
Il bene è Cristo: solo Lui ama un’anima come fosse l’unica al mondo. È questo che ci salva. Solo l’amore ha la meglio sul nulla.
Intervista a Raffaele La Capria (2015) [Interzona]
La parola ai poeti. Marco Scalabrino
Della Sicilia, della poesia e un po’ di me
di Marco Scalabrino
Sti silenzi, sta virdura,
Sti muntagni, sti vallati,
L’à criatu la Natura
Pri li cori nnamurati.
Lu sussurru di li frunni,
Di lu ciumi lu lamentu,
L’aria, l’ecu chi rispunni,
Tuttu spira sentimentu.
Dda farfalla accussì vaga,
Lu muggitu di li tori,
L’innuccenza chi vi appaga,
Tutti pàrranu a lu cori.
Stu frischettu nsinuanti
Chiudi un gruppu di piaciri,
Accarizza l’alma amanti
E ci arrobba li suspiri. Continua a leggere
Le maiuscole
20 righe (per niente) facili di Pasquale Vitagliano

La poesia di Silvia Rosa in questa sua ultima raccolta Tutta le terra che ci resta (Vydia Editore, 2022) mi ha condotto nel giorno dopo di una qualche catastrofe, personale o storica. Pioggia, colori grigi, superfici intangibili, questi elementi fissano un universo nel quale ti devi toccare per saperti vivo, ti devi nominare che riconoscerti ancora umano. Esploriamo un blade runner poetico inatteso e ammaliante. Anche il linguaggio sembra aver superato i limiti di ogni prosodia, i confini di un qualsiasi canone. Non siamo nella trans-avanguardia ma al punto zero della poesia. E la cosa mi piace molto. La parola poetica è uno strumento di conoscenza e un sistema di decifrazione della inaudita realtà che, ad un certo punto, ci siamo trovati a vivere. Credo, magari inconsciamente, questo è il senso della precisione terminologica e l’effettività semantica che ricolloca il linguaggio poetico tra le scienze ovvero (ri)scopre il senso poetico delle formule e dei sistemi scientifici. In un mondo senza qualità, finiamo per dipendere anche noi dal comportamento delle isoterme e delle isòtere. Come scrive Elio Grasso nella prefazione, questa poesia è “una sorta di resistenza dove l’io manca, ma non per difetto di figura e dialogo, ma perché se l’autrice strenuamente vuole opporsi all’involucro trasparente e impenetrabile, a tenuta stagna (Calasso) in cui siamo avvolti.”
La tua nudità: il rumore quando spezzo una mela a metà
Chi era questo poeta che a sei anni perse la madre e poco dopo anche il padre? Bill Knott (1940-2014) cresce in un orfanotrofio. Uscito da lì, appena maggiorenne, lavora nella fattoria di uno zio, poi presta servizio militare. Scrive per sopravvivere e sopravvive scrivendo. Vuole essere riconosciuto e ha paura di apparire in pubblico. È diverso dagli altri: non per scelta, ma per natura. Vive solo in stanze che non si puliscono mai e dove nessuna donna metterebbe piede. Forse non vuole vivere così, ma non può vivere diversamente. Le sue poesie migliori hanno dell’atrocemente vero. Certo, bisogna avere la pazienza di cercarle: perché nel suo archivio online Bill Knott pubblicava tutto quello che scriveva. Volevo essere amato. Indistintamente. Per ogni verso, bello o brutto che fosse. Continua a leggere
Ciò che salva
Frammenti di Cinema # 65

A chi può interessare un film nel quale il regista racconta sé stesso? A pochi, se l’opera si rivelasse un prodotto narcisistico. Eppure, talvolta, abbiamo avuto dei capolavori. È il caso di 8½ (1963) in cui Federico Fellini mette in scena il proprio doppio per realizzare una grande opera sul processo creativo; ma, allo stesso tempo, una memorabile testimonianza di un’epoca e di una comunità. Pretendere queste vette da parte dello spettatore può essere eccessivo. Tuttavia, davvero, si può essere delusi di fronte a risultati inattesi per le aspettative di partenza. È accaduto con Gabriele Salvatores e Il ritorno di Casanova (2023). Più che autoreferenziale, è infantile. Il doppio del regista è un regista in crisi. Tutto il film è tautologico. Ogni domanda che pone contiene già la risposta. Di chi si innamora? Di una donna molto più giovane? Cosa lo ha attratto? Il ritorno alla natura, lei fa la contadina. Suggestiva è la messa-in-abisso della storia delle riprese di un film ispirato al libro Il ritorno di Casanova di Arthur Schnitzler (Da un suo alto libro, Doppio sogno, Stanley Kubrick trasse Eyes Wide Shut). Ma ci troviamo di nuovo di fronte ad un canone troppo scoperto: la vita vera è in bianco e nero, il cinema (il film su Casanova) è a colori: la finzione è più divertente della realtà.
Così
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa 48
La risposta
Incontri XIII
Sulla superficie delle cose
di Wallace Stevens (USA, 1879-1955)
I
Nella mia stanza il mondo è aldilà della mia comprensione;
Ma quando cammino vedo che è fatto di tre o quattro
colline e una nuvola.
II
Dal mio balcone, vedo l’aria gialla,
Mentre leggo dove ho scritto
“La primavera è una bella donna che si spoglia.”
III
L’albero d’oro è blu.
Il cantante ha tirato il mantello sulla testa.
La luna sta nelle pieghe del mantello.
ORA
di Ernst Meister (Germania,1911-1979)
Ora.
Ora è tanto tempo fa.
Ora:
settembre ?
pomeriggio.
Odore
di calde ceneri.
Così come fossi io stesso,
bruciato oggi,
le ceneri.
Sono qui?
Non sono io?
Rotondo come un piatto
e pesante di mele,
di pere,
è la luce.
Sono.
Sono qui con i fiori.
Ciglia dei soli,
noccioli
nel cerchio delle pupille:
occhi,
così vicini ai miei occhi.
Non ci sono più?
Il giorno dell’uomo:
nel buio di bronzo
un fulmine.
Ora:
un pomeriggio
di settembre.
ORA
è tanto tempo fa. Continua a leggere
Essere è ringraziare. La rivoluzione eucaristica
Dalla Grecia antica, le analisi della condizione umana si succedono a ritmo incalzante, per cui è difficile formarsi un quadro coerente dei labirinti del pensiero, distribuiti in tutti i mari dell’essere, a molteplici livelli di profondità, dopo aver lambito ogni tipo di costa. A fronte di un così inesauribile scavo, non sembra affatto raggiunta una chiarezza universale, anzi, la percezione più comune è quella di un disorientamento, di una mancanza crescente di punti di riferimento, di un venir meno di fondamenti visibili o invisibili, parafrasando il titolo della raccolta poetica di Luzi. Continua a leggere
La poesia dell’isola di Wight. Gian Nissola intervista Guido Michelone
Professor Michelone innanzitutto come nasce questo libro?
Me l’ha chiesto (l’editore), constatando (ma lo sapevo anch’io) che su Wight, in Italia, non era mai stato scritto né pubblicato niente, a differenza di Woodstock! Ho accettato la sfida con grande piacere perché io, personalmente, non ho mai dimenticato la storia di Wight, che non fu un unico festival ma, in origine, tre edizioni storiche consecutive 1968-1969-1970, per essere poi ripreso ininterrottamente dal 2002 sino a oggi. Il 18 giugno 2023 è terminata la nuova edizione. Continua a leggere
Domenico Pelini legge Walt Whitman. 3
Si comincia
Charles Bukowski, Notte imbecille

notte imbecille,
cavatappi come una nera chitarra,
la giornata stava vomitando l’inferno,
e tu ora vieni
scivolando giù dai tubi di scarico
svuotando la tua vescica
dappertutto,
e ho bevuto 9 bottiglie di birra
una pinta di vodka,
fumato 18 sigarette,
e tu sei ancora su di me,
tu fai sfilare i morti fuori sul balcone del mio cervello;
vedo sopracciglia strappate; labbra, pantofole;
il mio amore, in una vecchia vestaglia, impreca,
mi raggiunge;
l’Esercito Confederato corre; Hitler
fa una piroetta.. poi
i versi dei gatti in amore
mi salvano, mi risvegliano
… ancora un bicchiere,
ancora del fumo, e nel cassetto la foto di una giornata in spiaggia
nel 1955… mio dio, come ero giovane allora,
senz’altro più giovane;
e alla finestra, una o 2 luci, la città è morta
tranne che per ladri e uomini delle pulizie,
e anch’io sono quasi morto, così malandato,
e alzo la bottiglia nel centro della stanza
e tu sei dappertutto
nera notte imbecille,
sei sotto le mie unghie,
nelle orecchie e in bocca,
e qui ci reggiamo,
tu ed io, un gigante e un nanetto chiusi nel disordine, e quando il
primo sole viene giù a mostrare i ragni
al lavoro, bruchi che si arrampicano su sottilissimi fili,
tu mi lascerai andare,
ma ora tu strisci nella tomba della mia bottiglia,
mi strizzi l’occhio e ti metti in posa, la tappezzeria ha
rose sbiadite, i ragni sognano mosche piene d’oro, e io cammino di nuovo nella stanza, accendo un’altra sigaretta, e sento che dovrei
diventare matto, ma non so proprio
come.












