
Gesù può riempire la vita, solo Lui ne ha il potere. Sta a noi farlo rinascere in atti di bontà, fecondati dal Suo amore. A Gabrielle raccomanda di ripetere: credo al Tuo amore per me, al Tuo immenso amore, so che mi hai amato di un amore eterno.

Il cinema comico è il più canonico dei generi. Che bisogno aveva Cervantes di far gravitare attorno a due personaggi anziché a uno solo il romanzo, scrive Vittorio Bodini, “giocando per tal modo su due distinti piani dell’anima? A questa domanda non c’è una risposta, precisa, come non ce n’è per chi si chiedesse per quale ragione il Bernini, qualche decina d’anni più tardi dal Don Chisciotte abbia preferito alla pianta centrale quella policentrica del barocco. Dunque il primo canone della comicità è il numero. C’è Charlie Chaplin e Totò, unici e irripetibili; poi, ci sono le coppie, da Stanlio e Ollio a Franco e Ciccio; oppure il trio, dai Fratelli Marx ad Aldo, Giovanni e Giacomo. Ma non sono mancate combinazioni stralunate come i francesi Cinque matti (Les Charlottes, nella versione originale).
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Ciò che salva è la fiducia. Un atto di fiducia radicale può salvare anche in punto di morte: è l’insegnamento del cosiddetto buon ladrone. Magari non sarà un grande amore, ma è tutto quello che l’anima può dare; per questo Gesù ne è toccato sul vivo, e fa sua la volontà della creatura, come confida alla Bossis.

Gesù dice a Gabrielle di fare caso alla gioia e alla pace che seguono a quello che viene fatto per Lui: niente dà una consolazione così grande, o fa stare così bene. Bisogna moltiplicare le occasioni: di preghiera, di colloquio, di scambio di sguardi e di pensieri. Più si entra nell’intimità, più la vita diventa quel che è.

Il discepolo chiese al maestro:
Perché non trovo lo Spirito, pur cercandolo sempre?
Il maestro rispose:
Perché non trovi te stesso.
Il discepolo riprese:
Come faccio a sapere quando trovo me stesso?
Quando saprai quali siano il tuo monte e il tuo fiore preferiti, quando ti interrogherai su cosa serva all’altro, e quando sentirai lo sguardo di Gesù posato su di te.
Il discepolo andò via felice. Gli sembrava di aver capito qualcosa che permetteva di capire tutto.

Cosa avrebbe fatto o detto Gesù? Come si sarebbe comportato in questa situazione? Cosa avrebbe risposto? Sono queste le domande che contano. Dio si è fatto Uomo per unirsi a noi, e noi siamo chiamati a diventargli simili. Più lo amiamo, più siamo felici: siamo fatti per questo. Fuori di Lui c’è il vuoto, la tristezza. Con Lui la gioia, che sarà pienamente svelata in paradiso.
Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.
Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura uscita diverse settimane fa, dal titolo Il ponte di Fiumegrande da Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga.

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.
Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso; e l’altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.
Da Poesia italiana del Novecento, volume primo, Milano, Garzanti 1980, p. 396

Stare con Gesù, vivere della Sua intimità, non scendere a compromessi col mondo: si può immaginare l’esito finale dei potenti che lo hanno giudicato. Manca poco per vederlo, quel tanto che basta per vivere di fede. Ma lo vedremo faccia a faccia, e sarà allora che ci disseteremo. Per ora è Lui che beve a lunghi sorsi. Così il Cristo alla Bossis, in questo intenso, sorprendente svelamento dei segreti della vita.
da qui
Nella puntata di Poetando in onda alle 23.10 di sabato 15 e domenica 16 agosto, Luisa Cozzi incontra Mauro Ferrari, direttore editoriale di puntoacapo Editrice che vanta nel proprio catalogo anche un pregevole plaquette di Padre Elia, al secolo Sergio Spezzano: «Croci del sud».
Come scrive Fabrizio Centofanti, autore della prefazione, «la poesia di Spezzano è bellezza che si incammina verso la notte del senso, la sofferenza dell’uomo che ogni volta rinasce dalla tomba come musica triste e malinconica, ma così vitale che sembra provenire dalla terra stessa di Dio».

Una poesia di Mario Benedetti

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È stato un grande sogno vivere
e vero sempre, doloroso e di gioia.
Sono venuti per il nostro riso,
per il pianto contro il tavolo e contro il lavoro nel campo.
Sono venuti per guardarci, ecco la meraviglia:
quello è un uomo, quelli sono tutti degli uomini.
Era l’ago per le sporte di paglia l’occhio limpido,
il ginocchio che premeva sull’erba
nella stampa con il bambino disegnato chiaro in un bel giorno,
il babbo morto, liscio e chiaro
come una piastrella pulita, come la mela nella guantiera.
Era arrivato un povero dalle sponde dei boschi e dietro del cielo
con le storie dei poveri che venivano sulle panche,
e io lo guardavo come potrebbero essere questi palazzi
con addosso i muri strappati dalle case che non ci sono.
Da Umana gloria, Mondadori, Lo Specchio, Milano, 2004
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Il viaggio è forma moderna, organizzata e libera della viandanza. Viandante è chi copre lunghe distanze a piedi, perlopiù fuori città. Viaggiare è la forma di conoscenza più naturale e ancestrale per conoscere e conoscersi nel profondo, e comprendere così la propria via attraverso la scoperta di luoghi e persone e il confronto continuo; che dànno la misura della grandezza della nostra infinitesimalità. Continua a leggere