Dall’agenda 2006 (IV)

«Quel che rende indissolubili le amicizie e ne raddoppia l’incanto è un sentimento che manca all’amore: la sicurezza» ha scritto Balzac. Quando un amico muore, viene meno la possibilità di rievocare il tempo passato, l’esperienza comune. Perdita terribile, che solo la luce dell’eternità può riscattare.

Nel 1958 dalla riva del lago di Levico vidi dei pesci “a strisce”. Erano persici reali. Mi prese allora un forte interesse anche per le creature che vivono nelle acque. L’anno dopo li rividi nel lago di Ginevra. E mi sembrò strano che pesci identici vivessero in laghi lontani e separati.

Per uno che non ama il calcio, anzi per uno cui il calcio non interessa affatto, questo mese di Mondiali è un saggio di totalitarismo. Il mondo totalitario infatti è quello in cui tutti debbono fare lo stesso sogno, il sogno sognato dal Potere.

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Ancora all’àncora di una dittatura, una delle tante

di Marina Pizzi

Nulla è più possibile, nessuna forma d’arte, dopo la pubblicità del reddito e per il reddito che ha usurpato qualsiasi, e tutte , le forme d’arte. Il “bianco e nero” della pellicola, per es., un tempo, il “poetico” del vedente, oggi è della lusinga guardona e ladrona della pubblicità. I messaggi subliminali, i messaggi d’inganno, le lusinghe capitalistiche e mercantili stanno e fanno e daziano il ladrocinio della legalità. Quale legalità? Quella del territorio di appartenenza.

La voce e l’immagine, un tempo antefatto e fatto, garantiscono l’assoluto del vuoto che promette ricchezza – di beni – per TUTTI!

Contrita e triste (io sono) per le “illuminazioni” già trite di Oliviero Toscano.

E potrei continuare all’infinito, ma non vorrei essere tacciata per…

L’Internet, almeno per adesso, è lo pseudo- di tutto e tutti, anche se solo in promessa, come sempre: i poveri di/in ogni accezione, esclusi.

Nei giardini condominiali

Vi propongo questi inediti di Luisa Pianzola (in fondo, notizie sull’autrice).

*
Un colpo d’ascia, di netto, abbatte il frassino adulto. Del resto non credevamo
in lui, come non crediamo in chi non resiste.
Resistere all’ascia, da piccoli si fa, si riesce. Ma l’adulto vacilla, scricchiola, cede, vede doppio.

*

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nostre pazienze

tiro a caso uno dei tanti indovinelli
conditi nella mescola
di carte scrostate
rivolte in barba a Lune e Soli

(ci sei in quel letto
rettangolo o ring
degli accadimenti distratti
infilati per ricomporre nostre pazienze
la notte sogna con i saiwa del mattino)

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Alla sua donna

chagall - amanti

Quando il cielo sarà vuoto
E tu
Non avrai più parole.
Quando il tempo o l’oblio
Avranno dissipato
L’opera delle tue mani
Quando non sarà più che un filo sottile
ad impedire
Che l’ultimo lembo di strazio diventi follia

Chiamami allora.
Ancora fra secoli io verrò arrancando
Sulle quattro zampe della mia decrepitezza
E azzannerò coi denti la mano che ti opprime.

San Valentino killer

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di Franz Krauspenhaar

Quand st co t vor av alm 5 min : 1 p parl 2 p accar 3 p guar 4 p sfior 5 p rimet ind l’orol e ricom da iniz///
Io no s cos si l’amor, o no m è dat saper. Ma s i brivid ch prov quan t ved, i nod al gol quan t parl, l timidez d u bamb quan t st accan, so amor… b, allor i t am///
Quan t h vist avev paur d parla, quan t h parla avev paur d baciar, quan t h baciat avev paur d amar, or ch t am… no h pi paur d nien///

IL dolore è un’illusione

I 3 Es del dolore: 1) L’inattività è spesso il risultato della discordia tra i sentimenti, la razionalità e la natura. 2) Lasciate i dubbi e le insicurezze alle vostre spalle e trovate la strada verso l’unico cerchio. 3) Dovete trovare la pace in voi stessi fermando le onde.

Nell’immediato dopoguerra, quando le case editrici europee e statunitensi decisero di pubblicare o ripubblicare le prime traduzioni di “Siddharta” di Hermann Hesse, non potevano immaginare l’enorme impatto che il romanzo avrebbe avuto sulla cultura occidentale. La storia apparentemente semplice del libro – un giovane e bene educato bramino, Siddharta, che sfida la tradizione paterna per vagabondare in India alla ricerca dell’Illuminazione – piacque allo stesso tempo ai vagabondi inquieti, ai giovani alienati, ai figli dei borghesi come agli anarchici.

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Calendari

di Emanuele Kraushaar

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Mia madre aveva la fissazione per i calendari. Ogni anno ne comprava decine, li appendeva alle pareti di casa e incominciava a segnare gli appuntamenti, le cose che dovevamo fare, quello che avremmo potuto anche fare. Attaccate alle pareti c’era un’infinità di parole che ripetevano più o meno la stessa solfa: oggi si deve fare questo, domani quello, ieri si sarebbe potuto anche fare quello, ma poi c’era un’altra cosa che invece bisognava farla per forza.
Il vero guaio è che mia madre sembrava impazzire se si accorgeva che era sfuggito qualcosa da fare: in pratica, le cose che lei segnava in rosso molto marcato e sottolineava anche quattro volte. Erano parole che traboccavano occhiaie di rosso e che alla fine perdevano quasi il loro senso.
Ce le avevi davanti agli occhi magari per tre settimane e poi al momento giusto rimuovevi tutto e ti dimenticavi. E seguire ogni cosa non era facile per mio padre che lavorava in cantiere dalla mattina alla sera. E tanto meno per me, che ero impegnato con le mie ricerche sulla “Lineare A”.
Ma neanche le crisi o l’arrivo della polizia dentro casa a fermare mia madre che lanciava piatti e coltelli verso me e mio padre, neanche questo mi ha tenuto gli occhi sbarrati per molte notti.
Alla fine quel calendario – dove al giorno della chiamata avevo trovato la scritta chiamare d’urgenza la polizia – me lo sono incorniciato, anche perché è rimasto l’unico ricordo lucido, ed esempio d’amore, che ho di mia madre.

Prima di ogni dire, prima del silenzio

marotta

lettura mia della prima parte di Per soglie d’increato di Francesco Marotta

C’è il verde – angeli di verde – luna verdeggiante – urlo verde – erba sullo stelo – tagli smeraldini di ricordi – immobili foglie di sillabe malate.
Nell’insonnia che dimora e che impedisce il viaggio nel sogno si avverte la resa e il dolore della resa, di una morte che si riconosce. Di un corpo che viene studiato al microscopio, reale come reali sono i libri, reali come ferite squarciate, bave, ossidi alcolici, ampolle di vetro, bilance, piatti vuoti. Continua a leggere→

Franz Kafka da “Aforismi di Zürau” a cura di R. Calasso, Adelphi, 2004

[Aforisma 13]

Un primo segno di incipiente conoscenza è il desiderio di morire. Questa vita appare insopportabile, un’altra irraggiungibile. Non ci si vergogna più di voler morire; si chiede di essere portati dalla vecchia cella, che si odia, in una nuova, che presto si imparerà ad odiare. Un residuo di fede continua a operare, forse per caso durante il trasferimento potrebbe passare il Signore per il corridoio, guardare il prigioniero e dire: “Questo qui non dovete rinchiuderlo più. Viene da me”.

La casa sul fiume

casa sul fiume

I bambini a spasso col cane, la casa in perfetto silenzio. Marta è seduta alla scrivania: arrivo alle sue spalle e vedo che il foglio è ancora bianco.
Il sole calante, un po’ prima che illanguidisca nel tramonto, è la luce che lei preferisce. L’anima dell’acquarello, dice, sta tutta nel colore: i tratti del disegno seguono fedelmente, come la parola alla cosa. Mi è sempre piaciuto starla a vedere, curva sul foglio immacolato per lunghi minuti, e spiare l’attimo decisivo in cui scaturisce l’immagine. Questa forma d’arte, che è estranea al mio temperamento verboso, sta tutta in uno sguardo fugace ma onnisciente: lo spirito creatore aleggia sulle acque primordiali, e sogna l’arabesco del mondo.
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Intervista ad Andrea B. Nardi

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di Marino Magliani 

– L’ultimo romanzo Andrea B. Nardi lo ha pubblicato con Robin Edizioni intitolandolo ‘Ecce Deus’: il pretesto di un noir ambientato ai tempi di Costantino imperatore e di un intrigo durante il concilio di Nicea nel 325 d. C. in realtà nascondono ben altro, come hanno entusiasticamente affermato critici di testate come il Corriere e Il Giornale.

 

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Su Catasto ed altra specie

di Biagio Cepollaro

Su Catasto ed altra specie di Antonella Pizzo, FaraEditore, 2006

1.

Il libro si organizza come per frammentazione o gemmazione da un testo originario che sembra raccoglierlo come una sorte di monade da cui per svolgimento il resto si precisa e nasce. La memoria è fatta di documenti, precisi, netti, catalogabili, collocabili, eppure la memoria svapora non appena si fa strada il sospetto che ci sia stato dell’altro, che c’è comunque dell’altro, sempre. E a nulla vale inventariare la superficie delle cose, quando le cose non sono esse stesse superficiali, dotate come sono di profondità, aggrovigliate nel profondo.
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Gabriela Fantato. Il tempo dovuto.

Gabriela Fantato , Il tempo dovuto- poesie 1996-2005, editoria&spettacolo, ROMA, 2005

Delle confidenze rese nei concreti interni di un podio inespugnabile, al riparo da occhi ed orecchie insistenti, quante ne riusciremmo a dire con altrettanta franchezza, se fossero invece rilasciate entro una prima stanza rivelatrice, quindi, in una successione che le spingerebbe dritte dritte verso l’uscita?

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Erri De Luca, “L’ultimo viaggio di Sindbad”

Parla scarno, Sindbad. Traghetta clandestini stipati sotto coperta. Le donne a bordo lo infastidiscono, e i morti li butta a mare. Viaggia ai giorni nostri, sotto satelliti che sono stelle cattive la cui luce è da evitare. Ma porta il nome del marinaio fantastico de Le mille e una notte. Non ha l’aria romantica di un capitano decaduto, che so uno che magari guidava navi di lusso e che per qualche mala ventura s’è trovato a trasportare disperati suo malgrado. Continua a leggere→

Ho atteso

Ho atteso di vederti nell’aurora
ma ti ho perduta perché tu non eri
un’ombra ma la stessa luce.
E non un segno a dire i tuoi contorni
di sapienza impossibile, inumana
che irretisce la trama dei ritorni. Continua a leggere→

VIVERE CON GLI ALTRI

PROPOSITI PER IL NUOVO ANNO
Gennaio 2007

Ogni sera, prima di dormire, mi piace fare un censimento del cuore e pregare per le persone che conosco. Passo in rassegna gli ammalati, poi le donne incinte, i sacerdoti, i parenti, gli amici e questo rito mi accompagna al riposo notturno.
È un momento bello, mi sembra di essere vicina ad ogni persona che nomino nel mio cuore: è un legame a distanza che rinnova in me la gioia della comunione, della fraternità, della solidarietà, dell’intercessione o della gratitudine. Continua a leggere→

Antonio PIBIRI

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Antonio (Nello) Pibiri è nato nel 1968 e vive ad Alghero. Ha studiato musica e filosofia. Autore originale, ha una ricca produzione inedita di cui si propongono alcuni testi. E’ stato segnalato due volte da Roberto Carifi sul mensile POESIA.

Da: Nel vuoto illuminar del giorno (raccolta inedita)

Il turchese che sprofonda insieme
Alla strada nello spazio cittadino.
Le tue parole come graziosi
Origami in cartaluce…
Mi mancano.
O se entrasse un sacro Orice!
Nella mia stanza europea
Così…
Dal nulla.

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