Archivi autore: fabrizio centofanti

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A oriente di qualsiasi origine, di Annalisa Rodeghiero

La poesia di Annalisa Rodeghiero è fatta di cose in un mondo di non cose, come direbbe Byung-chul Han, che approverebbe, per questo, l’attenzione naturale alle albe, alla neve, alle montagne, che popolano i versi di A oriente di qualsiasi origine. Se può essere un credo condiviso che l’amore e la poesia siano le due sole cose che contano davvero, come scrive la Nostra, non si può dimenticare “che siamo ciò che guardiamo”, e lei sai dove guardare. E anche come misurare: “In fondo siamo noi a decidere le altezze “.  Continua a leggere→

Gianni Iasimone, Il mondo che credevo. Un poema metà-fisico

a cura di Alberto Fraccacreta

Gianni Iasimone, Il mondo che credevo. Un poema metà-fisico, Arcipelago Itaca

nebbia ombre il sole l’hai visto no
tralicci fili a coppia di tre e
puntuale con omino appeso
da sette giorni in mise fluorescente
per oggetti volanti piumesenti
rullavano planavano contromano
verso la pianura lontano
dalle vele lise dal mare
che tanto c’è ma non si vede

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Luca Esposito, Senza Respiro.


Questo libro è una foto. La foto di un’alba. È l’alba di un giorno preciso. L’alba è un inizio. Ha in sé una gioia indefinibile, quella degli inizi, che sempre promettono qualcosa. È una gioia che la bellezza intensifica: la bellezza dell’alba del 27 agosto del 2022, a Ventotene. È un’alba strana, tuttavia: un’alba di un giorno in cui tutto finisce. È difficile far coincidere cose come queste, forse è impossibile. Un cortocircuito che costringe a ripensare la vita, dall’inizio alla fine. I monaci consigliavano di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Il 27 agosto del 2022 è l’ultimo giorno di Lorenzo Guerrieri, detto Lollo, o il Guerra. Un giorno lunghissimo, che ancora non finisce. È un giorno di foto e di immersioni, come se la vita fosse questo: guardare e immergersi, accarezzare la superficie delle cose e spingersi dentro, per capirle. Ventotene è un’isola: la vita è un’isola nel tempo, un posto dove vorremmo stare per sempre, perché l’alba sia eterna, un nascere che non sia mai un morire. Questo libro è uno stare nell’alba per tenerla ferma, per chiederle di rimanere così, fotografata nella sua bellezza ineguagliabile, abitabile. Solo così si spiega il nostro stare accanto a Lollo, il rivolgergli ancora la parola, il chiedere a lui se le cose finiscono davvero o sono solo lo spostarsi da un fotogramma all’altro, un piangere e un ridere, un correre con la decappottabile, un lanciarsi col paracadute, un prendere un rospo tra le mani e dire: che bello! Questo libro è una foto: la foto della vita di Lorenzo Guerrieri, detto Lollo, o il Guerra. È la foto del papà e della mamma, dei fratelli più piccoli, della nonna, della zia, degli amici, degli insegnanti, dei compagni di viaggio e di immersioni. Sono tutti in quell’alba del 27 agosto del 2022. Nulla potrà cancellarli, nessun tramonto potrà spegnere la luce. È un libro. Una foto. Un’alba. Se qualcuno vuole entrare nella foto, non ne uscirà mai più, perché è l’alba dell’eterno, di un giorno che comincia, e non può più finire.

Luca Esposito, Senza Respiro, Ultima spiaggia, Genova-Ventotene 2023.

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Adelio Fusé, Mosaico del viandante

a cura di Alberto Fraccacreta

Adelio Fusé, Mosaico del viandante, Book Editore

in uno spicchio di mondo ma dove?
una voce ti alita nell’orecchio il Nebraska
tu diffidi e sciupi la notizia
confidenza preziosa a costo zero

è un sogno di sfrontatezza
analoga ai ricordi veri e ti chiedi del ragazzo
Arthur si chiamava
che nel capanno officina
scartava la blanda sorveglianza del padre
e fuori scagliava l’occhio
alla più vicina distanza:
la prossima fattoria per una fuga a due
prima delle mani callose
o dal grasso d’olio annerite
e via con Liza si chiamava Liza
per le praterie del lontano andare Continua a leggere→

Davide Cortese, Zebù bambino Terra d’ulivi edizioni, 2022. Con una missiva di Giorgio Linguaglossa

Caro Davide,

ho letto in questi giorni la tua silloge e ne sono rimasto sorpreso, ammaliato dalla ariosa cantabilità delle poesie; tu sai trascinare il lettore con grazia aristocratica nelle spirali sinuose dei versi brevi (settenari e novenari) arricchiti da rime alterne mai telefonate e sempre esattamente calibrate al gioco fonico; tu, come il pifferaio di Hamelin, sai modulare le note voluttuose e smemoranti per poi all’improvviso spalancare davanti al lettore il precipizio del coinvolgimento liquoroso, psicologico, empatico. L’onirico è sempre intessuto con il simbolico, con il quotidiano e con lo psicologico; in un certo senso così ringiovanisci il quotidiano in quanto lo rivesti di nuovo simbolico. Queste 21 poesie sono ventuno salvataggi nel mare in tempesta del cattivo gusto oggi imperante e della mala grazia del nostro tempo. Ma dove conduce il viaggio? Le figure che si susseguono in visionarie fantasmagorie (specchi, statue, ombre, arabeschi e merletti) sono in realtà tutti miraggi, illusioni della Musa sapiente. Già il titolo, Zebù bambino, è quasi un gioco fiorito, un gioco infantile, ma quanta verità nel tuo gioco, quanto mistero in quell’enigma! Riaffiorano immagini ed echi di antica esoterica psicocosmica poesia, ritornano alla mente, in filigrana, le strofe brevi del più grande lirico del novecento: Sandro Penna, ma come rivisitate e posposte nel nostro tempo post-utopico e post-storico. Forse il sigillo più accattivante di questa tua silloge sta proprio nella capacità che hai di trasfigurare le situazioni solitarie del “poeta fingitore” in una nuova poesia delle situazioni quotidiane.

 

(Giorgio Linguaglossa) Continua a leggere→

La parola ai poeti. Enrico Fraccacreta

 

Prima del canto

L’Ente regionale di formazione mi chiamò nell’ottobre del 2001 per un corso di vivaismo che doveva durare circa sei mesi. Andò avanti per due anni. I ragazzi, prima di arrivare nel laboratorio della scuola, dovevano raggiungere il Centro di igiene mentale vicino alla chiesa dei cappuccini. Io, un collega tecnico agrario e la psicologa li aspettavamo in aula. Arrivavano già stanchi, alla spicciolata, si sedevano composti e ci guardavano con vaga e annoiata curiosità. Così potevo osservare mani che nascondevano gli sguardi, mani nei capelli, mani che tremavano, sentivo voci rimbalzare tra i muri bianchi come piccole palle di gomma. Sentivo la mia voce, completamente fuori registro, atona, uno sparo accorato che diceva di come siamo chiamati a indirizzare il processo produttivo sugli schemi più consoni e più adeguati agli orientamenti economici. Come ci dobbiamo avvalere di un complesso di nozioni che devono rappresentare una sintesi di tutti gli studi che riguardano le piante, oggetto di sfruttamento, e l’ambiente, inteso come clima e terreno, nel quale si svolge la produzione agricola. Parlavo, gesticolavo, proponevo imbelle, sotto lo sguardo sbalordito della psicologa, che le soluzioni saranno soggette a un vaglio economico agente sulle scelte dei mezzi tecnici da applicare, e quindi il tipo di preparazione e l’aspetto generale dei problemi trattati faranno pertanto di voi di clinici e non degli specialisti. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Prima domenica di Quaresima


Prima domenica di Quaresima anno A

[Gn 2,7-9;3,1-7    Rm 5,12-19   Mt 4,1-11]


“si accorsero di essere nudi”.

Forse, quaresima è proprio accorgersi di “essere nudi”.

Erano sempre stati nudi, Adamo ed Eva, ma ora si accorgono di esserlo. Il fatto nuovo è la loro consapevolezza.  Era stato preannunciato dal serpente: “qualora ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi”. Ora, gli occhi si aprono e la prima cosa che vedono è che “sono nudi”. Continua a leggere→

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La Spagna in lettere. Bruno Mesa

di Annelisa Addolorato

Bruno Mesa, o, potremmo dire: Tenerife nell’anima.

Bruno Mesa (nato negli anni ‘70) è uno scrittore spagnolo, nato e cresciuto alle Canarie (Tenerife), anche se, nello spirito che gli è proprio, in missive e comunicazioni letterarie spesso saluta chiarendo che proviene “dall’Africa”, aggiungendo luce alle sue frasi che in effetti fanno incontrare affettività esuberante con – e/o sé dicente seria – seria misura. 

Sarcasmo, ironia e talvolta nonsense permeano da anni la sua poesia, i suoi aforismi, i suoi racconti.

Come punti fermi di riferimento chiari e forti ha senza dubbio, tra gli altri, Borges e Pessoa.  

Affine alla lussureggiante e splendida ricchezza naturale della sua isola, lui raccoglie un lessico vario, colto, alto e ironico, ora spigoloso ora ferocemente morbido. Continua a leggere→

La parola ai poeti. Alessandro Moscè

La poesia è un capolavoro di umanità

Molti si chiedono a cosa serva la poesia. Se sia portatrice, realmente, di un valore aggiunto. Lo stesso ci si chiede sul conto della narrativa e della critica letteraria. Ne discutevo durante un viaggio, sorridendo e provocando chi ne sminuiva la funzione (non il ruolo, che di fatto non esiste). Oggi, una società sempre più edonista e mercificata, fa i conti con il prezzo, con la quantificazione di ciò che si vede, si prende in mano e si pesa. Tutto ciò che non è un oggetto materiale passa in secondo piano perché indefinibile. E tutto ciò che è indefinibile spaventa. La letteratura serve, eccome. Ma non in misura reale, per la maggior parte della gente. Quindi nella percezione comune se ne potrebbe fare a meno. La ragione del bene della letteratura ce la fornisce Tzvetan Todorov, il pensatore di origine bulgara morto il 7 febbraio 2017. Un suo intervento esposto in Italia nel 2010 fu ripreso dal quotidiano “Avvenire” il giorno dopo. In poche parole Todorov dice tutto. La letteratura non è forma, non è gergo, non è solipsismo, non è rigore. E’ semplicemente un capolavoro di umanità, di esperienza e testimonianza. Possiamo fare a meno di testimoniare il mondo? Di tentare di capirlo attraverso le persone, i gesti, le parole? No, non è possibile. La vera vita è nella letteratura, dunque, perché essa si occupa della condizione umana. Siamo senso, spirito, emozione, paura, speranza. Siamo gioia, tristezza, euforia, disperazione. Siamo una direttrice di senso. Quale migliore introduzione alla comprensione dei comportamenti e dei sentimenti umani, se non immergersi nell’opera dei grandi scrittori che si dedicano a questo compito da millenni? I sogni e gli incubi fanno parte di noi, ma non ne parliamo volentieri. Anche una felicità improvvisa che tende a sfuggire, non la mettiamo mai in cornice. Eppure ci coinvolge in modo assoluto. Continua a leggere→