Archivi autore: fabrizio centofanti

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Jack Hirschman: il poeta della gente

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di Carmine Vitale

Mi mancano molte cose .La semplicità del dileguarsi il sostenere la fiducia negli uomini e nella poesia.
Poi arrivano pomeriggi e tiepide arie di sole come oggi.
E ricomincio continuamente e daccapo a sperare.
Jack Hirschman è seduto sul cuscino verde di un’altalena. Sorride e sbadiglia. Il fuso orario ha il suo peso. Ma il Poeta ha il cuore forte. Saldamente immerso nel nostro tempo nonostante le pulsioni dolenti di un’umanità esclusa desolatamente messa in mora dal progresso.
Allora affida alle parole la decrescita il contenimento delle divisioni tra le opulenti scintillanti fiamme dell’occidente e le grida che corrono dal sottosuolo dalle ingiustizie del mondo. Continua a leggere→

La medicina delle favole

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di Alessandro Zaccuri

“Sparano ancora, papà?”
“Sì, ma lontano lontano. Qui non succede niente.”
Soltanto adesso sembra che torni a respirare, ma rimane in silenzio.
“Paura?” gli chiedo. Non risponde.
“Prendiamo un po’ di medicina?”
Non c’è luce nella stanza, se non quella delle granate in esplosione, un lampo che filtra dalle finestre. Ogni vampata rimanda un riflesso opaco dal nastro adesivo attaccato in diagonale sui vetri. Non c’è luce in questa stanza, ma lo vedo annuire piano, come se – una volta di più – non volesse far rumore. Quattro anni, e la prudenza di un vecchio.
“Allora” inizio, “c’era questo bambino che si chiamava…”
“Spaventino” prosegue lui. È il segnale che la medicina ha già iniziato a fare effetto. Continua a leggere→

Sorprese

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da qui

Domani ho il ritiro per le prime confessioni.
Utilizzerò la parabola del padre misericordioso, anche sapendo che:
non c’è il pentimento (il giovanotto torna perché ha fame);
non c’è il proponimento (vuole fare il mercenario);
non c’è l’accusa dei peccati (il padre non lo lascia parlare);
non c’è la penitenza (si organizza subito la festa).
Quel che resta del sacramento, insomma, è il peccato (perché tocca a noi, che non cambiamo mai).
Mi chiedo se non si tratti, anche, di una cura preventiva.
Domani dirò ai bambini di confessarsi ricordando questo: Dio è una persona piena di sorprese.

Orhan Pamuk: Calvino, gli devo tantissimo, è uno dei miei prediletti».

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di Marco Ansaldo

Istambul. « Io sono fatto di libri». Orhan Pamuk volta per un momento le spalle agli scaffali di casa, colmi di volumi, e guarda assorto le grandi finestre alte sulla strada. Sotto, la macchina della polizia con la scorta fa buona guardia al palazzo. L’ elegante ritrovo “Caffè nero” serve i clienti in veranda portando ai tavoli una profumata miscela italiana. Un gruppo di turisti giapponesi coni libri del premio Nobel in pugno alza eccitato lo sguardo verso un punto indefinito attorno all’ ultimo piano. Pamuk apartmani, Palazzo Pamuk, è scritto sulla porta del caseggiato a Nishàntashi, zona bene della metropoli sul Bosforo che i lettori di tutto il mondo dello scrittore turco conoscono da Istanbul, il libro premiato dall’ Accademia di Svezia con il massimo riconoscimento internazionale. Dentro, al quinto piano, cui si accede prima con un piccolo ascensore poi salendo l’ ultima rampa a piedi, la stanza del Nobel è enorme e spoglia. Il televisore giace a terra, i fili scollegati, come uno strumento non in uso. Niente telefono, niente computer. Solo un silenzio compresso, appena risvegliato dal traffico lento del sabato mattina. «Ora non abito più qui», dice Pamuk, con indosso un comodo maglione color ruggine, «ma ci vengo spesso perché solo in questo posto nessuno può distrarmi mentre lavoro. Tanti anni fa, in questa stanza, quando ero ancora sposato, ho scritto Il libro nero. Continua a leggere→

Occhi da vendere (intorno a Facebook)

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di Alberto Berretti

Fabrizio mi chiede di commentare in questa sede la vicenda dell’amico Vittorio Zambardino cassato da Facebook. Lo faccio solo ora, a vicenda conclusasi felicemente con la riapertura dell’account di Zambardino, sostanzialmente per ragioni di tempo (sto traslocando, due case in una, vi lascio immaginare). Ma la prospettiva mi da anche la possibilita’ di parlare d’altro, e piu’ in generale di dove un sistema come Facebook vuole arrivare e che futuro puo’ avere.

E’ anche arrivata una parziale ed incompleta risposta da parte dello staff di Facebook, che conferma quello che ho pensato fin dall’inizio in questa vicenda. Si e’ trattato dell’errore di un “bot”, un programma che analizza il comportamento degli utenti e che, sulla base di principi euristici, cerca di determinare se qualche utente stia violando le condizioni di servizio (ad es. usando il sistema per veicolare spam). Ovviamente possono succedere due cose, e cioe’ che il bot, come tutti i programmi, contenga dei bugs, degli sbagli, per cui si comporta lui in modo anomalo cancellando utenti innocenti, oppure che l’utente in questione devii dal profilo dell’utente medio che lo staff di Facebook si immagina per ragioni perfettamente lecite. Continua a leggere→

Per un intero viaggio

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da qui

“Vuoi vedere che ce la faccio anche stavolta?”.
Dicevi sempre così.
Perché non ce l’hai fatta, questa volta? Perché m’hai lasciato qui da solo?
Come la trovo una persona come te?
Dove vado, ora, a sbattere la testa?
Solo tu potevi sopportare, per un intero viaggio, un adolescente innamorato che voleva sentire soltanto una canzone, sempre e solo quella, sempre e solo quella.

La poesia del vuoto, di Brana Sumanac

di Augusto Benemeglio

Versi sospesi nel vuoto in cui “ la parola è sorda …il ritmo duro… si torce la gioia…” Versi di un eterno “viandante” , un nomade , uno zingaro alla ricerca non di un ungarettiano utopistico “paese innocente” , ma di un “ compagno di viaggio” che sta su un tram traballante , sballottato “di qua e di là , attraverso il mondo” , un compagno da conquistare, forse da incantare con un violino invisibile , nascosto sotto gli arguti baffetti di lana che lui , il vecchio Brana , suona divinamente , come un Paganini slavo. Ma sa suonare ugualmente bene il pianoforte con “ le dita (che) tastano la marmorea eternità”. Continua a leggere→

L’estate che perdemmo Dio

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Rosella Postorino, L’estate che perdemmo Dio, Einaudi Stile libero (2009)

di Luca Mirarchi

«Il sangue non è ragionevole, forse lei non lo sa? E la famiglia, la famiglia non è mai una cosa ragionevole.» – p. 148

L’estate che perdemmo Dio è un libro che parla di persone. Non si tratta di un’affermazione del tutto scontata. Di solito in una storia troviamo dei personaggi e l’ambiente che li contiene (l’ambiente stesso, in alcuni casi, svolge la funzione di personaggio, come ad esempio nel Castello di Kafka). Si può scegliere di dare maggiore risalto alla visione d’insieme: pensiamo a Rumore bianco (1985) di DeLillo, efficacissimo nel rendere la psicosi della middle class americana anni ’80, tra invadenza dei media e fuga di gas tossici, a scapito però talvolta della descrizione dei caratteri, che rischiano così di vedersi schiacciati dalla portata della costruzione narrativa. Su un versante opposto, proviamo invece a considerare Una donna spezzata (1967), di Simone de Beauvoir: tre racconti di donne che riassumono nel proprio angolo visuale l’intero mondo. Per tornare ai giorni nostri, un’altra strada è quella seguita da Walter Siti in Troppi paradisi (2006), dove il protagonista si chiama proprio Walter Siti, e si rapporta alla realtà dell’Italia contemporanea per mezzo di una narrazione biografica romanzata, tanto più vera laddove è palesemente falsa. Continua a leggere→

La parola data, di Giovanni Nuscis

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prefazione di Roberto Rossi Testa

Dei cinquanta/sessantenni che trenta/quarant’anni fa coltivavano ancora la beata speranza di cambiare il mondo alcuni erano poeti, anzi fra essi la percentuale dei poeti era forse più alta della media storica, sembrando in quei tempi la poesia una delle vie maestre per raggiungere l’obiettivo in questione. Ma nessun altro oggetto del desiderio si comportò mai in modo altrettanto simile a quello dei pomi del povero Tantalo: cambiare il mondo era una faccenda davvero seria, se non disperata, o perlomeno richiedeva di essere accostata in ben altre maniere. Continua a leggere→

Sergiu Celibidache e l’Ottava sinfonia di Bruckner a Tokyo

Così iniziò il 20 ottobre 1990
la nuova stagione multimediale per la musica classica

di Achille Maccapani

È l’inizio del 1989. Da pochi mesi Akio Morita, chairman indiscusso di Sony Corporation, ha acquistato la Columbia records – CBS, una delle più importanti case discografiche operanti a livello mondiale, con un parterre di artisti e gruppi musicali famosissimi (Dylan, Springsteen, Clash, Living Colour). Vuole rilanciare la label a tutti i costi, senza porre limiti ai budget, e con un obiettivo ben preciso: la conquista del mercato della musica classica.
Non gli basta il catalogo esistente, seppur contraddistinto dalla presenza di nomi di rilievo come Glenn Gould, Murray Perahia, Zubin Mehta, Lorin Maazel e Leonard Bernstein .
Morita ha infatti ancora negli occhi il ricordo della press conference di presentazione del primo compact disc prodotto dalla Sony per la prima label di classica operante al mondo: Ein Alpensymphonie di Richard Strauss, nell’interpretazione dei Berliner Philharmoniker diretti da Herbert Von Karajan . Non si accontenta più di fornire i prodotti per la riproduzione, sia che si tratti di cd o videocassette, sia che si tratti di impianti hi-fi ad altissima tecnologia. Vuole produrre musica ai più alti livelli. Continua a leggere→

Donne oracolo

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di Nadia Agustoni

 

 

Viola Amarelli, Notizie dalla Pizia, edizioni LietoColle 2009.

 

Raccontare è far uscire dall’ombra e rivelare qualcosa che non sempre si può cogliere. Un ritratto in versi di figure lontane è uno studio che restituisce una profondità a frammenti sparsi: idee, notizie storiche e costruirsi del mito. La distanza si rifrange in queste voci di Pizie che Viola Amarelli ci presenta nel loro tempo, ma al di là del tempo e direi quasi facendo oracolo la poesia cui le affida. Le evoca, custodi del sacro, ostinate e fragili, attente e consapevoli di una chiamata e forse superbamente isolate nel loro essere state donne del popolo, destinate alla parola-visione, ma anche a un’impotenza maggiore perché consapevoli che: “ so, che sapere non serve/ so l’infelice”.

Questa veggenza se è vocazione lo è anche per lo stupore della bambina cui la propria divinazione è rivelata da un Febo delfino quell’unica volta che lei vede il mare accompagnando il padre con l’asino: “frogi nella brina/ vento di sale e turchese a chiazze lo stupore/ immenso, pari al cuore senza linea”. Continua a leggere→

Tre giorni

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da qui

Dopo tre giorni di massacro mi chiedo cosa resti, di tutto questo.
In fondo, sono quattro turni di prime comunioni.
Un incubo, con la febbre alta.
Se almeno nascesse qualcosa da questo seme, da questa febbre assurda dell’amore.

L’amore è una custodia di violino

custodia

di Alessandro Ansuini

“Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere”
Adolf Hitler (1936)

“Non ne posso più di queste gocce” disse Lavinia
e sprofondò nel divano esatta e liscia come una mosca
inghiottita da una pianta carnivora
“Però sono commestibili” dissi io e lei rimase muta –
nella casa zigzagava ronzando il moschone della televisione
e le cose erano gialle e ferme e noi non ci facevamo
distrarre né dal colore né dall’atteggiamento e in fondo
le finestre erano aperte, le palazzine incorniciate
i film erano muti e la Madre era didascalica
tutta mani in pasta e borsellini e caschi d’insalata
e sul “Cosa faccio per cena” Lavinia indossava i pattini
io comunicavo voglie come fossi l’inserto d’un giornale
che si sfoglia frusciando. Continua a leggere→

Chi ha ragione?

Se la regina grida “Il re è nudo”
di Curzio Maltese

Se a gridare “Il re è nudo!” stavolta è la regina, la notizia fa il giro del mondo. Del mondo più che dell´Italia, anche se il re, anzi l´imperatore, tocca a noi. Tutti i giornali e i siti del mondo titolano con caratteri di scatola le critiche di Veronica Lario al ciarpame politico di Berlusconi e aprono un dibattito sulla democrazia in Italia.
Da noi il dibattito è già chiuso, nascosto dai telegiornali o recintato nell´angusta dimensione del conflitto coniugale, troncato e sopito dai cani da guardia del giornalismo, sommerso infine dal mare della banalizzazione. I regimi sono sempre banali. Continua a leggere→

Vorrei dopo ogni parola

di Michele Caccamo

vorrei dopo ogni parola
un distruggente piacere
che ti tocchi le mani
una parola chiusa
e aderente quanto un bacio
e come sarai turbata amore
così lontana da te stessa
alla fine del tuo corpo
a confessare e perdonare
la tua bocca che vola

*

tu mi converti
e baci ogni parola
ed hai il senso dell’ossigeno
del piacere per entrambi i corpi
e ti lasci cadere le mie mani aperte
perché siano una memoria
io ti credo religiosa Continua a leggere→

L’invidia: desiderare qualcosa perché qualcuno ce l’ha

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di Damiano Mazzotti

Si può considerare l’esperienza invidiosa come l’insieme di diversi stati affettivi: desiderio di qualcosa o di qualcuno, sentimento d’inferiorità, risentimento verso l’altra persona, verso se stessi e verso il destino, e a volte senso di colpa e ammirazione. Ogni singola esperienza d’invidia si può collocare lungo un continuum, con ad un polo l’invidia elementare, definita prevalentemente dal fatto di non avere qualcosa che l’altro ha (un barbone che desidera un cappotto per non morire di freddo), e l’invidia sociale, che invece di essere centrata sulla mancanza del bene si focalizza sull’altra persona e sul rapporto di inferiorità con quella persona (l’adolescente viziata che ruba o si prostituisce per comprare l’abito firmato che l’amica più ricca possiede), fino ad arrivare alla forma di invidia maligna che si alimenta delle sfortune degli altri (io non l’ho, ma ora non l’hai nemmeno tu…). Continua a leggere→

La rivoluzione e-book. Il libro nel taschino

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di Ernesto Assante

IL Kindle e il Sony Reader (o l’iLiad, il Cybook, l’iRex, tanto per citare i più diffusi e-book reader) stanno conoscendo un improvviso successo, dovuto al miglioramento della tecnologia e, soprattutto, a una disponibilità di testi elettronici fino a oggi sconosciuta. Oggi si possono trovare nelle librerie degli e-book reader con una collezione di libri pre-caricata, oppure ci si può collegare ai negozi online che vendono i testi, o ancora servirsi del grande lavoro fatto da appassionati come il Project Gutenberg o l’italiano Progetto Manuzio per scaricare libri i cui diritti sono scaduti (dalla poesia latina alla Divina Commedia, fino a testi del primo Novecento), o rivolgersi all’enorme catalogo di Google Ricerca Libri, con oltre dieci milioni di testi, o ancora finire nel mare della pirateria online. I numeri parlano chiaro: tra il 2007 e il 2008 il mercato negli Usa è praticamente raddoppiato e oggi tutti i principali editori e distributori anglo-americani e tedeschi si stanno attrezzando, stringendo accordi con aggregatori e integratori, con l’obiettivo di offrire un nutrito catalogo di e-book alle librerie. E la Sony ha annunciato un accordo con Google per distribuire i suoi libri digitalizzati. Continua a leggere→