ecco la visione: il mondo
è steso dentro un’ambulanza
e noi giriamo con lui
e ogni tanto proviamo a rianimarlo.
non ci è concesso di gioire
stare stesi sotto la corrente viva
che senza sforzo ci trascina.
è come se la morte fosse diventata
l’aria naturale della vita
e noi premiamo su ogni cosa
come si preme il petto
a chi si è fermato il cuore.
eccolo, batte ancora,
ma poi si ferma, si ferma di nuovo
e ancora qui a premere
e mentre lui riparte
ci fermiamo noi.
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Marina Pizzi – Un inedito

*****
perno di soqquadro nomea del rantolo
notaio del coma, cecità.
invano cercando il numero civico.
se s’intovaglia lo spreco delle briciole
anche le lucciole perdono la luce
con le domande cremisi del cuore.
in te vivesti il simbolo del sangue
questa vestina illogica del verso
da qui al gendarme che ti dette carcere.
tutta sbilenca passeggia la lezione
di non capire zero né addendo.
[da L’inchino del predone, 2008]
10 poesie per 9 nodi – di Aldo Riboni

Aldo e io non ci conosciamo. Siamo stati nella stessa stanza, nelle stesse stanze, *insieme* un giorno a Firenze, a dicembre. Quanto era umida l’aria quel giorno, sembrava di respirare l’Arno. Ho camminato fino a Porta Romana e lì ho comprato dei tulipani. Incartati nel foglio di giornale se ne stavano un po’ miseri, ma poi la mia amica li ha sistemati in un vasetto che aveva proprio quel rosa e quel bianco e tutto è sembrato perfetto. Continua a leggere
Il tredicesimo invitato – di Fernanda ROMAGNOLI
Fernanda Romagnoli, Il tredicesimo invitato (1980) Libri Scheiwiller, 2003 (I ediz., Milano, Garzanti, 1980).
Testi
Ritratto
Certo che lo conosco:
sul libro, in frontespizio, bianco-e-nero
viso tutto concesso all’allegria,
che in un’ombra comincia a intimorirsi
del suo solstizio. Continua a leggere
Intervista a Valerio Magrelli
Cliccare sull’immagine per vedere l’intervista
di Luigia Sorrentino
16 gennaio 2009
Valerio Magrelli, nato a Roma nel 1957, è uno dei poeti più originali dell’ultima generazione. Fin dalla sua prima raccolta ‘Ora serrata retinae’, Magrelli si manifesta come una delle voci più raffinate della poesia italiana contemporanea. Partendo dalla ricerca della visione esatta – ‘dal confine della percezione’ – ma anche dalla visione deformata e deformante della realtà, il poeta raggiunge l’umoralità, l’ironia, che, anche nel vivere quotidiano, accende la riflessione filosofica, politica e civile. Magrelli, che insegna letteratura francese all’Università di Pisa, lo abbiamo incontrato a Fabriano, in occasione della prima edizione di Poiesis, il Festival di poesia curato da Francesca Merloni. ‘Nature e venature’, la sua seconda raccolta di versi, ha vinto il Premio Viareggio 1987. Continua a leggere
Mare nero di Mark Strand
Mark Strand, nato nel 1934 a Summerside nell’isola Prince Edward (Canada), è poeta, docente e traduttore. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il MacArthur Fellowship nel 1987 e il Pulitzer Prize for Poetry nel 1999. La sua scrittura un modello di understatement poetico, Strand è spesso in Italia ed è molto noto e amato.
Questa lirica, pubblicata nella raccolta Man and Camel (2006), p. 25, è apparsa in italiano nel numero 34 di Nuovi Argomenti e nella traduzione della raccolta curata da Damiano Abeni (Uomo e cammello, Mondadori 2007).
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(prova delle madri)

(Casalvecchio Siculo -ME – Chiesa di Sant’Onofrio, “Sacra Famiglia” di anonimo, 1618)
***
Io v’accompagno, madri, in Efeso.
Celebro mormorante da un’altura
di convegno d’ignote creature alate
nel turgore di petrose minne,
perforazioni del presente
schianto nel sonno inavvertito, voi
madri della certezza e del libro
sotto gli angeli barocchi,
madri della pazienza e della perdita
della memoria nel passo quotidiano,
madri dei figli, madri dai tanti figli
senza vostri figli, madri degli uomini
sotto lo stesso lenzuolo,
madri del racconto ripetuto e della predica,
madri nel giusto alzate, una preghiera
che da sola echeggia… Continua a leggere
In me nulla si spegne
Jack Spicer [1925 – 1965]

[Traduzione di Lisa Sammarco.]
Sporting Life
The trouble with comparing a poet with a radio is that radios don’t develop scar-tissue. The tubes burn out, or with a transistor, which most souls are, the battery or diagram burns out replaceable or not replaceable, but not like that punchdrunk fighter in the bar. The poet
Takes too many messages. The right to the ear that floored him in New Jersey. The right to say that he stood six rounds with a champion.
Then they sell beer or go on sporting commissions, or, if the scar tissue is too heavy, demonstrate in a bar where the invisible champions might not have hit him. Too many of them.
The poet is a radio. The poet is a liar. The poet is a counterpunching radio.
And those messages (God would not damn them) do not even know they are champions. Continua a leggere
Per Gaza

Il rosso e la neve
Nello splendore del supplizio*
di Adam Vaccaro
Qui è ormai tutto bianco
come una perfetta notte
di Natale mentre una fitta
si conficca nel costato
di questa impotenza
che può solo pensare
al rosso che cola
tra i muri massacrati
di Gaza Continua a leggere
Poesie inedite di Michele ORTORE

(Ellen Burgin, Marking time)
E il motivo
E’ nella rigidità flessibile
della foglia di eucalipto,
è nella pesca a strascico del vento
sui rami
IMPRONTE SULL’ACQUA di Francesco Marotta. Note di lettura di Ivan Fedeli e Luigi Metropoli

[Pubblico qui la prefazione di Ivan Fedeli e la postfazione di Luigi Metropoli a Impronte sull’acqua (Sasso Marconi, Le voci della Luna, 2008) di Francesco Marotta, nonché una mia selezione di poesie. Inoltre qui potete leggere altre poesie della raccolta selezionate da Giorgio Morale insieme a un altro testo critico di Luigi Metropoli. f.s.]
Ivan Fedeli, Non sottrarsi al dolore: un sofferto umanesimo, prefazione a Impronte sull’acqua, prefazione a Impronte sull’acqua.
Francesco Marotta. Di professione fabbro, levigatore, cesellatore. Se la poesia è magma, materia da plasmare e – proprio per questo – in continuo divenire, nessuno più di Marotta dimostra da tempo di affinare gli strumenti necessari a forgiarla, renderla evoluzione, fabbrica di senso.
Impronte sull’acqua conferma questa ricerca più che ventennale: ricerca seria, inappagata, fuori dai riflettori della facile comunicazione e necessariamente dotata di forza etica, energia primordiale.
Pasquale VITAGLIANO. “Trittico”
OCCIDENTE I
Non c’è più il Jazz !
Tornano le velette e i redingote,
Infilzate sulle baionette:
Vecchie arie decadenti
Di operette belle époque
Strozzate
(Ormai non più)
Dalle marce militari.
E’ tornata la Serbia ! Continua a leggere
Da: La distrazione – di Andrea Inglese

Nella la collana “Arte poetica” di Luca Sossella è uscito La distrazione di Andrea Inglese.
Da La distrazione (Sossella, 2008).
di Andrea Inglese
A Maria Vittoria
La bontà di cui tu parli all’improvviso
e che qui giunge nuova, e sorprende,
ma pur sempre va catalogata,
è un vocabolo, dorme in modo strano
nei dizionari. Quella bontà
è forse il nostro sforzo
di capire il poco
che siamo, di capire la fase
più accesa, rinnovata,
della nostra demenza,
quando il mondo ancora una volta
si rivela lontano,
così remoto che il nostro agitarsi
al suo centro, è solo un’impercettibile
crepa nel legno, una piega dell’acqua. Continua a leggere
Lucia PINTO. Poesie
D’altro canto
Pure le nuvole hanno le lune in petto
e bocche appese come cristo ai muri
per tutte quelle volte che si stendono alle foglie
per tutti i gusci che s’ammalano di neve
Pure le nuvole hanno le lune in petto
e tralci tesi a trappole di tuono
semi cremisi
fionde di galaverna
dalla chimera livida del vuoto
E baci profilati
doppio taglio
bislunghi sulla notte
che allaccia il giorno al giorno
Continua a leggere
Viola Amarelli – Note su “A ogni cosa il suo nome” di Francesco Tomada

Viola Amarelli – Note su A ogni cosa il suo nome di Francesco Tomada
“Le Voci della Luna” confermano una attenta linea editoriale pubblicando “A ogni cosa il suo nome”, secondo libro di Francesco Tomada, autori tra i più interessanti degli ultimi anni.
I testi di questa raccolta palesano, con una accresciuta consapevolezza, ragioni e spazi della scrittura di Tomada già presenti nel precedente, felice esordio de “L’infanzia vista da qui”. Continua a leggere
«Un’arte», poesia di Elizabeth Bishop
Tra le tante segnalazioni di natura letteraria che circolano su Facebook mi capita a volte di imbattermi in autentiche chicche che rappresentano per me una vera e propria epifanìa.
È il caso di questa poesia, magistralmente tradotta da Marilena Renda. L’autrice è Elizabeth Bishop, poetessa entrata da tempo nel novero dei grandi.
La pubblico qui perché non credo esista luogo più adatto per apprezzarne l’intensità e il canto potente che i suoi versi sprigionano.
Ringrazio ancora una volta Marilena Renda per l’elegante traduzione.
L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura. Continua a leggere
Tre poesie nella bottiglia
di Alberto Accorsi
Noi che
La città ce la portiamo appresso
fatta di cellulari e di computers
come una roulotte con tanto di cesso
Noi che ci sentiamo a casa nostra in ogni luogo
in aereo in treno in ascensore purché ci sia il logo
« C’est la Mort qui console, et qui fait vivre;
C’est le but de la vie, et c’est le seul espoir
Qui, comme un elixir, nous monte e nous enivre
Et nous donne le coeur de marcher jusqu’au soir;»
Perché poveri pur sempre siamo
con poche cose, una borsa, due chiavi, un manico
d’ombrello
nella mano. Continua a leggere
AMBIENTE. Vicino alle nubi sulla montagna crollata.
Luca Ariano (inedito)
Un lungo viale di tigli accanto al Naviglio
-quando il Paesone non era un dormitorio-
profumava la primavera mentre passavi davanti la finestra
in attesa d’un cenno;
oggi solo una balaustra di metallo e odore di fogna,
d’hinterland e la Metropoli a due passi.
Sbocciano le torri dell’Innominato in quartieri
di plastica dove macchie verdi si seccano di calce:
si scavano resti di civiltà, una foto e poi ricoprire
di parcheggi e appartamenti vuoti.
Il professor Emilio prenderà una camera
in affitto “buongiorno
e buonasera” nel cigolio d’orgasmi a ore.
Se vai dall’architetto con le tre buste
e pesca quella giusta vinci il tuo appalto e lui ingrassa
sgasando il suo jeeppone e sbattendo sorrisi di vetro.
In quella piazza fanno il loro gioco:
abbassi gli occhi ma una stretta di mano non si nega
tu che cerchi un posto più forte del tuo verso.
I muratori pranzavano sulla rotonda all’ultimo sole
sognando una lampada
da tronista e ora il freddo un cicchino di Gazza.
-E’ arrivata la nebbia nei Borghi- dicevano
che non c’era più e non sai che regali fare per Natale,
come al povero Andrea che suo padre ogni anno
regala un cofanetto nuovo di Rino Gaetano.
UNITA’ DI LUOGO, di Carlos Vitale
(Testi di Carlos Vitale, tradotti dallo spagnolo da Marino Magliani)
I
Nozioni di realtà
Occorrono troppe vite per farne una.
Eugenio Montale
Il cacciatore si apposta
Misura tempo e distanza
Il bersaglio succede alla morte
ed è la morte Continua a leggere



