Piccole apocalissi quotidiane. Sulla poesia di Luigi Socci

Il mondo visto dallo spioncino. E’ un gioco di specchi convessi, di lenti deformanti. Un universo livido e grottesco. Ridicolo e inquietante. Un mondo guardato da un oblò senza oceano né mare, ma affacciato sulla tromba delle scale di un condominio qualsiasi, in una città qualsiasi. Un’umanità che vista da questa “lente rimpicciolente”  – un po’ come le maschere che James Ensor dipingeva tra i passanti per le strade di Bruxelles – appare caricaturale, storpia, istintivamente infida. Appare, quindi è. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 3

Quasi ogni mattina, sul tram che mi porta in ufficio, incontro un rivoluzionario d’annata, col quale disputo sui massimi sistemi. Entrambi recitiamo una parte, ma non credo che lui se ne renda conto. Proprio ieri mi ha detto una frase che mi ha fatto sorridere: “Mettiti gli occhiali da sole, se ti dà fastidio la luce”.
Sfottò abissale, che lascia spazio ad almeno due interrogativi.
Primo: l’uomo storico è fatto per la luce piena? Secondo: ogni fenomeno luminoso che permetta comunque di vedere (o illudersi di vedere) qualcosa, è ipso facto Luce, e pertanto buono?

Il bell’angelo inefficace

Oggi, in Italia, il poeta non ha un posto reale o uno status. In America Latina, nel Medio Oriente, nel Regno Unito, in Germania i poeti sono tuttora onorati e rispettati dalla società, e da noi? Sì, veniamo invitati qua e là, parliamo nelle università, e , se accettiamo, i politici ci mettono anche nelle liste elettorali, qualcuno di noi è andato anche in Senato, ma anche così, che potere ha questo lui – o questa lei – nel mondo reale?

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Epifanie di lumi

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Postfazione di Luigi Metropoli a: Francesco Marotta, Per soglie d’increato, Bologna, Edizioni Il Crocicchio, 2006.

Sapienza e profezia, parola e visione, «pensiero e canto», queste le coordinate che tracciano la sfuggente spazialità di Per soglie d’increato. Lo scintillio, il chiarore del pensiero, si fonde con il baluginare, il barbaglio, le «epifanie di lumi»; il dialogo (che in sé contiene per residuo etimologico il logos, la razionalità), incontra lo stupore, estatici squarci che aprono «il varco al volto / irrivelato delle cose». Continua a leggere→

Desktop lounge

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di Franz Krauspenhaar

Muoio (?)
con la tastiera in una mano
e il rosario nell’altra
//
digito la parola FINE
ma è tutto un falso
una cosa virtuale
//
vivo e vegetativo
arrancano le dita
mie subacquee
al dolore della vita
//
mi spengo nel nulla
delle parole piene
dove uomini come me
si sintonizzano
col silenzio

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La poesia combatte

di Marina Pizzi

La poesia combatte

La poesia combatte i metodi polizieschi di congiura che spintonano per metterti in difficoltà e lo versa e lo scrive, spesso pagando con la vita, sempre e comunque. Nell’omertà della parola salottiera o giornaliera o diplomatica senza tracce ematiche di uccisi, la poesia consegue la gerla della lacrima di piombo, il cadavere incorruttibile, l’atleta senza gara, il bilancio del senso con grande scempio (o almeno un disappunto) di capitali atti alla mai morta schiavitù. E il poeta resta un appestato in stato di tortura assieme alla gioia, sì gioia, chissà perché! E qui non si conclude/a a nessuna interpretazione psicologica da strapazzo. Destinata ad accendere le rotte per le scalmananti brevità di un viso-voce di radice: la parola alla poesia è (a) far fagotto di vicinanza alla partenza dell’arrivo.

[questo post è dedicato a tutti i lavoratori morti ammazzati per colpa del “lavoro che nobilita l’uomo” di nazista memoria, di staliniana memoria, di odierna memoria in fase di globalizzazione e call-center e di ben altro ancora, innominabile perché il dolore degli altri è sempre solo degli altri, Santi a parte, forse.

con vicinanza di fratellanza-sorellanza forse un po’ acrobatica, ma di sangue e tempo …, davvero! dal mio “privilegio” di avere quasi 52 anni]

Il suono bianco del Metallo

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«È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio» [Albert Einstein]

Crudeltà, violenza, cattiveria – in una parola: Metal. La parola del pregiudizio.
Pochi conoscono (e ancor meno hanno cura di conoscere) il “christian metal”, altrimenti detto “white metal” (netta opposizione semantica/tematica al “black”).
Scopo del band (che si dichiarino apertamente cristiane o meno) è riportare la musica estrema verso contesti religiosi e morali – positivi.

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MUNDUS IMAGINALIS – Stazione prima

Cyrano o del vivere per procura
Suggestioni psicologiche intorno all’opera di Edmond Rostand

Cyrano - Il film di Jose Ferrer
Cyrano è un valente spadaccino, animo nobile e versato nelle arti, temuto per i suoi motti mordaci più ancora che per l’ottima lama. Non c’è poetica tenzone o sanguinoso duello da cui non esca arguto o furibondo vincitore, ma non è ugualmente un uomo felice.
Cyrano a sua volta è ferito, da gran tempo, di una piaga che non risana.
Un naso impossibile gli deturpa il volto, arcigno ostacolo a mutare la stima altrui in amore. Una bruttezza rara, suggestiva a vedersi, e severamente innominabile da chiunque non voglia esser passato a fil di spada. Continua a leggere→

Il mondo misterioso del Jazz – Dalle Origini al Be Bop

Dal Blues al Jazz… il passo è breve, anzi possiamo affermare, in un certo senso, che storicamente si identificano.

Il Blues, il padre o la madre di tutte le… musiche!, con i suoi ritmi provenienti dall’Africa e l’improvvisazione che, gradualmente, dal canto umano si spostava alla voce dello strumento, ha caratterizzato ed è coinciso con le origini del Jazz anche se non possiamo pretendere di scrivere un’opera omnia e particolareggiata per il gran numero di esecutori e per la varietà delle contaminazioni presenti.

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La conquista della rupe:

di Giovanni Nuscis

La conquista della rupe:
il sangue
la lotta.
E un nemico
dai passi e l’odore inconfondibili.

Che violenza garbata siede
ora su troni di parole
che animale impalpabile e concreto:
grasso
della nostra carne peggiore.

Ma chi lo riconosce al colpo d’occhio
chi sa evitarlo per tempo?

Fintamente dimesso
gigiona minaccioso tra i sondaggi,
da tivù e giornali blandito.

Uomo comune
pasoliniano mostro
nei cui panni
mai
nessuno
si ritrova.

È troppo secca la tua retina

di Luca Ariano

È giunto forse l’autunno
con le sue fresche sere
ma tu non te ne sei accorto,
ancora immerso nel tepore
dei raggi estivi.
Eppure le bacche sono lì
a rosseggiare i mattini,
le tue partite si giocano in B
e non vuoi sentire sulle spalle
quel maglioncino ormai consunto.
Nel suo italiano claudicante
davanti al profumo dell’erba
ti ricorda di volerti bene e cucinarti
un pranzo saporito, di riposarti colorandoti
un po’ le guance.
Quelle pagine non le hai mai sapute
scrivere, leggerle per un attimo
prima che il cristallo del tuo sguardo
si pietrifichi e il treno termini
la sua folle corsa.
 

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Poesia a Roma (di Lucianna Argentino)

La rassegna “I martedì con i poeti” (libreria Bookcity, viale G. Marconi 92, tel. 0645470871) prosegue il suo programma di appuntamenti con la seguente cadenza : martedì 6 febbraio: omaggio a Keats e Shelley – martedì 20 febbraio: omaggio ad Amelia Rosselli, Dario Bellezza, Edoardo Cacciatore, J. Carsten Hauch, J. Rodolfo Wilcock e Gregory Corso.

Per i nostri defunti e altre devozioni

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 di Giovanni Monasteri

1) Necrologio tardivo 

Vecchio ortolano, quasi ce l’hai fatta
a festeggiare il secolo e il millennio,
tu, per l’anagrafe nato in agosto
ma per tua madre il mese di gennaio
del milleottocentonovantotto.

I tuoi figli, ridotti ormai a sette,
alleviati di colpo dal dovere
di venire a Natale da lontano
a baciarti la fronte cieca.

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Dal teatro al cinema: The Tempest secondo Peter Greenaway (prima parte)

di Luigi Metropoli e Salvatore Margiotta

Le parole fanno i testi, i testi fanno
le pagine, le pagine fanno i libri, dai
quali la conoscenza è tratta in forma
pittorica.
Peter Greenaway

Dal teatro al cinema: The Tempest secondo Peter Greenaway – prima parte

L’eccezionale complessità di The Tempest, i contrasti irrisolti e le ambiguità testuali che la caratterizzano, da sempre costituiscono una ragione di seduzione per gli artisti (siano essi cineasti, registi teatrali…) che vogliono rivisitarla. Lo spettacolo, messo in scena per la prima volta in un teatro londinese (1) nel 1611, presenta un epilogo che apre uno dei tanti scenari possibili immaginati dal drammaturgo inglese (risoluzione e rinuncia, abbandono delle scene?): se da un lato si insiste col vedere, nell’abbandono della magia da parte di Prospero, l’uscita di Shakespeare dalla fascinazione del teatro, dall’altro s’insinua il sospetto che il finale sia stato pensato al solo scopo di dare un’ambigua conclusione. Prospero conclude dichiarandosi “personaggio” della storia, fatto unico nel teatro shakespeariano, in cui in genere è l’attore, una volta svestiti i panni del personaggio che impersona, a dichiarare concluso lo spettacolo. Continua a leggere→

Il mio antiglobalismo non è da intendersi quale esaltazione della “Sagra della porchetta”…

 

Negli anni ’80 del secolo scorso, venutosi ad affermare il postmoderno di Lyotard, del quale la correlazione-contaminazione fra più esperienze espressive era (e ancora è) uno dei pilastri portanti, possiamo affermare che la conseguenza più recente e più complessa della società dell’informazione è, oggi, quella sorta di meta-argomento che risponde al nome di “globalizzazione”.

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Ivan il terribile e La congiura dei Boiardi

Di Luigi Metropoli

ivan

Affresco storico? Dramma politico? Tragedia privata? Propaganda ideologica? Un film dal respiro universale, un attraversamento delle stanze del potere, della sfera privata di un monarca (il dramma di Ivan è l’impossibilità di scindere il pubblico dal privato). Dramma d’interni ed interiore, storia di una nazione (il presente visto dal passato) e, allo stesso tempo, film tremendamente umano nella rappresentazione di un individuo destinato al potere e perseguitato da coloro che non accettano la sudditanza.
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