Mi chiedo se oggi le bambine e le adolescenti tra i sette e i dodici anni leggano ancora la quadrilogia di Louisa May Alcott: Piccole donne, Piccole donne crescono, Piccoli uomini, I ragazzi di Jo, un classico della letteratura dell’infanzia, presente in tutte le librerie delle famiglie con figlie femmine. Noi eravamo tre sorelle, e ci passavamo le storie di Meg, Jo, Beth e Amy litigando sulle loro affinità con i nostri caratteri. Io, sessant’anni fa (ma come è possibile sia passato tanto tempo, senza che in pratica me ne sia accorta?) non ho mai fatto segreto delle mie preferenze. Jo, ovviamente, era la più amata, per la sua indipendenza, l’insofferenza dei ruoli, il desiderio di avventura. E poi Beth, così dolce e mite da palesare subito il suo destino di soccombente. Le altre due protagoniste mi sembravano più scontate e tradizionali, prevedibili nei comportamenti, nei desideri, nelle scelte di vita. Continua a leggere
Archivi autore: fabrizio centofanti
Rainer Maria Rilke
Nascita di Cristo
Semplice tu sei; come altrimenti
verrebbe a te ciò che notte accende?
Guarda: quel Dio irato con le genti
mite si fa in te e nel mondo scende.
Lo ideò più grande la tua mente?
Che è grandezza? I metri risoluta
interseca e azzera la Sua sorte;
per gli astri la via è più inavveduta.
Vedi questi grandi re in coorte?
Trascinano al grembo tuo le scorte
che grandi essi stimano in valore;
forse a questi doni tu stupisci;
ma guarda! é fin d’ora superiore
chi in pieghe del manto custodisci.
Se ambre d’oltremare a ori unisci,
e a un disfarsi in aromi di piante
che si spande ed i sensi imprigiona:
tutto questo non è che un istante
e rammarico infine cagiona.
Ma (tu lo vedrai) gioia Lui dona.
Confidenza
Czeslaw Milosz
Sortilegio
Bello e invincibile è l’intelletto umano.
Né inferriata, né filo spinato, né libri al macero,
Né verdetto di bando possono niente contro di lui.
Egli stabilisce nella lingua le idee generali
Ed ci guida la mano, scriviamo quindi con la maiuscola
Verità e Giustizia, e con la minuscola menzogna e offesa.
Egli sopra ciò che è innalza ciò che dovrebbe essere.
Nemico della disperazione, amico della speranza.
Non conosce Ebreo né Greco, schiavo né signore,
Affidandoci in gestione il comune patrimonio del mondo
Dall’immondo strepito di parole slabbrate
Salva frasi austere e chiare.
Egli ci dice che tutto è sempre nuovo sotto il sole.
Apre la mano rappresa di ciò che è già stato.
Bella e giovane assai è Filo-Sofia
E la poesia sua alleata al servizio del Bene.
Appena ieri la natura ha festeggiato la loro nascita.
Ai monti ne hanno dato notizia l’unicorno e l’eco.
Famosa sarà la loro amicizia, il tempo loro senza confini.
I loro nemici si sono condannati alla distruzione.
Berkeley, 1968
Ciò che conta
Etty e Rainer, di Raffaela Fazio
SPAZIO INTERIORE DEL MONDO
Etty Hillesum e Rainer Maria Rilke (trad. Raffaela Fazio)
Rainer Maria Rilke
Spazio interiore del mondo/ Weltinnenraum (1914)
Quasi ogni cosa ci invita a un legame
e ogni svolta sussurra: Rammenta!
Il giorno che incuranti oltrepassiamo
si rivela dono un secondo momento.
Dei nostri averi chi tiene il registro?
Chi ci separa dal tempo passato?
Che cosa abbiamo dall’inizio imparato,
se non che l’uno si specchia nell’altro,
che in noi s’accende ciò che era indifferente?
O casa, luce serale, discesa erbosa,
quasi visibile lo rendi all’improvviso
e ci abbracci abbracciata, a noi aderente.
Un solo spazio unisce i viventi:
spazio interiore del mondo. Un volo silenzioso
ci attraversa. Di crescere desideroso,
guardo fuori, e in me l’albero spunta.
Sono in pensiero, e in me è la dimora.
Io mi proteggo, e in me è la protezione.
Eccomi amato: della bella creazione
in me l’immagine, piangendo, si consola. Continua a leggere
César Vallejo
Un uomo passa con un pane a spalla. Posso scrivere dopo sul mio sosia?
Un altro si siede, si gratta, estrae un pidocchio dall'ascella,
lo ammazza.
Con che coraggio parlare di psicanalisi?
Un altro mi è entrato nel petto con un palo in mano.
Parlare poi di Socrate col medico?
Passa uno zoppo che dà il braccio a un bimbo.
Posso leggere, dopo, André Breton?
Un altro ha freddo, tossisce, sputa sangue.
È ancor lecito un cenno all'Io profondo?».
Giogo
Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda. 27
Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Carlo Di Legge
Dio: non terra nella terra,
non aria dov’è l’aria
ma forma dell’informe,
non scrittura dov’è scrittura, né linguaggio,
eppure segno,
nome no, eppure
di tutti i nomi
nome.
Con fervore ti cerco,
e nella stessa mia febbre m’inganni:
e mai ti colgo.
In: Multiverso. Di quel colore che soccorre, a volte, ed, puntoacapo, Pasturana (Al), 2018.
Elio Fiore
Dubbi di Josef
VIII.
Un Angelo rassicura Josef,
Sul Verbo incarnato in Miryam.
Entra nel Tempio per ringraziare
Il Signore. Josef è stanco,
Ha vegliato a lungo nel dubbio
Ma la luce è venuta d’improvviso
Dalle tenebre. Josef, tra i campi,
Nel grano, coglie un piccolo fiore
Per Miryäm. Miryam canta accanto
Al telaio e gli sorride nel mistero
Pieno di Spirito Santo,
Pieno dei Cieli di Dio.
La porta
Da che pulpito, di Andrea Ponso
Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto. Paolo Parrini

Paolo Parrini, Imparare a dirsi addio (Samuele Editore 2025)
Immaginare il letto
dove moriremo
chiusi gli avvolgibili
le finestre appena aperte
come un fiore che nasce
muore la luce.
*
A letto la sera
col cuore che batte
penso a un prato
che accoglie
nel dormiveglia
crederci, che sia vero,
che verremo abbracciati
da un sole rovente. Continua a leggere
L’Ospite
La scuola di Serena Bedini 11. Il romanzo è una forma di comunicazione
David Lodge spiega che il romanzo è una forma di comunicazione e come tale dunque trasmette un messaggio dal destinatario al ricevente. Il messaggio non è la storia raccontata, bensì qualcosa di nascosto tra le righe, nell’intreccio della trama, nelle parole dei personaggi o nella loro stessa ragion d’essere. Per scrivere un buon romanzo occorre avere un messaggio da inviare a chi legge, senza di esso la narrazione perderà corpo, intensità e persino profondità. Non solo: con un messaggio solido che tenga in piedi l’architettura narrativa, sarà più semplice trovare la giusta conclusione del romanzo, senza perdersi nei meandri dell’immaginazione. Continua a leggere
Zbigniew Herbert
Mandel’štam
E alla fine come tutti i grandi poeti è diventato un buffone
alla corte dei muschi e dei licheni nel reame sovrano della tundra
desta l’allegria generale quando a quattro zampe come un cane
cerca gli avanzi di cibo vecno nenazratyj
e così per la gioia dei prigionieri compagni di sventura il poeta canta come un gallo
fa le capriole si mette sulle mani a testa in giù
e quando gli manca l’inventiva semplicemente fa l’ebreo
Sono passati decenni nessuno più ti cerca
adesso forse il signor Brodskij nell’aldilà cerca di ritrovare una traccia
è sempre stato così preciso il tempo e il luogo lo hanno abbandonato
contava le sillabe come un avaro ma parlava anche con le ombre
E Mandel’štam balla per la gioia degli urka
con la camicia mortale della paura i torsoli gettati in faccia
dimenticato sul fondo del mar rosso
che si è chiuso su di lui non vedrà Jerusalem
E Mandel’štam balla per aumentare la gioia di esistere
e Mandel’štam balla da solo scalzo sulla neve
1996-1997
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
Alla fine dei giorni
(David Hockney)
«Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.» [Isaia 2,2-5] Continua a leggere
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 51
Leggo in un saggio:
«In italiano antico, “pure” può possedere i significati additivo di ‘anche’, restrittivo di ‘soltanto’, avversativo di ‘nondimeno’».
Sennonché, “pure” ha sempre avuto quei significati. Anche oggi. Qualche esempio reale:
Pure io mangio a quell’ora ( = anche);
Non pure… ma anche… ( = non solo);
Sei intelligente; pure non capisci la matematica ( = tuttavia).


















