Perché tanto zelo, Barack? Uno contro tutti, o quasi, come un giustiziere solitario alla John Wayne, alla Charles Bronson. Nemmeno il mondo intero ti ferma, coi suoi moniti, le sue paure; né le parole di Francesco, le minacce di Putin, il fatto di favorire Al Qaeda, col tuo intervento. Sei un uomo di successo, da anni a capo di una superpotenza, con una bella famiglia, una buona reputazione, fino ieri… La tua campagna elettorale è costata più di due miliardi di dollari. La lobby delle armi ha finanziato le ultime presidenziali americane con venticinque milioni di dollari, che sono molti ma non così tanti rispetto ai danni immani di una guerra, alla possibile, tragica estensione del conflitto in buona parte del pianeta, con armi potenti e devastanti. Continua a leggere
Archivio mensile:Settembre 2013
I nostri padri ci hanno detto
C’è un’immagine, usata come pubblicità di una famosa marca di vestiario, che negli ultimi tempi sta comparendo sempre più spesso sulle pagine dei quotidiani. Nell’immagine tre adulti – tre anziani – stanno seduti su tre sedie davanti a un gruppo di bambini accovacciati sul pavimento. Siamo all’interno di un’aula scolastica e c’è una bella atmosferia bucolica. Sulla lavagna qualcuno ha disegnato un fiorellino sorridente. A lato, su di un ripiano, la foto del presidente della repubblica sbuca da dietro un mappamondo, con sullo sfondo le stelle della bandiera europea. Uno degli adulti (gli adulti sono di fronte, i bambini, invece, sono tutti di spalle) mostra un libro aperto, l’altro sta parlando, il terzo sorride. Se si scende più nel dettaglio si vede che due dei bambini hanno la mano alzata e sembra stiano attendendo il loro turno per porre una domanda. La didascalia, nella parte alta dell’immagine, dice: I NOSTRI PADRI CI HANNO DETTO.
Eppure più guardo questa immagine e più mi rendo conto che questa cosa delle vecchie generazioni che Continua a leggere
52. Un’espressione strana
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da qui
Il tuo timore aumenta, perché vedono in te il messia nazionalista, trionfatore sui nemici, apportatore di benessere sociale e prestigio militare. Continua a leggere
“ZOO A DUE”, DI MARINO MAGLIANI E GIACOMO SARTORI
di Carlo Martinelli
(da “Il Trentino” del 19 agosto 2013)
Zoo a due
Marino Magliani, Giacomo Sartori
Perdisa pop
178 pagine, 14 euro
Nel caravanserraglio dell’editoria italica capita che autori dalla scrittura nitida e tagliente, mille miglia alla larga dalle banalità imperanti, continuino ad essere collocati in un limbo fatto di editori minori, per quanto di qualità, alla ricerca di una visibilità maggiore, dovuta oltre che meritata. Vabbé, importa poco. Oggi possiamo comunque salutare la nuova, convincente – a dir poco, a tratti la lettura diventa piacere puro – di Giacomo Sartori, agronomo che si divide tra Parigi e la “sua” Trento e del quale abbiamo già doverosamente segnalato, al tempo, Tritolo, Anatomia della battaglia e Sacrificio. Continua a leggere
Appunti su “Le Foglie del Giovedì”, di David Chiucconi

Ogni parola una foglia, ogni foglia un vascello.
Le foglie del giovedì, di David Chiucconi, edizioni Pequod-Italic, Ancona, 2013
di Anna Elisa De Gregorio
Diciamo subito che David Chiucconi è uomo di mare a trecentosessanta gradi: ama andare in barca a vela nel tempo libero, e, nel tempo del lavoro, è un tecnico surveyor (in parole più semplici, si occupa di controlli sulle navi). Continua a leggere
Lo scrittore che amava le storie
La ragazza osserva il vuoto. L’immagine è di profilo, in bianco e nero. Sullo sfondo, nuvolaglie anonime che non lasciano presagire nulla di buono. La prima volta che osservai quella copertina, lo sguardo della ragazza mi parve sereno. E in fondo è così anche adesso, nonostante la notizia della scomparsa dell’autore sia ancora fresca e il solco nell’anima profondo. Osserva il vuoto, la ragazza. Con i capelli tirati dal vento. Non c’è sorriso, ma nemmeno inquietudine. L’amore, a volte, graffia il mondo… ma non gli sguardi. Non sempre, almeno.
Il romanzo è “Per Antonio, che è andato appena un attimo di là”. È dedicato a lui, il libro. Lo scrittore lo precisa nella nota finale: “personaggi, luoghi, situazioni che a qualche lettore potessero sembrare veri o accaduti sono solo il frutto di una sintesi letteraria tra realtà e fantasia, di quella particolare capacità che appunto la letteratura possiede di fornire una verità altra raccontando storie. In altre parole, come ha scritto Antonio Tabucchi, al cui ricordo questo libro è dedicato, raccontando menzogne. ”
Rileggo questa breve nota e penso: quant’è bravo. Vedi? mi dico. Riesce a trasformare in virtuoso lirismo letterario anche il classico riferimento al “puramente casuale” dietro cui, in genere, si cautela uno scrittore per proteggersi dall’eccesso di reale contenuto nelle storie. Quant’è bravo, sì. Lo sussurro tra me, consapevole della mia difficoltà a formulare la frase usando l’imperfetto. Continuo a pensarlo al tempo presente. Come se fosse ancora qui.
L’avevo incontrato qualche mese prima. Gli avevo chiesto di raccontarmi di lui, di spiegarmi com’è che era diventato scrittore, quali erano state le letture che lo avevano reso il romanziere del dolore perfetto. Fu una bella chiacchierata. La conservo nel cuore. Continua a leggere
51. A quell’ora della notte
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da qui
Ai piedi del monte vedi molta gente che discute con vivacità. Ti avvicini per saperne di più. Ti viene incontro un uomo ancora giovane, segnato dal dolore: lo si capisce dalla linea delle labbra, tendente verso il basso, e da una ruga fissa in mezzo alle sopracciglia troppo folte. Continua a leggere
Ombre. Predappio, impressioni d’agosto
di Stefanie Golisch
Arriviamo in una calda mattina di fine agosto in questa cittadina di origine romana, incorniciata da un bellissimo paesaggio collinare.
Tutto tranquillo.
Predappio, a prima vista, sembra una città di provincia qualsiasi, lenta e noiosa, eppure, a suo modo, rivelerà una vivacità abissale.
Qui, il 29 luglio 1883 nacque Benito Mussolini e, a quanto pare, ancora oggi, la città vive all’ombra – o di luce riflessa – di questo avvenimento. Continua a leggere
I LIBRI DEGLI ALTRI n.53: La densità della scrittura poetica. Giovanna Iorio, “In-chiostro”
La densità della scrittura poetica. Giovanna Iorio, In-chiostro, Grottaminarda (Avellino), Delta 3 Edizioni, 2012
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La poesia è composta esclusivamente di parole disposte sulla pagina (il come questo avvenga nelle forme più diverse – lo dimostra la storia della tradizione lirica non solo occidentale – non elimina la necessità e l’uso delle parole composte tipograficamente e la loro rappresentazione segnica).
Allo stesso modo, le parole composte sulla pagina non sono solo il frutto dell’incontro dell’inchiostro tipografico utilizzato e della carta su cui si imprime il suo segno ma rappresentano il corpo dell’autore che le hanno prima concepite come flusso del suo desiderio e parto della sua emozione vivente. Lo rivela la stessa Iorio nella prima poesia della sua raccolta, il testo che scandisce significativamente il successivo passaggio delle emozioni e dei sogni che configurano la realtà della sua scrittura e ne perimetra con attenzione i limiti (molto precisi e attenti) della sua poetica in nuce, presentandosi con l’apparenza di un vero e proprio “manifesto di poesia”:
Rosa Salvia su “E’ la scrittura, bellezza!”
La filosofia antica, ci ricorda Michel Foucault nel saggio Le parole e le cose, riteneva che il soggetto, così come è, non è capace di verità: per raggiungere questa occorre che egli si trasformi completamente in se stesso, fino ad uscire fuori di sé e addirittura a perdersi, per trovarsi. Continua a leggere
50. Raccontare
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da qui
Vuoi portarli con te, per questa volta. Si sono sempre chiesti cosa andassi a fare, sul monte, tutto solo. Continua a leggere
Hans-Jörg Dost (Germania, 1941)
Ite Missa Est
du kannst gehen
wohin du willst
du kannst gehen
entlassen bist du
aus einer heiligen handlung
aus einer gefangenschaft…
du bist entlassen
und trägst das gepäck
das du niemals mehr
ablegst: Continua a leggere
Stelle, di Fabrizio Centofanti
Fabrizio Centofanti, in Stelle, affronta ancora una volta uno degli aspetti della scrittura che gli sta più a cuore: il rapporto privilegiato tra scrittore e lettore. Il lettore deve fare la sua parte, è lui che mette insieme i pezzi, le tessere sparse del mosaico che si va definendo a poco a poco (Fofner). Come non pensare a Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino? Continua a leggere
L’autunno del patriarca?
DA IL MANIFESTO SARDO
Giovanni Nuscis
Provocazione in forma d’apologo 250
Da qualche tempo nutro un piccolo gruppo (non oso dire colonia, come per gli altri) di colombe dal collare. Mi affaccio dal balcone e lancio con ampio gesto qualche pugno di becchime e loro, che già mi spiano dagli alberi vicini, subito arrivano e scendono al pascolo.
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49. Torno a casa
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da qui
Sì, è giunta l’ora, devono sapere. Visto che hai introdotto l’argomento, vuoi portarlo fino in fondo, perché poi sarà difficile dire se resteranno ancora o penseranno di averne ormai abbastanza. Continua a leggere



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