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Intravedevo un’epoca nuova, nella nostra storia, e tutto faceva pensare che avessi visto giusto. Continua a leggere
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Intravedevo un’epoca nuova, nella nostra storia, e tutto faceva pensare che avessi visto giusto. Continua a leggere
Tipologie del disagio umano. Luisa Brancaccio, Stanno tutti bene tranne me, Torino, Einaudi, 2013
Un blocco di appartamenti in una zona residenziale di una città di cui non viene mai fatto il nome e che può essere qualsiasi grande insediamento urbano italiano è il teatro delle vicende di una serie di esistenze umane che si incrociano e si ritrovano all’interno della descrizione di una serie di tipologie (peraltro assai diffuse) del disagio esistenziale, di quello che una volta, con termine preso a prestito dalla filosofia hegelo-marxista, veniva definita “alienazione”.
Nel primo capitolo di questo romanzo di esordio di Luisa Brancaccio (classe 1970 ed ex-appartenente a quella che, per una breve stagione letteraria, è stata definita “gioventù cannibale”), sono due fratelli a esibire le loro angosce e le loro passioni: lui, studente di medicina che ha appena fallito il fondamentale esame di anatomia senza avere il coraggio di dirlo ai suoi genitori, riceve in regalo dalla sorella una bustina di eroina e ammette la sua dipendenza dalle droghe pesanti (non ritornerà più nella narrazione).
I venti di crisi che soffiano impetuosi (anche) sul mondo editoriale italiano sembrano non aver impedito neppure quest’anno la consueta produzione ipertrofica: è da decenni ormai che nel nostro paese vengono pubblicati circa 65.000 nuovi titoli ogni anno, molti dei quali non arrivano in neppure una copia in libreria o nei magazzini dei giganti on line, dove ci illudiamo possa esserci spazio per tutto. Continua a leggere
Il piano era questo: avendo letto il romanzo già in bozza, avrei dato una veloce occhiata al pdf di stampa, tanto per rinfrescarmi i passaggi di trama e i nomi dei personaggi. Ma leggere a video non mi garba, quindi ho ripreso la stampa della bozza, con la scusa che avrei fatto prima a sfogliarla. Così, sfogliarla, mi ero ripromessa. Alla quarta pagina ho capito non sarei riuscita, ché ogni riga bastarda era come la torta di Lewis Carroll su cui era scritto “leggimi”.
«Io non sono Veronelli, ma ogni volta che mi mostra orgoglioso una delle sue bottiglie da 6 euro, di case vinicole dai nomi finto araldici, mi viene da ridere, e anche una certa tenerezza. Quando lo assaggiamo – e puntualmente si rivela un vino mediocre che non vale la metà della pur bassa cifra che è stato pagato – io mi spertico in lodi al bouquet e all’equilibrio della struttura e pacche sulle spalle, sapendo di farlo contento. Di modo che alla fine, oltre a essermi dimostrato ipocrita, presuntuoso e superbo, posso dire di essere stato anche paternalista e falso. Si preannuncia un buon sabato.» Continua a leggere
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Tra sconforti ed entusiasmi, sconfitte ed euforie, entravamo nell’epoca nuova, che ci avrebbe traghettati dal non essere all’essere, a lungo sospirato. Continua a leggere

Dal 3 settembre è disponibile il documento La Buona Scuola di Renzi e Giannini, oggi parte la “consultazione“. Niente di nuovo: petizioni di principio, descrizioni della scuola come dovrebbe essere, totale messa tra parentesi dello stato di fatto e completa omissione di qualsiasi soluzione dei problemi reali della scuola reale, accompagnati dal basso continuo costituito dal ritornello che intreccia meritocrazia, privatizzazione, precarizzazione della condizione di lavoro: queste ultime, sì, un pericolo reale. “Io mi oppongo” è un ottimo punto di partenza per cominciare a respingere i vapori oppiacei con cui chi comanda cerca di inebetirci. E’ l’augurio di vivalascuola per il nuovo anno scolastico 2014-2015. Continua a leggere
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Consegnai al sacerdote alcuni scritti di un paio di anni prima, che colpirono nel segno. Li definì fondamentali: le sue riflessioni rievocarono eventi passati che adesso, alla luce delle sue osservazioni, prendevano forma e consistenza. Continua a leggere
Due notizie, uscite negli ultimi giorni, che sembrano restituire meglio di tante statistiche la distanza che ancora ci separa dal Paese che vorremmo e che potremmo essere.
Da una parte l’orsa Daniza, uccisa per via di un dosaggio eccessivo di anestesia dovuto al tentativo di catturarla (per farne che?) dopo che aveva aggredito un cercatore di funghi diverse settimane fa: l’orsa in questione, adottando un comportamento perfettamente in linea con la natura che la contraddistingue, aveva inseguito e ferito il fungaiolo che si era avvicinato troppo (involontariamente, va detto) ai suoi due cuccioli.
L’altra notizia ha a che vedere con l’attacco mortale da parte di uno squalo bianco ai danni di un surfista di circa 50 anni a Byron Bay, nella Sunshine Coast australiana. La vittima si trovava a pochi metri di distanza dalla popolare spiaggia a nord di Sydney e malgrado l’intervento di un coraggioso bagnante (che rischiando la propria vita ha raggiunto il surfista a nuoto e l’ha trascinato fuori dall’acqua) è deceduta prima di raggiungere la riva. Una volta individuato dai bagnini e dalla guardia costiera, lo squalo è stato spinto nuovamente verso il largo con l’utilizzo di un elicottero e di alcuni jet ski: il grande squalo bianco è una specie protetta e la sua uccisione non è autorizzata.
Il resto è realtà. Legge della natura.
Le due notizie, messe l’una di fianco all’altra, si commentano da sole. Lo strascico di polemiche seguito al ferimento del cercatore di funghi, con conseguente campagna da una parte a interrompere il ripopolamento dei nostri boschi e dall’altra a sostenerne le ragioni (insieme alla difesa della vita di Daniza che, inspiegabilmente, è apparsa fin da subito in pericolo) ha avuto il tragico e inspiegabile epilogo che tutti temevano: l’orsa è stata uccisa, del futuro dei suoi due cuccioli poco o nulla si sa, il fungaiolo si sta rimettendo e nessuno si è preoccupato di avvertire gli altri orsi presenti nei nostri boschi che venire reintrodotti nel proprio territorio è una cosa, comportarsi secondo la propria natura è un’altra. In fin dei conti, diciamo o no d’essere la culla della Civiltà?

L’autrice spagnola parla del nuovo libro Un buon detective non si sposa mai
Un buen detective no se casa jamás (Un buon detective non si sposa mai): il titolo è tratto dagli appunti sul noir del ‘classico’ narratore americano Raymond Chandler): il romanzo della grande scrittrice madrilena sembra quasi subito di quelli epocali; e anche il finale, come ogni pagina del libro, lo conferma. Anche senza leggere le precedenti opere di quest’autrice madrilena quarantenne – che risulta assai prolifica in poesia, narrativa e saggistica – e soprattutto anche senza leggere il precedente Black, black, black (quasi un primo capitolo, per via del comune protagonista, il detective privato Arturo Zarco) e forse anche per merito dell’ottima traduzione di Luigi Scaffidi, si ha la netta sensazione di trovarsi davanti a un’opera epocale per l’originalità del costrutto, l’intelligenza della narrazione, la ricchezza delle trovate a livello stilistico, sia di forma sia di contenuto. Continua a leggere
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Si era avverata la profezia che avevo ricevuto: un cambiamento concreto di scenario, svolta spirituale e umana necessaria per il sacerdote dai grandi carismi e dalle fragilità altrettanto grandi. Continua a leggere
Fucine Letterarie, in collaborazione con LietoColle Libri e Lupo Editore, è fiera di presentare Scuola Pound.
Scuola Pound è un master di scrittura poetica. È la migliore scuola di poesia italiana, poiché se non è possibile insegnare a scrivere poesia, è possibile riconoscere i massimi attori che la incarnano, conoscerli di persona, dialogare con loro e capire come crescere in un mondo che, oltre al talento, richiede conoscenza e competenze specifiche.
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I frutti cominciavano a distinguersi, sui rami della vita nuova, ma lei nutriva dubbi. Continua a leggere
Pensieri di un malpensante. Gli aforismi maledetti di Enzo Raffaele
Enzo Raffaele è un malpensante. Non si fida di nessuno, ha opinioni iconoclaste e si concede giudizi che, a dir poco, non hanno nulla del politically correct oggi imperante.
In realtà, a Raffaele importa poco di essere popolare: dice fondamentalmente solo e soltanto quel che gli sembra opportuno, che reputa buono, giusto e suo dovere annunciare al mondo.
Che non sia troppo popolare lo dimostra il fatto che i libri se li pubblica da sé: i nomi delle improbabili case editrici che essi recano sulla copertina (Ri(n)surrezione, Parusìa) sono troppo belli per essere veri e per poter essere attribuibili ad un “autentico” editore.
Trovarsi nel parcheggio di un supermercato con il carrello della spesa pieno e accorgersi di non avere più le chiavi dell’auto ermeticamente sigillata non è certo una bella esperienza.
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Vi sono momenti, nella vita, in cui si prospettano importanti cambiamenti, un risveglio da cui emerge un potenziale non ancora pienamente sviluppato. Continua a leggere
Giacomo Revelli, Nel tempo dei lupi, ed. Pentàgora
Estratto dal capitolo 28
Ebbe ancora molto tempo per pensare. La notte era cominciata molto prima di quel che aveva creduto e gli aveva lasciato tutti i pensieri del giorno passato che si sommarono alle attese del giorno che doveva ancora nascere. Cercò di immaginare la lupa in quel momento. La sentiva là fuori, respirare l’aria fredda e buia che a lui faceva paura. Sapeva che non stava nascondendosi da qualche parte, non si sentiva braccata e terrorizzata. Eppure, oltre a lui, c’erano quei tre, decisi a farle la pelle. Si muoveva libera tra i larici come nella radura, nel buio come nella nebbia. Lasciava tracce, orme, segni di sé nella più completa tranquillità. Come se sapesse, come se avesse la piena consapevolezza della propria superiorità. In quell’ambiente, nella conca di Abenìn e sulla Route dell’Amitiè, fino al promontorio del Barëghë dër bola, era lei, la lupa, la vera padrona. Continua a leggere
Nessun inutile premio, nessuna pubblicazione in moneta sonante, nessuna raccomandazione baronale, nessuna amicizia aumma-aumma, niente di tutto questo ha a che fare con ciò che capiterà il 27 settembre, totalmente libero, gratuito, indipendente. Venite e sostenete la vostra poesia, quella di chi amate e il libero sapere! Continua a leggere
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Se il Signore ti chiama, non è per portarti a spasso a goderti il panorama; o non solo per quello. Continua a leggere
Da decenni ormai il fumetto è cosa seria e, nella sua forma più nobile, la graphic novel, riesce a discutere e rappresentare argomenti un tempo votati solo alla letteratura e alla filosofia. Mediando quindi narrativa e saggistica con nuvolette e caricature, la graphic novel trova anche in Italia terreno fertile, per merito di poche editrici indipendenti, come la padovana Becco Giallo, con ben sette collane su temi importanti, che spaziano dalla cronaca alla storia, non senza una parte specifica sulle biografie, dove si possono trovare lavori su Martin Luther King, Che Guevara, Adriano Olivetti, Enrico Berlinguer, Mauro Rostagno, Peppino Impastato come pure su musicisti e sportivi. Continua a leggere
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La nuova svolta fu grammaticale. Lei mi disse che, dei due, ero io la persona di talento che il Signore mandava in prima linea, per mettere in pratica il suo piano. Continua a leggere