92. L’angelo custode

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Ti sta facendo il lavaggio del cervello: tra moschee, comizi, riunioni clandestine, piani per portare a termine l’attentato perfetto, e poi Allah, a colazione, pranzo e cena, non sai più cosa pensare e cosa dire. Possibile che ti ritrovi ancora una volta nei pasticci? A chi rivolgersi per capirci qualcosa, nella vita? Ripensi all’uomo col soprabito scuro: che fine ha fatto? Dove ritrovarlo? Sei la vittima di un marchingegno incomprensibile, l’unica certezza è il legame con Fausto, anche se è solo un egoista, ma è l’unica porta a cui ti senti di bussare. Se l’azienda saltasse, anche l’ultima spiaggia svanirebbe. Come puoi impedirlo?
– Allora, ripassiamo. Alle due di notte usciamo con la borsa piena di esplosivo. Continua a leggere→

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.91: Parabole dell’inconscio. Antonio Spagnuolo, “Misure del timore. Antologia poetica dai volumi 1985-2010”

Parabole dell’inconscio. Antonio Spagnuolo, Misure del timore. Antologia poetica dai volumi 1985-2010, Napoli, Kairos Edizioni 2011

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di Giuseppe Panella*

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Misure del timore è un’antologia che risulta ricavata e ricomposta dal lavoro di tutta una vita operosa e quasi frenetica, tutta intesa ad inseguire e ricomporre le fratture esistenti tra inconscio e vita della consapevolezza (il volume contiene testi redatti dal 1985 al 2010, la cui sezione, quella che dà il titolo al libro, è in realtà composta di poesie finora in gran parte inedite).

Dichiarazione programmatica:

«La libido produce il sapere senza oggetto in disarmonia con il reale. La poesia è legata all’inconscio e l’inconscio è il luogo della poesia»

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91. Aspetta

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da qui

– Come hai fatto a liberarti dalla scorta?
– Ne so una più del diavolo.
– Non scherzare, amico, lo sai che mi offendo facilmente.
– Mi hai ridotto male.
– Che ne sai? Non stiamo costruendo insieme un futuro tutto rosa?
– Mi sento vuoto.
– Per riempirti di felicità. Continua a leggere→

Intervista a Catena Fiorello: “Casca il mondo, casca la terra”

di Massimo Maugeri

Casca il mondo,  casca la terra

Catena Fiorello torna in libreria con un nuovo avvincente romanzo. A differenza dei precedenti libri (il romanzo “Picciridda” e i due volumi/intervista “Nati senza camicia”, entrambi pubblicati da Baldini Castoldi Dalai), “Casca il mondo, casca la terra” esce per i tipi di Rizzoli. E se in “Picciridda” la protagonista è Lucia, una bambina costretta a vivere con la nonna nella Letojanni degli anni ’50 e ’60 mentre i genitori emigrano in cerca di fortuna, nel nuovo libro i lettori incontreranno una donna adulta che vive in un contesto e in un’ambientazione del tutto differenti. Ne ho discusso con l’autrice…

– Catena, partiamo dal titolo…
Il titolo del libro prende origine dal famoso girotondo “casca il mondo, casca la terra”… che è anche la “canzoncina” che ha accompagnato l’infanzia della protagonista: Vittoria, una donna di cinquantatré anni su cui ruota tutta la storia e che, alla fine, dimostrerà di essere una sorta di eroina dei giorni nostri. Continua a leggere→

90. Perché ti seguo

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=VkX_GSs5qJs]

da qui

– Ci credo, non posso farci niente.
– Com’è andata l’altro giorno?
– Lo sai.
– Quello che so non conta nulla.
Rigiri il boccale tra le mani: la birra è un campo di grano dove leggi la tua vita; ti vedi correre felice, tra le spighe. C’è il sole, il vento: esiste il paradiso.
– Ci credo, ma è inutile sperare che cambi.
– Dalia. Continua a leggere→

Vivalascuola. Per l’8 marzo della scuola

Nelle facoltà che formano insegnanti ed educatori i maschi sono solo il 13%. “Le conseguenze di questa sproporzione sono molto gravi”, spiega Barbara Mapelli. “Il messaggio dato, soprattutto ai più piccoli, è che siano solo le donne a prendersi cura di loro. L’educazione viene ancora considerata un’attività femminile, gli uomini se ne sono sempre preoccupati poco. Sarebbe utile che dall’asilo in su gli insegnanti fossero un uomo e una donna. I maschi hanno modi e competenze diverse, ma questo non può che essere un bene”. (vedi qui)

Scuola: sostantivo femminile
di Marina Boscaino

La delegittimazione programmatica dei docenti italiani è stata uno sport prevalentemente di centro destra. A turno Garagnani, Brunetta, Berlusconi, Gelmini hanno pronunciato parole trasudanti profondo disprezzo per chi fa il nostro lavoro. Continua a leggere→

Maurizio MANZO – Le anamorfiche

1° ANAMORFOSI – 1941 –

Se pur d’uomo il concetto si sciolse speravi strillando con gli occhi
che la stilla che strilla che stilla poi a terra del muto dolore
il ristagno s’udisse lamento ma invece s’allunga la piaga
che stivale col tacco contorce e di derma desunto s’allarga
una pozza com’eri riaffiora sfiorando la fiera ondulata entità
tutto un tempo s’è fatto d’orrore colore disciolto nel mondo.

27 gennaio 2012

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89. E’ scritto

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da qui

– Come pensi che possano convergere?
– Nella vita tutto converge, se si vuole.
– La mia è una storia d’amore.
– E quella di Arturo è un’avventura.
– Non m’intendo di rapine.
– Lo scrittore non è un rapinatore? Saccheggia il mondo, le voci, paure e desideri.
– Facile per te: leggi nei pensieri. Scrivilo tu, il romanzo a quattro mani. Continua a leggere→

Quando i Beatles cantavano ad Amburgo

di Guido Michelone

Ha quasi un valore didattico o pedagogico questo bel libro illustrato – Spencer Leigh, Beatles ad Amburgo. Le storie, la scena e l’inizio di tutto – di un decano della critica rock britannica, giornalista musicale a tutto tondo per la radio e la carta stampata. Il volume racconta – anche grazie a testimonianze, camei, inserti, immagini rare e oinedit4 – il periodo di apprendistato dei Beatles ad Amburgo, quando cinque ragazzi di Liverpool, tra i 17 e il 19 anni, deal 1960 al 1962, suonano a più riprese (talvolta per interi lunghi mesi) in alcuni localini metropoli portuale tedesca: Bambino-Kino, Indra, Kaiserkeller, Top Ten, Star-club sono i nomi dei posti, via via a metà tra dancing, night, bar, cabaret, dove i futuri Fab Four si sono fatti le ossa dal punto di vista artistico, umano. professionale.
Proprio all’epoca cambiano nome da moondogs a Beatles, da Silver Beatles al definitivo Beatles e nel corso del periodo amburghese mutano la formazione-base: accanto agli inseparabili John Lennon (chitarra ritmica, voce, armonica a bocca), George Harrison (chitarra solista e cori), Paul McCartney (chitarra e voce, poi basso e pianoforte) ci sono Stuart Sutcliffe (basso, poi ritiratosi e morto giovanissimo di malattia) e Pete Best (batteria, sostituito da Ringo Starr, anch’egli spesso attivo ad Amburgo nel gruppo Rory Storm & Hurricanes). Continua a leggere→

88. Quello che è successo

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da qui

Stai sognando? Come puoi saperlo? Potresti darti un pizzicotto. E se fosse un’illusione, la vita, un gioco crudele che qualcuno si diverte a manovrare toccando lo schermo del computer o direttamente col pensiero? Chi ti dice che i poliziotti tedeschi che gridano parole incomprensibili non siano personaggi programmati per far guadagnare punti al giocatore? E se il protagonista fosse Arturo? Se l’obiettivo fosse liberarlo dalla morsa in cui lo stringono, dalle manette che lo bloccano con le braccia unite sulla schiena? Qual è il tasto giusto per dare uno strattone a entrambi e uscirsene dal pub, chiamare un taxi e sparire per le strade di Berlino? E’ possibile ottenere un bonus che faccia arrivare dei rinforzi, magari Marius con la Smith & Wesson, a gettare lo scompiglio tra gli astanti, a sparare frantumando lampadari in legno che cadono con un boato sordo sul pavimento in cotto?
– Lasciatelo, non ha fatto niente!
Convinciti, è solo un brutto sogno: ti svegli e decidi di presentarti a casa sua con la busta stracolma di giocattoli; ti guarderà perplesso e dirà che non ha figli, che non possono servire; te ne andrai contenta, perché sai che è lì, al sicuro, a scrivere romanzi che lasciano col fiato sospeso alla fine di ogni pagina, perché così gli hanno insegnato: non potrebbe ribellarsi? Se mandasse all’aria i consigli delle scuole di scrittura e concludesse il capitolo con un respiro di sollievo, la sveglia che suona e tu che passi le mani tra i capelli, ti concedi un minuto per adattare il corpo al nuovo giorno, ti sfili il pigiama e ti avvii sotto la doccia ed ecco, ci trovi lui che ti abbraccia sfiorandoti le labbra e dicendo in un sussurro Gilda ti amo, come ho fatto, finora, senza te? E’ assurdo permettere al lettore di rilassarsi e godersi lo spettacolo delle effusioni sotto il getto caldo, avvolti nella schiuma gonfia del sapone, le mani che percorrono la schiena, le cosce, fino al bosco dove Arturo litigava col cugino e il padre lo puniva trascinandolo nel sentiero polveroso come in un film western? Sarà per questo che ha cominciato a scrivere? Per dimostrare che aveva ragione, che Michelino lo aveva fregato un’altra volta? Il romanzo è un modo per condurre la storia così come vorremmo che accadesse, come l’acqua che bagna i vostri corpi, il tuo sesso che esplode di piacere, l’urlo improvviso del poliziotto che lo trascina via mentre ti aggrappi con tutte le forze e gli stringi le mani intorno al collo, sì, Arturo, così, Gilda, Gilda! e l’acqua accarezza i capelli, è un massaggio che spazza via la stanchezza delle attese, no, fermatevi!, dove lo portate! e ti chiedi ancora se sia un sogno, se sia possibile la felicità di sentirlo dentro te, e come sia entrato di mattina, infilandosi nella doccia a tua insaputa, e pensi che non ti vuoi svegliare, che non è giusto che gli agenti ti spingano violentemente contro il tavolo, dove batti la testa e svieni e non ricordi nulla di quello che è successo.

87. Per sempre

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da qui

Sei confusa. La casa è piccola, ci sono foto e disegni che non riesci a interpretare: un uomo con un bambino in braccio, entrambi col volto velato da una macchia luminosa; due personaggi seduti in posizione yoga; un uovo bianco in una buca nera. L’uovo! Cosa ti ricorda? L’origine, il punto da cui nascono le storie, forse anche questa che stai vivendo tu, sul punto d’interrompersi ieri e invece ancora qui, tenace, irriducibile, non per merito tuo, ma dei vigili-strisce gialle e dell’uomo dalla pelle olivastra che ti ha portato a casa sua, immersa in poster di donne velate, di moschee dai soffitti traforati, di strade piene di macchine sventrate e cadaveri sparsi sull’asfalto. Continua a leggere→

Monologo della/alla pecorella

Il tormentone della barba e della maschera, come lo presenta Paolo Griseri su La Repubblica, altrimenti noto come “Sermone della Pecorella” è l’ennesimo specchio torbido di un’Italia che non è cresciuta, e che dal pasoliniano discorso su Valle Giulia a oggi ha continuato a ripetere gli stessi balletti sulle medesime note.
La storia del nostro paese, soprattutto quella moderna, è una storia nella quale Stato e Popolo da sempre vivono in antagonismo, cercando di fregarsi l’un l’altro il piatto da cui invece dovrebbero entrambi mangiare.
Diversa è la storia d’altri paesi, paesi che oggi ci guardano senza capirci, paesi che in alcuni casi Continua a leggere→

La compagna di classe

di Andrea Leone

«La nuova studentessa è bellissima e proviene da una delle più antiche famiglie aristocratiche della nostra regione. La nuova studentessa è ricchissima. La famiglia della nuova studentessa possiede tre castelli nella regione tedesca di Wuttenberg, e molti palazzi e terreni in Toscana. Sembra che la sua famiglia sia imparentata con la famiglia Hohenzollern, una delle più note famiglie tedesche. La nuova studentessa viene da un istituto per allievi superdotati e già nelle prime settimane nella nostra scuola ha dimostrato tutta la sua genialità, avendo messo in imbarazzo con le sue domande molti dei nostri professori. Continua a leggere→

Ciao, Lucio

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=rfOlcf-BzBY&feature=youtu.be]

da qui

Vai via in silenzio, senza disturbare.
Hai galleggiato tanto nella luce
dei lampioni, come fossero stelle:
navighi sospinto dalle lenzuola
spiegate come vele,
come se il mondo fosse un mare aperto,
profondo, che rivela i suoi tesori
soltanto a chi è capace di cantare
guardando dentro gli occhi della gente,
la barba rada, gli occhialetti tondi,
il sorriso difficile ad aprirsi
per l’innata abitudine
di non fare finta, d’essere solo
quello che sei, triste o felice,
amaro, dolce, cinico, romantico,
pirata docile alla rotta fragile
del cuore, sguardo di bambino perso
nella bellezza inutile del mondo,
visibile soltanto
a chi sa rompere gli schemi, a chi
sa fregarsene delle convenzioni,
e naviga a lenzuola ormai spiegate
nel buio dell’impresa più difficile,
come se fosse l’ultimo concerto,
l’addio di uno morto senza folla,
per darle appuntamento
oltre le piazze e i vicoli,
dove la sera è dolce,
e si capisce che le tue canzoni
erano miracoli.

Cirano sempre

[youtube=http://youtu.be/0yYm2c4cPHk]

da qui.
Questo di Guccini mi sembra un buon commento, nel senso migliore del termine, al testo di Edmond Rostand, che in originale potete trovare qui, e che vi riporto nella traduzione di Mario Giobbe (Mondadori 1985). Il Cyrano è stato rappresentato per la prima volta, con enorme successo, al Théâtre de la Porte Saint Martin, a Parigi, il 28 dicembre 1897. È interessante notare che non solo nel testo di Guccini vi sono allusioni ai tempi nostri, ma anche nel testo di Rostand, ancorché ovviamente non volute, e quindi più interessanti.
(Il testo di Guccini, ad esempio, qui.)

Edmond Rostand
CIRANO DI BERGERAC, atto II, scena VIII
. . . . .
Cirano:
. . . . . Orsù che dovrei fare?…
Cercarmi un protettore, eleggermi un signore, Continua a leggere→

86. Lo sapevo

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=QsTh_dKwx5I]

da qui

– A volte ritornano.
– A volte.
Cerchi d’immaginarlo con Arturo, nella mansarda, a scrivere canzoni, e poi andare a rimorchiare. Facile: scrivono, cantano e chiavano.
– Ne è passata di acqua sotto i ponti.
– E ne è caduta dai tetti.
Ecco, ora reagirà: dirà che sei acida e cattiva. Continua a leggere→

DISPOSITIVI DEL FANTASTICO. L’horror, il fantasy, la sword & sorcery. Saggio di Giuseppe Panella

«Si aggirava spesso a rapidi passi per la pianura; quando un giorno il cielo azzurro gli apparve segnato da grandi strisce di sangue che dalla valle arrivavano a coprire la città di Samarah. Poiché questo spaventoso fenomeno sembrava raggiungere la sua torre, Vathek pensò sulle prime di accorrere laggiù per vederlo più da vicino; ma sentendo di non potere andare avanti, sopraffatto dall’inquietudine, nascose il volto nelle pieghe della veste. Per quanto terrificanti, fossero questi prodigi, l’impressione che producevano su di lui era appena momentanea e serviva solo a stimolare il suo amore del meraviglioso. Perciò, invece di tornare al palazzo, egli tenne fermo nella decisione di non muoversi…» (William Beckford, Vathek)
«Il cuore di ciascuno di noi rimane misterioso in eterno, in quanto dotato di una volontà sua propria. Si mise a scrivere e, facendolo, capì un’altra cosa: che la casualità governa ogni angolo dell’universo tranne i recessi del cuore umano»
(David Guterson, La neve cade sui cedri)
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di Giuseppe Panella*

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1. “L’unica passione della mia vita è stata la paura” (Thomas Hobbes)

Del Fantastico come genere letterario abbiamo ormai una buona tipologia e diversi tentativi (anche accurati, anche se nessuno soddisfacente) di analisi e spiegazione teorica. Li si vedranno all’opera a partire dal meccanismo socio-culturale impiantato da Romolo Runcini per finire con quello psico-formalistico di Tzvetan Todorov. Ce ne sono poi parecchi altri, tutti interessanti e stimolanti ma nessuno certamente definitivo. Manca invece una teoria sia formale che psicologica del Fantasy e delle sue diverse allocazioni letterarie a partire dalla Sword & Sorcery per finire con le diverse ramificazioni (e strutturazioni) dell’ Heroic Fantasy.

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