La realtà delle cose non si cela di fronte agli occhi dei ciechi.
Non ce n’è alcun bisogno.
I ciechi disegnano geometrie meravigliose, intrecciano parole su pensieri impossibili, penetrano i contorni degli oggetti come palombari pazzi, e visionari, che si calano tra le crepe dei silenzi a rinvenire verità. Nulla sfugge allo sguardo di un cieco. Sono nuotatori talentuosi. Ma solitari. Che vedono in profondità sconosciute.
Li senti sprofondare nelle cose e riemergere intatti, con le mani aperte a mostrare ciò che hanno rinvenuto, donando a chi ha occhi per vedere entità fatte di materia nuova: accolgono ovvietà, restituiscono sogni.
Johnni sentì il tocco leggero e vellutato quasi sciogliersi attorno a lui mentre cominciava a capire queste cose.
Il vuoto, prima.
La luce. Poi.
E tenne gli occhi sbarrati il tempo sufficiente per giocarsi dell’alba e dei suoi inganni.
Perché la luce signori, la luce ama giocare. Saltella tra gli oggetti screditandone l’identità, delinea e cancella, omette e rivela, è illusionista per vocazione e realista per mera necessità.
La luce, credetemi. La luce nasconde le cose più di quanto sappia fare il buio.
E abbracciato a se stesso nel pozzo del suo respiro, Johnni l’aveva inchiodato al suo tavolo trasparente questo croupier conformista con l’animo del baro, e la vedeva come non l’aveva vista mai, l’ammirevole Corte dei Miracoli che si avviava sul luogo di lavoro a montare la realtà. Continua a leggere
Archivio mensile:Agosto 2011
Lezioni di crudeltà
Recensione a Lezioni di crudeltà di Andrea Leone (Ed. Poiesis, 2010, pagine 63, euro 12)
L’imperativo presente della meraviglia
di Gianpaolo G. Mastropasqua
Immaginiamo un futuro remoto. Immaginiamo l’anfiteatro dell’isola di Delo o le perfezioni auliche di Epidauro delle feste panelleniche, immaginiamo un attore-creatore di smisurata grandezza, un Artaud, un Bene, un dio della Scena immerso nel paesaggio tragico che fu di Eschilo, immaginiamo che cominci a proferir parola, ad essere parola e delirio tra le pietre sperdute e incrollabili mentre tutto intorno brucia, divampa, invadendo ogni sfondo, ogni città umana per l’ultima recita del mondo:
Organismo dell’inizio,
organismo dell’ordine,
rivelo l’unico
segreto del secolo. Continua a leggere
106. Potrebbe indovinarci
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da qui
– Ti piacciono le palme, Yehochoua, la festa che ti fanno, il consenso popolare?
Pellegrini e turisti si confondono, agitando rami che si aggiungono ad apparecchi fotografici, zaini, borse a tracolla.
– Non rispondi? Non sono degna della tua attenzione?
Una frangia di folla porta bandiere bianche e rosse e berretti con gli identici colori. Continua a leggere
Wolfgang Hildesheimer: Il soprabito primaverile grigio chiaro
Wolfgang Hildesheimer è il narratore delle vite non vissute.
In uno dei suoi più bei romanzi, Marbot, si finge biografo di Sir Andrew Gregory Thomas Marbot, critico dell’arte e contemporaneo di Goethe. Quando il libro uscì nel 1981 diventò presto un caso letterario. Lettori e critici cominciarono a cercare invano informazioni su questo affascinante personaggio che è puro frutto dell’immaginazione del suo autore. Continua a leggere
Maria Grazia CALANDRONE – “SULLA BOCCA DI TUTTI”
Quando non eravamo
La terra era bellissima, conoscevo ogni appezzamento d’er-
ba, l’area dei formicai come un soglia
di solitudine prima
del bosco e serpentine di calore terrestre e venti in rota-
zione.
Camminavo col passo e col pensiero quando comincia a
scendere
dalle montagne e avvicina la cronaca domestica ed era alta
la probabilità che avrei ucciso, ora non dubitavo che avrei
ucciso
per venire da te, nascondendo nel petto un lago sistematico
di pianto. Continua a leggere
105. La sua voce
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da qui
Sono giornalisti? Infermieri di pronto soccorso? Hanno giubbotti catarinfrangenti e pantaloni scuri, gesti rapidi e saldi , come quando sollevano i nastri bianchi e rossi, perché loro possono passare. La via è gravida di luci artificiali, una donna si rivolge piangendo a un medico magro e allampanato – o un prete? o un agente della polizia scientifica? – lui le mette una mano sulla spalla, nell’altra stringe un oggetto indecifrabile – un guanto, un arto amputato, un fazzoletto? Continua a leggere
Andrea Sartori, Scompenso.
di Antonella Piredda
corsista del Laboratorio di Critica Letteraria di Sassari – a cura di Libreria Internazionale Koiné e Agenzia Letteraria Milkbar.
Scompenso (Exòrma Edizioni, Roma 2010, pp. 407, euro 17, 90), primo romanzo di Andrea Sartori, è un’opera di impostazione filosofica, che ben rispecchia la formazione del suo autore. Alberto, protagonista del racconto, è un giovane laureando in filosofia che, durante il lungo percorso di studi, sprofonda in una crisi psichica. Quasi per allontanare il momento della laurea, visto più come un desiderio dei suoi genitori, e meno come il coronamento della propria passione, il giovane affronta l’esperienza dell’obiezione di coscienza. Continua a leggere
104. Il tuo nemico
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da qui
– Ogni volta che vedo questa scena, ho paura di non poterla più ammirare.
– Cosa ti colpisce?
– Le nuvole dai bordi d’oro: come se uno sbocco di luce fosse l’ultima parola.
– Ci credi davvero, Magdalenne?
– Mi hai insegnato a guardare: potrei descrivere per ore i particolari del tramonto, disegnare sfumature d’ombra e luce, entrare nei particolari delle case, degli angoli verdi, delle mura. Continua a leggere
Giuliano Mesa (1957-2011)
Racconto
«Ciao». «Ciao». «Stai bene?». «Sì. Tu?». «Mi accompagni a casa?»
«Sai cos’ho pensato, dopo?». «Dopo cosa?».
«Ho pensato, dopo, a casa mia… È diverso,
il silenzio è diverso, ad ascoltarlo insieme…»
«Allora ci vorrebbe un nome per il silenzio insieme,
e un altro nome per il silenzio quando si è da soli…»
«Ma non c’è…» «Poi c’è il silenzio dopo… sì…
appena dopo le parole insieme, dopo i saluti:
è un silenzio diverso, un altro ancora…» «E quello prima, allora?»
Una piccola sitografia per rendere omaggio a G. M. : Continua a leggere
103. E’ andata
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La luna è luna dappertutto, ma sul cielo di Gerusalemme fa un effetto speciale. Forse è la concorrenza con la moschea di Omar, o perché è un pallone lanciato verso il cielo, una partita senza vincitori, uno scontro sanguinoso tra squadre che si giocano la vita. Si fatica a distinguere le vie dell’uomo dalle vie di Dio: qualcuno pensa che la guerra si risolverebbe capovolgendo il mondo, scoprendo una geografia e una storia ai confini delle stelle, nelle orbite ordinate dei pianeti, nel ruotare paziente di galassie dai colori imprevedibili. Altri vagano minacciosi nei mercati, il venerdì, suonando lo shofar per ricordare a tutti che inizia lo shabbat: cercano un punto di contatto fra volontà divina e umana, un cortocircuito tra le corti angeliche e la merce accavallata sui banconi, tra i cori celesti e le urla scomposte di commercianti e imbonitori. Continua a leggere
Un filo d’olio per Simonetta Agnello Hornby
di Massimo Maugeri, dal magazine Notabilis
La storia di Simonetta Agnello Hornby è piuttosto nota. Siciliana doc, nata e cresciuta a Palermo, ha sposato un inglese dopo aver conseguito il dottorato in giurisprudenza nel 1967. Da quel momento ha vissuto all’estero, dapprima negli Usa e in Zambia, e dal 1970 in Inghilterra, a Londra. Sul finire degli anni Settanta ha fondato “Hornby and Levy”: uno studio legale nel quartiere di immigranti di Brixton, che ben presto si è specializzato nel diritto di famiglia e dei minori. Ha insegnato diritto dei minori all’università di Leicester ed è stata part-time presidente del Special Educational Needs and Disability Tribunal per otto anni. L’attività letteraria della Agnello Hornby comincia con la pubblicazione de La Mennulara (2002), a cui fa seguito La zia marchesa (2004), Boccamurata,(2007) e Vento Scomposto (2009) La monaca (2010)… tutti editi da Feltrinelli. La sua pubblicazione più recente, invece, porta il marchio dell’editore Sellerio e si intitola: Un filo d’olio. Un volume dove vengono offerti i ricordi d’infanzia dell’autrice e le ricette di famiglia, proposte con la collaborazione della sorella Chiara. Continua a leggere
102. Vie di scampo
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da qui
La folla si accalca, sono formiche che vanno e vengono, come nuvole o pensieri cattivi che s’insinuano perfino nelle giornate più solari, o ciuffi d’erba che spuntano sul muro a tradimento e non sai se rallegrarti o chiederti se allo stesso modo non possa allignare un tumore nel tuo corpo che ti farebbe dondolare con il libro in mano, come l’ebreo ortodosso con la lunga veste e il cappello a cilindro arrotondato, la barba e le treccine, gli occhiali da lettore accanito, perché la legge è legge, è lì che troverai il segreto, Continua a leggere
Marina Pizzi, Ricette del sottopiatto, Nardò, Besa, 2011
101. Ora è già tardi
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da qui
– Ho bisogno di parlarti.
Le auto sono parcheggiate in fila indiana, di fronte alla banchina.
– Ti ho vista sotto l’ulivo, con l’amico che hai ucciso.
Il transatlantico ha la ciminiera gialla e nera che sembra infilarsi nelle nuvole. Continua a leggere
Opere e giorni 01
Conobbi il Professore in internet e, seppure da piemontesi formali, simpatizzammo subito. Quasi subito prese l’abitudine di passare a trovarmi quando, sovente, veniva nella mia città per lavoro; appena in stazione mi telefonava e ci si incontrava per un caffè, dopo di che lui apriva il portatile e mi metteva a parte delle sue ricerche.
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15 agosto 2011
Continuiamo pure a scrivere
i nostri versi le nostre storie
ogni nostro pensiero
e di corsa a diffonderli su carta
e sulla rete.
Saranno altri per noi
ad arginare la melma
che ci sommerge
a chiedere indietro
la ricchezza accumulata
in eccesso
a ripulire il paesaggio
da un bestiario mai visto. Continua a leggere
100. Che cosa sono
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Hoshi’ana, hoshi’ana! cantano gridando, mentre Yehochoua e i suoi avanzano stupiti: cosa vorrà dire? La folla agita bandiere, c’è un moto perpetuo di mani, braccia, fazzoletti che sventolano, volti che si tendono.
Le nuvole corrono lasciando tracce di luce che formano disegni: funghi, meduse, cavallucci. Continua a leggere
Flora RESTIVO – “DUDICI (DODICI) – Racconti in siciliano”
Flora Restivo, siciliana di Trapani, è poeta dialettale autrice delle raccolte poetiche Ciatu (Sfamemi, 2004) e Po Essiri (Samperi Editore, 2008). Non deve sorprendere questo suo primo libro di racconti che richiama qualità importanti già presenti nella sua poesia: l’essenzialità del dettato, lo sguardo acuminato ed ironico sul mondo e una forte sensibilità. La misura del racconto breve riesce dunque a riproporle, dette qualità, con nuovo equilibrio e tensione narrativa. Proprio riguardo all’essenzialità del dettato, scrive Marco Scalabrino nel suo saggio introduttivo (Flora Restivo – Dda notti chi spariu la luna & autri cunti): “Edgar Allan Poe ha individuato nella short story gli elementi della essenzialità, della densità, della unicità; Henry James ha affermato che il racconto bisognerebbe “farlo tremendamente conciso, con la più stringata scelta di particolari”; Evelyn Waugh ha sostenuto che “lo stile non è un attraente ornamento applicato, ma parte dell’essenza stessa”. Continua a leggere
99. I nomi
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Quanti sono gli strati della vita, si chiede Chochana, non sai dove fermarti, a chi dare importanza, se accarezzare la pelle ruvida di mura con ciuffi d’erba simili a sogni fuori luogo, o affondare nella fascia vegetale di conifere che ammaliano con l’esca della resina, il turgore dei tronchi, le foglie a scaglie o gli aghi sottilissimi, o sostare sulla mole azzurro-oro della Moschea di Omar, che attrae in un’ansia di conquiste, è vero, Yehochoua, che ami Magdalenne? Continua a leggere
98. Pure lei
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Collina della primavera, Tel Aviv. Una schiera di grattacieli pascola case dai tetti rossi e fiori che spuntano dove meno te l’aspetti. Il mare accarezza la spiaggia fino a farla schiumare; o è la spiaggia che tende le dita granulose per inumidirsi i sogni. La gente corre, si ferma, gioca con la palla, pensando già allo shopping che l’attende o al bagno di folla nelle strade abbracciate dalla notte. Continua a leggere






