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Una cosa

[youtube=https://youtu.be/Wx3ZTAQ6boo]

da qui

Eppure c’è da qualche parte il nodo,
la chiave che la porta possa aprire,
nonostante l’oscuro aggrovigliarsi
dei rifiuti. Soltanto ti domando
una cosa: perdona il lungo oblio,
la sosta nel peccato, l’ostinarsi
a respingere il tuo dono. L’altro
non posso convertirlo, non sta a me
aprire i cuori al suono della Voce,
accendere il profondo desiderio
della tua epifania. Mi siedo ancora
sul solito terrazzo dell’attesa,
dove verrà l’amico, sulla Croce.

Diritto all’oblio

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E se anche tua madre si scordasse
di te, io non potrei, dice il Signore.
Ma il diritto all’oblio? qualcuno obietta.
L’oblio non è possibile all’amore.
E se, da disperato, mi suicido?
Non ti dimentico lo stesso. Dio
è più grande del tuo perdere il filo:
Io stendo la mia mano anche nel buio,
sperando di trovarti qui, e adesso.

Viaggi e miraggi

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La vita è un viaggio verso l’emozione
di vederti risorto all’orizzonte,
come un sogno che sbuca dalla notte
ancora colorato in quel suo modo
ingenuo, imprevedibile, incantato.
Ecco, tu sei quel nuovo che ci appare
quasi chiedendo scusa, per il panico
creato dal giudizio universale.

L’ombra

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Me la ricordo l’ombra di quel Boeing,
che si sforzava d’essere creduta:
è stata come il simbolo del mondo
demoniaco, entrato nell’umano.
Da allora non possiamo più pensare
a una torre staccata da un’aereo.
Ma se il male è il rovescio del tuo bene,
o Cristo, se la torre non può essere
pensata più da sola, quanti voli
dovranno decollare dalla mente
sgretolata dell’uomo, prima ancora
che dimentichi il volto di mefisto.

Scrittoio

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Non lamentarti se va tutto male,
se persino chi Dio ti ha messo accanto
è sordo, muto e cieco. Queste parti
dello spazio e del tempo sono fatte
così. Ritorna dentro, non lasciarti
attirare nel buco nero pece
del demonio. Soltanto la pazienza
ha il potere nascosto, la ragione
del tutto. Guarda in faccia l’incosciente
mondo: la tua visione va al di là,
risorge dalle ceneri, dal fondo.

Roma a 5 stalle

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Il fatto è questo: che di Agnelli senza macchia ce n’è uno. Tutti gli altri, più o meno, ci hanno i loro difetti. La politica comincia da qui: dall’ammissione che nessuno, per primo, può scagliare la pietra a cuor leggero. Se si vuole passare per perfetti, si rischia di cadere brutalmente a terra. Come si dice: dalle stelle alle stalle. Tuttavia non bisogna scoraggiarsi. In fondo, Uno che conosciamo bene non è nato in un albergo a cinque stelle, ma in una stalla come tante, visitato da pastori modesti e analfabeti. Solo se sei disposto a partire dal tugurio dell’umana condizione gli angeli proclameranno la tua gloria. Altrimenti farai la fine di Lucifero, di Dorian Gray, di tutte le luci che hanno presto rivelato un’ombra così fitta da far venire i brividi.

L’essenziale è invisibile agli occhi

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È come quando ti spiegano Il piccolo principe: si impegnano, con le loro piroette cerebrali; ma più ti spiegano e meno ti convincono. Il piccolo principe, infatti, non si spiega: è lì davanti e ti guarda, ti parla, e non risponde alle domande. Ma se è lui a domandare, allora non demorde, fino a che non ha ottenuto una risposta.
Guardiamo le stelle e viene in mente lui, la sua rosa, la sua pecora con la museruola. Non sappiamo se la pecora mangerà la rosa; ma sappiamo che in qualche parte del tempo e dello spazio – o forse fuori del tempo e dello spazio – c’è un Amico a farci compagnia. E se nell’universo infinito c’è un Amico, una Persona che ti ama, e tu la ami, allora tutto è diverso. Allora puoi vedere davvero l’Invisibile.

Tempi durex

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Mi ero perso il fertility day,
col solito contorno di proteste,
ironiche twittate intorno a durex,
oscuri medioevi e bui ventenni.
La mia mente cattolica, d’istinto,
va al versetto di Genesi uno ventidue.
Altri tempi, direte: “Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare”.
Mi consolo col mio Piccolo Principe:
accarezzo la rosa e guardo il fondo
liscio del mio bellissimo pianeta.

A Loreto, ospite di Gesù

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di Michele Caccamo

…e mi ritrovo pietoso con l’anima all’indietro; alla ricerca dell’istante felice nella veglia degli Angeli: della loro sapienza infinita che nonostante i secoli non conosciamo; di quell’umiltà e potenza così simile alle rose e alle spine. Qui la morte non ha luogo, e neanche l’alternanza universale dovuta alle anime.
La casa di Gesù è eterna, dovutamente segreta. Continua a leggere→

O que será

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Ti coprono, t’ignorano, t’insultano,
ma tu sei sempre là, col tuo bambino
in braccio. La violenza della terra
non può nulla, nemmeno la tenacia
crudele dell’inferno: resti intatta,
Vergine della vita indistruttibile,
Regina dei poeti deliranti,
dei santi senza patria, dei profeti
ubriachi, e dei cantanti.

[youtube=https://youtu.be/gFQBllTyMlA]

da qui

Terrae Motus

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Saremmo partiti senza indugio,
ti ricordi? Come smaniavi, sempre,
sulla sedia, che turgida di luci
procedeva a zig zag, tra le poltrone
e il comò infarcito di statuine
di Gesù e Padre Pio. Ma stamattina
preghiamo tutti e due, fra cielo e terra,
per gli amici di Norcia, di Amatrice,
per la storia che trema, le avvisaglie
di un’epoca che Dio sta partorendo.

Politically correct

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Il vero problema del credo cristiano, oggi, è il politicamente corretto. Gesù parlava secondo verità, e non guardava in faccia a nessuno. Oggi si guarda prima la faccia del destinatario e ci si regola di conseguenza, togliendo o aggiungendo a seconda della convenienza o del quieto vivere. In questo stile non c’è nulla del Vangelo, della parresia del cristianesimo, del compromettersi fino all’effusione del sangue. Se Gesù avesse voluto andar d’accordo con tutti, avrebbe fatto una brillante carriera. Non è stato così: si è inimicato i potenti, per sostenere i deboli, è stato giustiziato, per avere predicato un Dio che è amore integrale e non un idolo a compartimenti stagni, a sezioni intercambiabili. Il credente politicamente corretto si illude due volte: primo, di essere un discepolo di Cristo; secondo, di raggiungere qualche esito valido, con la sua edulcorazione del messaggio. In realtà riceve solo la paga di un intimo disprezzo, il sorriso ironico di chi conserva la propria identità e non la svende per nessun motivo.

L’angelo

[youtube=https://youtu.be/NrlZGZdyBNQ]

da qui

Pape satàn, pape satàn Aleppo.
Perché le tue ragioni non ci stanno
nella mente di un altro. Le occasioni
di fare e poi disfare questa vita,
di partorire e uccidere non hanno
fine. Non c’è speranza per chi ammette
la mattanza dei piccoli, chi appresta
il cappio per la vita che si affaccia,
che ti guarda negli occhi come un angelo
caduto dal suo volo troppo breve.

Lettera tardiva a Mia Martini

01-00045179000001
di Michele Caccamo

Potessi aspetterei duemila o più di tremila anni pur di poterti cercare. Per poterti chiedere come sei poi riuscita a levarti di dosso la polvere dell’ostilità umana.

Per chiederti come adesso vedi gli asini e gli sciocchi: proprio quelli che hanno pianto quando sei partita, quelli che ti hanno creduta Donna illegittima; proprio quelli che ti hanno riempita di amaro le narici e le vene; quelli che ti hanno portato in dono le coppe colme di acido zecchino.

Per chiederti se il vento dall’universo abbia saputo rendere più dolce il tuo morire.

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Circo(lo vizioso)

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C’è gente che le piace di soffrire.
Quasi si mette in posa, per venire
meglio, quando la vita la ritrae
ad auto fustigarsi. Tu non darle
spago, tira avanti. Non c’è altra cosa
da fare: né inveire, né parlarle.

Lettera a un’agente editoriale

di
Roberto Plevano

Caro Luca P.,
… il libro è il grande investimento di tempo ed energia dell’autore… non ne farà altri per chissà quanto…
… I lavoratori della filiera del libro, invece, sono dentro il meccanismo del mercato (ahimè, ci devono vivere) che richiede novità continue, e hanno sempre meno tempo…
… Giornate intere davanti al PC a sbrigare corrispondenza…
… non mollare la scuola! Più produttiva e incisiva di un libro…

Anna G.
Agente editoriale in Milano

Sabato è stato giorno di ricreazione, mi do al passatempo preferito. Verso sera scambio due parole con il mitico campione italiano – siamo pochetti, alcune scarse migliaia, ci si conosce un po’ tutti. Gli chiedo se dopo tanti anni – siamo sullo stagionato, il suo record è del 2001 – si diverte ancora a venire sui monti, a passarci tanto tempo, a curare l’attrezzatura, a pianificare, ecc. ecc. Al che mi ha guardato un po’ stupito, ha alzato la testa – secondo abitudine, non distoglierebbe gli occhi da quello che ha per le mani. Non è il genere di domande che si sente fare, di solito si sta più sul tecnico.
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don Mario

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=SC4eReDhUiU]

da qui

Ma che ne sanno della nostra storia?
Tutti pronti a pretendere risposte,
Presenze di facciata, cartellini
Da timbrare, all’ora esatta. Ma noi due
Non abbiamo scadenze da onorare,
Siamo sospesi al filo dei ricordi,
Inseparabili, come tu fossi
Ancora in questo tempo, in questa stanza,
Unico al mondo, unico nel cielo
A parlarmi di Dio come Gesù.

FRANCO MICHIELI, “LA VOCAZIONE DI PERDERSI

Recensione di Giovanni Agnoloni

Franco Michieli
La vocazione di perdersi
Ediciclo Editore, 2015

Questo libro di Franco Micheli l’ho visto praticamente nascere. Mi spiego meglio: l’amico e collega Davide Sapienza mi aveva parlato di un viaggio a piedi in Lapponia in programma insieme all’autore e a un terzo escursionista, Davide Ferro. Poi un’intempestiva tendinite l’avrebbe costretto a dare forfait, per cui sarebbero rimasti in due, per quella che si prospettava come una marcia senza il supporto di mappe, bussole, GPS o altri ausili tecnici per l’orientamento; solo le stelle, il sole e la conformazione del territorio.
prod_1377_MichieliLa sfida, estremamente affascinante, sarebbe poi diventata questo prezioso volumetto edito da Ediciclo, il cui titolo (La vocazione di perdersi) e sottotitolo (Piccolo saggio su come le vie trovano i viandanti) disegnano un arco ideale all’interno del quale sta racchiusa tutta la filosofia di viaggio di Franco Michieli (“Piccola filosofia di viaggio” è, appunto, il titolo della collana che lo ospita). Perdersi significa infatti mollare qualunque riferimento che possa venire da strumenti cartacei o tecnologici e affidarsi al paesaggio, lasciando che siano le sue linee, unite alla volta celeste di notte e al percorso apparente del sole di giorno, a orientare i passi. Così facendo, si apre uno scenario in cui sono le vie a venire incontro ai viaggiatori – va da sé, non del tutto impreparati sull’orografia del territorio che attraversavano né sprovveduti in materia di costellazioni e natura in genere. Inoltre, ogni strada imboccata o panorama scorto avrà il sapore di un’epifania, a sua volta capace di suggerire nuovi spunti. Continua a leggere→

via Cadore

di Antonio Sparzani
via Cadore - Milano
Cosa vedi in fondo a una tazza di buon pu-erh? Se guardi bene, vedi il liquido bruno che ancora ruota leggermente, si muove aderente alle pareti della tazzina, sempre più lentamente, ma intanto dentro quel liquido dal colore così intenso si sono formate delle immagini, quel marciapiede di via Cadore dove l’aspettavi con un po’ d’ansia, senza parere, però ti chiedevi, si sarà accorta che le faccio un po’ di corte, Continua a leggere→

Compilatore automatico di storie

di Momo Getter
MacchinadaScrivere

Scrivo storie su ordinazione. I miei clienti mi portano le loro idee (ad esempio, vogliono scrivere la storia di loro padre, vogliono scrivere la biografia del nonno, vogliono scrivere il romanzo del loro primo amore …) e io trasformo le loro parole in narrazione. Non ho mai fatto altro nella mia vita. Quando ho un po’ di tempo libero penso a quando finalmente potrò scrivere la mia storia. Ho cominciato cinque autobiografie, fino a questo momento, ma non ce n’è una che mi faccia esclamare: ecco, questa è la storia della mia vita! Forse perché ogni volta che incomincio a scriverne una le storie degli altri si intrecciano alla mia. Lo so, è un rischio che si corre quando si fa un mestiere così. Ma stavolta, ho deciso che la storia che inizio sarà interamente mia. Continua a leggere→