Come pensare


Pensare male è uno sport assai diffuso. Dico sport perché richiede esercizio, addestramento, una pratica costante e fedele, capace di superare ostacoli come lo stress, l’angoscia, il logorio continuo della gelosia, del rancore, dell’invidia. Se avessimo pensieri santi, se lasciassimo vivere solo la bontà, troveremmo finalmente pace. Lo diceva Agostino: “Fecisti nos ad Te, et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in Te, Domine”.

Attendendo le fioriture di Giovanna Rosadini



di Giovanna Menegus

 

Da sistema a unità a numero completo, i titoli dei libri di poesia finora pubblicati da Giovanna Rosadini alludono sempre a un tutto, un insieme coeso (Il sistema limbico, Atelier 2008; Unità di risveglio, Einaudi 2010; Il numero completo dei giorni, Aragno 2014). La forza dell’asserzione, dell’affermazione positiva e ordinatrice è tanto maggiore quanto più risulta minacciata da un polo negativo e indistinto cui si oppone. Continua a leggere→

Il passato


Spesso, il passato, è una valigia pesante. La trasciniamo a stento, come quando, andando in vacanza, abbiamo portato troppe cose: una borsa appesa al collo, un’altra che spingiamo in avanti, una terza che trainiamo, e il computer tenuto con due dita. Come minimo, non vediamo l’ora di approdare a un posto dove deporre il tutto. L’unico vantaggio di un passato ingombrante è che ci fa desiderare il paradiso.
Ma c’è una soluzione preferibile: gettarci così come siamo nelle braccia di Gesù, lasciarci avvolgere nella sua gioia. In paradiso, così, ci siamo già.

Vivalascuola. Altri 68

La ricorrenza del 50° anniversario del 68 vede ripresentarsi quanto di deleterio accompagna spesso i rituali. C’è chi ne approfitta per tirar fuori il suo livore e fare del 68 l’origine di tutti i mali. C’è chi lo svuota di significato e lo neutralizza con una celebrazione di maniera contraddetta dalle politiche perseguite. Alla base di tali derive ci sono semplificazioni e generalizzazioni incuranti di esibire ignoranza storica e malafede. La presente puntata di vivalascuola prosegue una operazione di memoria che propone ai lettori aspetti forse meno noti del 68: esso ha coinvolto tanti settori della società, dando vita, come ci racconta Nicola Fanizza, anche a un Comitato Marinai-Studenti; la sua incubazione è stata anche in campo cattolico, come chiarisce il percorso di Giuseppe Maria Greco; il 68 è stato significativo non solo nelle grandi città ma anche in provincia, come testimonia il racconto di Paola Martini. Continua a leggere→

Quando verrà


Quella con Dio è una strana relazione: gli facciamo richieste, ma dubitiamo che ci possa esaudire; continuiamo a domandare, in una specie di rito infinito, al limite con la superstizione. Se fossimo coscienti del fatto che Gesù ci ascolta e che vuole appagare il nostro desiderio più profondo, non ci sarebbero ostacoli. Ma la fiducia è una cosa precisa, che il Cristo ha provato a spiegarci in tutti i modi. Il senso è sempre lo stesso: il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?

Sotto la lunga nuvola bianca # 1 (Il Trattato di Waitangi)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)

Il Trattato di Waitangi

Si racconta che osservando l’arrivo dell’ennesimo vascello inglese nella baia di Wellington, un capo maori guardò l’orizzonte e chiese all’inviato del governo britannico se l’intera popolazione della Gran Bretagna si stesse trasferendo in Nuova Zelanda.
L’aneddoto non trova conferma nei documenti ufficiali ma la dice lunga su come la percezione dei maori nei confronti dei coloni anglosassoni andò cambiando all’indomani della firma del Trattato di Waitangi, che sanciva la nascita della nazione neozelandese e il suo passaggio sotto il controllo della Corona inglese.
Il Trattato di Waitangi è tutt’oggi oggetto di accese discussioni tra quanti ne mettono in evidenza i caratteri di grande modernità (vi si dichiara, pur tra mille contraddizioni, il principio secondo il quale i popoli inglese e maori decidono di vivere e lavorare insieme come parte di un’unica nazione, un principio tutto sommato innovativo nel panorama coloniale della prima metà dell’Ottocento) e quanti invece ne sottolineano la componente colonialista che, al di là delle dichiarazioni di principio, condanna un popolo (quello maori) alla sottomissione nei confronti di un altro (quello inglese).
Il percorso che aveva portato alla firma del Trattato non era stato né rapido né semplice e va inquadrato in un Continua a leggere→

Chi l’ha visto


Il Padre, più ancora del Figlio, è un pianeta sconosciuto. Con Gesù abbiamo dei “trucchi”: un volto dipinto, scene plastiche tratte dal Vangelo. Del Padre, nulla. Non ce lo possiamo neanche immaginare, perché “Dio è Spirito”.
Eppure il Cristo dice: “Chi ha visto Me, ha visto il Padre”. Chi è amico mio, è amico anche del Padre. È bello pensare a questa comunione senza ombre; riaccende la speranza nei rapporti, guarisce da ferite che, finora, sembravano incurabili.

5 maggio


E quanto mancherà a quel nostro incontro,
quando ti affaccerai dalla tua luce
che già portavi dentro, come un pegno
confuso con l’odore di bruciato?
Sarà il momento in cui, di tutto il male
sofferto, solo un lieve sbuffo d’aria,
un balenare solo resterà,
come il ricordo d’essere salvato.

Daniele Pietrini, La vita in più


di Maria Grazia Calandrone

Fu per lui e pochi altri che sette anni fa proposi a Nicola Crocetti la rubrica di inediti “Cantiere” che, proprio in questo settembre 2016, ho deciso di interrompere nella sua cadenza mensile, perché la poesia “fisicamente insopportabile” come quella di Daniele Pietrini è rara, se non rarissima.
Sotto morfina, negli ultimi mesi, Daniele ha scritto un’opera lucida e coraggiosissima sulla propria fine, che sapeva imminente e dalla quale è stato purtroppo raggiunto, sempre in questo settembre, mentre noi preparavamo queste note.
Un cerchio si è misteriosamente chiuso. Eppure, Daniele scrive: “do disposizione / che in quell’istante ogni uscio resti aperto”. Continua a leggere→

Il pensiero di Cristo


Facciamo mille cose, siamo tanto impegnati, tutti presi dalle molte faccende, come Marta. Non che non sia importante, qualcosa varrà, ne siamo certi. Ma un dubbio permane: dov’è Dio?
Mi ha sempre colpito un passo di san Paolo: noi abbiamo il pensiero di Cristo. Per pensare bisogna fermarsi; fermandomi incontro me stesso; se intravedo la mia verità, vedo anche Gesù, e comincio a pensare come Lui.

“Prima poesia a Cecilia” di Yari Selvetella

Al tuo primo incubo io non c’ero
il vento batteva le rotte
e vele di sabbia si alzavano
come voci da una folla
e la mia tra di esse straniera
leggerissima su quella enorme ruvida pelle
che è l’assenza

Qui è il deposito delle forme
di cui non si è trovata parola
una mano invisibile accarezza le superfici
il suo tatto pare ammansirle
e invece le corrode

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Festival Europa in Versi 2018

festival

Al via il prestigioso Festival di Poesia Europa in Versi, giunto alla sua ottava edizione sotto la direzione della Casa della Poesia di Como. Il Festival si terrà da venerdì 18 a domenica 20 maggio, con eventi riservati alle scuole nella prima giornata ed incontri aperti al pubblico nei due giorni seguenti. 

Si segnala in particolare l’International Poetry Slam e Reading di poesia che si terrà sabato 19 maggio a villa Gallia a partire dalle 15.00. A seguire la cerimonia di proclamazione di vincitori e finalisti del Premio Europa in versi.

Da ricordare anche “Di poeta in poeta, una passeggiata creativa sul lago di Como” con la partecipazione dei poeti di Europa in versi, che partirà domenica alle 14.30 da Piazza del Duomo.

Qui tutto il programma dettagliato 

Il sito del festival Europa in Versi 

SENTIMI di Tea Ranno

di Massimo Maugeri

Il nuovo romanzo di Tea Ranno, intitolato “Sentimi” e pubblicato da Frassinelli, ci conferma che la voce letteraria dell’autrice siciliana di Melilli è una delle più interessanti dell’intero panorama letterario nazionale. Anche in quest’opera riscontriamo gli elementi essenziali e peculiari della poetica di Tea Ranno: la qualità della scrittura, la ricerca del linguaggio, l’esigenza di dare voce a personaggi femminili bistrattati, offesi, a volte stritolati dalla violenza e dalla sopraffazione della società in cui si trovano a vivere, e a cui l’autrice offre – attraverso la narrazione – un’occasione di riscatto, la possibilità di sconfiggere il silenzio e l’indifferenza e di affacciarsi al mondo con il carico del loro dolore. Continua a leggere→

Uno di famiglia


Da che mondo è mondo, a Dio si è parlato con formule o gesti rituali. Per questo Gesù non ha voluto propinarne altri, e ha insegnato una preghiera che più semplice di così non ci può essere: quattro invocazioni, che nel Vangelo di Matteo, già più ecclesiastico, diventano sette.
Il Figlio di Dio vuole essere trattato come uno di famiglia. Se continuiamo a interpellarlo in codice, nel gran giorno ci dirà: “non vi conosco”.

Ciò che può essere


C’è un film che mi ha sempre affascinato, Il cielo sopra Berlino, di Wim Wenders: il soprannaturale che scende sulla terra, la presenza che tutto comprende, supera gli ostacoli, vola, parla all’orecchio, attrae, guida, consola. Il contraltare è un mondo senza Dio: greve, incosciente, incapace di dire un Padre nostro.
La potenza della preghiera si staglia su uno sfondo grigio, informe, sgangherato: il cielo sopra Berlino, Roma, New York, è la bellezza che rovescia il mondo, che lo rende ciò che può essere. Che, anzi, è.

L’intenzione


L’intenzione conta: il mio don Mario diceva sempre che lo spirito è questo. Non sono decisive l’entità dell’opera, la visibilità dell’azione, ma il perché, che è una realtà potente. Anche un gesto semplicissimo può salvare un’anima, se è fatto a tal fine. Ciò non glorifica il mio atto, ma la generosità di Dio, il suo amore così gratuito da restare invisibile.

Questo mondo e l’altro


Vale la messa? È una domanda che il sacerdote si sente rivolgere più spesso di quanto si creda. Sono arrivato al Credo, a metà omelia, all’offertorio: è valida la messa? Dentro ti fai ragionamenti che, per fortuna, il fedele non ascolta. Lui, o lei, non sanno che il Cristo vuol essere l’unico, il solo, senza alcun rivale. Se lo può permettere, perché è amore assoluto, purissimo, gratuito. Più è l’unico, più gli altri sono accolti; più è esclusivo, più include questo mondo e l’altro.

Il trasformatore


A volte abbiamo l’impressione che manchi poco per essere felici, per riempire la vita: poi, regolarmente, perdiamo l’occasione, ci sfugge il bandolo, cominciamo da capo. Qual è il segreto, come fare per dare una svolta a ciò che sentiamo vicino e al tempo stesso inafferrabile?
La soluzione è semplice: offrire, fare ogni piccola cosa per Gesù. Lui è un trasformatore inarrestabile: prende i gesti compiuti nel tempo e li restituisce come eternità.