Archivi categoria: Poesia

Paolo Ruffilli: Il poeta che risveglia la coscienza civile

di Luigia Sorrentino

“Si fa il possibile/ per questa gente”/ ti dicono di noi,/ “per farla stare meglio:/ da bere e da mangiare/ piu` che sufficiente,/ e sonno quanto basta,/ le loro messe, i libri,/ ore di svago e di riposo.”/ Ma e` un altro, il nostro,/ differente stato/ inerte e doloroso.

Con questi versi che introducono “Le stanze del cielo”Paolo Ruffilli conduce il lettore nel territorio di un’antichissima paura: l’ossessione della perdita della propria liberta`.

Un’esperienza “carceraria” totalizzante, estrema e drammatica attraversa lo sguardo del poeta: “Grate e cancelli da ogni/ parte, intorno, tetri cortili/ dalle altissime mura.” Uno spazio angoscioso e angosciante con il quale l’io entra in relazione svelando un mondo “interno” ed “esterno” dal quale il lettore sembra di non poter piu` uscire. Continua a leggere→

Natàlia Castaldi

Da Frammenti

Salsedine

Non temo il pianto
in un velo di ruvida salsedine
tra ciglia e cime annodate
d’un marinaio senza stelle.

Nelle vele rigonfie
d’una infruttuosa giornata di pesca
coltivo le parole
degli spasmi e delle spire
d’un polipo sbattuto
fresco di mare e nervatura caparbia
in un morso di vita.

continua a leggere

Intorno alla tua bocca

intorno alla tua bocca

a un certo punto

arrivano le mie mani

la mia lingua i tuoi capelli

e vedo gli occhi

che si aprono in grandi sorrisi

luminosi

e l’anima che danza intorno

alle narici,

tutto quello che c’è sulla tua faccia

andrebbe mostrato

ai poveri di spirito,

le tue labbra da mostrare

a chi esce dai cinema

o dalle chiese

e anche a chi sta a casa

mezzo addormentato sui divani,

la tua faccia in cui compare

qualcosa che solleva la terra verso il cielo

qualcosa che abbassa il cielo

verso la terra.

Una fitta alla testa

una fitta alla testa

è come ricevere una mail dalla morte.

una fitta al cuore è come ricevere

un sms dalla morte.

dovrei denunciarmi

per procurato allarme

oppure buttare la mia vita

nel bidone dell’immondizia

perché in verità non so più che farne.

Invito alla lettura: Hans Raimund

di
Roberto Nassi

Hans Raimund, Fuggiasco… ma con amore, a cura di Luisa Varesano, MobyDick, 2008.

Hans Raimund, classe 1945, è uomo di poche parole. Schivo, ma non ruvido, timido ma affatto timoroso.

Raffinata cultura cittadina e silvana schiettezza in raro equilibrio. Instabile, direbbe forse lui. Instabile ma tenace.

Lo sguardo, dietro gli occhialetti ellittici, è come in agguato, vivido, immobile, ma di un’immobilità che è il contrario dell’inerzia. Tu, entrato nel suo cerchio d’attenzione, fai fatica a coglierne i pensieri, a studiarne le impressioni, ma percepisci un’intensità di presenza, cogli le orecchie tese (canine più che feline) del suo interesse. Continua a leggere→

Donato Salzarulo, Monologhi per Rosa

Da Monologhi per Rosa

Due costellazioni ha la vita:
la salute e l’amore. Il resto
è inutile rumore.

I

Stamattina ho pianto tanto.
Mi sono svegliata verso le tre.
Ho passeggiato nel corridoio come
un fantasma. Prima mi piacevano
questi risvegli notturni, queste
attese e preparazioni all’alba.
Adesso, invece, preferisco le ore
serali. Ieri notte mi sono addormentata
verso le dieci e mezza. Ero stanca.
No, non mi affaticano le visite.
Anzi, mi fanno molto piacere.
Mi tengono su e non mi fanno pensare.
E’ quando sono sola che mi sento
affranta. Con la signora a fianco
abbiamo riempito la camera di lacrime. Continua a leggere→

Anna Lamberti-Bocconi ai Giovedì di Turro

Ebbene, dopo avere ospitato tanti poeti e prima di ospitarne ancora di più, è la mia volta ai Giovedì di Turro. La sala underground più tosta di Milano apre le porte a Madame Gatto Sciolto, insieme alle chitarre dei Noise from Underground. Mi presenta Francesca Genti. Più di così non posso dire. Vi aspettiamo.

 
Soffiarono gli dei la solitudine
fuori dal mare: vennero le sabbie
lunghe distese, crebbero le spiagge –
così gli inverni ebbero vertigine.

Se passi dove il mare si allontana,
l’alfa e l’omega ti vorrei lasciare;
vorrei che ti potessero bastare
inizio e fine di persona strana, Continua a leggere→

Marco Saya, Situazione temporanea

Mercoledì 18 febbraio alle ore 21, presso lo Spazio Tadini di via Jommelli 24, a Milano, Mauro Ferrari e Luigi Metropoli presentano Situazione temporanea (Puntoacapo editrice) di Marco Saya. Letture di Cristina Lauro e Marco Saya. Musiche di accompagnamento di Marco Saya (chitarra), Roberto Del Piano (basso), Upali Gunasekara (batteria). Continua a leggere→

Jolanda CATALANO – Poesie da: “Invincibili”

canova-venere-e-adone

Invincibili.
Così ci credevamo.
E siamo stati delusi,
massacrati dal nostro io confuso
tra sentieri di gioia e albe ingrate.
Così, così si defilarono i giorni
nell’attesa vana, irrisolta
di un bene estremo
per condurci altrove .
Ma era la fine,
il buio rappreso
di una stantia gloria
lievitata nell’anima
con radici di superbia
e inconcludenti fiori
già recisi .
Invincibili,
ci credevamo capaci
di risolvere enigmi
con segni,
geroglifici mobili al pensiero,
non decifrabili certo
in questa vita .

…………

Continua a leggere→

La poetica di Caterina

Caterina coltiva un bel giardino.
sarebbe molto bello, perlomeno,
se non fosse un giardino
condominiale, mal recintato,
se le talpe i condòmini i vicini
non fossero un’incivile
marmaglia multietnica.
Di notte veglia, scrive poesie.
Ne ha tante, ripartite in varie aiuole
ordinate e catalogate:
queste per Dio, queste per la mamma,
queste erotiche e queste invece no.
Queste contro la guerra e queste (ahi quante!)
per lui, per l’altro, insomma per l’amore.
Un tempo se ne vergognava,
le teneva per sé, le concimava
ogni giorno con il disprezzo
dell’ultimo suo amante.
Ora, chissà perché,
le va offrendo ai passanti
in mazzi di foglietti scompagnati
strappati a mille quaderni. Caterina
è una pazza, una prodiga mendìca
che squaderna il suo cuore di fanciulla
nell’indifferenza del mondo.
Nei giorni di pioggia, ai semafori,
con in mano quei fiori appassiti,
si china sul parabrezza
e ti guarda. E’ ancora una bambina.
Ha occhi scuri e supplici di cane,
tristi come l’inverno.

Antonio FIORI – Poesie da: “Trattare la resa”

fiori_solo102

 

 

 

 

Rina in giardino

Concerto di ronzii di calabroni
in tarda primavera nel giardino
– ricordo il sorriso e la postura
in quella sera sarda di profumi
di Rina dolce seduta al tavolino.
Non so se conoscesse i fiori
ed i misteri dell’arte del giardino
gli insetti strani o i bulbi bruni
– so solo che vendette gli anni
un giorno di nascosto
ad un bambino. Rina è così
rimane senza età, si guarda intorno
sempre un po’ svagata ed oggi è qui
nella fotografia che l’ha fissata.

Provette ed alambicchi anche noi usiamo,
genetisti autodidatti della parola
e ben sappiamo, irta di dubbi e fedi
la vita, nostra sostanza sola.

Nota: gli ultimi quattro versi costituiscono un testo autonomo, ‘Provette ed alambicchi’, della raccolta Sotto mentite spoglie( Manni, 2002)

Continua a leggere→

“Utopia” di Marco SCALABRINO

franco-tiralongo-ritorno-al-focolare2

Utopia

Na cumunità
chi travagghia duru
e campa e crisci in paci.

Un jardinu
di culuri e musica
in armunia cu la Natura.

Un munnu
di libiri e paraggi
senza odiu né frunteri.

Vaju puntannu l’isula
unni ammurraru li sonni
di la me picciuttanza:

voi fari vela cu mia?

Una comunità / che lavora duro / e vive e cresce in pace. /
Un giardino / di colori e musica / in armonia con la Natura. /
Un mondo / di uomini liberi e eguali / senza odio né frontiere. /
Vado puntando l’isola / dove si sono arenati i sogni / della mia gioventù: /
vuoi fare vela con me?

Francesca Genti ai Giovedì di Turro

Quale maggiore gioia dell’annunciare che il quarto incontro degli ormai mitici Giovedì di Turro sarà dedicato a Francesca Genti, fresca di stampa con il suo nuovissimo Poesie d’amore per ragazze kamikaze?
Già leggere le poesie di Francesca vuol dire fare un viaggio non da poco nell’universo delle stagioni più colorate; figuriamoci vederla e sentirla dal vivo in un reading. Continua a leggere→

Mariella Bettarini: a parole – in immagini

bettarini1

Di Padreterni ce n’è uno solo

 

Di Padreterni ce n’è uno

solo e io non sono neppure

il suo angelo custode

che scenda per tirarti fuori

dalla buca nella quale sei caduto,

ma solo uno semplicemente,

il cui potere più grande è quello

di non averne e la cui più autentica

allegria quella

di stare a guardare il mondo

e dirne qualcosa tra noi Continua a leggere→

Due poesie di Roberto Nassi

La finestra

Questo travaso d’azzurro
mi scoscende
nelle crepe che diramano dal cielo
dentro il vuoto di un dolore nascosto
in ogni uomo
sotto altri dolori e qualche felicità
un dolore ma forse una voce
perché se lo coltivo nel silenzio
sento crescere un’erba di parole
un dolore ma forse un amore
perché se abituo l’orecchio mi accorgo
che accoglie in sé una moltitudine fraterna
un dolore ma forse me stesso
che in quella moltitudine sono uno
un dolore ma forse un pertugio
nell’abbraccio tra parola e silenzio
dove i morti vanno e da dove ritornano
un dolore ma forse la vita
che è infiammazione sulla pelle del tempo.
Continua a leggere→