
Abbiamo paura di sbagliare. È un timore che ci portiamo da bambini, quando magari ci sgridano per nulla, e ogni cosa è suscettibile di errore: qualunque minuzia, ogni gesto, ogni parola pendono sul baratro dell’imperfetto. Dio ci libera da tutto, e dunque anche da questo. Ci chiede di amarlo così come possiamo; sarà Lui a perfezionare, a portare a compimento. Noi sbozziamo, Lui crea il capolavoro.
Archivio mensile:Maggio 2018
BUONA LETTURA: Roberto Plevano, “Marca gioiosa”
Buona lettura 15 – Marca gioiosa, di Roberto Plevano
Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
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Romanzo vincitore della II edizione del Premio Nazionale di Letteratura “Neri Pozza”, Marca Gioiosa di Roberto Plevano si presenta come un libro largo e maestoso, in linea con la storia e i tempi narrati, quando Impero e Papato si sfidavano senza esclusione di colpi.
Il giovane studioso Amalrico torna a Besièrs, città della Provincia, dopo l’apprendistato dal suo maestro di Tolosa e, purtroppo, al rientro trova morte e distruzione, segni lasciati in nome di un “dio folle e criminale” che pare aver preso possesso di ogni cosa e non risparmiare neppure i bambini.
L’intellettuale Almarico capisce che deve trovare una via di fuga. E così, in compagnia del giullare Uc de San Sir, inizia il viaggio nel Nord Italia e va incontro al compiersi del suo destino, segnato dalla lotta e dall’amore. Continua a leggere
Cantine

Mettere in ordine non è il mio forte. La stanza è piena di libri e oggetti che andrebbero selezionati a intervalli regolari, spolverati, possibilmente non al ritmo di ere geologiche. La signora che una volta a settimana tenta di far fronte alla battaglia, ne esce quasi sempre sconfitta. Un lavoro analogo va fatto per l’anima: togliere le incrostazioni che si accumulano giorno dopo giorno, sciogliere il grasso, grattare via la ruggine. Per questo sono così importanti le indulgenze, che la sapienza della Chiesa Cattolica ha sempre favorito. Oggi, la confusione generale ha travolto pure loro: le anime sono simili a stanze polverose, a cantine in cui non si ha più neanche il coraggio di affacciarsi.
Luigi Maria Corsanico legge Kahlil Gibran
Come pensare

Pensare male è uno sport assai diffuso. Dico sport perché richiede esercizio, addestramento, una pratica costante e fedele, capace di superare ostacoli come lo stress, l’angoscia, il logorio continuo della gelosia, del rancore, dell’invidia. Se avessimo pensieri santi, se lasciassimo vivere solo la bontà, troveremmo finalmente pace. Lo diceva Agostino: “Fecisti nos ad Te, et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in Te, Domine”.
Attendendo le fioriture di Giovanna Rosadini
Da sistema a unità a numero completo, i titoli dei libri di poesia finora pubblicati da Giovanna Rosadini alludono sempre a un tutto, un insieme coeso (Il sistema limbico, Atelier 2008; Unità di risveglio, Einaudi 2010; Il numero completo dei giorni, Aragno 2014). La forza dell’asserzione, dell’affermazione positiva e ordinatrice è tanto maggiore quanto più risulta minacciata da un polo negativo e indistinto cui si oppone. Continua a leggere
Il passato

Spesso, il passato, è una valigia pesante. La trasciniamo a stento, come quando, andando in vacanza, abbiamo portato troppe cose: una borsa appesa al collo, un’altra che spingiamo in avanti, una terza che trainiamo, e il computer tenuto con due dita. Come minimo, non vediamo l’ora di approdare a un posto dove deporre il tutto. L’unico vantaggio di un passato ingombrante è che ci fa desiderare il paradiso.
Ma c’è una soluzione preferibile: gettarci così come siamo nelle braccia di Gesù, lasciarci avvolgere nella sua gioia. In paradiso, così, ci siamo già.
Vivalascuola. Altri 68
La ricorrenza del 50° anniversario del 68 vede ripresentarsi quanto di deleterio accompagna spesso i rituali. C’è chi ne approfitta per tirar fuori il suo livore e fare del 68 l’origine di tutti i mali. C’è chi lo svuota di significato e lo neutralizza con una celebrazione di maniera contraddetta dalle politiche perseguite. Alla base di tali derive ci sono semplificazioni e generalizzazioni incuranti di esibire ignoranza storica e malafede. La presente puntata di vivalascuola prosegue una operazione di memoria che propone ai lettori aspetti forse meno noti del 68: esso ha coinvolto tanti settori della società, dando vita, come ci racconta Nicola Fanizza, anche a un Comitato Marinai-Studenti; la sua incubazione è stata anche in campo cattolico, come chiarisce il percorso di Giuseppe Maria Greco; il 68 è stato significativo non solo nelle grandi città ma anche in provincia, come testimonia il racconto di Paola Martini. Continua a leggere
Quando verrà

Quella con Dio è una strana relazione: gli facciamo richieste, ma dubitiamo che ci possa esaudire; continuiamo a domandare, in una specie di rito infinito, al limite con la superstizione. Se fossimo coscienti del fatto che Gesù ci ascolta e che vuole appagare il nostro desiderio più profondo, non ci sarebbero ostacoli. Ma la fiducia è una cosa precisa, che il Cristo ha provato a spiegarci in tutti i modi. Il senso è sempre lo stesso: il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?
Sotto la lunga nuvola bianca # 1 (Il Trattato di Waitangi)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)
Il Trattato di Waitangi

Si racconta che osservando l’arrivo dell’ennesimo vascello inglese nella baia di Wellington, un capo maori guardò l’orizzonte e chiese all’inviato del governo britannico se l’intera popolazione della Gran Bretagna si stesse trasferendo in Nuova Zelanda.
L’aneddoto non trova conferma nei documenti ufficiali ma la dice lunga su come la percezione dei maori nei confronti dei coloni anglosassoni andò cambiando all’indomani della firma del Trattato di Waitangi, che sanciva la nascita della nazione neozelandese e il suo passaggio sotto il controllo della Corona inglese.
Il Trattato di Waitangi è tutt’oggi oggetto di accese discussioni tra quanti ne mettono in evidenza i caratteri di grande modernità (vi si dichiara, pur tra mille contraddizioni, il principio secondo il quale i popoli inglese e maori decidono di vivere e lavorare insieme come parte di un’unica nazione, un principio tutto sommato innovativo nel panorama coloniale della prima metà dell’Ottocento) e quanti invece ne sottolineano la componente colonialista che, al di là delle dichiarazioni di principio, condanna un popolo (quello maori) alla sottomissione nei confronti di un altro (quello inglese).
Il percorso che aveva portato alla firma del Trattato non era stato né rapido né semplice e va inquadrato in un Continua a leggere
Chi l’ha visto

Il Padre, più ancora del Figlio, è un pianeta sconosciuto. Con Gesù abbiamo dei “trucchi”: un volto dipinto, scene plastiche tratte dal Vangelo. Del Padre, nulla. Non ce lo possiamo neanche immaginare, perché “Dio è Spirito”.
Eppure il Cristo dice: “Chi ha visto Me, ha visto il Padre”. Chi è amico mio, è amico anche del Padre. È bello pensare a questa comunione senza ombre; riaccende la speranza nei rapporti, guarisce da ferite che, finora, sembravano incurabili.
L’anima e il castigo al San Gallicano
5 maggio
Daniele Pietrini, La vita in più
Fu per lui e pochi altri che sette anni fa proposi a Nicola Crocetti la rubrica di inediti “Cantiere” che, proprio in questo settembre 2016, ho deciso di interrompere nella sua cadenza mensile, perché la poesia “fisicamente insopportabile” come quella di Daniele Pietrini è rara, se non rarissima.
Sotto morfina, negli ultimi mesi, Daniele ha scritto un’opera lucida e coraggiosissima sulla propria fine, che sapeva imminente e dalla quale è stato purtroppo raggiunto, sempre in questo settembre, mentre noi preparavamo queste note.
Un cerchio si è misteriosamente chiuso. Eppure, Daniele scrive: “do disposizione / che in quell’istante ogni uscio resti aperto”. Continua a leggere
Il pensiero di Cristo

Facciamo mille cose, siamo tanto impegnati, tutti presi dalle molte faccende, come Marta. Non che non sia importante, qualcosa varrà, ne siamo certi. Ma un dubbio permane: dov’è Dio?
Mi ha sempre colpito un passo di san Paolo: noi abbiamo il pensiero di Cristo. Per pensare bisogna fermarsi; fermandomi incontro me stesso; se intravedo la mia verità, vedo anche Gesù, e comincio a pensare come Lui.
“Prima poesia a Cecilia” di Yari Selvetella
Festival Europa in Versi 2018

Al via il prestigioso Festival di Poesia Europa in Versi, giunto alla sua ottava edizione sotto la direzione della Casa della Poesia di Como. Il Festival si terrà da venerdì 18 a domenica 20 maggio, con eventi riservati alle scuole nella prima giornata ed incontri aperti al pubblico nei due giorni seguenti.
Si segnala in particolare l’International Poetry Slam e Reading di poesia che si terrà sabato 19 maggio a villa Gallia a partire dalle 15.00. A seguire la cerimonia di proclamazione di vincitori e finalisti del Premio Europa in versi.
Da ricordare anche “Di poeta in poeta, una passeggiata creativa sul lago di Como” con la partecipazione dei poeti di Europa in versi, che partirà domenica alle 14.30 da Piazza del Duomo.
SENTIMI di Tea Ranno
Il nuovo romanzo di Tea Ranno, intitolato “Sentimi” e pubblicato da Frassinelli, ci conferma che la voce letteraria dell’autrice siciliana di Melilli è una delle più interessanti dell’intero panorama letterario nazionale. Anche in quest’opera riscontriamo gli elementi essenziali e peculiari della poetica di Tea Ranno: la qualità della scrittura, la ricerca del linguaggio, l’esigenza di dare voce a personaggi femminili bistrattati, offesi, a volte stritolati dalla violenza e dalla sopraffazione della società in cui si trovano a vivere, e a cui l’autrice offre – attraverso la narrazione – un’occasione di riscatto, la possibilità di sconfiggere il silenzio e l’indifferenza e di affacciarsi al mondo con il carico del loro dolore. Continua a leggere
Uno di famiglia

Da che mondo è mondo, a Dio si è parlato con formule o gesti rituali. Per questo Gesù non ha voluto propinarne altri, e ha insegnato una preghiera che più semplice di così non ci può essere: quattro invocazioni, che nel Vangelo di Matteo, già più ecclesiastico, diventano sette.
Il Figlio di Dio vuole essere trattato come uno di famiglia. Se continuiamo a interpellarlo in codice, nel gran giorno ci dirà: “non vi conosco”.





