Poesia italiana del XXI secolo

Fabio Franzin è nato nel 1963 a Milano. Vive a Motta di Livenza, in provincia di Treviso. È redattore della rivista di civiltà poetiche “Smerilliana”. Ha pubblicato le seguenti opere di poesia Il groviglio   delle   virgole, Stamperia   dell’arancio,   2005 (premio   “Sandro Penna”),  Pare (padre), Helvetia, 2006,  Muscio e roe (Muschio e spine), Le voci della luna, 2007 (premio “San Pellegrino”, premio “Insula Romana” e premio “Guido Gozzano”), Fabrica,  Atelier, 2009 (Premio “Pascoli”, Premio “Baghetta”), Rosario de siénzhi (Rosario di silenzi – Rožni venec iz tišine), Postaja Topolove, 2010, edizione trilingue con traduzione in sloveno di Marko Kravos,  Siénzhio e orazhión (Silenzio e preghiera), Edizioni Prioritarie, 2010, Co’e man monche (Con le mani mozzate), Le voci della luna, 2011 (premio “Achille Marazza”, finalista al premio “Antonio Fogazzaro”), Canti dell’offesa, Il Vicolo, 2011, Margini e rive, Città Nuova, 2012, Bestie e stranbi, Di Felice (I poeti di Smerilliana), 2013, Fabrica e altre poesie, Ladolfi editore, 2013, Sesti/Gesti,  Puntoacapo, 2015, Erba e aria, Vydia, 2017 (Premio “Thesaurus” 2017, premio “Luciana Notari” 2018);  Corpo dea realtà/Corpo della realtà, Puntoacapo, 2019 (Premio “Franco Fortini” 2019); Prà de paròe,  Sassiscritti, 2020; ‘A fabrica ribandonàdha, Arcipelago Itaca, 2021.

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Roberto Juarroz : DECIMOTERCERA POESÍA VERTICAL

Roberto Juarroz

DECIMOTERCERA POESÍA VERTICAL

Hoy no he hecho nada.
Pero muchas cosas se hicieron en mí.
Pájaros que no existen
encontraron su nido.
Sombras que tal vez existan
hallaron sus cuerpos.
Palabras que existen
recobraron su silencio.
No hacer nada
salva a veces el equilibrio del mundo,
al lograr que también algo pese
en el platillo vacío de la balanza.

TREDICESIMA POESIA VERTICALE

Oggi non ho fatto niente.
Ma molte cose sono successe dentro di me.

Uccelli che non esistono
hanno trovato il loro nido.
Ombre che forse esistono
hanno trovato i loro corpi.
Parole che esistono
hanno ritrovato il loro silenzio.

Fare niente
talvolta salva l’equilibrio del mondo,
dando peso a ciò che pesa poco
sul piatto vuoto della bilancia.

Traduzione di Susanne Detering

In un mondo del fare, strafare, fare sbagliato, devastare – il non-fare
assume il carattere di un richiamo d’emergenza.
Il silenzio come l’unica risposta al rumore del chiacchiericcio e della propaganda.
Nel suo messaggio di Natale il teologo tedesco Eugen Drewermann mi
scrive dell’utopia come premessa della nostra umanità la quale possiamo
trovare soltanto in quel vasto paesaggio senza nome dentro di noi, aspettando
pazientemente quello che ci vuole svelare e quello che ci vuole tacere.

Stefanie Golisch

Benito Mussolini. Me ne frego

di Guido Michelone

Benito Mussolini. Me ne frego

A cura di David Bidussa

Edizioni Chiarelettere

 

Per il centenario della marcia su Roma, da parecchi mesi, l’editoria italiana si è attrezzata nel proporre nuovi e vecchi libri, che tentano di spiegare un avvenimento rimasto un unicum nella storia delle democrazie occidentali, benché, da allora, ripetuto sino ai nostri giorni, in altri Paesi di tutto il Pianeta: ovviamente non una parata simbolica quale presa di potere concessa dal re Vittorio Emanuele III a Benito Mussolini, quanto il radicarsi del fascismo inteso via via come falso movimento rivoluzionario, forza conservatrice ultranazionalista, tendenza reazionaria antiparlamentare, ideologia distruttrice guerrafondaia in grado, per colpa di Adolf Hitler (forse il continuatore è più celebre della ideologia mussoliniana), di cancellare in soli sei anni di guerra, oltre sei milioni di morti, anche innumerevoli testimonianze di civiltà antica e moderna (ad esempio ben 417 dipinti di inestimabile valore). Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 58

Chi avrebbe mai pensato di utilizzare un film su Babbo Natale per un seminario sui rapporti tra Diritto e Letteratura? Mi è capitato di farlo (grazie al saggio di Bruno Cavallone, La Borsetta di Mrs Flite) abbinando Miracolo nella 34^ Strada (1947) di George Seaton al thema probandum nel processo.  Kris Kringle (Christ-Kindl) sostiene di essere davvero Babbo Natale. Dopo una colluttazione con lo psicologo del Grande Magazzino, dove veste i panni di Santa Claus per la meraviglia dei piccoli, viene arrestato. Le Poste, prendendo spunto da una lettera inviata in Tribunale, decidono di indirizzarle tutte presso il Palazzo di Giustizia. La corte, dunque, sentenzia: non dovendo provare se esista o meno Babbo Natale, risulta invece provato che la città di New York riconosce nel signor Kris Kringle Babbo Natale, a conferma che una sentenza non certifica la Verità ma una verità intersoggettivamente riconosciuta. Nel 1994 Les Mayfield ne ha fatto un remake con Richard Attenborough nel ruolo di Kingle, ma il risultato non è stato lo stesso. In Fatman di Ian e Eshom Nelms, Cris Cringle (Mel Gibson) subisce, dopo molti anni, la vendetta di un bambino viziato che aveva ricevuto un pezzo di carbone. Mandante e killer non hanno, però, fatto i conti col vizio inerente al piano criminale: Babbo Natale è immortale. L’idea di trasformare la leggenda di Santa Claus in una dark-story è suggestiva, benché il film sia stato dichiarato (a torto) il peggior film di Natale del 2020. Quest’anno è uscito Una notte violenta e silenziosa (Violent night) di Tommy Wirkola che utilizza lo stesso ribaltamento.

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“È come se io / rinascessi al tramonto”: su “Ineluttabile incontro di sguardi” di Milena Ri

 

di Alessandro Burrone

“È come se io / rinascessi al tramonto”: su Ineluttabile incontro di sguardi di Milena Ri (L’erudita – Giulio Perrone Editore, 2022)

 


Dunque, usiamo la pagina come uno specchio, intanto. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci ascolti, vi arriviamo per questo. Dobbiamo dirci qualcosa, intorno è piattume o incredibilmente bello. Fissare un ricordo. Come in un dialogo con se stessi, si passa dal tu all’io, e la domanda finale è grido: Continua a leggere

La parola ai poeti. Niccolò Nisivoccia

Cos’è la poesia, per te? È una domanda ad altissimo rischio di retorica nella risposta, ma non è retorica se dico che, al di là della sua pura e semplice bellezza, la poesia è secondo me un modo, al tempo stesso, per sentire più forte che mai l’attaccamento alla vita e per guardarla da una giusta distanza. L’attaccamento alla vita: perché la poesia ha molto a che fare con i sensi, con la sensualità, è il tentativo di afferrare quello che Robert Frost chiamava il “suono del senso” – e credo che la vita possa e debba essere vissuta e sentita proprio attraverso i sensi, la sensualità, prima ancora che attraverso la ragione. La giusta distanza, al tempo stesso (e per lo stesso motivo): perché la poesia ci libera dal vincolo e dall’ossessione di dover dare sempre un significato a ciò che accade, a tutte le nostre azioni. La parola della poesia, a differenza di altre, non pretende di dominare il mondo, ma al contrario: prende atto dell’irriducibilità del mondo ad unità, e l’accetta. Non pretende risposte assolute alle proprie domande, perché non ne cerca. Continua a leggere

Questa luce


In questo sta l’amore, che Dio ci ha amati per primo, ricorda nella sua prima lettera Giovanni. Dobbiamo far tesoro di questa precedenza, contare su un amore che ci anticipa e sorprende, questa luce che si accende, quando meno te lo aspetti.

Cinque pensieri di Ungaretti, tratti dalle “Lettere a Bruna”.

 

a cura di Giselda Pontesilli

 

Cinque pensieri di Ungaretti, tratti dalle Lettere a Bruna

inviate in Brasile alla poetessa Bruna Bianco dal ‘66 al ‘69

e pubblicate nel 2017 da Mondadori a cura di Silvio Ramat.

 

«Quando verranno a Roma, Bruno e Marco, vorrei mostrare loro diverse cose. Qui è nato il Barocco. Roma è la città barocca più straordinaria del mondo. Vi hanno lavorato il Bernini e il Borromini. Del Borromini vorrei mostrare loro alcune opere. Era l’architetto più fantastico che abbia avuto il mondo, forse il maggiore in ogni senso. Era Ticinese. È morto giovine, suicida. I suoi monumenti sono pazzi d’equilibrio. Le diverse parti si tengono su, con un’armonia insuperabile, come gli oggetti che porta uno sopra l’altro, un monte di oggetti, un illusionista di circo.

/ Eppoi desidero che scoprano gli Etruschi. Non potranno venire con me sino agli scavi di Pompei e di Ercolano? Sarebbero visioni incancellabili per sempre.

Anche i Musei di Napoli, sono ricchi da impazzire.

Come sarei felice di mostrare loro com’è stata grande, come sarà grande l’Italia: arte e sapere. Non abbiamo altre strade, sono le strade maestre.» (lettera 184) Continua a leggere

“Vuoto”, di Ilaria Palomba

Recensione di Francesco Improta

Ilaria Palomba, Vuoto, Les Flâneurs Edizioni, 2022

In un’una elegante veste tipografica di Les Flâneurs edizioni è arrivata in libreria l’ultima opera di Ilaria Palomba, Vuoto. La bellissima copertina di Francesco Dezio è già di per sé allusiva ed evocativa: sul davanzale di una finestra che si affaccia su una notte nera come la pece, “priva di ogni pianeta”, direbbe Dante, una giovane donna, dai capelli biondi, in atteggiamento pensoso – come si evince dalla fronte appoggiata sul palmo della mano – rimugina pensieri tristi, dolorosi, funerei e l’abito da sera, lungo fino ai piedi, sembra listarla a lutto, mentre sul pavimento fogli appallottolati e libri aperti alludono chiaramente al suo lavoro tormentato di scrittrice. Continua a leggere

Poesia italiana del XXI secolo

Annalisa Teodorani è nata Rimini  nel 1978 , vive a Santarcangelo di Romagna. Esordisce nel 1999 con la  raccolta di versi in dialetto romagnolo Par sénza gnént, Per nulla, Rimini, Luisè cui fanno seguito La chèrta da zugh, La carta da gioco, 2004 e Sòta la guàza, Sotto la rugiada, 2010 entrambe per i tipi del Ponte Vecchio di Cesena con cui, nel 2013, dà alle stampe la seconda edizione del libro d’esordio.  Nel 2014 esce, per i tipi di Carta Canta (Forlì), la sua quarta raccolta di poesie nel vernacolo di Santarcangelo ovvero La stasòun dagli amòuri biénchi La stagione delle more bianche.  Nel 2016 esce il suo primo e-book Nient’altro che parole edito da Feltrinelli nella collana Zoom poesia e nel 2017 Dei luoghi la natura: guida poetica del territorio di Poggio Torriana,  Maggioli Musei. È compresa nel saggio a cura di Pietro Civitareale, Poeti in romagnolo del secondo Novecento, Imola, La Mandragora, 2005 e, a cura dello stesso autore, nella selezione antologica eponima uscita nel 2006 per le edizioni Cofine di Roma. È presente anche nel Dizionario dei poeti dialettali romagnoli del Novecento, a cura di Gianni Fucci e Giuseppe Bellosi, Villa Verucchio, Pazzini, 2006.  È compresa anche nell’antologia in lingua inglese Poets from Romagna, uscita nel 2013 per la casa editrice gallese Cinnamon Press e nell’antologia Italia a pezzi, Gwynplaine. Ha partecipato a svariate rassegne e diversi festival di poesia e letteratura tra cui: Pordenonelegge,  Cabudanne de sos poeatas (Settembre dei poeti), La luna e i calanchi, La punta della lingua, Notturni diversi, L’importanza di essere piccoli, Il piccolo festival della Parola, Salerno Letteratura, Napoli Teatro Festival, Parco Poesia, Cantiere Poetico per Santarcangelo,  Nottilucente, Anteprima Sponzfest 2022. Continua a leggere