Avrebbe compiuto cent’anni oggi, mia madre. Se non fosse invece morta di cancro più di 40 anni fa, il 25 agosto 1981.
Se cent’anni vi paiono tanti, sappiate che suo padre è vissuto fino a 99, e che suo fratello (mio zio Robert) è morto una settimana fa. La famiglia di mia madre – prevalentemente tedesca – è molto longeva, soprattutto da parte di padre.
Di quel padre.
La storia di mia madre l’ho dovuta riscrivere molte volte; molte volte ho dovuto ricominciare tutto da capo, non appena qualche nuovo pezzo del puzzle si aggiungeva, portato dai racconti di qualcuno. Lo scenario è cambiato così spesso, in questi 40 anni in cui è stata morta. Continua a leggere
Archivio mensile:Febbraio 2022
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Ogni tanto arriva la notizia di un fedele deceduto nella mia ex parrocchia. Sempre più si allarga la cerchia delle persone trasferite in cielo, e questo ha conseguenze inevitabili. È come avere una seconda casa: una casa di vacanze, o di riposo. L’eterno riposo. A noi sembra triste lasciare questa terra, ma se sapessimo come stanno davvero quelli che si ritrovano di là, ci penseremmo due volte prima di compiangerli. Certo, se a molti tocca passare per il fuoco doloroso che chiamiamo purgatorio – all’inferno non ci voglio pensare, per i fedeli parrocchiani – la gioia sembra smorzarsi: ma le anime purganti coltivano la felicità segreta di entrare in paradiso, e se ci chiedono preghiere è perché questa felicità non sia troppo contrastata. Anche qui, è questione di tornare agli inizi, quando tutto era avvolto nell’amore, e non c’era da discutere su cose come “io, guerra, possesso”, o “piacere, paura, gratificazione”. Il piacere è ritornare a essere se stessi nell’unica condizione che lo permetta veramente: l’abbraccio del Padre. È bello pensare che arriverà il momento in cui ambizioni e desideri saranno un po’ di polvere con cui è impossibile parlare: resterà, invece, l’estasi, lo slancio, il sorriso dell’anima che comprende di non correre più rischi, di non poter sbagliare, di stimarsi, perché Qualcuno, infinitamente più potente, la stima oltre ogni attesa. Tocca anche a te, lettrice, tocca a te, lettore, fare i conti con la fine, che è un inizio: la verità rovescia qualsiasi prospettiva, la tomba sigillata è vuota, l’uomo che incontri ti annuncia che quello che cercavi non è qui, che la fine è diventato il fine, che la paura ha cambiato nome, un’altra volta, perché adesso si chiama speranza.
Trinità
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L’inizio, per me, fu via Prassilla, le passeggiate con don Mario, lo spirito incarnato in gesti, parole, tracce di un progetto che solo più tardi si sarebbe definito in termini precisi. E già qui puoi dire anche la tua, lettore, anche la tua lettrice: se ci sia nella tua vita una via Prassilla degli inizi, se hai provato la carezza di Dio che ti incoraggia ad andare verso te stesso, come disse a suo tempo al padre Abramo. È emozionante il ritorno della storia, il riaffacciarsi della parola del Creatore che spariglia le carte, destruttura per ristrutturare, edifica il regno sulle macerie delle nostre strategie. In via Prassilla trovai la perla di straordinario valore che si sarebbe rivelata, nel bene e nel male, la luce del cammino. Ancora oggi, quando la vita mi mette alla prova, quando sembra che qualunque altro posto sia migliore di questo, mi ricordo degli inizi, di come, camminando sulla strada vicino alla chiesa, ogni paura si scioglieva nell’abbraccio col tutto. Anche stasera, che ho sentito l’invidia mordermi il calcagno nelle parole del confratello prete, lo porto idealmente con me, su via Prassilla, gli faccio assaporare quell’inizio degli inizi che comincia ad apparire anche a te, lettrice, anche a te, lettore: ormai comprendi come sia qui che si gioca la partita, come, fra tutte le perle del mondo, sia questa la sola in grado di impedire al mercante di continuare a essere mercante. È qualcosa che cominci a intravedere, che conosci da sempre, ma che solo certe parole, certi giri di frase ti riportano – adesso, solo adesso – alla memoria.
Identità
Alida Airaghi, Juvenilia
Inaspettati, insospettati,
ho trovato dei versi
in un libro non più aperto
da tempo immemorabile.
Perché oggi inservibile:
sulle lotte operaie
degli anni settanta.
Li avevo nascosti, timorosa
ragazza colpevole
di nutrire sentimenti borghesi.
Stridevano pudichi
e innamorati, tra analisi
puntuali di politologi marxisti,
di duri intellettuali,
economisti puri.
Innocui, indifesi
e forse indifendibili,
provavano a sfuggire
la prosa del reale.
Infantilmente, inutilmente,
era il mio modo
di medicare il male.
Poesia italiana del XXI secolo

Sonia Caporossi è nata a Tivoli nel 1973, musicista, poetessa, prosatrice, critica letteraria e saggista. Ha pubblicato numerosi libri. Tra gli ultimi ricordiamo il saggio critico Le nostre (de)posizioni. Pesi e contrappesi nella poesia contemporanea emiliano-romagnola, con E. Campi, Bonanno, Acireale 2020; la curatela su G. Leopardi, L’infinita solitudine. Antologia ragionata delle poesie, Marco Saya 2020; la raccolta di monologhi filosofici Opus Metamorphicum, A&B Editrice 2021; la trilogia poetica Taccuino dell’urlo, Marco Saya 2020, finalista al Premio Montano 2020; Taccuino della madre, Progetto Cultura 2021; Taccuino della cura, Terra d’Ulivi 2021. Dirige per Marco Saya Edizioni la collana di classici italiani e stranieri La Costante Di Fidia. Collabora con Poesia Del Nostro Tempo, Versante Ripido, Bibbia d’Asfalto e col festival Bologna In Lettere. Ha diretto per molti anni Critica Impura e Poesia Ultracontemporanea. Il suo blog personale è disartrofonie. Vive e lavora nei pressi di Roma.
Santi
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È arrivato il momento di scrivere un libro. Sì, in aggiunta a quelli già in cantiere. Più vado avanti negli anni, più mi accorgo che la mia vita si comprende così, nelle pagine in cui metto nero su bianco la verità che si rivela. Grazie a Dio, non ho bisogno di modelli a cui adeguarmi. Questo ho imparato: la scrittura dev’essere libera, altrimenti è finzione di finzione, buona solo a rimpinguare le casse di case editrici a caccia di sfoghi narcisistici. Dopo tanto cammino, mi accorgo di non avere bisogno di conferme: m’innamoro sempre più di una luce che è dentro, la perla preziosa del Vangelo, quella per cui il mercante decide di vendere tutto, quella per cui, alla fine, non è più mercante. Dev’esserci qualcosa che ti cambia in modo radicale: non sei più quello di prima; sei raggiunto da una luce d’altri mondi, che rinnova l’essere dalle fondamenta. Questo libro ha lo scopo di causare, in chi legge, lo stesso colpo di reni con cui vincere una corsa che sembrava persa. Si tratta di lasciare da parte ciò che dentro di noi lavora contro, di riattivare quella che Gesù chiamava la sorgente che zampilla per la vita eterna. Avete mai visto una sorgente? È uno spettacolo speciale: si ha la sensazione che lì ogni cosa ricominci, come se tutti gli errori fossero azzerati. Ecco: questo è il libro per chi non ha mai trovato la chiave della vita, per chi pensa di aver sbagliato tutto e di dover ripartire da capo. “ In origine non era così”. È vero ciò che sta all’inizio. Il resto è conseguenza.
La cosa più gradita
Due poesie inedite di Roberto Rossi Testa
Ho ricevuto da Lidia Ajassa due poesie inedite di Roberto Rossi Testa, scritte nel tempo dell’attesa, in preparazione del passaggio. Non c’è niente da aggiungere, se non ricordare, ancora una volta, lo spessore di un uomo e di un poeta che ha saputo andare controcorrente, insieme con la sua compagna, senza mai cedere ad alcuna facile sirena del mondo, approdando a ciò che resta per sempre: Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Lawrence Ferlinghetti. 3
Indecifrabile
Cari maestri, cari professori. Ricordi di scuola di un insegnante. [Puntata 2/2]
Cari maestri, cari professori. Ricordi di scuola di un insegnante. [Puntata 2/2]
di Gustavo Micheletti
Al liceo
A liceo-ginnasio Niccolò Machiavelli di Lucca il primo ricordo va alla professoressa Ragone, che era simpatica, tutta ingioiellata e con bel sorriso sfolgorante di rossetto. Con il mio compagno di banco, proprio davanti a lei, in prima fila, parlavamo spesso di politica e d’imminenti rivoluzioni. Lei era abbastanza comprensiva e ogni tanto pareva ci ascoltasse anche mentre spiegava. Poi all’improvviso ci diceva un po’ spazientita di smettere, ma non sembrava troppo convinta, e infatti dopo un po’ si continuava.
Sempre al ginnasio un incontro importante fu quello con Don Mattioli, un vero teologo, profondo e dialogico, una persona di grande temperamento e con uno sguardo giovane e vivace, nonostante avesse già una certa età. Aveva fama d’essere stato molto bello e d’aver fatto innamorare in gioventù diverse ragazze. Un giorno ci spiegò che l’essere prete non era in contrasto con l’essere uomo e che anzi aveva un senso proprio in quanto uno non smetteva di essere uomo. Un’altra volta ci confessò che si commuoveva ascoltando le arie di Puccini. Aveva una voce calda e gesticolava bene, lanciando occhiate acute e remote verso la luce che entrava dalle finestre, e ogni tanto si rimaneva a parlare di Dio e del male fuori della scuola. Sapeva ascoltare. Un giorno, nell’atrio, durante la ricreazione, mi chiese all’improvviso perché sembrassi un ragazzo più grande della mia età, e non seppi rispondere, ma mi sentii più vecchio del solito.
Gesti
Cari maestri, cari professori. Ricordi di scuola di un insegnante. [Puntata 1/2]
Cari maestri, cari professori. Ricordi di scuola di un insegnante
di Gustavo Micheletti
Arriva l’1 lungo e secco, poi il 2 con le ciabatte, sembra il 3 un bel gobbetto, e il 4 una seggiolina, pare il 5 un’orecchietta, e il 6 ha un gran pancione… così recitava il sussidiario, e cosi appresi a scuola i primi numeri. Probabilmente tutti abbiamo dei ricordi della scuola: ricordi radi e irregolari, nitidi o vaghi, gioiosi e dolorosi. E tra questi ricordi ci sono quelli degli insegnanti, dato che certe impressioni legate ai più significativi ci accompagnano poi per tutta la vita.
Quel tipo di scuola che io ricordo non esiste più. In quella scuola erano davvero importanti poche cose, che solo in piccola parte si potevano insegnare: l’avere a cuore i propri studenti e amare le proprie discipline, non stancarsi di voler conoscere sempre meglio entrambi e il desiderio di riuscire a trasmettere ai primi il proprio amore per le seconde. Ma ancora oggi, nonostante i molti cambiamenti, tra le persone decisive che si possono incontrare nella vita ci sono i propri insegnanti. A volte maestri di vita, altre volte figure che turbano ancora i nostri sogni, educatori illuminanti o sadici diseducatori, talora ombre fluttuanti e sbiadite, non esiste probabilmente vita che non risenta più o meno marcatamente della loro influenza. Parlare di quelli che hanno inciso sulla nostra esistenza in maniera positiva è un modo di ricordarli, un modo per manifestare loro, anche a distanza di molti anni, una sincera gratitudine, e non parlare di altri una forma di pietà.
Giudizio
Lirico terapia. Leonardo Sinisgalli
La lapide è sul muro
sopra le scuderie.
Il giovane non ebbe tempo
di girare tra gli alberi e le aiuole.
Rapito dalla guerra
radunò le sue carte.
Le trovarono in un tiretto
quando si mise in mare
e annegò. Ai poeti la sorte
vieta di tornare
nelle loro camerette.
Per il poeta tutto diventa simbolo. Sta a noi interpretare: non tanto l’intenzione di Sinisgalli, quanto l’eco che risuona in noi.
Il punto del dono
Il santo realismo
Quale linea politica hanno osservato gli ultimi tre pontefici –Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco – nel delicatomomento storico tra la caduta del muro di Berlino e il post-postmodernismo? È il tema dell’interessante saggio di Matteo Matzuzzi, Il santo realismo (prefazione di Dario Fabbri, Luiss University Press, pp. 162, € 16,00), centrato sul ruolo della Chiesa nel contatto con gli avvenimenti internazionali dal movimento diSolidarno?? all’emergere dei fondamentalismi, sino al rapporto con gli Stati Uniti e la Cina. Condotte diplomatiche apparentemente diverse che hanno richiesto una buona dose di pragmatismo iniettato di santa prudenza (e talvolta anche di santo ardore). Continua a leggere














