Archivi categoria: Letture

Ombre. Predappio, impressioni d’agosto

mausoleo mussolini

di Stefanie Golisch

Arriviamo in una calda mattina di fine agosto in questa cittadina di origine romana, incorniciata da un bellissimo paesaggio collinare.
Tutto tranquillo.
Predappio, a prima vista, sembra una città di provincia qualsiasi, lenta e noiosa, eppure, a suo modo, rivelerà una vivacità abissale.
Qui, il 29 luglio 1883 nacque Benito Mussolini e, a quanto pare, ancora oggi, la città vive all’ombra – o di luce riflessa – di questo avvenimento. Continua a leggere

Nel soffio della città (di Enrico De Lea)

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La città mi ha insegnato infinite paure /  una folla una strada mi han fatto tremare / un pensiero talvolta – spiato su un viso”.

Citare Pavese, come facevo un tempo,  credo fosse assolutamente improprio,  circa la mia esperienza della città, di una città in particolare. Eppure ci fu un tempo in cui credevo che quei versi rispecchiassero gli anni del mio arrivo.

L’avevo immaginata, dall’alto del Bastione del santo anacoreta (la piazza principale del paese dell’infanzia), come lo specchio luminoso dello Stretto, una Cariddi pacificata e quieta, illuminata da una vivacità gaudente e gentile. In effetti la città, la sua gente, tutto appariva confermare quella mia aspettativa;  eppure, i versi di Pavese imponevano un lato d’ombra alla luce in cui vivevamo,  o ne sorgevano irrimediabilmente; o, ancora, più verosimilmente, con quel “la città mi ha insegnato” ponevano al centro del mio sguardo la città e quanto essa avesse da dirmi. La città aveva tanto da dire a ciascuno di noi,  e la sua essenza vera era nel ciuscio che vi circolava, non in una comune brezza, ma in un continuo soffio, da organismo dotato di respiro vitale, dai due mari, dalle due terre, dalle colline e dalle erte, dai valloni e dai dirupi, dalle armacìe e dai sentieri, un soffio che la pervadeva tra le vie squadrate e larghe, figlie del lontano sisma, e che la  animava rinfrescando o sferzando i volti secondo la stagione.

L’avevo intravista, la città, superato il capo di Alì, Continua a leggere

MASSIMO NOVELLI, LA GRANDE ARMATA DEI DISPERSI E VISIONARI

Estratto da

Massimo Novelli, La grande armata dei dispersi e visionari – Vita dello scrittore Stefano Terra (Ediesse).

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Premessa:

Qualche critico lo riteneva uno dei maggiori narratori italiani del secondo Novecento. Lo scrittore napoletano Michele Prisco disse che tra i nostri romanzieri era «il più europeo». Vinse peraltro premi letterari prestigiosi, il Campiello e il Viareggio, pubblicando con Einaudi, Bocca, Mondadori, Bompiani, Robert Laffont, Guanda, Rizzoli, Editorial Laia e Scheiwiller, ed ebbe un largo seguito di lettori. Eppure dopo la morte, avvenuta nell’ottobre del 1986, Stefano Terra è stato dimenticato completamente, scontando un destino analogo a quello di altri letterati considerati fuori moda e senza mercato. I suoi libri non sono più stati ristampati, salvo che in un paio di casi, lodevolissimi, certo, ma per iniziativa di piccoli e poco distribuiti editori. Romanziere «conradiano», l’unico del genere in Italia insieme al veneziano Alberto Ongaro, e poeta, fu giornalista di valore per il Sempre Avanti!, il Corriere Lombardo, La Stampa, la Rai e l’Agenzia Ansa. Continua a leggere

Coscienze assuefatte e narrazioni distopiche

di Massimo Maugeri

Mitridate VI, re del Ponto dal 111 a.c., è ricordato anche per un aneddoto particolare. Pare, infatti, che temesse di essere avvelenato a causa di una cospirazione. Per difendersi chiese al medico di corte di preparagli degli antidoti. Questi cominciò a somministrargli piccole dosi di un miscuglio di veleni. Il tentativo di immunizzazione fu così efficace che, quando (sconfitto da Pompeo Magno) Mitridate decise di togliersi la vita (dopo aver invano tentato il suicidio col veleno) fu costretto a chiedere di essere pugnalato.
Da qui nasce il termine “mitridatizzazione”, o “mitridatismo”: per indicare – appunto – un processo di assuefazione determinato da un procedimento simile a quello descritto.
Ora… immaginiamo di essere continuamente bombardati da notizie di morti, di violenze, di scandali, di truffe nel settore pubblico e in quello privato. Immaginiamo che certe dichiarazioni “assurde”, o frasi che nascondono biechi ideologismi, o mode discutibili vengano ripetute ogni giorno senza soluzione di continuità. Immaginiamo di essere oggetto di continue menzogne spacciate per verità. Qual è uno dei principali rischi di siffatta situazione? Che la nostra attenzione, la nostra sensibilità, il nostro senso critico vengano risucchiati nel gorgo dell’assuefazione, generando un processo di mitridatizzazione delle coscienze. Continua a leggere

MARINO MAGLIANI, GIACOMO SARTORI: “ZOO A DUE”

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

da valentinamente.wordpress.com

da valentinamente.wordpress.com

Marino Magliani e  Giacomo Sartori sono gli autori di Zoo a due, raccolta di racconti edita da Perdisa Pop, che in realtà non è una semplice serie di storie brevi. È un percorso a più voci, un coro polifonico narrativo. Protagonisti, gli animali, tanti, diversi e spiazzanti.

Una struttura originale, con brevi – ma non brevissime, e soprattutto dense – pillole di Giacomo Sartori, seguite da due componimenti lunghi di Marino Magliani, legati tra loro per i personaggi e l’ambientazione (la Liguria).

Le storie di Sartori, invece, ruotano intorno a figure sempre differenti e si svolgono in luoghi indeterminati, nella miglior tradizione fabulistica, da Esopo e Fedro in poi. A volte scendono addirittura nell’infinitamente piccolo, con i “tormenti” di un organismo monocellulare, o comunque nel piccolo, con – tra le altre cose – le vicissitudini di una laboriosa formica, desiderosa di uscire dagli schemi. Ma troviamo anche un canarino preoccupato dalle conseguenze della sbadataggine dei suoi proprietari, o le vicende di una simpatica cagnetta alle prime esperienze d’amore. Sono pillole, appunto, sorprendenti per la capacità del narratore di calarci in un punto di vista “non umano”, sia pur “antropomorfizzato”. Continua a leggere

Kenneth White, “La strada blu” e “I signi selvatici”

di Giovanni Agnoloni

la strada bluI viaggi in Canada e in Giappone di Kenneth White, in questi due bei volumi di Amos Edizioni, La strada blu I cigni selvatici, ci pongono davanti a una scrittura che è la fedele traduzione narrativa dell’approccio geopoetico al mondo propugnato dall’autore scozzese (ma francese di adozione).

Convinto come sono, e in perfetto accordo con l’editore Michele Toniolo, che un libro non sia soltanto il “testo”, ma la persona che c’è dietro, trovo infatti che non sia solo il viaggiatore White a imbeversi osmoticamente delle atmosfere – in questo caso canadesi e giapponesi –, ma la sua stessa narrativa ad adeguarsi alla “forma dei luoghi”, comportandosi come l’acqua – tanto per citare una battuta di Sergio Rubini a Christopher Lambert nel Nirvana di Salvatores –, che fluisce attraverso quella singolare “realtà virtuale” (in quanto di volta in volta diversa dalle nostre aspettative) che è il mondo reale. Continua a leggere

“ALCUNE PAROLE PER ALICE”, DI MICHELE TONIOLO

di Sara Bonafè

da Il Galletto Canterino

copalcuneparoleperaliceÈ stato presentato recentemente al Caffè Letterario del Gallo di Scandicci (FI) il libro Alcune parole per Alice di Michele Toniolo (Galaad Edizioni), con la premessa del giovane scrittore e traduttore Giovanni Agnoloni.

Indubbiamente il tema trattato nel libro, anche se di poche pagine, è molto forte: la morte e il dolore ne formano infatti l’ossatura. Protagonisti che lo stesso scrittore caratterizza come infinito amore di un figlio per la propria madre. Sì, perché è senza dubbio il figlio che dà luogo, nel romanzo, a manifestazioni d’amore verso la madre, che a sua volta si carica dell’essenza del dolore.

“Romanzo” è la definizione che ci offre Toniolo, dopo alcune domande fatte dal pubblico, che invece si ostinava a definirlo “racconto”. È lo scrittore a intervenire e a spiegarci il motivo per cui l’opera va chiamata così. Come esempio, prende le parole di Elsa Morante, la quale – parafrasandola – dice: “Racconto, perché racconta la storia di un momento; romanzo, perché racconta la storia di un’intera vita”. E infatti di personaggi in queste righe ne abbiamo un buon numero. Continua a leggere

Don Ciotti: “In piazza con la Fiom per impedire che il diritto di tutti diventi il privilegio di pochi”

di don Luigi Ciotti

Caro Maurizio e cari amici della Fiom, anche se non fisicamente, il 18 maggio sappiatemi con voi con il cuore e l’impegno.
Già nel titolo, la manifestazione pronuncia la parola chiave per uscire da questo drammatico frangente: diritti.
Prima che economica, questa è infatti una crisi dei diritti, una crisi etica e culturale.
Culturale, perché ha corroso l’ideale che ha ispirato la formazione e lo sviluppo delle moderne democrazie: il riconoscimento del nostro essere diversi come persone e ugnali come cittadini. Continua a leggere

Shuntaro Tanikawa (Giappone, 1931) : Epitaph for a “poet’s tomb”

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Epitaph for a “poet’s tomb”

“I, infinite silence, will grant you words”

from : God Contemplates Man by Jules Supervielle

When I was born
I was nameless
like a water molecule
But right away I was fed vowels mouth-to-mouth
consonants tickled my ears
I was called and
pulled away from the cosmos

Oscillating the atmosphere
carved onto clay tablets
inscribed on bamboo
recorded on sand
words are onion skins
If I keep on peeling
I will not find the cosmos Continua a leggere

Caterina DAVINIO, “Il sofà sui binari”. Recensione di Narda Fattori.

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Caterina Davinio, Il sofà sui binari, Altrescritture, puntoacapo editrice.

                                    L’UNO E IL SUO DOPPIO

 Il romanzo è una scrittura lunga e sfaccettata; può essere di puro passatempo evasivo o, al contrario,  di riflessione filosofica; non serve a nulla qui elencare le forme in cui il genere si è espresso, credo che basti tornare a riprendere “i fondamentali”: un protagonista, altri personaggi, degli eventi, uno sviluppo temporale anche quando il tempo viene giocato fra analessi e prolessi, una situazione iniziale e una finale che può essere molto simile a quella iniziale: la serie degli eventi non è stata sufficiente a modificare una situazione insabbiata (si veda “Il deserto dei Tartari” di Buzzati). Non diversamente dalle opere umane di ingegno e creatività, molto si è studiato il romanzo, ma la consapevolezza culturale, la padronanza di strumenti conoscitivi, poco ci serve nell’analisi di questo “Sofà sui binari”, di Caterina Davinio, che, attraverso questa scrittura, si è cimentata con una riflessione impegnativa sull’identità e sull’unicità del singolo, sulla sua possibilità di smarrirsi e di ritrovarsi. Continua a leggere

La fatica di diventare madri, tra un maschio narciso e una legge contro la libera scelta

Intervista a Diana Alessandrini, autrice di “Ignoranti sentimentali”

di M.C.

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Esistono dei doveri sentimentali? E che ne è del loro corrispettivo, i diritti sentimentali? C’è tutta l’intima sofferenza che nasce nel cuore di chi si sente escluso dalla possibilità di amare, nel romanzo d’esordio di Diana Alessandrini (nella foto). Con Ignoranti sentimentali (Opposto Edizioni, pagg 230, euro 15), in arrivo a fine maggio in libreria, e che sarà presentato in anteprima alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, la giornalista di Radio Rai si misura con quelle che lei ritiene due tipologie speculari di ignoranza: una collettiva, legata alle norme della legge 40 sulla fecondazione assistita che proibisce l’inseminazione eterologa; l’altra privata, personale, legata alla figura maschile, sempre meno capace di una presenza, di una cura della relazione.
Diana Alessandrini, partiamo dalla trama del romanzo.
“La storia è quella della relazione tra la trentacinquenne Domiziana Alicanti e il cinquantenne Fabrizio Feliciani. Emotiva e in crisi esistenzial-coniugale, lei. Distaccato, impermeabile agli scatti di umore e con una vita vissuta nei libri, lui. Libri in cui Fabrizio trova la sua ragion d’essere, il suo habitat, il surrogato alle emozioni che non ha il coraggio di provare. Il terremoto rappresentato dall’ingresso di Domiziana nella sua vita, lo spinge a serrare le fila, a mettere in campo una tattica di difesa e respingimento, a cui alterna l’abbandono irresistibile tra le braccia di questa donna che riesce a toccare il suo cuore calloso. E proprio nella ricerca della giusta distanza, che fallisce nell’alternanza tra fusione e distacco, Fabrizio esercita il potere, sperimentando la vertigine del controllo sulla giovane donna, che a sua volta – proprio come nel rapporto tra vittima e carnefice – ne accetta il plagio”. Continua a leggere

ARMANDO SCARAMUCCI, PITTORE DELL’ACQUA E DEL FUOCO

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

ScaramucciHo avuto il piacere di conoscere Armando Scaramucci in occasione di una recente presentazione del mio romanzo Sentieri di notte a Lucca, presso l’Associazione “Cesare Viviani”, con relatore lo storico dell’arte Corrado Marsan, grande estimatore dell’artista toscano. Poiché avevo in precedenza ricevuto in dono uno spendido volume a cura dello stesso Professor Marsan (Scaramucci, Le Monografie della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Noicàttaro), con immagini dei suoi paesaggi – naturali e al tempo stesso interiori –, nel momento in cui ho incontrato il pittore mi è venuto spontaneo chiedergli di approfondire in un’intervista alcuni spunti che la visione delle immagini e la lettura dei commenti mi avevano trasmesso.

– I due temi fondamentali della tua pittura sono l’acqua e il fuoco. Perché questa specialissima passione per gli elementi della natura?

Sono convinto che la natura sia la gran maestra di tutti, specialmente quando si lavora con i colori; importante è saperli leggere e piegarli secondo le singole necessità. Mi piace dipingere l’acqua e il fuoco, sia per la loro forza intrinseca, sia per la loro bellezza e vitalità. Continua a leggere

La libezione, di Max Ponte

terra aria

Restituisco la mia raccolta di poesie, la restituisco agli elementi
un rito di liberazione materiale e telematica, la “libezione”

Ho deciso. Cosa ho deciso? Di liberarmi e liberare la mia raccolta di poesie, si intitola Eyeliner ed è stata pubblicata nel 2010 da Bastogi. Mi sono preoccupato di mantenere tutti i diritti della pubblicazione per poter fare delle mie poesie quello che cazzo volevo. È arrivato, è arrivato il momento. Continua a leggere

79. La tua parola

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da qui

Avevi predisposto una difesa coi fiocchi: come sempre, nei momenti in cui il pericolo ti assedia. L’armatura era pronta, oliata, lucidata: nessuno sarebbe riuscito a penetrarvi; avresti anticipato le mosse del nemico con un paio di battute nella messa – ormai conosci bene il tuo mestiere. Ma Lui ti ha detto no: chiedi la pace, la fiducia, non essere più in ansia; domanda a Maria che diventi, da oggi, la Regina del tuo cuore. Continua a leggere

“VOLEVAMO ESSERE STATUE”, DI PASQUALE VITAGLIANO

di Giovanni Agnoloni

vitaglianoHo avuto il piacere di intervistare Pasquale Vitagliano, autore di Volevamo essere statue, romanzo edito da Eumeswil per la collana “Voices”, diretta da Francesco Forlani. Si tratta di un’opera intrisa di memoria del Novecento e di tanta parte di quel “privato” che ne è fibra imprescindibile. Un bell’affresco di un’intera epoca, che partendo dallo spunto del bicentenario (nel 1989) della Rivoluzione Francese tratteggia le storie di un ragazzo e una ragazza pugliesi e di un loro nuovo amico bosniaco: sull’onda dell’entusiasmo e di una promessa da mantenere dopo vent’anni. Un quadro storico e umano che scorre in un flusso di pensieri in cui risulta difficile distinguere la dimensione personale da quella collettiva.

– Il tuo può essere considerato un romanzo storico, con precisi riferimenti alle vicende della seconda metà del Novecento. L’idea ti è nata da una passione personale, da ricordi o da cosa?

È stata una difficile prova letteraria. Ho scritto un romanzo perché avevo delle storie da raccontare e credo che queste possano aiutarci a comprendere, attraverso vite private, come è finito il Novecento. Se non avessi avuto queste vite per le mani, non mi sarei inoltrato nella scrittura di un romanzo. Vorrei continuare a scrivere buoni versi. Continua a leggere

CRISTINA BOVE PESCATRICE DI NEBBIA, di Augusto BENEMEGLIO

Cristina Bove1.Ofelia.

Ho promesso a Cristina che l’avrei letto questo suo libro, “ Mi hanno detto di Ofelia” edizioni smasher, 2012, e in effetti, ora che è primavera, l’ho letto e disletto, l’ho udito dentro di me, passar fuori, e lo riodo fuori  di me, passar con me come un fiume che scorre ai miei piedi. Ecco la bianca, l’Ofelia di Rimbaud che ondeggia  “sull’acqua calma e nera/dove dormono le stelle / come un gran giglio” E l’Ofelia dietro la finestra di De Andrè (“Mai nessuno le ha detto che è bella/ a soli ventidue anni / è già una vecchia zitella/La sua morte sarà molto romantica/trasformandosi in ora se ne andrà /per adesso cammina avanti e indietro/la via della Povertà), e infine l’Ofelia tragica di Virginia Woolf, perché  senza madre e senza modelli femminili, senza identità ( “la sua identità se ne è andata quando le forze maschili non hanno più diretto le sue azioni”), l’Ofelia che in fondo non è mai esistita come donna, ma solo come personaggio, archetipo maschile ( e maschilista) di donna a cui tutto è negato, in primis la libertà.   Continua a leggere

77. Questo istante

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da qui

Hai preparato, in questi giorni, cinque omelie che non servono più a niente. Avrebbero potuto dirlo prima, ma ormai sei abituato a certi scarti improvvisi, all’obbligo duro di ricominciare, col tempo che t’incalza, le forze che mancano, il contesto che diventa più difficile. Continua a leggere