[Come già qui, ripropongo un brano del mio amico Momo Getter]
Noi siamo fatti di tempo. Siamo fatti del tempo delle cose e dei luoghi che ci circondano. Non c’è modo di sottrarsi a questa curiosa sovrapposizione, proprio nessuno. Nelle serate incantate del Caffè Centrale, ad esempio, siamo fatti della compagnia dei nostri amici; lungo i binari della piccola stazione, siamo fatti dell’attesa e della concitazione che, a turno, precedono e seguono gli arrivi dei treni. Davanti all’ oceano – che meraviglia! – siamo fatti della vastità silenziosa di quel panorama. Continua a leggere
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Certo che eravamo inimitabili

[un mio giovane e caro amico, che chiameremo Momo Getter, mi ha fatto leggere pochi giorni fa questo testo che scrisse sette anni fa, quando aveva diciott’anni. Io ci ho sentito dentro una tale pienezza e ricchezza di vita, che gli ho chiesto di lasciarmelo pubblicare; e lui ha acconsentito, quindi ecco a voi. a.s.]
Certo che eravamo inimitabili… Non avevamo che un palco d’estate per noi, giovani diciottenni, eppure… la musica delle notti di luglio pulsava nelle nostre vene, in un duo meraviglioso con il nostro cuore immaturo. Eravamo gli stessi dell’aprile e del maggio, ma guardavamo con un misto di gioia e malinconia a quell’estate finalmente nostra… Quel sogno che facevamo ad occhi aperti, che tagliavamo con le nostre utilitarie fiammanti, che affumicavamo, che drogavamo, anche, forse, ma che certo la vita non ci vietava, né ci offriva per caso. Continua a leggere
Fabrizio Centofanti e il Vangelo come non l’avete mai letto
È obiettivamente difficile riassumere – anche perché verrebbero banalizzati – i contenuti del nuovo libro di Fabrizio Centofanti dal coinvolgente titolo Il Vangelo come non l’avete mai letto, ma è ancor più arduo collocarlo in un genere predefinito. Continua a leggere
Sabato Santo
di Manara Valgimigli
[Valgimigli (San Piero in Bagno, 9 luglio 1876 – Vilminore di Scalve, 28 agosto 1965), grande filologo e traduttore dalle lingue classiche, scrisse questa commovente cronaca famigliare nel 1944, e la inserì nella bellissima raccolta Il Mantello di Cebète, pubblicata nei Quaderni dello Specchio, Mondadori 1957 (prima ed. 1947)]
La dolce creatura, chi non sapeva, nessuno avrebbe detto che fosse cosi ammalata e cosi prossima ormai alla fine. Aveva ancora i suoi capelli bruni e freschi, e il volto colorito e disteso, e senza nessuna ombra di quegli incavi di pallore che si vedono tanto spesso, anche in malati non gravi, agli angoli delle narici o intorno alle palpebre o nelle tempie. Entrando io nella stanza, Continua a leggere
Il Vangelo come non l’avete mai letto su Radio Vaticana
Alto sulla sabbia IV
di Antonio Sparzani
IV.
Soprattutto uno dei racconti che gli riferì Kalìa ricordava con vaga emozione. Yaslih era in quel periodo precettore in casa di un ricco mercante che aveva molto viaggiato ma che si era definitivamente stabilito nella grande città, e la cui figlia non sopportava, per vizio di famiglia o per insofferenza d’indole, la scuola riservata alle ragazze. Yaslih aveva finezza di modi e chiarezza di mente e di parola sufficienti a riportare le curiosità della ragazzina nell’alveo di un apprendimento ricco e variegato. Andava regolarmente in casa del ricco mercante e vedeva la giovane Ghiza, in una stanza ricca di tappeti e di libri antichi, che il padre aveva durante la sua vita raccolto e accuratamente conservato. In particolare la varietà delle lingue del mondo appassionava Ghiza, che chiedeva sempre nuove strane parole e nuovi esotici suoni. Yaslih conosceva un paio di lingue europee, oltre l’ebraico e il persiano e riuscì a comunicarle, nei primi due anni della sua attività di precettore, quasi tutto quel che sapeva; ma il gioco più bello Continua a leggere
Alto sulla sabbia III
di Antonio Sparzani
III.
Camminava incredulo tra i resti delle tende bruciate e i resti dei soldati che avevano occupato quell’avamposto fino al giorno prima. I resti ancora fumavano, la distruzione era molto recente. Shar pensò subito di essere scampato per merito di quel coltello sporgente dal terreno che l’aveva fatto inciampare, e aveva deviato il corso dei suoi pensieri così da farlo ritardare; forse no, rifletté, non sarebbe riuscito ugualmente a giungere la sera prima, però, difficile dire.
Shar si aggirava a guardare senza vedere il frutto di una così intensa volontà distruttrice. Aveva tre compagni in quell’avamposto, che gli erano vicini più di altri, Ishal, l’intellettuale, il rozzo Baskir, e Yaslih, il migliore, cosi detto.
La tenda di Ishal la trovò rapidamente, frugò tra i monconi di paletti e tra i panni bruciacchiati, frugò anche tra gli indumenti consumati dal tempo e sotto i corpi mutilati, e trovò quello che pensava di trovare. Tutti i bigliettini e i quaderni di Ishal, la sua scrittura disordinata e continua, le sue cancellature e i suoi rimandi, le macchie di inchiostro e le pagine ancora bianche. Continua a leggere
Alto sulla sabbia – II
di Antonio Sparzani
II
Fu svegliato, alle prime luci, dai rumori variopinti e dissonanti di una carovana che si avvicinava: era un avvenimento ormai piuttosto insolito da quelle parti, ma evidentemente ancora qualche famiglia di mercanti si affidava a quell’antico modo di andare e trasportare e vivere. Shar fu presto in piedi, mentre la fila di cammelli e di persone, di colori e di odori, gli passava a lato. Su uno dei cammelli meglio bardati, intravide le insegne di una famiglia a lui nota e un tempo amica, così che si avvicinò per offrire un gesto di comunanza e di ricordi, ma non ebbe se non un formale cenno del capo. L’uniforme degli ufficiali delle guarnigioni non era molto amata dalla popolazione; chi la indossava era per lo più tollerato, quasi un indifferente elemento del paesaggio. Continua a leggere
Alto sulla sabbia
di Antonio Sparzani
I.
Alto sulla sabbia camminava, malinconico, un ufficiale dell’esercito druso. Molto cammino ancora mancava per raggiungere il primo avamposto disperso nel deserto. Il sole era vicino al tramonto: i colori che suscitava dalla sabbia, Shar li aveva visti solo nelle stanze arabescate della residenza estiva del suo diretto superiore, il colonnello Darezi, dove i soffitti e le pareti danzavano perennemente sotto gli occhi del visitatore e proponevano continue vertiginose lontananze.
L’ufficiale si chiedeva, con una certa indifferenza mentale, se sarebbe stato in grado di arrivare prima della notte del deserto, quella che arriva improvvisa e minacciosa, col freddo e con gli scorpioni. Continua a leggere
Una risposta di Einstein su pensiero e linguaggio
Nel 1945 Jacques Salomon Hadamard (1865?1963) pubblicò, dopo una lunga e assai prolifica carriera di matematico, come autore di molti notevoli risultati nell’analisi moderna e ormai illustre accademico e membro del Collège de France, un libro dal titolo accattivante: An essay on the psychology of invention in the mathematical field (Princeton Univ. Press ? Hadamard si era rifugiato negli USA durante la guerra ?; trad. it. e cura di B. Sassoli, La psicologia dell’invenzione in campo matematico, Raffaello Cortina, Milano 1993), nel quale si interrogava, con dovizia di esempi di situazioni e di illustri ricercatori, sui meccanismi psicologici che presiedono alla scoperta e al “progresso” nella costruzione di nuove scoperte matematiche. Continua a leggere
Gesù era un narratore (e anche un marinaio)
Da quando lo conosco, Fabrizio Centofanti è sempre in vantaggio di un libro. Uno è convinto di aver appena ricevuto il suo ultimo titolo e subito ne spunta un altro, fresco di stampa. È un’officina inesausta, un laboratorio che non chiude mai per ferie. I preti, in effetti, in ferie non ci vanno, specie quelli come don Fabrizio, che il carisma delle periferie lo hanno coltivato con convinzione anche prima che il concetto godesse della pur meritata popolarità. Continua a leggere
Insieme
di Antonio Sparzani

Quando fu messa insieme la parola insieme?
Come spesso accade, occorre scavare nel latino. Nel latino dell’età postaugustea ? la prima testimonianza che se ne ha è nelle opere del poeta P. Papinio Stazio (circa 45-96 d.C.) ? si forma la parola insimul, talvolta insemel, col significato di “allo stesso tempo”, “tutto in una volta”. Essa sottintende vicinanza di tempo e di luogo, contiguità di esistenza. La parola si afferma e rimane, e trapassa, attraverso il latino medievale, in varie forme della lingua volgare, il nascente italiano, fino a comparire nel Duecento, per la prima volta documentata nel primo dei deliziosi sonetti della Compiuta Donzella. Continua a leggere
Centofanti diventa se stesso
Può uno scrittore diventare se stesso? Quando si tratta di Fabrizio Centofanti la risposta è sicuramente affermativa, per quanto, come sempre, problematica, indagatrice, sofferta e al contempo densissima di fede cristiana e ragione civile: lo è in questo nuovo sforzo letterario, così come in ogni sua precedente opera. Continua a leggere
Rivisitazioni: Diego Valeri
(Diego Valeri, Piove di Sacco 1887 – Roma, 1976, ha pubblicato durante tutta la sua vita molte raccolte di versi, da Monodia d’amore del 1908 a Calle del Vento del 1975; invito qui a rileggere queste tre poesie tratte dalla raccolta Tempo che muore, del 1942: in rete esiste un sito a lui dedicato. a.s.)
COLLINA
Vedevamo gli ulivi
annuvolare d’un velo d’argento
l’oro disteso ai digradanti clivi;
piovere gli oleandri un scialbo rosa
dai vecchi muri oscuri
sul bianco della strada polverosa;
e la strada salire
lenta lunga al confine
del cielo alto, morire
nell’azzurro candore
senza più fine.
Dentro il tremante silenzio del cuore
udivamo parole
d’erbe di fiori di terra di sole. Continua a leggere
Diventare se stessi, di Fabrizio Centofanti

Prefazione di Riccardo Ferrazzi
Non si può chiedere a un narratore di essere sincero, meno che mai quando scrive la sua autobiografia. Ma c’è modo e modo di narrare la storia di una vita. Continua a leggere
« . . . tutte seppelliscono i loro morti . . . »
di Antonio Sparzani
Dal dì che nozze e tribunali ed are
dier alle umane belve esser pietose
di sé stesse e d’altrui, toglieano i vivi
all’etere maligno ed alle fere
i miserandi avanzi che Natura
con veci eterne e sensi altri destina.
(Ugo Foscolo, I Sepolcri, vv. 91-96)
Comincerò col dire che questa cosa degli scoop giornalistici su notizie supposte clamorose, e spesso invece insignificanti, o comunque da dimenticare, mi sembra un segno ? tra gli altri ? di notevole degrado. Mi riferisco in questo caso alla notizia data con grande risalto dal direttore di Repubblica in persona, dell’avvenuta sepoltura di Erich Priebke in luogo mantenuto rigorosamente segreto.
Tutti ricorderanno che questo solerte capitano, nel 1944 trentunenne, delle SS tedesche eseguì con germanica solerzia e inesausto rigore gli ordini ricevuti di uccidere dieci civili italiani per ogni militare tedesco ucciso, totale 330 persone, alle Fosse Ardeatine.
Una volta sgombrato il campo dai tentativi giustificazionisti in nome dell’obbedienza agli ordini ricevuti e del regime di guerra allora vigente (la tesi della difesa, sostenuta dal solito ineffabile avvocato Taormina), tentativi a mio parere del tutto privi di qualsiasi umano fondamento, e una volta quindi chiarito ? senza se e senza ma ? che giusta e sacrosanta fu la condanna all’ergastolo definitivamente confermata dalla Corte di Cassazione il 17 novembre 1998, trasformata poi in arresti domiciliari per l’età avanzata del soggetto, allora ottantacinquenne, Continua a leggere
Roberto Carnero su “Salva L’Anima”

Si potrebbe forse dire che per Fabrizio Centofanti, prete della diocesi di Roma dal 1996, la letteratura sia un po’ “l’altra vocazione”, sia come studioso di poesia e narrativa del Novecento (ha pubblicato un volume su Clemente Rebora e un altro su Italo Calvino) sia come narratore in proprio. Continua a leggere
Yehoshua, di Fabrizio Centofanti
Fabrizio Centofanti in Yehoshua racconta essenzialmente una storia d’amore. E se Yehoshua è il sognatore con la faccia da poeta, (pag. 27) allora la poesia diventa rifare il mondo, dopo il discorso devastatore del mercadante (David Maria Turoldo). Continua a leggere
Il rasoio vanitoso e borioso
di Antonio Sparzani
ecco a voi il prode Leonardo da Vinci (1452 – 1519), che si lancia in questo breve ma succoso apologo contro la deplorevole inerzia . . .
Uscendo un giorno il rasoio di quel manico col quale si fa guaina a sé medesimo, e postosi al sole, vide lo sole ispecchiarsi nel suo corpo: della qual cosa prese somma groria, e rivolto col pensiero indirieto, cominciò con seco medesimo a dire: «Or tornerò io più a quella bottega, della quale novamente uscito sono? Certo no. Non piaccia agli Dei, che sì splendida bellezza caggia in tanta viltà d’animo! Che pazzia sarebbe quella la qual mi conducessi a radere le insaponate barbe de’ rustichi villani e fare sì meccaniche operazione? Or è questo corpo da simili esercizi? Certo no. Io mi vogli[o] nascondere in qualche occulto loco, e lì con tranquillo riposo passare la mia vita». Continua a leggere








