Archivi categoria: Racconti

IL COMPLEANNO DELLA NONNA.

La Nonna compiva gli anni. Non pochi, visto che si era ormai giunti all’ottantasettesimo genetliaco. Come sempre, da quando si era intrufolata nella categoria degli ottuagenari, aveva radunato i nipoti davanti ad una gran torta, e non solo. Era un giorno speciale, quello, in cui amava rimanere a tu per tu con la discendenza più giovane, saltando una generazione. Rifuggiva perfino dagli auguri di sorelle e fratelli, ben dieci, tutti viventi e in buona salute. Quel giorno era consacrato ai figli dei figli, il sangue del suo sangue. Nove fra giovanissimi e un po’ meno freschi ragazzi; diciamo dai diciotto ai quarant’anni. I quali non riuscivano mai a sottrarsi all’imperioso invito. Forse nemmeno lo volevano. Continua a leggere→

Il giorno del Giudizio

Forse sei già morto. Forse no. In fondo, si muore solo per scelta. Ma non stare a far domande: non servirebbero a niente. Piuttosto, non c’è qualcosa che dovresti aspettarti, se fossi morto? Non dovrebbe succedere qualcosa come il Giudizio Universale? Sai, il Giudizio si fa alla fine dei secoli. Ma ogni volta che un essere vivente esce dalla canna dell’imbuto, quella è la fine dei secoli, e non solo per lui ma per tutti. Dall’altra parte dell’imbuto il tempo non esiste. L’eternità è sempre lì.
Per quanto strano possa sembrare, il Giudizio è una faccenda priva di complicazioni. La Valle di Giosafat è un canyon come tanti altri, sassoso e sabbioso. Secondo un rabbi vissuto a Bisanzio nel V secolo, nel mondo antipode la valle di Giosafat si chiama Uadi el Boèb. Il rabbi la descrive come un imbuto ed è probabile che si tratti di una specie di anfiteatro naturale, un po’ come la valle di Häuser. Dice il rabbi che laggiù fa un caldo micidiale e gli scorpioni sono costretti a nascondersi sotto i sassi. Continua a leggere→

Oroscopi e orologi

La bottega all’angolo di Judenplatz non aveva insegna. Vista dalla strada, faceva pensare all’antro di un alchimista o a un laboratorio di anatomia: il buio al di là della vetrina era una notte dai confini incerti dove una lampada schermata pulsava come una stella bassa sull’orizzonte. Ma tenendo gli occhi fissi e abituandoli all’oscurità si riusciva a distinguere la sagoma di un uomo curvo sul banco, dove giacevano i meccanismi di orologi sventrati. Continua a leggere→

RITORNO A PORTO BADISCO

Il mare è così simile a un lago, così calmo, così piatto. E al contempo è così profondamente diverso dal lago. Il movimento è impercettibile, ma c’è, è incessante, inarrestabile, e lo rende vivo.
Entro con i piedi nell’acqua. È fresca. Quasi fredda. È ancora l’acqua di maggio. Il sole invece è quello dell’estate piena. Caldissimo. Continua a leggere→

Il “bouquiniste”

di Francesco Forlani

bouquiniste

bouquiniste

Durante la passeggiata Elisabeth ed io non abbiamo scambiato una parola. O almeno. Ci abbiamo solo provato perché come i miei amici sanno, parlo molto, parlo troppo. E scrivo poco. Il motivo dell’appuntamento era d’altra parte il seguente: come fare per rendere ai compagni di penna un’opera
autentica. Non una raccolta di novelle pubblicate qua e là in riviste improbabili, tra Francia e Italia. No, no, ma un vero romanzo di quattrocento pagine e passa con lo scrittore in persona che in più dichiara in un’intervista: “ho eliminato molti passaggi, in tutto qualche centinaio di pagine.” Un unico libro che fosse l’equivalente di quanto abbia mai potuto scrivere, e pubblicare, tesi universitaria e lettere d’amore o d’addio incluse. Certo non è la quantità che conta, dicono. Ma la qualità, penso. Ed è per questo che oggi ho passeggiato con Elisabeth. I lungo Senna per i parigini sono come le rive del Gange. Talvolta mi ci devo immergere per conquistare quell’universo misterioso e inafferrabile che è la lingua francese. La lingua, ma non solo quella, è un’intera cultura che si nasconde fra i chiaroscuri di una pellicola che si srotola alla stessa velocità dei bato’ musce. Continua a leggere→

Faccia gialla – di Antonio SCAVONE

Antonio Scavone – Faccia gialla

     Il lavoro è stato finito come volevano: sono entrato nello studio dell’avvocato Arcangelo Di Stefano, mi sono seduto davanti a lui, ho atteso che si accendesse la sigaretta, che mi chiedesse cosa avrebbe potuto fare per me e poi gli ho sparato: un solo colpo, alla gola, come mi era stato ordinato. L’avvocato è rimasto bloccato e sorpreso: si aspettava di essere eliminato ma non che la sua fine fosse stata decisa così presto. Ho lasciato passare qualche minuto, per controllare la situazione, ho riposto la pistola nella cintura dei pantaloni e poi sono uscito dallo studio. Sono entrato nell’ascensore e mi sono messo a leggere il cartello della manutenzione ma, con la coda dell’occhio, ho visto muoversi qualcosa alle mie spalle, dalla porta di un appartamento: una sagoma, una faccia. Non mi sono girato, ho cercato di guardare quella sagoma o quella faccia riflessa nei vetri della cabina dell’ascensore ma è durato un attimo: quella faccia si è sciolta nella penombra, come una nuvola di fumo. Continua a leggere→

Aria fresca

di Roberto Plevano

Le cose che si ricordano… le sigarette di Renato, il suo panino… Aveva preso a fumare tardi, e – accidenti a lui – un po’ di quel gusto acquisito me lo aveva attaccato. Così capitava, spesso al termine di una mattina di lavoro, quattro ore filate senza pause né soste. Mi appartavo su una panchina di fronte a una chiesetta in centro, all’ombra delle piante, dove non passa molta gente. La mia piccola solitudine. Renato era ancora in America allora. Continua a leggere→

Il villaggio

di Giovanni Agnoloni

L’aria era satura di minestrone. Arrivava a fiotti dalla cucina, che era aperta in direzione del campo. Le felci ondeggiavano stancamente, e ormai erano quasi le otto. Pedro e Alonso lavoravano chini sui carciofi, sfruttando la luce che ancora indugiava nel cielo. La sagoma scabra del Montserrat si ergeva placida sul fianco della montagna, e c’erano degli uccelli notturni che già cominciavano ad aggirarsi per quel tratto di spazio. Continua a leggere→

Bambini paglia sole

di Emanuele Kraushaar

Le cose stanno così: non sono mai stato bambino.
E quegli esseri piccoli e piagnucolosi mi terrorizzano. Per mia fortuna lavoro da casa e i posti che frequento non prevedono la presenza di bambini: cinema d’essai e discoteche.
L’unico rischio è Villa Pamphili. La parte dove vado è abbastanza sicura, perché è quella di chi, come me, va a correre. Ma ogni tanto sbuca dal nulla qualche mamma col passeggino.
L’altro giorno ho deciso di sfidare la paura. Mi sono fermato e messo a guardare uno dei passeggini. Non c’era nessuno dentro, ma un mucchietto di paglia che il sole accecante avrebbe potuto accendere. Ho alzato gli occhi verso la madre. Aveva paglia al posto dei capelli e un sorriso senza bocca.
Per la prima volta, dopo tanto tempo, mi è venuta in mente mia madre. Anche lei era così e anche la mia infanzia infatti è bruciata come paglia al sole.

Vistocogliocchi

di Giorgio Morale

“Prego, il biglietto”.
Una pattuglia di controllori e vigili con manganelli e pistole sale sulla filovia. Porte e finestre vengono bloccate.
A chi non ha il biglietto chiedono:
“Documenti”.
Alcuni stranieri non hanno i documenti e vengono fatti scendere e salire in un pullman che aspetta in piazza, con grate di ferro alle finestre.
“È finita la pacchia” dice un passeggero. “L’Italia non è più il paese delle meraviglie”.
“Fanno bene” dice una signora “se no cercano di scappare… Così è sicuro che arrivano a destinazione”.
Alcune persone sui marciapiedi applaudono. (Milano, nei pressi di piazzale Lodi) Continua a leggere→

“Il sentiero” di Villa Dominica BALBINOT


Il sentiero – o per essere più esatti la strada sterrata che dalle ultime propaggini della frazione si snodava polverosa tra campi non tutti coltivati verso la vecchia strada non più ricostituita dopo la frana – era ondulato e a saliscendi, e sulla destra presentava panorami contornati d’azzurrino, pendii declinanti e, in alcuni punti, quasi scoscesi. Continua a leggere→

Un racconto inedito di Antonio SCAVONE


(Emilio Merlina, Secret love, 2006)

Antonio Scavone – 200 misti

     Camilla Landriscina, Geppi Cassitto, Fulvio Rodimonti, Clara Gatto, Maria Bove, Espedito Arcovelino, Cosimo Lupoli, Franca la cassiera, Ettore il barista… nessuno, nessuno di noi si è accorto di quello che era già successo di là, nell’altra sala, dove di solito si gioca a carte. Ci eravamo tutti riuniti nella sala grande, quella del televisore, per seguire in diretta la finale dei duecento metri di Massimiliano Rosolino ai campionati mondiali di nuoto. Ed eravamo eccitati, ovviamente, perché, chi più chi meno, conosciamo Rosolino si può dire da bambino e siamo molto orgogliosi quando un socio del Circolo, sia pure transfuga come Massimiliano, si fa onore, soprattutto all’estero. Non avremmo potuto, non avremmo mai potuto staccarci dalla cronaca della finale dei duecento misti per attaccarci ad un’altra finale, quella che si era consumata nello stesso tempo nella sala delle carte. Continua a leggere→

Fabrizio CENTOFANTI “Guida pratica all’eternità”


Vulcani

Turi era un ragazzo esile, ma con un sacco di idee. Nella vita avrebbe fatto qualcosa di grande, come l’Etna, che torreggiava sulle strade del suo paesone. La montagna lo ispirava: si sentiva nelle viscere la stessa potenza, che poteva fare di lui un uomo fortunato, uno di quei ricchi con il Rolex d’oro che aveva visto nelle pagine dei giornali per femmine letti e riletti dalla madre e la sorella. Continua a leggere→

Marja

Sorrise e apparve bella, sorprendente, più denti d’oro che bianchi. Mi avesse chiesto dei soldi, avrei potuto scherzare: “Sei ricca in bocca”. Invece io attraversavo il viale, mentre lei ai rossi prima questuava agli automobilisti, poi li mandava affanculo quando le macchine ripartivano.
Cosa le passò in mente? Si figurò un riconoscimento: sbagliando, come due chiodi nel muro fissò gli occhi sulla mia faccia, e dal cipiglio incazzoso della questua venne fuori quell’ampio sorriso da arte dei metalli.
Era una zingaraccia sui trent’anni, scura, che mi disse “Ciao” di slancio in mezzo alle macchine; subito, però, pronta a ricadere anche con me nella solfa lamentosa dell’elemosina. Ma io in contropiede giocai al rilancio, “Ehi, ti ricordi di me?!”, “Sì”. Non era vero niente, gli zingari volano facilmente sulle loro bugie, non gliene frega. Con gli occhi neri, uno spettinamento e una sciatteria generali, nel fantasioso entusiasmo di quell’amicizia inventata lì per lì, provava a chiedermi qualcosa per mangiare, per i bambini, ma non le veniva neanche bene. Continua a leggere→

Renato, io e Roberto Baggio

di Roberto Plevano

Scese il silenzio sul nostro tavolino e sulla piazza. Renato sedeva tranquillo dopo aver parlato, e continuava a giocherellare con un bicchiere.

Nel silenzio pensai a quell’intersecarsi dei piani di volontà malate, al produrre, al porre in essere stati aberranti di realtà. Si chiama storia. Tra un colpo di grazia e l’altro, abbiamo avuto qualche colpo di fortuna.

Mi alzai, gli battei la mano sulle spalle, la tenni lì per qualche secondo. Non credo assolutamente che un rigo o un chilometro di poesia serva a qualcosa. E tuttavia: «Nada se edifica sobre la piedra, todo sobre la arena», gli sussurrai, da buon testimone di un crollo.

«Tu… tu sai trovare le parole, eh? ‘Niente si costruisce sulla roccia, tutto sulla sabbia’. Insegnano così adesso all’Istituto per Geometri?». Continua a leggere→

La bellezza di un qualunque giorno di primavera

fenicotteri rosa

Hai voglia a dire che i gospel sono una roba buona solo
sotto Natale. Certo non è la stessa cosa che indossare,
per sfizio, un loden a giugno. Ma a me usare le cose fuori
dal loro contesto è sempre piaciuto.
Un loden è un loden è un loden, recitava qualche poesia.
E a me sentire le voci, intonate, e organizzate di neri che
si mettono d’accordo per incidere i loro canti, fa niente
se in una chiesa, in un garage o dentro un’ovattata sala
di registrazione, piace molto ! Continua a leggere→

Alla cortese attenzione…

Lugano, 19 maggio 2003
Spett. Panfilo Castaldi Edizioni
alla c.a. del Direttore Editoriale

Gentile Direttore,
non Le nascondo che la Sua cortese richiesta di un curriculum vitae mi ha sconcertato. Sulle prime, in un accesso di euforia, ho pensato che intendesse la presentazione da stampare sul risvolto di copertina. Invece Lei mi chiede un riassunto, una scaletta. E ne ha tutte le ragioni. Non sono stato io a presentarmi dichiarando che: “La mia vita è praticamente un romanzo” ?
Ebbene: la storia della mia vita, gentile Direttore, eccola qua. Continua a leggere→

Forestieri


Molto tempo fa un turista prese alloggio in un paesino della costa, a poche centinaia di metri da una spiaggia straordinariamente bella, con sabbia finissima e acqua turchese. Pagava in anticipo, il turista, giorno per giorno, avendo preferito non mettere limiti alla sua permanenza. Ogni mattina si recava in spiaggia indossando abiti leggeri e colorati, tra i sorrisi dei paesani che vestivano tutti, più o meno, con le stesse cose scure. Continua a leggere→

L’ora del caldo

di Giorgio Morale

Dormito otto ore di fila. Paolo si sveglia con la gola secca: muto, sporco, catarroso. I suoi compagni di scompartimento dormono, muti anche loro.

Paolo quasi rimpiange quei treni degli emigranti dove si mescolavano risa e pianti, odori di cacio e di sudore, la radio ad alto volume e le spiegazioni a non finire, le cortesie e i litigi, i canti e il vino, che gli scossoni facevano schizzare sui vestiti.

Paolo ricorda: un’estate, un viaggio sempre guardando dal finestrino, il vento in faccia, l’aria tutta gelsomini, la luna che seguiva il treno. Lui parlava coi suoi amici e i ferrovieri parlavano con tutti. Continua a leggere→