- Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?

-Chi compie la volontà di Dio , costui è mio fratello sorella e madre»

?C’è un altro modo di essere fratello, sorella e madre che non sia per parte di sangue?

C’è un altro modo di appartenersi che non sia l’appartenenza familiare? Continua a leggere→

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L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 8

Chi scrive badi bene a non abusare delle tecniche sostitutive, specie nei dialoghi: spesso mostrano la corda. Variare il canonico disse con esclamò o, peggio ancora, proferì, impoverisce anziché arricchire. Molto meglio rinunziare ai verba dicendi limitandosi a incolonnare le nude battute.