Il titolo L’uomo che non credeva in Dio ha un sapore di eterno, nel senso che Scalfari vuole essere ricordato come l’uomo che, appunto, non credeva in Dio. Sarebbe del tutto fuorviante leggervi un’apertura tipo “ma che ora invece ci crede”. Il titolo intende scolpire il fatto che il rapporto di Scalfari con Dio è chiuso, e tale per sempre resterà.
Un ruolo decisivo nel libro lo ricopre Friedrich Nietzsche, il pensatore al quale Scalfari dedica più spazio e con cui si dichiara più in debito, più di Cartesio, Spinoza, Kant, Freud, che pure hanno giocato un ruolo di primo piano nella sua formazione. Ma mentre questi filosofi hanno contribuito a formare Scalfari che poi li ha per così dire superati, Nietzsche sembra rimanere il faro, la stella attorno a cui gravita il suo pensiero. Continua a leggere
Archivio mensile:Giugno 2008
Donne invisibili
Arianna
Sul precipizio del nulla
ammaestra oche
e specchia solitudini.
Romina
Al lavoro la scrivania
strangola “fammi queste
due pagine per venti”
è ora di pranzo
il panino ingoia Romina. Continua a leggere
La camera verde
La terza riva del fiume – Melquíades Fermín HERRERA

(Una delle pochissime immagini esistenti di Melquíades Fermín Herrera. Il ritratto fu eseguito, in stato di trance, a distanza di migliaia di chilometri, e senza aver mai conosciuto o visto il soggetto, da Jean Giraud/Moebius.)
Breve nota di presentazione
Nonostante la mole sempre crescente di pubblicazioni e di studi a lui dedicati, sono ancora moltissime le zone d’ombra che avvolgono la figura e l’opera di Melquíades Fermín Herrera, e pochi, veramente pochi, anche se di grandissima importanza (soprattutto sul piano dell’intelligenza complessiva dei testi che ci ha lasciato), i dati certi e inoppugnabili in nostro possesso. Continua a leggere
Osip MANDEL’STAM – Tre poesie
Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,
a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse,
e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina
eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino.
Le sue tozze dita come vermi sono grasse
e sono esatte le sue parole come i pesi d’un ginnasta.
Se la ridono i suoi occhiacci da blatta
e i suoi gambali scoccano neri lampi.
The Myth of Innocence
Louise Glück (USA,1943)
The Myth of Innocence
One summer she goes into the field as usual
stopping for a bit at the pool where she often
looks at herself, to see
if she detects any changes. She sees
the same person, the horrible mantle
of daughterliness still clinging to her. Continua a leggere
«Ama e taci». Il Bardo continua, 3.
a cura di Gaja Cenciarelli e Antonio Sparzani.
[brano tratto dal Re Lear, a cura di Giorgio Melchiori, Biblioteca Mondadori. Atto I, scena I. Le parentesi quadre sono state riportate esattamente come compaiono nella versione pubblicata da Mondadori nel 1976]
Nella foto: il Globe]
LEAR – Now, our joy,
Although our last and least, to whose young love
[The vines of France and milk of Burgundy
Strive to be interessed:] what can you say to draw
A third more opulent than your sisters’? [Speak!]
CORDELIA Nothing, my lord.
[LEAR Nothing?
CORDELIA Nothing.]
LEAR Nothing will come of nothing. Speak again.
CORDELIA Unhappy that I am, I cannot heave
My heart into my mouth. I love your majesty
According to my bond, nor more nor less. Continua a leggere
Potenze dell’Anima
Elémire Zolla se n’è andato il 29 di maggio ed è uscito da qualche giorno la riedizione curata da Grazia Marchianò di Potenze dell’anima , un altro dei suoi libri-chiave (1968), esce per i tipi della BUR Rizzoli.
Si tratta a mio parere di un grande libro.
Verrà presentato nella Giornata di studio:”La tradizione spirituale in Italia:Zolla ritrovato”,in programma a Pietrarubbia, nel Montefeltro sabato 7 giugno (vedi allegato).
Il sangue in palio, di Aniram Izzip
METROMORFOSI 15
E’ uscito il nuovo numero di Metromorfosi, rivista di infocritica distribuita gratuitamente a Roma e dintorni.
In questo numero di giugno: Nick Cave, Dinosaur Jr, Unnaddarrè, Matteo Garrone, Antigone,
Miracolo a Milano, Gianni Piacentino, Zachary Shomburg…
Copertina: Steven Smith.
Viaggi e miraggi
Il mare di notte è una pelle tesa di tamburo, è la tua mano che afferra l’aria controcorrente dei sogni ostinati, la stella che segui come i passi lunghi di tuo padre, sempre irraggiungibile, sempre troppo bravo, la risacca della tua fragilità, che ora si perde all’orizzonte di questo viaggio in cui ti sembra che ogni dolore evapori, come il ricordo delle cose comuni, il saluto al negoziante o la parola detta all’angolo di strada, il mare ha questo dono dell’oblio, e più ti allontani dalle immagini solite delle tue giornate, più questo vuoto si allarga e fa spazio al fantasma del futuro, al volto che hai sempre cercato, fin da bambino, quando lei ti guardava con quegli occhi verdi che non riuscivi a decifrare, e li abbassavi sul suo grembiule bianco, increspato come un mare mai visto, in cui immaginavi di nuotare, di suonare come su una pelle di tamburo, tesa nella notte, e questo viaggio è precisamente il viaggio in quell’immagine che ora torna a tradimento, mentre gli altri che ti si accalcano vicino hanno un moto improvviso e tu, che sognavi con gli stessi occhi verdi della enigmatica bambina, senti la mano dello scafista tesa come la pelle del tamburo, e la musica è il tonfo del tuo corpo nell’acqua, bianca come il suo grembiule, per le bolle di ossigeno esplose dalla bocca spalancata, e rimpiangi fino alle lacrime di non aver imparato mai a nuotare, proprio tu, che avresti nuotato per sempre nel grembiule bianco della bambina occhi verdi che ti guarda, ti guarda, mentre sei ormai della stessa materia delle onde e dei sogni che svaniscono come assurdi fantasmi, nella notte che ha il rumore della lancia grigia dei finanzieri, dalle divise simili al vestito di tuo padre, così perfetto e irraggiungibile, anche ora che hai toccato la profondità massima di questa vita di sogni e tradimenti, di occhi verdi che non si staccano più, che ti accompagnano nel viaggio che ora, solo ora, comincia.
versione audio
A cena con Sparz
Il fisico passa la vita a formulare e verificare ipotesi su come interagiscono corpi e corpuscoli; il narratore, lo storico, il filosofo, passano la vita a fare altrettanto con gli esseri umani. È una analogia che può sembrare calzante oppure tirata per i capelli. Fino a che punto si può spingerla? Stiamo pure attenti a non esagerare, ma forse vale la pena di portarla piuttosto a fondo. È utile. Ed è pure divertente.
Non lasciamoci condizionare dal fatto che la fisica è parente prossima della matematica. È vero: alla base dell’analogia tra fisica e umanistica c’è il “modo di ragionare della matematica”. Ma nessuno ci chiede di dimostrare teoremi o risolvere equazioni. Per approfondire la nostra analogia basta rifarsi al modello che tutte le scienze hanno in comune. Cioè la logica. Di questo, o meglio, di tante cose scollegate che reclamavano una sintesi, ho chiacchierato con Antonio Sparzani. Continua a leggere
Contro la fame
Oggi, all’apertura del Vertice sulla sicurezza alimentare, il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf, ha detto che “è finito il tempo delle parole, bisogna passare ai fatti”; ha detto, rivolto ai capi di stato presenti, che nel 2006 il mondo ha speso 1200 miliardi di dollari per gli armamenti mentre il cibo sprecato in un singolo paese è stato pari a 100 miliardi di dollari e l’obesità nel mondo provoca un eccesso di consumi quantificabile a 20 miliardi di dollari; ha detto: “Di fronte a questo scenario, come possiamo spiegare alla gente di buon senso ed in buona fede che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all’anno per permettere a 862 milioni di affamati di godere del diritto umano più basilare: il diritto al cibo e quindi il diritto alla vita?”
I capi di stato, al termine dei lavori, sono sciamati nei ristoranti, ai ricevimenti, decisi a gustare le delizie della migliore cucina italiana: il Presidente Sarkozy (senza la first lady Carla Bruni), ha offerto un déjeuner in onore del presidente egiziano Mubarak nella veranda della Casina Valadier con sformatino di melanzane, involtini di rombo alla mugnaia con punte di asparagi, cesto croccante di zabaione e frutti di bosco; vini rigorosamente italiani; Kofi Annan invece, ex segretario generale dell’Onu, alloggiato nella vip-suite dell’Hassler di Trinità dei Monti, ha apprezzato gli amuse-bouche dello chef Francesco Apreda; la presidente argentina Cristina Kirchner, al ristorante Bolognese di piazza del Popolo, ha ordinato culatello e tagliatelle al ragu; invece da George’s, stile old england, specializzato nella preparazione di tagliolini di mare e champagne, il presidente dominicano Fernandez ha cenato con millefoglie di vitello con asparagi e robiola (due porzioni) preparato dallo chef Antonio Sciullo.
Maria Grazia Calandrone
da Questa probabile persona (inedito)
Se il calice del sorriso
reggerà alla luce del mattino
porteremo la luce nelle ossa come sposalizio segreto
e nella parte vuota e chiara della nostra ombra
sarà consumato come incenso l’odore delle armi
e dei ferri chirurgici, una piccola schiera di scomparsi
uscirà alla luce dietro di noi
come il sole sui prati di marzo
come un popolo d’aria sui travi
e i corpi che furono
bruciati come combustibili e sepolti
con uccelli salati e farine di farro
con un cono di grasso sulle parrucche e con ditali
d’oro, tutti i corpi bellissimi che furono
formati da una donna
usciranno nel giorno interamente
e formeranno scie,
una bava di immortalità.
“Gli incendi” di Filippo DAVOLI
Nudo. E la nudità che ti distingue
dagli altri crocifissi della Terra
è il sublime ed altissimo vedere
di chi scolpendosi nel legno rinunciava
a ogni cosa di sé. Non hai nemmeno
ferite, solo silenzio
che copre la superficie liscia, opaca
di chi ascolta.
Sei nudo interamente, come la vita
che il mistero compatta
negli iniqui dolori, nei percorsi
labili della notte. Soltanto nudo
e totalmente altro. Continua a leggere
Teresa Zuccaro, “Fabbriche”
Quattro poesie inedite di Teresa Zuccaro
La fabbrica di solitudine
Questa fiorente azienda
ha pochi dipendenti
un decina di operai
ben selezionati, abili
manipolatori di cuori,
fra i più instancabili.
Ci hanno cotti a puntino
rosolati per bene, e poi
al massimo grado di fusione,
ci hanno fatti a fette Continua a leggere
Dallo stesso altrove di Marina Pizzi La camera verde 2008
[Collana Felix a cura di Marco Giovenale]
per ogni richiesta:
La camera verde
via G. Miani 20 (Roma)
tel. 340-5263877
per tutte le informazioni, si può fare riferimento anche a
http://felixseries.blogspot.com
http://web.tiscali.it/lacameraverde/
Giovanni Giudici
da La vita in versi
La vita in versi
Metti in versi la vita, trascrivi
fedelmente, senza tacere
particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.
Ma non dimenticare che vedere non è
sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.
Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano
complicità di visceri, saettando occhiate
d’accordi. E gli astanti s’affacciano
al limbo delle intermedie balaustre:
applaudono, compiangono entrambi i sensi
del sublime – l’infame, l’illustre.
Inoltre metti in versi che morire
è possibile più che nascere
e in ogni caso l’essere è più del dire.
“2 giugno…”
La festa di chi è vivo nonostante.
La festa di chi è in carica alla faccia
bardato di nomi e di speranze d’altri. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 62
Ci siamo amati, credo, in ogni caso se non era amore quello non so davvero che cosa mai possa essere amore. Quando venivi era una festa, anche se eri sempre corrucciato per qualcosa e facevi scenate galattiche per ogni nonnulla. Eri geloso, volevi fedeltà, benché andassi e venissi senza regole: le regole le dettavi solo tu, mentre le promesse oltre a pretenderle le facevi pure, ma ahi quanto ambigue, e quanto incomprensibili, solo tuoi, i tuoi tempi. Continua a leggere









