Archivio mensile:Settembre 2013

Le condizioni della luce, di Fabio Ciriachi

Fabio Ciriachi
di Rosa Salvia

Sin dalle prime pagine ho avuto sorpresa, curiosità e gusto di fronte a questo nuovo romanzo
di Fabio Ciriachi. E ci ho trovato la fluidità della penna, l’intensità dello sguardo, la coazione all’interpretazione, in un libro che si legge d’un fiato ma che ti lascia dentro una straordinaria quantità di sensazioni e di pensieri. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.54: La vita, i ricordi, il dolore che è stato dimenticato. Ivano Porpora, “La conservazione metodica del dolore”

Ivano Porpora, La conservazione metodica del dolore,La vita, i ricordi, il dolore che è stato dimenticato. Ivano Porpora, La conservazione metodica del dolore, Torino, Einaudi, 2012

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di Giuseppe Panella

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Il primo romanzo di Ivano Porpora, noto blogger ed esperto di tecniche di comunicazione su Internet, rappresenta un tentativo molto ambizioso di collegare analisi della visione del mondo attraverso la fotografia e tecnica di recupero del ricordo, rappresentazione grafica del passato e storia personale (con evidenti quanto volutamente sfumati agganci probabilmente autobiografici). E’ la storia di una vita che passa attraverso le dieci fotografie senza titolo che dovrebbero andare a formare il mosaico di una mostra dal titolo emblematico di Omissis e di cui il protagonista, Benito Allegri, non ricorda più le occasioni, le motivazioni, gli spunti da cui sono nate.

Titolare di uno studio fotografico in cui lavorano l’amico Mario e l’ex-fidanzata Donata, la sua grande (e forse ultima) occasione di affermazione pubblica è l’esibizione che dovrebbe tenere alla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano, un luogo mitico per gli appassionati di questo tipo di produzione artistica. Ma la sua memoria si rivela sempre fallace: è dal 1979 che praticamente non riesce a ricordare più nulla, complici soprattutto le frequenti crisi di epilessia di cui soffre.

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Co’ ‘sta concordia

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da qui

Raddrizzare la barca: un simbolo
potente di questi anni dedicati
ad affondarla, a replicare inchini
al parolaio di turno. Non sappiamo
se il fianco martoriato sia di nuovo
disposto a navigare, se il popolo
gabbato sia convinto a farsi ancora
gabbare e rigabbare. Ma sappiamo
che l’unica speranza, questa volta,
è che i piloti inetti,
finalmente, abbandonino la nave.

La sfida temeraria del papa – di Sandro Medici

Da: il manifesto

Congregazioni, confraternite, compagnie, ordini l’infinita e fantasiosa galassia in cui è compartimentata la chiesa cattolica avranno ieri sobbalzato e sussultato alle parole di papa Francesco. «I conventi vuoti non servono ad aprire alberghi e fare soldi – ha spiegato con quel suo mezzo sorriso sempre più eversivo – sono per la carne di Cristo, sono per i rifugiati». E ad ascoltarlo c’erano proprio loro: profughi, fuggitivi, sradicati, rifugiati appunto. Un’indicazione banalmente evangelica, quella di accogliere i povericristi di varia provenienza. Ma che, se contestualizzata all’attuale sistema finanziario vaticano e localizzata nella città dove le proprietà immobiliari cattoliche sono straripanti, risuona come un’affermazione temeraria. E’ un netto ribaltamento della strategia furiosamente commerciale con cui è stato gestito il patrimonio della chiesa. Continua a leggere

A lezione di poesia da Luigi Socci

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Per rovesciare il dolore, a lezione di poesia da Luigi Socci.

Il rovescio del dolore di Luigi Socci, edizioni italic pequod, 2013, pp.144, € 10,00.

di Anna Elisa De Gregorio

Soffermarsi sulla copertina è un buon modo per cominciare la lettura di un libro. Nel caso di Il Rovescio del dolore troviamo il disegno elegante di una caffettiera per masochisti (con il beccuccio posto dalla stessa parte del manico), uno dei tanti oggetti introvabili o improbabili di Jaques Carelman: si entra subito in un teatrino dell’assurdo, dell’ironico, dell’inquietante a rischio di grave scottatura. Continua a leggere

Una giornata con gli Orsi grigi, di Augusto Benemeglio

Faber il poeta
1. Ecco la musica!

Mentre su “youtube” riascoltavo le loro canzoni di Faber il poeta, recital che abbiamo rappresentato al Teatro D. Mario Torregrossa il 7 luglio u.s., sono andato con la mente alle loro faticate prove, alla nota stonata, all’entrata sbagliata, alla parola che salta, al pensiero che si fa suono, al vitello di zolfo sulla parete della sala musica-bazar della villa di Palocco di via Apelle; ed eccoli, gli “Orsi Grigi”, in quei pomeriggi ancora invernali con gli accordi tra le dita e il ventre, il cervello che ricerca dappertutto le tracce da fiera o da circo della domenica appena svanita, il campanello che insiste , fino al vaffanculo al postino che suona sempre due volte … Continua a leggere

Lorenzo Sani, “Più sangue, Larry”: le dinamiche del giornalismo moderno

Lorenzo Sani, Più sangue, Larry Lorenzo Sani, Più sangue, Larry. Vita improbabile di un cronista di provincia, Laterza, 2006, pp. 263, € 9,50

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di Giovanni Inzerillo

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La notizia del brutale omicidio del tassista Roberto Tossani, uomo morigerato e dal carattere pacifico, sconvolge la vita tranquilla di un piccolo paese in Romagna e Larry, giornalista di una testata locale, dapprima inviato in loco per la stesura di un articolo sul club del liscio per la pagina vacanze, si trova coinvolto, suo malgrado, in un caso di cronaca nera. Perché, giornalisticamente parlando, di notizie «ne arrivano sempre di più e oggi ne arrivano talmente tante che non ci sarebbe nemmeno bisogno di andarsele a cercare».

Si dispiega così un caso giornalistico più che poliziesco. Accidentalmente infatti, e senza che l’attenzione si focalizzi sulle indagini giudiziarie vere e proprie, vanno via via componendosi le dinamiche del fatto, i retroscena, i primi sospetti poi definitivamente concentrati sulla figura di Ruben Incerti, una guardia giurata il cui ritratto di disperato, depresso e aspirante suicida cede presto il posto a quello di un potenziale serial killer: «Una persona senza speranza, già condannata e, per questo motivo, estremamente pericolosa» la cui «volontà suicida si trasforma e si trasferisce su uno sconosciuto».

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55. Così vicina

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da qui

Cammina, cammina, non fermarti. Non pensare alle immagini che sempre più frequentemente ti assediano la mente, intorbidiscono la fantasia, appesantiscono i tuoi passi. Sai che dovrai passare per quella porta stretta, che dovrai morire, come il chicco di grano nella terra. Continua a leggere

Intervento, di Giuseppe Granieri

uomo che scrive
Forse dovrei/potrei aspettare a scrivere queste righe. E, comunque, non è l’urgenza che mi spinge a scriverle. Piuttosto, sento che mettere per iscritto questo pensiero serva ORA. E, forse, potrebbe non servire più in là: sento che cogliere l’eccezionalità del momento, possa servire a qualcuno, me compreso. Continua a leggere

Albertino

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da qui

Difficile pensare ad una festa
in cui non risuonino la tua voce
gracchiante, le tue grida
felici. Ecco: sarà la passione
ingenua, pura, quella convinzione
della bontà dell’altro, la certezza
che poteva venirti solo il bene
da chi ti stava accanto. Ora è tutto
finito, anzi, comincia, come sempre:
da qui al paradiso sarà un passo
per te, che sei crollato all’improvviso
come le torri, l’undici settembre.

IL TERZO SGUARDO n.45: Mantegazza, lo scienziato iconoclasta. Monika Antes, “Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sesso”

Monika Antes, Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sessoMantegazza, lo scienziato iconoclasta. Monika Antes, Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sesso, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2013

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di Giuseppe Panella*

Le carte di Paolo Mantegazza (oggi conservate nel Museo fiorentino di Storia Naturale di via del Proconsolo al numero 12, nel cosiddetto Palazzo Nonfinito), sono quel che è ancora oggi più importante da esaminare dell’opera del padre dell’antropologia medica italiana e del lascito di quello che fu uno degli studiosi più famosi del costume della società e dei caratteri originari della soggettività umana in settori che venivano considerati all’epoca del tutto marginali e, forse peggio, rimanevano pur sempre gravati da un pesante interdetto di carattere morale, non sono state ancora esplorate, classificate e analizzate con la necessaria completezza e l’adeguata profondità di vedute.

Si tratta di un lavoro appena iniziato ma che può portare ad analisi storiche e filologiche, a scoperte scientifiche e a conclusioni ancora tutte da verificare.

Su Mantegazza, indubitabilmente, c’è ancora molto da dire, da scrivere e da studiare.

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Gente di mondo

Al Direttore che gli faceva osservare che, non avendo raggiunto gli obiettivi fissatigli dall’Azienda, purtroppo per quell’anno non avrebbe ricevuto la gratifica, e l’anno seguente, ripetendosi la cosa, purtroppo rischiava la rimozione, un Funzionario faceva osservare a sua volta che il di lui figlio (il figlio, cioè, del Direttore), già promosso quell’anno per il rotto della cuffia, l’anno seguente non ce l’avrebbe proprio fatta, rimanendo purtroppo bocciato.
I due si squadrarono, si soppesarono e infine si sorrisero, addivenendo poi a un accordo soddisfacente per entrambi, che teneva giusto conto delle relazioni e dell’influenze di ciascuno.
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“LA PARTE DI NIENTE”, DI ANGELO RICCI

di Giovanni Agnoloni

la parte di nienteLa parte di niente (Errant Editions) di Angelo Ricci, primo atto di una trilogia narrativa intrisa di letteratura, sulla (e nella) quale aleggiano presenze autorevolissime della storia di quest’arte, e soprattutto della sua stagione novecentesca. Su tutti, Roberto Bolaño. Un’opera di grande spessore, che ho cercato di approfondire insieme all’autore in questa intervista.

La parte di niente: una concatenazione di storie, narrazioni, visioni, sulla scia di sonorità di grandi maestri della letteratura mondiale, in primis Roberto Bolaño. Quanto ha contato per te il modello delle sue opere, e in particolare di 2666?

Credo che per ogni lettore i libri rappresentino le tappe di un percorso infinito, di un viaggio che prescinde dai tempi e dal tempo; un viaggio che cerca di giungere alla costruzione di un universo nel quale il lettore stesso arrivi a potersi in qualche modo specchiare, nel tentativo di scorgervi forse il riflesso della propria anima.

Sono sempre stato un lettore di quelli che l’accezione giornalisticamente condivisa definisce “forte”, e questa esperienza di lettore a un certo punto si è unita a quella di scrittore, in una simbiosi in cui le parole lette diventavano inevitabile formazione per quelle scritte (e forse anche il contrario). Il mio viaggio da lettore parte da molto lontano, dalla scoperta, agli inizi degli anni Ottanta, di Borges e della letteratura fantastica sudamericana, scoperta unita a quella, e non sembri ciò una contraddizione, dei postmoderni nordamericani, tra tutti DeLillo, quando ancora in Italia lo pubblicava Tullio Pironti. E da questa fusione di esperienze e di letture è nata in me l’idea, e la consequenziale ricerca, della possibilità che potesse esistere, da qualche parte, un romanzo inteso come tentativo di ricomporre l’universo, scavando in quella zona mediana tra la vita e la morte, tra la gioia e l’orrore. Questa sonorità, come giustamente la definisci, l’ho trovata in Roberto Bolaño, geniale e inarrivabile creatore di mondi e di concatenazioni letterarie, il quale, e non a caso, ha sempre considerato Borges come uno dei suoi maestri imprescindibili, e che proprio in 2666 ha fuso piani narrativi e temporali, definitive indolenze del passato e ineludibili urgenze della contemporaneità e forse del futuro. Continua a leggere