Archivio mensile:Giugno 2008

L’itinerario di una ‘extravagante’ ungarettiana

di Luigi Paglia

È stata recentemente data comunicazione, attraverso Internet, (LPELS ne aveva parlato qui) di un testo ungarettiano non compreso in Tutte le poesie[1] (e, quindi, neppure nelle Poesie disperse), [2] conservato nella biblioteca privata della famiglia Casalena di Vigevano. La storia del ritrovamento è gustosa e interessante. L´ufficiale Giuseppe Casalena conobbe Ungaretti in trincea, durante la prima guerra mondiale, e ne divenne amico. Continua a leggere→

“Era mio padre”

Con questo libro Franz Krauspenhaar ci parla di suo padre, è vero. E di tutta la famiglia. Ma questa è soprattutto la sua storia, l’autobiografia dell’autore.
Dopo l’intermezzo noir di Cattivo sangue, Franz torna alla tematica di Le cose come stanno, e sceglie la strada della biografia per tornare alla domanda centrale della sua poetica: perché siamo imprigionati in situazioni più grandi di noi, che non possiamo capire fino in fondo e alle quali non riusciamo a sfuggire?
La vita secondo Franz (e non solo lui) è un gioco dell’oca nel quale si avanza di casella in casella affidandosi ai dadi e preparandosi a fronteggiare un imprevisto in ogni sosta. Tanto che, alla fine, uno tira quattro conti e conclude che, con tutto il daffare che si è dato, non è riuscito a concludere niente di suo: tutto ciò che può dire di aver costruito (o distrutto) è stato in realtà il prodotto di qualcosa che andava al di là del suo controllo. Sorte, fato, destino, fortuna, scalogna, buona o maligna stella: chiamala come ti pare, il risultato è sempre quello. Continua a leggere→

Perché noi “udiamo” ed essi, invece, “odono”?

Vi siete mai chiesti, amici blogghisti, per quale motivo il verbo “udire” cambia la vocale iniziale “u” in “o”in alcuni modi e tempi nel corso della coniugazione? La “u” non è parte integrante del tema o radice del verbo? Come si giustifica, dunque, quella “o” in io “odo”? Il verbo è “udire”, appunto, non “odire”. Continua a leggere→

Europiè 2. Gli arancioni ci fanno neri.

Una spiegazione è d’obbligo: perché da molto lontano. Ecco, sta il fatto che le partite le vedo da casa, in Sicilia, mentre gli Europiè si giocano in continente. E a dire la verità, nemmeno le vedo tutte. C’è anche una questione di lontananza nella lontananza. La prima, già detta, è geografica; la seconda è dallo schermo. Perché mica è facile seguire tutti gli incontri, visto che quello pomeridiano mi cade in orario di lavoro, e quello serale in coincidenza della pappa alla bimba (ed eventuale pannolino).
Tant’é. Cronaca, dunque. Continua a leggere→

Vicino Celan – di Elio Grasso

Vicino Celan

Prima di tutto mi chiedo se Marina Pizzi provi interesse per la propria poesia, almeno quanto Francis Bacon abbia amato i propri quadri. Penso che entrambi si siano, in certo momenti della loro vita, riempiti d’amore e di forza barbara per scrivere poesie e dipingere quadri. Continua a leggere→

Sono venuto a portare il fuoco

Stanotte, qui, hanno incendiato il cassonetto degli indumenti usati e manomesso la leva per l’afflusso dell’acqua corrente.

Noi aiutiamo gli extracomunitari difficili e i rom, anche alcolizzati, e dall’altare dico che oggi sono loro i pubblicani e le prostitute che ci precedono nel regno dei cieli.

Che esista un misterioso legame tra le due cose?

Vi tengo aggiornati, se me ne danno la possibilità.

Con il volto di terra

di Pietro Pancamo

Sulla scorta di un’agilità narrativa che, ravvivata da un’esemplare capacità di sintesi, gli permette di compendiare nello spazio esiguo di cinquantaquattro pagine appena un intero universo di vicende, pensieri, conflitti, sentimenti e drammi familiari, il romanzo breve Con il volto di terra – dato alle stampe nel febbraio 2007 da Lucia Visconti (scrittrice sospinta ora come sempre da una vigorosa fede cattolica) – si dimostra simile all’ostia consacrata (minuta, certo, eppure in grado di racchiudere l’immenso). Continua a leggere→

Una poesia d’amore DADA

Hugo Ball (1886-1927)

Cimino

Ein roter Himmel von Bukarest nach Paris:
Dein Körper ist über und über voll schwarzer Augen.
Wir legen die Hände gegeneinander wie große Fächer, wenn wir uns lieben.
Dein Blinddarm ist krank, davon bist du sehr gelb.

Fliedersträuße wachsen aus deinen Ohren.
Dein ganzer Kopf ist voll Flieder. Aufgezäumt bist du mit Flieder.
Deine Augenwimpern zucken und schlagen gleich Schmetterlingsflügeln.
Deine Nase ist einer Klaviertaste sehr ähnlich.

Tanzende Hände hast du, Töchterchen.
Dein schmales Becken bewegt sich, wenn du an meiner Seite flatterst,
Sanftsüchtig gegen den Wind. Die großen glühenden Frauen liebst du.
In deinem Lächeln lallen Apachenlieder.

In Constanza heulte das Meer deinen Ohren.
Deine Finger stechen wie Dolche klirrende Glissandos in die Luft.
Deine Zunge ist roter Kopf einer Schlange, brennender Docht einer Lampe.
Auf deinem Schatten, Cimio, purzeln die kleinen Teufel
Wie schnalzende Fische, die man vom Bottich aufs Trockene schüttet. Continua a leggere→

Europiè. Cronache calcistiche da molto lontano. #1

di Mauro Mirci

La parola europei si può anagrammare in europie. Con la maiuscola e un accento sull’ultima “e” viene un Europiè che mi pare renda tautologica l’aggiunta “… di Calcio 2008”.
Europiè, dunque, come dire: Europiedi. E si parla, chiaro, dei campionati in corso in Svizzera e Austria. Non ci sono gli inglesi,che pure hanno dominato la Champions League. Questo per dimostrare che i soldi possono molto, ma per mettere su una squadra nazionale competitiva nemmeno quelli bastano. Un’amica mi chiede spesso se giocherà Ronaldinho, e io rispondo di no. Lei fa una faccia stupefatta e chiede come mai. “Il Brasile non gioca agli Europiè” le spiego io. “Non s’è qualificato?”. E no, dico io, certo che no, perchè non le ha proprio giocate le qualificazioni, perché il Brasile sta là, in Sudamerica, mentre gli Europiè li giocano le squadre europiedute. Ma lei contesta che se una squadra straniera può vincere il campionato italiano, non capisce perché Ronaldinho non possa giocare agli Europiè. E, illuminandosi, fa rilevare la presenza di Ronaldo, brasiliano, come tutti sanno, ancorché ciccione e fragilissimo Continua a leggere→

Una replica

(Riceviamo e volentieri pubblichiamo una replica dei giornalisti de L’espresso Stefano Pitrelli e Gianni Del Vecchio all’articolo Notizia l’è morta 2, pubblicato qui)

Caro Baldrati,

essendo incappati nel tuo post a commento della nostra inchiesta (“La carica dei 500.000”, L’Espresso 23/5/2008), ci preme fare qualche precisazione di merito.

“Perché la tesi è già scritta da tempo, e i dati che vengono forniti, numeri, percentuali, citazioni da studi, servono solo per confermarla: gli enti pubblici vanno ridimensionati, e i servizi esternalizzati (cioè affidati a privati)”.

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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 63

Quando Erre va dal suo medico, strano ibrido fra un mago rinascimentale e uno 007 postmoderno, costui gli dice sempre: “Caro Erre, lei soffre perché s’identifica. Questo è male, è “il” male. Se soltanto riuscisse a disidentificarsi le cose cambierebbero, e di molto”. In genere a quel punto Erre ribatte che quello suggerito non è che un maldestro tentativo di eludere la responsabilità penale; al che ridono entrambi, e ad Erre pare che per un attimo si allenti la morsa che da quando è al mondo lo tortura . Continua a leggere→

sei giugno

La mia gatta tutta arrotolata, una coccarda,
la mia leoparda d’argento,
si stirò, si allungò, mi disse “Non piangere,
avrai tragedie più grandi, non è ancora il momento,
bevi il Campari, grattami!”. Allora Continua a leggere→

Replica a Scalfari – di Vito Mancuso

Caro Scalfari, anzitutto la ringrazio dell’attenzione e delle belle parole riservate al mio lavoro. È un onore per me venire a sapere che Lei ha letto il mio ultimo libro, e per di più, come Lei scrive, “con vivo interesse”. La sua replica alla mia recensione ha toccato tre punti: il logos, la libertà e l’amore, con un’appendice finale dove mi consiglia la lettura di La Rochefoucauld. Per quanto attiene a quest’ultimo, Lei scrive che leggendolo io giungerei ad apprendere “molte cose che la teologia non include nel suo sapere”. Continua a leggere→

Voltare pagina

La Storia incomincia con la scrittura. Così mi hanno insegnato a scuola. Prima della scrittura – inventata dai Sumeri circa 5000 anni fa – c’era la Preistoria, c’erano i cavernicoli, poveri esseri che si distinguevano a malapena dagli animali a cui davano la caccia. E’ la scrittura il discrimine, lo spartiacque. Non è sufficiente vivere per avere una storia. Senza scrittura si esiste solo in quanto specie, come le formiche o gli insetti. Bisogna scrivere, dare una forma scritta alla propria vita, solo in questo modo si ha una storia e se ne è protagonista. Continua a leggere→

La via per Murano

di Giovanni Agnoloni

La via per Murano era fatta d’acqua, e il traghetto la solcava pigramente. L’aria puzzava di alghe, mentre il sole l’attraversava con i suoi raggi solidi. Faceva molto caldo. Philippos si sporse dalla ringhiera per cercare sollievo nell’attrito dell’aria. Aveva ottant’anni, e adesso voleva solo realizzare il suo desiderio. Continua a leggere→