101. Un’altra musica


Ogni giorno, dicevo, imparavamo qualcosa. Nell’ambiente ostile in cui vivevo, ogni momento era buono per sperimentare l’amarezza del misconoscimento, dello sguardo indifferente che quasi godeva nel sottrarti, nel toglierti, nel farti comprendere come fossi di troppo. Ogni mese, a noi sacerdoti spettava una quota per le messe celebrate. Quella volta era successo che, per due giorni di seguito, avevo saltato il pasto in cui veniva consegnata la busta dall’economo. Tornando da un’uscita serale, gli chiesi quando me l’avrebbe data, e mi rispose come se fossi il più infimo degli esseri. Allora, tornato in stanza, capii qualcosa che non potrò dimenticare: il diavolo sa bene quali corde toccare per produrre amarezza, livore, desiderio di rivalsa. Non c’è che un rimedio: decidere, una volta per tutte, di non suonare la sua musica, di non utilizzare i suoi strumenti, di non sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda delle colonne sonore da lui composte ed eseguite. Bisognava cantare la musica di Dio, che trasmetteva pace e indipendenza, che educava alla libertà interiore e al rifiuto di qualsiasi condizionamento proveniente dall’esterno. Pensai che le note predilette da Dio fossero quelle dell’inno che, non a caso, don Mario mi aveva consegnato in uno dei nostri primi incontri: il capitolo 13 della prima lettera ai Corinzi, le cui parole ti cullano in una nenia che scava nel profondo, apre al mondo sconosciuto e felice dell’amore: la carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Sì, questa era tutta un’altra musica.

CRESTOMAZIA 25: “HO VINTO L’ABISSO” di Jatzy Castillo

HO VINTO L’ABISSO di Jatzy Castillo (Venezuela)

Anche se fragile nella mia forza
e se è rimasta decapitata l’illusione
oggi pesto forte i miei piedi tra le pietre
e anche così la mia anima crede nell’amore

Sollevo dalla polvere le mie ceneri
restauro la mia pelle divenuta carbone
anche così mi sento bella
le mie ossa hanno vinto il dolore

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A cosa (non) serve l’omeopatia

Tutti dicono che il proprio gatto sia intelligentissimo, che gli manchi solo la parola, che capisca tutto. Ma il mio è una spanna sopra la media. Decisamente. Perché lui ?pensate? vede che io prendo un tubetto di granuli omeopatici, ne estraggo tre, li lascio sciogliere nell’acqua della sua ciotola (che non vede, perché è nel lavello di cucina, ma insomma) lui la beve e guarisce dai suoi disturbi. Perché? Ma come perché, per l’effetto placebo, suvvia, è noto. Questo è l’unico effetto dell’omeopatia, no? Continua a leggere→

Vivalascuola. Bilancio 2016-2017: l’anno scolastico più molle, distratto, rassegnato

“Questo è stato l’anno scolastico più molle, distratto, rassegnato che ci sia stato da alcuni decenni“. Lo scrive Marina Boscaino nel bilancio dell’anno scolastico 2016-2017 proposto in questa puntata di vivalascuola. E come sarebbe potuto essere altrimenti? Da due anni la scuola sconfigge Renzi in tutti gli ambiti. Contro la politica scolastica di Renzi la scuola ha prodotto il più grande sciopero della scuola dalla nascita della Repubblica, quello del 5 maggio 2015. Ha ridicolizzato la politica di Renzi, impegnandosi in occasione del referendum del 4 dicembre 2016 per la vittoria del No alla “riforma” della Costituzione proposta dal premier. Eppure Renzi, battuto al referendum da quasi 20 milioni di elettori, riappare come arbitro della politica italiana in virtù di circa 1 milione e 400.000 voti ottenuti alle primarie del suo partito. Cosa occorre perché un politico capisca che una linea politica non è gradita? Perché? eserciti la pratica democratica dell’ascolto? Perché mantenga i propositi di farsi da parte espressi nel momento della sconfitta? 

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Carlo Betocchi (1899-1986)


Della solitudine

Io non ho bisogno
che di te, solitudine;
alta, solenne, immortale,
dove piú nulla è sogno.

In questo deserto
attendo l’implacabile
venuta d’un’acqua viva
perché mi faccia a me certo.

Se trionfa il sole
o la luna impassibile
il loro lume fluisce
come vuole nel mio cuore.

E godo la terra
bruna, e l’indistruttibile
certezza delle sue cose
già nel mio cuore si serra:

e intendo che vita
è questa, e profondissima
luce irraggio sotto i cieli
colmi di pietà infinita.

100. Dalla bocca


Crescevamo, giorno dopo giorno, come se lo Spirito plasmasse l’anima con strumenti invisibili, sottili, al modo dell’acqua che scolpisce le figure straordinarie delle grotte sotterranee. In quel periodo, mi colpiva soprattutto l’insegnamento di Gesù sul puro e sull’impuro: non quello che viene dall’esterno rende impuro l’uomo, diceva, ma ciò che esce dalla sua bocca. Come dire, siamo noi che trasformiamo il male potenziale in qualcosa di reale, dandogli, attraverso le parole, la consistenza che non ha. Il cuore dell’uomo è pieno di ogni genere di cose: sta a noi scegliere tra esse e dar loro sostanza, partorirle al mondo, farne un contributo d’amore o di violenza. Ecco la grande responsabilità affidata ad ogni essere; ecco perché si dice che Dio non abbia mani, o bocca o gambe, perché su questa terra sono le nostre mani, gambe, bocche a rendere presente o a rinnegare il suo Progetto eterno. Leggevamo nel Nuovo Testamento: nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma parole buone, necessarie per la comune edificazione. Non contavano le idee, le posizioni, le polemiche, ma che ciascuno, nel microcosmo a lui affidato, trasformasse in bene il materiale che ribolliva in cuore, come un fabbro forgia i suoi prodotti, lavorandoli col fuoco. Pensavo alle parole che girano nel mondo, a quanto dovessimo occuparci non solo dell’ecologia comunemente intesa, ma anche e soprattutto dell’ecologia dell’anima, della fucina di cui siamo titolari e da cui emergono, senza esagerare, le sorti del mondo.

Ritenta, sarai più fortunato


Mi chiedi perché questo, perché quello,
ti angosci, ti contorci, logori
il cervello per spremerne risposte
più improbabili. Tu stesso
sei convinto di perderti nell’onda
dei pensieri, nel rumore assordante
dell’assenza di luce. Non hai provato
a fermarti un istante,
a decidere di prendere e gettare
le abitudini malate,
a compiere l’atto che dà senso, a gustare
l’approdo, dopo tanto
navigare. Una sola cosa
ti manca: amare. Comincia
adesso, cambia
una volta per sempre
le note del tuo canto, attracca al porto
dove l’io riposa.

SUL TAMBURO n.43: Giulio Perrone, “L’esatto contrario”

Giulio Perrone, L’esatto contrario, Milano, Rizzoli, 2015

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di Giuseppe Panella

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Perché nella vita avviene l’esatto contrario di quello che si pensa o che si spera? Perché la verità appare soltanto come il rovescio della menzogna e non mostra il suo vero volto di assoluta chiarezza e luminosità? Perché ciò che sembra si illumina dell’alone del vero e si mostra come la dimostrazione lampante di ciò che non è? Come si fa a dimostrare l’esatto contrario di ciò che è la verità e farsi credere?

Riccardo Magris è quello che si potrebbe definire un Peter Pan: irrisolto, senza una relazione stabile, con un reddito assai incerto (e spesso risibile) basato su magre collaborazioni con una rivista di non grande rilevanza culturale come “TuttoGiallo”, vive in un appartamento assai modesto che condivide con Sandro, sempiterno lettore della Recherche di Proust e la sua compagna Rachele che di mestiere fa la domina cioè la mistress professionale con annessi e connessi.

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Commedia ubriaca, di Nicola Vacca. Nota di lettura di Alessandro Canzian

Commedia ubriaca, Nicola Vacca (Marco Saya Editore 2017).

Per entrare dentro Commedia ubriaca di Nicola Vacca (Marco Saya Editore 2017), opera conclusiva del trittico preceduto da Mattanza dell’incanto (Marco Saya Editore 2013) e Luce nera(Marco Saya 2015, premio Camaiore 2016, ne ho già scritto qui) trovo di fondamentale importanza riportare alla mente un estratto de La fattoria degli animali di George Orwell, forse una delle chiavi di lettura migliori e più efficaci per comprendere la poetica di questo libro: Continua a leggere→

Dissociazione, di Riccardo Ferrazzi


   Le esperienze di dissociazione sono fenomeni sorprendenti, che vanno analizzati con estrema cautela. Sarebbe insensato trarre conclusioni prima di aver capito di che cosa si tratta e, siccome il fenomeno è tutt’altro che chiarito, tutto ciò che si può fare è affacciare qualche ipotesi. Continua a leggere→

Luigi Maria Corsanico legge Lorenzo Mullon

[youtube=https://youtu.be/uxTnqkvJphQ]

da qui

Lorenzo Mullon, artista e poeta itinerante, è nato a Trieste, e vive a Milano. Moderno trovatore, non in visita alle corti, si sposta tra montagne e giardini. “Il poeta – dice – nel suo vagabondare legge il destino nei sassi ed il pittore lo indovina nelle macchie di colore sulla tela”. Lorenzo gira quasi tutti i giorni nei parchi pubblici, soprattutto del capoluogo lombardo, declamando poesie alle persone che incontra e propone a prezzo poetico, offerta libera, i suoi libricini auto-prodotti e auto-pubblicati da Edizioni Del Parco e da Carmina Dant Panem Editore.” Continua a leggere→

La moglie del procuratore, di Elena Bono


Una domanda in un cesto di libri.

“La moglie del procuratore”, di Elena Bono

di Barbara Pesaresi

Da alcuni mesi, in un angolino dell’ingresso del condominio in cui vivo c’è un cesto pieno di libri a disposizione di chiunque, residenti e non. L’idea è stata di una signora che abita al primo piano, onore al merito, e da allora si è consolidata la bella abitudine dello scambio: quando si prende un libro se ne lascia uno a disposizione degli altri. Continua a leggere→

Volo velo


Di attendere, di credere, di apprendere,
tutto è precluso dal negare,
irridere ogni volta, declassare.
Tappeti volanti della gioia,
rapitela, intanto che si fonde
con l’entourage del diavolo
in cravatta, sottratta all’orbita sacrale
delle cose! Ruttate, vomitate
il vostro odio, da scaffale
ammuffito di mercato.
Alzatela più in alto, che si veda
la stolida vittoria, l’apparente
sconfitta della storia.

Quattro poesie di Patrizia Vicinelli

 

tratte da “Non sempre ricordano – Patrizia Vicinelli”, Casa Editrice Le Lettere – Firenze

 

L’acqua infetta le sponde dell’oblio

che sempre cerco – come viandante –

sulla strada senza riposo

come una mèta già sorpassata

silenzio

aria di pini

vertigini

di fronte all’uscita

troppa luce

ricorda disperatamente invece

brilla

la mia materia si fonde

in esplosione violenta e violetta

che sia la prima vibrazione sana?

l’aura e l’aureola e l’aurora

tempo congiungiti con le mie diramazioni

non sorpassarmi

non avanzarmi

sii uno col mio spazio unico

e il senso interno che mi guida a tracciato

dall’esterno –

fonditi. Continua a leggere→

99. La Via


Due strade tendevano a convergere, fino a combaciare: da una parte quella delle profezie, che sempre più diventavano realtà; dall’altra, la concretezza del cammino, la trasformazione radicale promessa dal Signore, che ormai toccavamo con mano come dono gratuito, apertura del cuore su scenari nuovi, liberati da antiche incrostazioni. Faceva bene, in questo caso, voltarsi indietro, verificare il percorso che lo Spirito ci aveva segnalato e per il quale ci aveva condotto. Faceva bene, anche, accorgersi di come Gesù rischiarasse sempre più le idee su cosa significasse andare dietro a Lui, sulla via della vita: procedere dal proprio vizio fondamentale in direzione della virtù opposta, emancipandosi dal falso sé e scoprendo la propria vera identità. Cominciavo a riavvertire sensazioni emerse nel periodo in cui don Mario aveva rivoluzionato la mia vita: l’insorgere del bene era come una sorgente di acqua fresca, che riprendeva a scorrere con allegria, dopo un lungo periodo di ristagno. Ciò non toglieva le difficoltà: la guerra quotidiana che il maligno scatenava, in questi ultimi scampoli di libertà concessagli da Dio; le molestie provenienti dagli ambienti ostili in cui il Signore ci aveva messi ad operare; i mille vincoli dovuti al fatto che non ricoprivamo ruoli dirigenti. Era chiaro che la via, per noi, era quella evangelica dell’umiltà, la salutare comunione col Signore mite e umile di cuore, che non aveva scelto di essere scriba, fariseo, sommo sacerdote, ma un semplice Rabbi che percorreva in lungo e in largo le strade d’Israele.

tre passi

paesaggio 1

(amori)

Quest’anno mese
Settimana o giorno del Signore
Riprendo i cammini dal paese
Ai più remoti o prossimi territori
Atavici, al cuore.

***

(passi)

L’alba in quel folto
Per ritrovare il senso dei sentieri
Pellegrinaggi o furti di raccolto
O le ginocchia, i sassi, i massi
Ove si spacca l’anima di ieri.

***

(ritorni)

Alla luce delle verande
Non nascondiamo da ieri il rosso
Dei gelsi sulle maglie bianche, 
Al sole le scure le nude processioni,
Dietro il timore delle serpi al fosso.

L’isola misteriosa. La Bibioteca dei libri inutili. N. 4

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

I pirati della Malesia, Emilio Salgari (1896)

Scritto nel 1896, I pirati della Malesia è il libro che dà nome al ciclo di romanzi d’avventura di Emilio Salgari, iniziato con I Misteri della jungla nera (scritto nel 1895) e concluso con La rivincita di Yanez (del 1913). Al centro dell’azione è di nuovo lo scontro tra Tremalnaik e la terribile setta degli strangolatori, i Thugs.

Sandokan e Yanez incontrano il bengalese per aiutarlo a liberare la bella inglese, Ada Corisbant, fatta dai Thugs nuova Vergine della Pagoda. Nel corso della storia si svolgono eroiche battaglie contro truppe straniere e popolazioni nemiche, scontri sul mare e duelli contro feroci animali selvaggi.

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