Archivio mensile:Febbraio 2022

Intervista a Gianluca Barbera su L’ultima notte di Raul Gardini

A cura di Guido Michelone

Nei giorni appena trascorsi si è parlato a lungo di Mani Pulite e di Tangentopoli per i trent’anni appena trascorsi di un episodio storico oggi definibile simbolicamente dall’inizio di un megaprocesso (peraltro mai conclusosi) intentato da un gruppo di magistrati verso l’allora classe politica italiana: vi furono centinaia di arresti e condanne e ben quarantasette suicidi, dei quali il più tristemente famoso resta quello dell’imprenditore Raul Gardini (1933-1993). E oggi il caso viene per così dire riaperto dal romanzo L’ultima notte di Raul Gardini, scritto da Gianluca Barbera,  con cui  si  è intrecciato un lungo dialogo per capire le forme e i contenuti del libro medesimo.

 

C’è da supporre che il Marco Rocca del tuo romanzo non sia il giornalista che scrive di automobili su Quattro Ruote. Si tratta di un personaggio di pura fiction o ti sei ispirato a qualche cronista d’assalto dell’epoca? E di suo fratello Riccardo? Continua a leggere→

Su Covid e vaccini e altro: pensieri in libertà

Su Covid e vaccini e altro: pensieri in libertà

di Remo Bassini

Quando, nel 2010, sono diventato padre per la seconda volta dopo un secondo matrimonio, ho pensato a un nome per mio figlio: Libero, che ora è il suo secondo nome (si fa chiamare Federico oppure Libero, dipende da come gli gira). Lo voglio “libero” di pensarla anche in modo diverso dal mio. E lo fa. A volte mi dà ascolto a volte no.

Bene. E sul vaccino e sul green pass, lui, parlando in casa e con i suoi amici, si è fatto un’idea. Bene, leggendo su facebook ho scoperto che io e mio figlio siamo per qualcuno “feccia” (la feccia di chi è contrario al vaccino oppure al greenpass) oppure “servi” (quelli che si fanno iniettare il siero). Allora, cosa penso del vaccino. Che ancora si sa poco. Che quando leggi che non si conoscono gli effetti a medio e lungo termine qualche perplessità ce l’hai. Ho amici che si sono vaccinati, ho amici che non si sono vaccinati. Ho scritto “amici”: intendo le persone che accettano il pensiero altrui. Io mi sono vaccinato (tre dosi) per tanti motivi miei, personali.

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Sguardi


A volte basta uno sguardo per aiutare una persona. L’attenzione che si posa in pura gratuità, con un senso di dono per chi ci sta davanti, può arrivare all’anima come un segno del cielo. Può essere una risposta inaspettata. La soluzione del problema.

Un gelido inverno in Viale Bligny, recensione di Riccardo Ferrazzi

Un gelido inverno in Viale Bligny, di Arianna Destito Maffeo, Morellini Editore.

Un giallo al femminile. Un giallo milanese. Un giallo in bilico fra tradizione e rivoluzione dei costumi.

In materia non mancano certo i precedenti di autrici donne, da Agatha Christie a Camilla Läckberg; come pure i precedenti di ambientazioni milanesi, da Scerbanenco all’ultimo Krauspenhaar; e, quanto a rivoluzione dei costumi, il genere giallo è quanto di più eversivo si possa immaginare: ogni storia comincia inevitabilmente da un omicidio, la massima trasgressione concepibile in una società civile.  Continua a leggere→

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Questo libro è una sorpresa anche per me: più vado avanti, più mi accorgo che è il seguito dell’insegnamento che qui non tengo più, per ora, perché non compatibile coi progetti altrui. Ma è il Progetto di Dio quello che conta: un amore sponsale, geloso e generoso, un amore a cui nessuno può mettere la parola fine. Eccole, allora, le parole che risuonavano nella Cappella dello Spirito Santo e che ora sono inchiostro su carta, forse più efficaci, perché incise per sempre, non soggette all’oblio del tempo che corrode anche i messaggi più importanti. L’amore è indissolubile. Ti sembrava di averlo perduto, ma rispunta all’improvviso, quando meno te l’aspetti, come fa la campana che suona per la messa, ma serve a ricordarti molte cose: che sei vivo, che puoi essere felice, che non devi rassegnarti alla tristezza, perché non sei venuto al mondo per diventare triste, lettore, non sei venuta al mondo per diventare triste, lettrice, ma per ritrovare il filo, toccare con mano che la storia può ricominciare, anzi, ricomincia adesso, perché il Dio sposo non ha intenzione di lasciarti, al contrario, proprio ora, ti dichiara il Suo amore e la Sua gioia nel riabbracciarti, come allora, all’inizio degli inizi. Il bello della fede è che ti trovi fra le mani qualcosa che non scade, che resta oltre la morte: tocca a te, lettrice, tocca a te, lettore, controllare che nel centro del tuo mondo ci sia questa porzione d’eterno, perché non sei te stesso, te stessa, finché non ne avverti l’odore e non ne afferri il gusto. Ti lascio il tempo per pensarci, ora che le mie parole non volano più via, ma sono qui, come vedi, per ricordarti di vivere davvero.

Poesia italiana del XXI secolo

Stefano Lorefice è nato nel 1977 in provincia di Sondrio ed ha vissuto diversi anni all’estero. Ha pubblicato le raccolte di poesia Frontenotte, Transeuropa Edizioni, 2011, L’esperienza della pioggia, Campanotto Editore, 2006, Budapest Swing Lovers, Edizioni Clandestine, 2004, e  Prossima fermata Nostalgiaplatz, Clinamen, 2002. Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo Il giorno della Iena, Eumeswil Edizioni, dopo la raccolta di racconti Cosmo Blues Hotel, Edizioni Clandestine, 2004. Nel 2014 Il giorno della Iena è stato riproposto in una nuova veste da Giraldi Editore. È presente in diverse raccolte di Autori Vari sia per la poesia che per la narrativa. Si occupa anche di fotografia.

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Amabile


Dio è misericordioso, per questo ci ama così tanto. Non ci sentiamo amabili, anzi: ci stupiamo che possa trovare in noi qualcosa di apprezzabile. La verità è un’altra: Uno solo è buono, e ama perfino il non amabile.

Poesia 78, di Augusto Benemeglio


È un libro di incontri questo “Poesia 78” di Augusto Benemeglio, una vecchia conoscenza – visto che ha scritto innumerevoli articoli per noi di Lpels -, oltre che mio amico fraterno, carissimo. Incontri magici, dove il tempo sembra sospendersi per lasciar spazio a un mondo parallelo, quello dell’arte, dove tutto può succedere. Fellini, la Spaziani, Eugenio Barba, Elsa Morante, Caproni, Cardarelli, e tanti altri personaggi più o meno famosi, sfilano discretamente in queste pagine come figure quasi mitologiche, foriere di tracce indelebili anche per un unico, fugace contatto.
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Frammenti di Cinema # 48

Tra i film politici ci sono quelli di un genere molto particolare. Aiutano a comprendere come funziona il sistema. Non lo denunciano, insomma, ma lo spiegano. Negli U.S.A. questo filone è molto prolifico, anche grazie alla singolarità della democrazia americana. All’opposto, in quasi tutta la produzione cinematografica mondiale, il cinema politico è sinonimo di cinema di denuncia. In Italia, per esempio, c’è stata una stagione di grazia negli anni ’70 con la linea Damiani-Lizzani-Rosi. Chissà perché? Sarà che il complesso meccanismo della (ex) principale potenza mondiale si presta più degli altri alla drammatizzazione. Con Fahrenheit 9/11 (2004) Michael Moore inaugura, dentro questa linea, il format del docu-film, e lancia un duro atto di accusa alla politica repubblicana di George W. Bush. Ma quello che rende davvero interessante il film è il racconto di come Al Gore in poche ore, nelle presidenziali del 2000, venne scippato della vittoria per una contorta combinazione tra l’obbligo di registrazione degli elettori votanti e il computo dei voti. Eppure, nella duplice veste di vice-presidente e di presidente del senato, Al Gore certifica l’elezione di Bush e applica la norma regolamentare (assurda) che impedisce di contestarla, in quanto la mozione di alcuni deputati del congresso non viene sostenuta da nessuno dei senatori.

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Eterno

Tutto acquista valore in relazione all’eterno. Se vivo per ciò che rimane, troverò la pace. L’inquietudine nasce dalla coscienza della finitezza: vale la pena spendersi per qualcosa che non dura? Se Cristo non è risorto, scrive san Paolo, mangiamo e beviamo; ma se la vita è eterna, qualunque sacrificio è bene accetto.

“La suora”, di Remo Bassini

Recensione di Giovanni Agnoloni

Remo Bassini, La suora, Golem Edizioni 2021

Non avevo ancora letto un romanzo ambientato nell’Italia del primo lockdown. Con La suora di Remo Bassini ho avuto per la prima volta accesso a questa singolare dimensione narrativa. Il giallo dello scrittore e giornalista toscano (nato a Cortona) ma piemontese di adozione (abita a Vercelli) riesce in questo intento con una storia e un approccio stilistico molto raccolti e direi quasi sospesi – fin da prima dell’inizio della grande serrata pandemica – in un clima di silenzio gravido di significati.

Il titolo ci parla del “non-personaggio” femminile di tutta l’opera, motore d’ispirazione di ogni mossa e pensiero del protagonista (Romolo Strozzi, in un singolare dualismo storico-mitologico col nome dell’autore), un ex insegnante di origine pugliese trapiantato prima a Milano e quindi, in seguito al traumatico suicidio di una sua studentessa, ritiratosi nell’alta Valsesia, in Piemonte, dove vive vendendo formaggi. Continua a leggere→

“Imprigionato nell’istante simultaneo di decollo e atterraggio” di Paul Wu

Immagine di Jessica Lindgren-Wu

Ho conosciuto Paul lo scorso novembre sull’isola di Gotland, proposto da un produttore come direttore della fotografia per girare una sequenza di un mio film. Mi ha colpito immediatamente come persona interessante, buona e misteriosa.
Lungo la strada abbiamo parlato di tante cose finché a un certo punto, mentre il sole mi abbagliava, ho avuto un’intuizione repentina e gli ho chiesto se scrivesse. Paul è rimasto molto sorpreso ma anche intimidito dalla mia domanda inaspettata, e mi ha risposto con cautela che sì, gli piaceva scrivere, anche se… eccetera.
Ma ormai avevo capito che potevo fidarmi dalla mia intuizione. Gli sono stata un po’ addosso ma nicchiava, finché qualche giorno fa ha pubblicato un post su fb che mi ha folgorata. Poche righe dolenti, con un timbro che mi ha ricordato David Foster Wallace, uno di quegli autori che ogni traduttore sogna di interpretare. E gli ho chiesto il permesso di tradurre il pezzo e pubblicarlo qui. Mi ha dato il suo consenso e lo presento oggi a voi, in italiano e in lingua originale. Buona lettura!

Imprigionato nell’istante simultaneo di decollo e atterraggio
Di Paul Wu

Chiudo gli occhi. La schiena contro un muro arancione inondato di buon mattino dalla luce di un sole spagnolo. Nelle mie orecchie il suono del fluttuare delle onde, ampie abbastanza da lasciare una pausa tra il fragore dell’acqua sull’acqua, e quello dell’acqua sugli scogli. Nel mio cuore c’è un grumo di tristezza che sale alle mie palpebre e le fa gonfiare. La persona che guida la meditazione ripete in un inglese non nativo: “L’amore è l’unica cosa che conti. Trova l’amore. Trova la luce dentro di te.”

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Il 2021 edulcorato

di Abramo Matteoli

Plop!

Stappo una bottiglia, me ne verso un po’. Mentre le bollicine chiare iniziano a percorrere il calice penso che è proprio una bella occasione. Poi, tutto sommato, me lo merito proprio.

«Per cosa beviamo?» chiede, giustamente, la voce fuori campo.

«All’anno nuovo. Brindiamo all’anno nuovo» rispondo io; potrei sembrare in ritardo, ma non lo sono per niente. Gennaio è un mese di uggiosa nostalgia, troppa per esser considerato incipit di un nuovo tempo. Gennaio è la pagina bianca che si frappone tra i capitoli di un libro, quella che ci permette di respirare, mentre sbagliamo a scrivere la data e ci permettiamo una finestra di distrazione. Si, gennaio è proprio affollato, c’è troppo su cui riflettere, troppo da promettersi, un freddo cane, e il calciomercato – come se non bastasse.

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Civita, prefazione di Giorgio Agamben

 

Il libro che state per leggere è esemplare, perché cerca di rispondere a  una domanda che nei giorni e negli anni che vengono non potrà più es sere elusa e ciascuno di noi dovrà a suo modo porsi, perché dalle risposte  che riusciremo a dare dipenderà la sopravvivenza della cultura umana  sulla terra. Questa domanda è: che cosa significa abitare? Sappiamo an cora che cosa significa abitare un paese, una città, un territorio? E che  cos’è un paese, se lo si pensa a partire dall’abitare?  Continua a leggere→

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In questo momento c’è già tutto, è l’unico criterio ragionevole. Ci ammaliamo di passato, o di futuro. Pensiamo che manchi qualcosa, o che qualcosa sia inceppato. Il nodo non si scioglie con i sensi di colpa, coi rimpianti, con l’eterna illusione di un domani migliore. La soluzione è adesso: è qui, è ora che io ci sono, coi miei doni, i miei pregi, i miei difetti. Con la presenza che dà senso a tutto. Dobbiamo ammettere, anche a malincuore, che è Dio che colma i vuoti, guarisce le ferite, e che questo lo fa adesso. Che sia gratificante o meno quello che vivo, è qui, è ora ciò che conta, non fra un attimo, e neanche un attimo fa. In questa sala delle benedizioni, il giorno 8 febbraio, alle ore 11.43 della mattina, c’è tutto quello che posso volere dalla vita. È un dono il respiro, la mano che scorre sui tasti dello smartphone, gli occhi con cui conto quante righe scrivo, le narici che annusano quest’aria invernale che non vuole mitigarsi. Sto tornando agli inizi, quando c’era unità tra il fare e l’essere, quando il cuore era sospeso in quello spazio dove l’eterno non è più un estraneo. È questo che cerchiamo: l’unità fra dentro e fuori, da cui la morte si ritira con orrore. Pensaci, lettore, pensaci, lettrice: il cammino che ti ha portato a questa pagina approda alla meta solo se decidi di esserci davvero, qui, ora; se non ti volti indietro, se non cerchi nel futuro qualcosa – qualcuno -che ti sta parlando adesso. Ecco, ascolta: qui, ora, puoi sentire la sua voce.

 

 

Scendere


Più talenti abbiamo, più piccoli dobbiamo diventare. Il Vangelo c’insegna queste basi, che valgono l’eternità. I padri dicevano che, senza umiltà, tutte le virtù si trasformano in vizi. Scendiamo per salire, come ha fatto Qualcuno di nostra conoscenza.