Archivio mensile:Maggio 2007

Sternstunden – di Sergio Garufi

Sternstunden – di Sergio Garufi
Note e riflessioni sulla figura e l’opera di Jorge Luis Borges. # 1

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Sternstunden è una suggestiva espressione tedesca che significa, letteralmente, “le ore della stella”. In senso più estensivo, viene generalmente intesa come una sorta di epifania esistenziale, qualcosa che sta ad indicare un momento o un incontro che illuminano un destino. E’ un concetto molto romantico che trova però rarissimi riscontri nella quotidianità, e che viene difatti adoperato in letteratura come espediente retorico per riassumere una vita intera attraverso la narrazione di un singolo episodio; come capita in molti racconti e saggi di Borges (vedi Biografia di Tadeo Isidoro Cruz, Emma Zunz e La forma della spada). Continua a leggere→

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che cosa è questa salute? la salute ha salvato – eppure non intorno; tu ne sei degno o meno. dov’eri mentre, dov’eri quando, dov’eri in quel momento? non legato, non a protestare; intatto dal fuoco; protesterai, ti legherai; conoscerai, e farai conoscere, come sa di sale (e fa male). ciò che è conosciuto, perché materno, sarà giustificato, come buon segno; e consolata la madre: buon segno, che riferisce il passato e il sofferto a Cristo; e segno buono, che traduce l’arte nell’arte.

non deve essere temuta una signora Maria – la sòra Maria – qualsiasi, come se non fosse pubblico: Maria è il pubblico più difficile, perché è il meno atteso. Ma chi è meno atteso concederà attenzione, attenzione lunga. ieri il pugno fa male, tanto, a chi dà, e meno a chi prende il colpo. noi siamo pochi, che facciamo le poche cose, dure e semplicissime, e non giuste. Ma i molti – i molti sono una Chiesa grande (per scrivere, penso ora a S., che prende la mano, e accarezza, e dice: mio caro; e si commuove, sincera, sul nome di Pier Paolo; e io non posso darle torto: vivo di questo stato, che continua sempre)

domanda

PERCHE’ SCRIVIAMO

?

G.G. Marquez: “Perché i miei amici mi amino di più.”

Calvino: “In un certo modo, penso che sempre scriviamo su qualcosa che non conosciamo, scriviamo per dare al mondo non-scritto un’opportunità di esprimersi attraverso di noi. Ma, a partire dal momento in cui la mia attenzione vaga dall’ordine prestabilito delle linee scritte verso una complessità mutevole che nessuna frase potrà apprendere totalmente, credo di capire che al di là delle parole c’è qualcosa che le parole potrebbero significare”.

Lorca: “A volte, osservando ciò che accade nel mondo attorno a me, mi domando: perché scrivere? Ma, bisogna lavorare, lavorare, lavorare. Lavorare come forma di protesta. Perché l’impulso normale di una persona sarebbe urlare tutti i giorni nello svegliarsi in un mondo pieno di ingiustizie e di miserie di tutti i tipi: Io protesto! Io protesto! Io protesto!”

Enrosadira

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I

Tu che ci inondi di musica ancora
anche se ben distorta armonia
della donna perduta ci rimane
il sarcasmo disciolto nel sorriso
di un’innocente e flebile mania:
componi il tanto amato e vano riso.

Dai tempi lontani inaridito
non hai in mano che polvere di cose.
Ma non fermare i dolcissimi suoni
o dei passaggi disperato dio
sedotto dal profumo delle rose.

II

Tu che dell’occidente
conosci la pia rosa dei fruscianti
silenzi d’orizzonte
momento in cui si posa
il cuore degli amanti
e ride dell’eterno incandescente:
rompimi questo duro incantamento.

Io sono nella stasi senza pace
vicino a me si muove ogni vivente
l’erba germoglia intorno a me, la pietra.

III

Dileguare dell’ombra nella luce
della luce nell’ombra: tu sei questo.
Anche se muori d’ombra nell’amore
e se vivi di luce nel dolore.

Resta oscura la madre delle rose.

Domande in paese

Casalvecchio  '900
Era pensabile sul luogo un’influenza,
quasi ereticale, di agostiniani, di
residue presenze basiliane,
forti di architetture policrome?
L’acqua della fontana era sufficiente
alle tessiture, ai setifici
di cui scrive l’erudito insano?
L’anacoreta eletto a nuovo patrono
forse rappresentava l’affermazione
chisciottesca del regno del feudo,
l’annichilirsi delle ultime libertà civiche?
O, forse, dalla sua presenza, in alto,
si disponeva la fierezza di un nuovo ceto
di eroi discreti, una massoneria
dello spirito e della rendita agraria?
Al padre ed al bastione, piazza
antemarina, il maggio gaudioso
della smemoratezza che ci peggiora.

Gonzalo Torres – Jairo Miguel en El Ruedo – poesia cilena

di Gonzalo Torres

torero
Jairo Miguel en El Ruedo
Poesía de actualidad

El chaval y sus verónicas deleitaban en la plaza de toros.
Un amor amante se despertaba de su sueño.
Jairo Miguel es su nombre lleva en la sangre su oropel,
Desde España se fue llorando;
Sus ilusiones de torear eran más fuertes que sus 12 años.
Se monto en sus sueño y vio la puerta de México en sus pupilas.
Desde el balcón los amantes se despiden,
Y en la calle Alcalá se mueve la noche y el destino,
Risas y cantos de mandolín y de vino,
Jairo Miguel el torero infante, Continua a leggere→

Scoprire l’America

Arthur Schnitzler, medico, amante delle donne e sublime scopritore dei nostri universi interiori, visse a morì a Vienna. Si dice che egli si ispirò alle opere di Freud, ma forse è stato piuttosto viceversa.
Oggi, 15. maggio 2007, festeggiamo il suo 145mo compleanno con una piccola poesia in prosa….

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Pasquale Di Palmo, Marine e altri sortilegi

Pasquale di Palmo, MARINE E ALTRI SORTILEGI, Il ponte del sale 2006

Mi colpisce, nell’introduzione all’ultima sezione della raccolta, la descrizione di due modi diversi di trapassare nell’acqua: il primo, quello della lotta, subito dopo l’errore o il pentimento, che causa nel corpo “livida la faccia, la lingua tumefatta (…) i grossi vasi distesi da un’enorme quantità di sangue nerastro…”. Il secondo, quello della resa istantanea, “il colorito quasi naturale, nessuna tumefazione nella lingua, pochissima spuma nella bocca…”, (p.61). Sono, a ben vedere, le forze contrarie che animano questa poesia. Continua a leggere→

Orfismo incivile: su Trovatori di Gianni D’Elia

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Qualche critico letterario prima o poi dovrà accorgersi, ammettere e scrivere che non ci troviamo di fronte a un semplice libro di poesia. Questo è un libro di “teatro in versi” e più precisamente è un libro di “teatro di parola” in versi. Le origini sono chiare e basterebbe tornare sull’idea abbozzata del coro di voci in Bestia da stile di Pasolini per riconoscerne l’imprinting (si torni soprattutto sulla conclusione del II episodio). D’Elia naturalmente sviluppa questa intuizione-base
con la maestria formale del suo poema in fieri e con la forza delle eredità raccolte ed incarnate: Baudelaire, Leopardi, Dante, Penna, Saba, Caproni (si torni qui sul tema della “tradizione come eresia” in Gianluca Pulsoni, Scorie contemporanee, pp.30-34). Dove prima c’era un seme, adesso un albero. Continua a leggere→

Spettri in città

di Mauro Baldrati

krampusweb.jpgIeri in autobus c’era uno spettro. Ho udito la sua voce, mentre boccheggiavo per il caldo, tra uno scossone e una frenata del baraccone. Si è alzata tonante, stizzosa, aggressiva: “INSOMMA, COSA VUOLE DA ME LEI? HO LE SPALLE LARGHE IO, DOVE MI DEVO METTERE?”. Gli rispondeva una vocina flebile femminile: “Potrebbe stare solo un po’ più contenuto, ecco. Mi viene addosso”. E lo spettro: “MA LA SMETTA! LEI E’ UNA MALEDUCATA! VADA A LAVARE DEI PIATTI CHE E’ MEGLIO! VADA A LAVARE DEI PAVIMENTI, CHE E’IL SUO MESTIERE!”. Era debordante la violenza del suo tono di voce, impressionante la veemenza. Lo spettro ha continuato a insultare la ragazza, che era di corporatura minuta, forse filippina, in grande contrasto con la corporatura dello spettro, che era un uomo massiccio, più largo che alto.
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Giorgio Vigolo (1894-1983)

Diluvio

Mi coglie lo scroscio dirotto
a mezzogiorno sul ponte:
dintorno la città – chiese e palazzi –
si scioglie in fumo e non si vede più.

Anche quell’ ultima cupola spare.

Rimasto solo è il ponte,
tagliato dalle sponde,
sospeso in alto in alto fra le nuvole
con le sue statue d’ angioli grondanti.

Ma mentre la città mi si cancella
nel fumante diluvio
dentro la nube uno spiraglio ride
verso uno sfondo di monti sereni:
e dietro un vetro limpido e sottile
l’ ultima pioggia un praticello splende
avvicinato in quell’ umida lente.

Fuori di porta è già tornato il sole.

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Rossano Astremo- Da L’incanto delle macerie (Icaro, 2007)

Rossano Astremo- Da L’incanto delle macerie (Icaro, 2007)

Vertigine.wordpress.com

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Ti parlo, ti straparlo, nel mattino
dal metallo in gola, depongo le mani
lungo ombre desuete, mi soffermo
sullo zero che ogni calcolo motiva,
mentre il raggio di miele dell’autunno
cola tra i tuoi silenzi. Per l’aria tremula
la città si scioglie in delizia, in continua
curvatura tra pioggia e schiarita, Continua a leggere→

POESIA E FILOSOFIA # 1 – H. G. GADAMER LEGGE PAUL CELAN

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Tratto da: Hans Georg Gadamer, Chi sono io, chi sei tu. Su Paul Celan, cura e traduzione di Franco Camera, Genova, Casa Editrice Marietti, “Collana di Filosofia”, I ed., 1989.
[Titolo originale: Wer bin Ich und wer bist Du? Ein Kommentar zu Paul Celans Gedichtfolge “Atemkristall”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt a.M., 1986]

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Weggebeizt vom
Strahlenwind deiner Sprache
das bunte Gerede des An-
erlebten – das hundert-
züngige Mein-
gedicht, das Genicht.
 

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“China” di Maria Pia Quintavalla (inediti) – aggiornamento

Posto qui delle poesie inedite di Maria Pia Quintavalla tratte dal poema in versi “China” (iniziato a scrivere nel 2001, insieme a “Purgatoriale” e “Quintavez”, costituivano tutte parti del romanzo stesso “China” scritto in centocinquanta pagine fino ad oggi, in versi; è stato scritto prima e contemporaneamente ad “Album feriale”).
Quintavalla assieme alla potessa Rosaria Lo Russo leggerà alla Casa della Poesia (Palazzina Liberty), martedì 15 maggio ore 18 per il ciclo curato da Milanocosa organizzato da Adam Vaccaro
dove sarà presente anche La poesia e lo spirito.

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