Archivio mensile:Luglio 2008

Tentativo di esaurimento di un pellegrinaggio parigino

Ci sono molte cose in Place Saint-Sulpice, ad esempio il Mercatino della Poesia. Quest’anno è alla venticinquesima edizione. La prima si svolse nel cortile d’onore della vecchia Biblioteca Nazionale, in rue Richelieu. Sono seduto al cafè de la Mairie, assieme a Francesco Forlani. E’ lui che mi spiega lo spirito di questa manifestazione, che attira una folla insospettabile di espositori e appassionati di poesia. Fra i curiosi che si aggirano per le bancarelle riconosco una coppia di italiani che erano sul mio stesso aereo low cost, lui rossiccio e lentigginoso e lei con gli occhi sporgenti come quelli dell’imperatore Commodo. Li avevo giudicati male per l’applauso all’atterraggio a Beauvais – che per me ha la stessa motivazione degli applausi ai funerali, cioè non un omaggio alla bravura del pilota o alla memoria del defunto, bensì un manesco sollievo per lo scampato pericolo –, ma la loro presenza qui li riscatta. Continua a leggere

Il “bouquiniste”

di Francesco Forlani

bouquiniste

bouquiniste

Durante la passeggiata Elisabeth ed io non abbiamo scambiato una parola. O almeno. Ci abbiamo solo provato perché come i miei amici sanno, parlo molto, parlo troppo. E scrivo poco. Il motivo dell’appuntamento era d’altra parte il seguente: come fare per rendere ai compagni di penna un’opera
autentica. Non una raccolta di novelle pubblicate qua e là in riviste improbabili, tra Francia e Italia. No, no, ma un vero romanzo di quattrocento pagine e passa con lo scrittore in persona che in più dichiara in un’intervista: “ho eliminato molti passaggi, in tutto qualche centinaio di pagine.” Un unico libro che fosse l’equivalente di quanto abbia mai potuto scrivere, e pubblicare, tesi universitaria e lettere d’amore o d’addio incluse. Certo non è la quantità che conta, dicono. Ma la qualità, penso. Ed è per questo che oggi ho passeggiato con Elisabeth. I lungo Senna per i parigini sono come le rive del Gange. Talvolta mi ci devo immergere per conquistare quell’universo misterioso e inafferrabile che è la lingua francese. La lingua, ma non solo quella, è un’intera cultura che si nasconde fra i chiaroscuri di una pellicola che si srotola alla stessa velocità dei bato’ musce. Continua a leggere

E FRANZ KRAUSPENHAAR POSE LA QUESTIONE GENERAZIONALE

di: Guido Tedoldi

Recensione a «Era mio padre», romanzo di Franz Krauspenhaar, Fazi Editore, 2008, pp. 281, € 16,50.

Di questo romanzo si sta parlando molto nel web in questo periodo. Lo ha fatto anche qui in Lpels, appena lo scorso 6 luglio, Giovanni Nuscis. Sui mass media tradizionali, invece, quasi non sono state pubblicate recensioni. Quasi niente sui quotidiani, niente del tutto nelle trasmissioni tv.
Il motivo potrebbe essere banale: la scarsa potenza dell’ufficio stampa di Fazi e la blogosfera letteraria italiana che si raggruma intorno a una delle sue voci più rilevanti.
Ma a me pare ci sia dell’altro, ed è il motivo per cui ne parlo ancora qui – in Lpels, in rete. «Era mio padre» porta per la prima volta all’attenzione generale la questione generazionale dei quarantenni. Coloro che sono nati negli anni ’60 (Krauspenhaar è del 1960) e che quindi erano troppo giovani per «fare il ’68» e hanno pagato questa circostanza anagrafica con una durezza mai vista. Al sistema era scivolata di mano una generazione di giovani, e non voleva rischiare che anche la successiva crescesse con chissà quali grilli per la testa; il metodo usato è stato brutale, e di tappa in tappa è sfociato nella flessibilizzazione delle carriere lavorative, ovvero nel precariato di massa. Continua a leggere

“L’Acciuga della sera i fuochi della tara” di Marina PIZZI

I fuochi della tara
l’acciuga della sera
ad immolare

Con petto di palude, sérrati!
pennacchio d’alta uniforme per le risa.
Impara ancora e ancora la resistenza
il proverbio servile pure il bavaglio
da strappare. Pare costi un eremo
di avverbio il bio starsene anche
insistiti inesistenti, sottraendi addendi.
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Faccia gialla – di Antonio SCAVONE

Antonio Scavone – Faccia gialla

     Il lavoro è stato finito come volevano: sono entrato nello studio dell’avvocato Arcangelo Di Stefano, mi sono seduto davanti a lui, ho atteso che si accendesse la sigaretta, che mi chiedesse cosa avrebbe potuto fare per me e poi gli ho sparato: un solo colpo, alla gola, come mi era stato ordinato. L’avvocato è rimasto bloccato e sorpreso: si aspettava di essere eliminato ma non che la sua fine fosse stata decisa così presto. Ho lasciato passare qualche minuto, per controllare la situazione, ho riposto la pistola nella cintura dei pantaloni e poi sono uscito dallo studio. Sono entrato nell’ascensore e mi sono messo a leggere il cartello della manutenzione ma, con la coda dell’occhio, ho visto muoversi qualcosa alle mie spalle, dalla porta di un appartamento: una sagoma, una faccia. Non mi sono girato, ho cercato di guardare quella sagoma o quella faccia riflessa nei vetri della cabina dell’ascensore ma è durato un attimo: quella faccia si è sciolta nella penombra, come una nuvola di fumo. Continua a leggere

L’assoluta gratuità dell’atto

(Gustav Klimt, L’albero della vita, 1909)

(Questo testo contiene le mie risposte a un questionario propostomi da Sebastiano Aglieco
per il blog Scritture in attesa, da lui fondato e diretto.)

L’ASSOLUTA GRATUITA’ DELL’ATTO

1. Nel lavoro di diffusione della poesia che stai facendo in Rete, mi sembra ci sia una specificità – o un’anomalia, dipende dai punti di vista. E cioè l’essere al di sopra del gusto, delle preferenze e delle somiglianze con la propria scrittura. Puoi confermare questa mia impressione?
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L’infernale Harold Bloom

Si può essere più o meno d’accordo con le “canonizzazioni” che Harold Bloom opera nel suo (ormai canonico) “Canone occidentale”. Personalmente ho sempre trovato ostica la sua interpretazione del Faust, ma ultimamente ho cominciato a ricredermi. Confesso: quando un critico interpreta un’opera interamente ed esclusivamente da un punto di vista sessuale, storco il naso. Credo e spero che il senso dell’esistenza degli esseri umani sulla terra vada oltre il puro e semplice “crescete e moltiplicatevi”. Un parametro interpretativo di questo genere varrà forse per Melissa P. Nel caso di Goethe non sarebbe il caso di andare un po’ più a fondo? Continua a leggere

La forza di Nietzsche, di Vito Mancuso

Presso la Christian Marinotti Edizioni è uscito quest’anno un libro importante, ancorché breve e di lettura scorrevole: titolo Nietzsche e il cristianesimo, autore il grande filosofo tedesco Karl Jaspers (1883-1969), traduttore e curatore dell’edizione italiana Giuseppe Dolei. Nel 1937 Jaspers, in quanto marito di un’ebrea, era stato allontanato dall’università di Heidelberg dove insegnava da oltre vent’anni prima psicologia e poi filosofia, e l’anno dopo tenne una conferenza a Hannover sul tema, particolarmente caldo per quel momento storico, del rapporto tra Nietzsche e il cristianesimo. Continua a leggere

Vistocogliocchi

La portinaia

Mattina in una zona ad alta concentrazione di stranieri. Cammino verso la metropolitana. Si sente odore di detersivo per i pavimenti, forte, profuma di limone.
Vedo la portinaia, alza lo sguardo su di me, mi sorride come se mi conoscesse.
“Si devono essere uccisi, questa notte”.
La guardo stupita.
“Come?”.
“Dico… con tutto questo sangue”. Continua a leggere

Ciao Federica

Federica Squarise

 

Sono profondamente rattristato.

Una formula di rito per esprimere, in queste circostanze, tutta l’amarezza che un fatto del genere è in grado di suscitare.

Dico meglio: sono proprio incazzato, ecco ! Non è giusto andarsene cosi.
Non è giusto, immagino lo strazio della famiglia, per tutto il tempo, e in particolare da oggi, poco prima di pranzo, appena i media hanno dato la notizia del ritrovamento di un corpo, in un parco poco distante dalla famosa discoteca, a poco fa, intorno alle 19 quando dal legale della famiglia, sembra esser stata confermata la notizia che il corpo trovato sia proprio quello della povera Federica. Continua a leggere

L’avanguardia del declino: Arte e incultura a Napoli

di Franz Haas

(dalla “Neue Zürcher Zeitung” – Feuilleton – 21 Giugno 2008)

Erano animati da nobile idealismo i cinquanta allievi di un liceo milanese che volevano offrirsi come volontari nella guerra contro l’immondizia a Napoli, dove però il nobile gesto è stato definito una buffonata e ufficialmente rifiutato. Anche lo scrittore Raffaele La Capria ha accennato stancamente alla notizia, commentando che sempre quando si tratta di Napoli tutto viene subito “un po’ troppo drammatizzato”. Ma è fuor di dubbio che il vero dramma levi il suo fetore fino al cielo in molte zone della città, soprattutto nei quartieri meno esclusivi, oppure là dove non è arrivata la mano protettrice di un boss della camorra. Anche se il nuovo governo ha appena aperto una discarica sotto il controllo della polizia, il problema è ancora lontano dal suo superamento, soprattutto nella tentacolare periferia urbana – come dimostra il recentissimo grido di aiuto che si è levato da Ercolano (l’antica Herculaneum). Si sarebbe “sull’orlo del collasso”, secondo il sindaco della cittadina stretta tra il Vesuvio, la metropoli e il mare. Continua a leggere

Uso corretto della preposizione “da”

Alcuni così detti scrittori di vaglia – non sappiamo se per puro “snobismo linguistico” o per scarsa conoscenza delle norme che regolano la nostra madre lingua – adoperano la preposizione ‘da’ in modo improprio, per non dire errato, confondendo le idee linguistiche ai giovani studenti che, attratti dal “nome” dello scrittore, prendono per oro colato tutto ciò che la grande stampa “propina” loro. Continua a leggere

Far nulla (da Thomas Bernhard)

a cura di Roberto Plevano

(da Thomas Bernhard, Auslöschung. Ein Zerfall, trad. it. Estinzione, a cura di A. Lavagetto, Adelphi, pag. 40-41)

I miei genitori, per citare un altro esempio del contrasto che li opponeva a mio zio Georg, odiavano il cosiddetto far nulla, perché non riuscivano neanche a figurarsi che un uomo di pensiero non conosce affatto il far nulla e non può affatto permetterselo, che un un uomo di pensiero vive nella massima tensione e con interesse sommo proprio quando, per così dire, rende omaggio al far nulla, perché loro non sapevano che farsene del loro effettivo far nulla, perché nel loro far nulla non accadeva effettivamente nulla, perché loro in verità e in realtà non erano affatto in grado di pensare, figurarsi di condurre un processo intellettuale. Continua a leggere

“Era mio padre” di Franz KRAUSPENHAAR

“Dopo anni quando ci ripensi capita che vorremmo proprio acchiapparle le parole che ha detto certa gente e la gente stessa per chiedergli quello che hanno voluto dirci… Ma se ne sono proprio andati!… […] Bisogna allora continuare la strada da soli, nella notte. Abbiamo perso i veri compagni. Non gli abbiamo fatto la domanda giusta, quella vera, quando c’era tempo.” (Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte).

Ma se “quella gente”, metti caso, era nostro padre, altro sarà il sentimento, il rimpianto per la domanda non fatta, per il gesto incompiuto “quando c’era tempo.” (“Vago nella nebbia dei ricordi. Cerco una risposta, senza alcuna certezza che questa risposta arriverà.”) Continua a leggere

Ippolito Pizzetti: Robinson in città

di Antonio Sparzani

Per il mio compleanno, qualche mese fa, una mia amica d’infanzia mi regalò Robinson in città – vita privata di un giardiniere matto [RCS Libri, Milano 2006, ristampa della precedente edizione Archinto] di Ippolito Pizzetti.

Da tempo possiedo la garzantina di piante e fiori da lui curata, senza che mai finisca il piacere di consultarla, piacere che va ben oltre l’interesse per le piante, dati i continui sconfinamenti nei territori delle lettere, delle arti, della musica, e delle scienze. Ma questa sorta di diario per brevi quadri è proprio un’altra cosa. È la cronaca di brandelli di vita vissuta e pensata nell’intimità di una casa e nell’intimità di una mente aperta sì, e molto, alle sollecitazioni che la natura offre, ma anche a tutto quanto di più umano è riuscito in una vita a crearsi intorno uno spirito così libero e così autonomo come quello di Pizzetti. Continua a leggere

Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia

Dopo Viaggio nel cratere (Sironi, 2003) e Circo dell’ipocondria (Le lettere, 2006), Franco Arminio manda alle stampe Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza, 186 pagine, 10,00 euro), un libro che segnerà in profondità le sorti della grande letteratura di “strapaese”, e le sorti della letteratura per frammenti, antiromanzesca e antiborghese (“Il paesologo non ama il narrare disteso, ma la smania aforistica, la frase singola, spaiata” scrive Arminio nel piccolo zibaldone finale dove, tra l’altro, ci sono immagini e intuizioni di superba bellezza: “Tre luoghi aperti nelle mattinate dei paesi: il bar, il Comune, il cimitero”; “Quasi ogni mattina vado a trovare qualche paese come si va a trovare un vecchio zio, vado a vedere che faccia ha, a che punto è la sua malattia o la sua salute. Vado per vedere un paese, ma alla fine è il paese che mi vede, mi dice qualcosa di me che non sa dirmi nessuno”, ecc.). Continua a leggere