Di queste residenze invernali
non c’è più niente, solo un minuscolo
battito di muscolo
e una mosca che appiccica
le sue ali sporche sui vetri
appannati.
Poi l’ombra immensa
di aerei che rinsecchiano paure.
E il proverbio:
cani lunghi e bianchi
accavallano zampe,
sono magri come le saggezze
fragili e ammuffite
di questo tempo.
Archivio mensile:Giugno 2008
Hey Joe
Mamadou
Mamadou guardava la sua merce con malinconia. Ne aveva fatta di strada per strappare le quattro carabattole sulla cui vendita avrebbe guadagnato una percentuale inconsistente. Aveva in mente qualcos’altro, partendo per l’Italia: ma si sa, i sogni hanno la stessa consistenza delle percentuali assegnategli dai suoi datori di lavoro. Lui sognava di fare l’attore, e aveva lavorato sodo per arrivare a recitare in modo quasi perfetto le commedie di Goldoni. Continua a leggere
PROVA IL ROSSO! SYLVIA, SANNELLI, PLATH E PALCHI
L’utero
Scuote il guscio, la luna si separa
Dai rami e non arriva.
Il mio ambiente è una mano
Senza le linee, vie
Strette in un nodo, io
Io la rosa che adempi, io –
Sono il corpo,
Sono l’avorio
Empio come uno strillo.
Questo ragno che sono
Crea specchi docili alla mia figura,
Emissioni di sangue
E basta – Prova il rosso!
E questo bosco funebre
Questa collina e questo
Effetto luccicante
Delle bocche dei morti.
[Donna senza figli, Sylvia Plath, traduzione di Massimo Sannelli] Continua a leggere
Intervista di Francesca Rivano a Guido Michelone
Guido Michelone, un nuovo libro, stavolta da Baldini Castoldi Dalai, più altri tre per editori minori quasi un guinness. Si tratta di un caso o di un progetto che sta prendendo forma o ancora di un momento di estro particolare fra creatività e ricerca?
Partirei proprio dalle ultime due parole che ha detto: creatività e ricerca in me si mescolano, si sovrappongono, si uniscono per dar vita anzitutto a una saggistica che vuole raccontare e – se possibile – raccontare bene, sull’esempio della divulgazione di scuola anglosassone dove la chiarezza e la fluidità sono d’obbligo. E poi per dar vita a progetti variegati, in cui intervengono componenti anche molto lontane fra loro, come nel caso dell’antologia per Baldini in cui abbiamo cercato di far convivere fumetto e narrativa breve su un tema comune. Tuttavia, per rispondere alla prima parte della domanda, non si tratta di un caso, per me: io pianifico abbastanza bene ciò che voglio scrivere e soprattutto pubblicare: semmai il caso interviene nel momento della scrittura; talvolta basta un’illuminazione improvvisa per farmi cambiare la scaletta di un indice e di conseguenza i contenuti di un libro di saggistica. E comunque nel caso dei libri tre ‘per editori minori’ c’è proprio un lungo progetto alle spalle, che ho curato personalmente, da solo, anche se accetto, come sempre, i contributi di tutti quelli che vogliono collaborare e che, ovviamente, ritengo validi come studiosi e come esseri umani… Continua a leggere
Giancarlo Majorino, Viaggio nella presenza del tempo

Giovedi 19 giugno ore 21
La Casa della poesia di Milano
Palazzina Liberty, L.go Marinai d’Italia 1
In occasione della pubblicazione di Viaggio nella presenza del tempo di Giancarlo Majorino (Oscar Mondadori 2008)
Cinque poeti – Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Biagio Cepollaro, Andrea Inglese, Stefano Raimondi – leggeranno dei passi del poema di Giancarlo Majorino, commentandoli e discutendoli con l’autore.
Europiè 6 – Ho fatto pace con Cane Parlante
Cane Parlante è seduto sul seggiolone Chicco di mia figlia. Lei è fuori con la mamma e ho voluto approfittarne per rappacificarmi col migliore amico della bambina.
“Sai, credo che dovremmo spiegarci.”
“Sei uno spasso.”
“Hai ragione, mi merito questo sarcasmo, ma considera la situazione in cui mi trovavo. Oddio, so che non è una giustificazione, ma spero che tu capisca lo stesso.
“Questo è il mio pancino.”
“Sì, che la cosa ti sia rimasta sullo stomaco posso pure capirlo; nemmeno io avrei accettato un comportamento del genere. Lanciarti dietro il divano a quel modo, poi…”
“Orecchio, orecchio azzurro.”
“Ti fa ancora male? Come posso fare per farmi perdonare?”
“Ho bisogno di coccole.” Continua a leggere
Pasquale Indulgenza
L’ ora opportuna, Canti del cerchio ermetico, Il Filo editore
Introduzione
di Giuseppe Conte
Che cosa è la poesia? Quale definizione cauta, dubitante ma non meno necessaria possiamo cercarne? Ogni vero libro di poesia contiene una definizione dellapoesia stessa, implicita o esplicita che sia. È percorso intellettuale, coscienza critica,travaglio etico. È viaggio nei territori nudi della mente oltre che attraverso i motidel cuore. Pasquale Indulgenza, in questo suo L’ora opportuna, che porta un sottotitolo molto significativo come Canti del cerchio ermetico, non si sottraea questa aurea regola. Continua a leggere
Il palio di Siena
In USA finiscono le primarie. Una volta celebrate le conventions, partirà la campagna elettorale per la presidenza. In capo a un anno e mezzo di votazioni e caucus, gli Stati Uniti decideranno chi e che cosa vogliono.
In Italia facciamo l’esatto contrario: noi non votiamo per scegliere ciò che conviene, ma per danneggiare l’avversario. Non votiamo “per” qualcosa, ma “contro” qualcos’altro. Si dice: è colpa di chi ha personalizzato la politica. Sarà. Ma non posso fare a meno di domandarmi come mai sono sempre gli altri a prendere l’iniziativa. E chissà perché, una volta constatato il guaio, non si pensa a sanarlo ma solo a dar la colpa a qualcun altro. E del resto, se davvero è l’avversario a strumentalizzare tutto, perché scendere al suo livello? Che convenienza c’è a trasformare le elezioni in un palio di Siena e cioè in un gioco nel quale è più importante danneggiare gli altri che vincere? Continua a leggere
W l’Italia
VOLTItraVOLTI
mostra + libro + cd di Enrico Pulsoni, Gianmaria Nerli e Bernardo Cinquetti
Roma, 19 e 26 giugno, Galleria Michelangelo
Giovedì 19 giugno alle ore 18 si inaugura presso la Galleria Michelangelo di Roma (via G. Giraud 6) la mostra di Enrico Pulsoni voltitravolti, promossa dalla Michelangelo Libri e curata da Gianmaria Nerli. Continua a leggere
I sogni del mattino
di Pietro Pancamo
«Le mie vecchie ferite, adesso? Chiarifi(ci)catrici», puntualizzava e mio nonno, lo posso garantire, non era certo uno che parlasse per refusi o strafalcioni. No, in realtà voleva semplicemente “inculcarmi” o suggerirmi (così la penso) una verità banale e stupenda: che la sofferenza getta luce su ogni cosa e mistero.
Europiè 5 – Attendendo Italia – Francia
Mentre seguo via internet i risultati elettorali delle comunali al mio paese (MPA in testa, la lotta è per chi andrà al ballottaggio col candidato dei leghisti siciliani), mi viene in mente che la notte sarà lunga, e magari potrei ingannare il tempo scrivendo di pallone.
Nelle ultime due serate i gruppi A e B hanno licenziato le ammesse ai quarti. E se il Portogallo è stato fulgido esempio di come una squadra sazia di punti possa tranquillamente perdere con una Svizzera senza speranza di passare il turno, i Cechi dimostrano quanto sia facile buscarle di diritto e di rovescio anche se si sta vincendo con due gol di scarto a un quarto d’ora dal fischio finale. Ma ‘sti turchi, perbacco, fino a qualche hanno fa erano terzo mondo calcistico (senza offesa per i turchi in ascolto), e adesso rifilano pappine alla ex squadra di Nedved. Se continuano a giocare così (cioè fottendosene di essere stati un terzo mondo calcistico, e rifilando pappine a chi capita capita), penso che, se e appena dipartita la nazionale azzurra, mi metterò a tifare per loro. Perché a me, in verità, quelli che in campo danno tutto sino all’ultimo minuto e se ne infischiano di essere gli sfavoriti, mi piacciono assai, ma assai assai. Sono pure andato a documentarmi, giusto per sapere qualcosa in più dei miei nuovi idoli. Così mi sono appuntato i nomi di Hakan Yak?n e Eren Derdiyok e Gökhan Inler; solo che questi nomi, durante la telecronaca, non li avevo sentiti mai e allora, leggendo meglio, ho scoperto che m’ero sbagliato. Cavolo, non erano tutti nazionali svizzeri? Ma vedi che curioso, ho pensato, i calciatori svizzeri sono turchi (e albanesi, e slavi, e spagnoli; qualcuno, che combinazione, pure svizzero); vuoi vedere che i calciatori turchi sono svizzeri? E invece no: sono turchi pure loro, con la sola eccezione di un brasiliano, ma che si chiama Maometto. Continua a leggere
Così uguale – di Silvia MONTI

(Silvia Monti, Così uguale, postfazione di Mary Barbara Tolusso, Milano, Lampi di Stampa, Collana “Festival”, 2008)
Parole e opere (mini auto-antologia religiosa)
Dalla sezione love songs – prima parte
(ora vomita tutto senza fare rumore.
vomita.
i colori i ricordi i suoi baci, anche il sole
vomita
i polmoni, lo stomaco, gli occhi
e per ultimo il cuore.
e poi muore)
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Voli pindarici
Essere cieco ha i suoi vantaggi. Quando viaggi in aereo, per esempio, puoi immaginare tutto, mentre il corpo galleggia senza peso nella carlinga traballante, come nei vecchi tram di Roma. Io, poi, sono un vecchio sognatore, passo il tempo a inventare storie sempre nuove, perché la vita è questo, una fucina di storie che germogliano l’una dall’altra, senza mai fermarsi. Neanch’io mi fermo: è un altro dei vantaggi di chi è cieco. Nel mio mondo la noia non esiste: rumori, odori, sono spunti di trame e intrecci sempre nuovi, che prendono corpo nella mente e portano in volo in regioni sconosciute, scenografie che devi costruire nei minimi dettagli, perché il cieco ha l’esigenza di definire e descrivere, come nessun altro, e non può sfuggirgli nulla di ciò che lo circonda. Continua a leggere
La cruna dell’ago
Quanta solerzia in materia di processi penali (qui) e sulle intercettazioni! Un’emergenza assoluta, altro che l’impoverimento crescente e la crisi economica, occupazionale, altro che rimozione delle vere cause di molte morti sul lavoro, altro che rivedere i privilegi della casta! Bisogna smetterla di spiare la gente (una parte di essa, in particolare), com’è avvenuto in passato (qui e qui), e tappare una volta per tutte i buchi delle serrature delle stanze del potere. Anzi, recintarne i palazzi. Queste, le vere priorità!
In nome dell’emergenza di riordinare il sistema processuale penale, e di meglio tutelare il diritto alla privacy – chi può negare l’importanza dei temi e la doverosità degli interventi? – sta per essere assestata una storica rivincita del potere politico su quello giudiziario, sospendendo alcuni processi, limitando certe indagini e impedendo la pubblicizzazione (comunque deplorevole) dei contenuti delle intercettazioni sugli organi di stampa. Tutto ciò al fine di garantirsi la tanto agognata, quanto contrastata impunità. E cosa potrà fare l’opposizione, pur agguerrita, di fronte all’implacabile legge dei numeri? Continua a leggere
Doni de l’adìo – (Doni dell’addio)
di Fabio Franzin
in memoria di T. C. (dandole del Lei, come ho sempre fatto)
(Nel dialetto Veneto-Trevigiano dell’Opitergino-Mottense)
Chel gaso
Chel gaso de fil bianco pontà
a far misura te ‘na balzana
de braghe scure, in fresco
de lana, braghe da sposo…
Chel gaso che no’ se savéa
nianca se ‘a ‘vesse fat ora
de cùser, cara, che se ‘ven
incòrt sol che ‘sta sera, a ‘na
“La nebbia dentro”, di Sergio Pent
La morte separa, la morte riunisce.
Attilio e Pietro sono due fratelli che hanno seguito percorsi di vita differenti. L’uno – Attilio – ha intrapreso con un certo successo la carriera politica; l’altro – Pietro – ha deciso di rimanere nel proprio luogo d’origine, in Val di Susa, a fare il maestro elementare e dare seguito alla grande passione per i libri e la letteratura. Due caratteri diversi. Due persone diverse, accomunate – oltre che dal legame di sangue e dai ricordi infantili e adolescenziali – dall’amore provato per la stessa donna, Cristina, ex fidanzata di Pietro e, oggi, moglie di Attilio. Continua a leggere
Paul Boldt: L’effetto primario
Der Primäraffekt
Jemand, den Kopf in Mädchenknien, sagt:
Daß deine Schenkel früher zu mir kamen.
Wie Krähen fraßen Huren mich Einsamen.
Immer war Winter. Ich bin angenagt!
Dein roter Mund, ein Nest voll weißer Küsse,
Ist unerreichbar nah. Du bist so keusch.
In meinem Herzen da ist ein Geräusch,
Als ob es röchle und ersticken müsse. Continua a leggere
Muti dialoghi
Sono preso di assalto
roba di sirene e rostri
“Non occupartene,
è come se non fosse niente”.
Un telefono sospetto squilla.
“Intende di donne e mobili,
poi anche ombrelli”.
Ragazze con gli occhi di luce.
“Devo parlare dell’acconciatura dei loro capelli,
lasciami studiare”.
Persone che non mi conoscono
indovinano la mia faccia.
“Ma senza certezze,
ogni tanto quasi per svago”.
Leggende familiari di poco conto.
“Nessuno crede più a certe storie”.





