Archivi autore: fabrizio centofanti

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Lo stato dell’arte. Ugo Mauthe

La poesia ha ancora qualcosa da dire?

Vorrei rispondere a questa e alle altre interessanti domande della ricerca assecondando la mia natura di semplice frequentatore di poesia, pragmatico e piuttosto disincantato. E quindi dico certoche la poesia ha ancora qualcosa da dire, perché non dovrebbe? Non condivido il vittimismo-pessimismo che si respira spesso fra chi segue a vario titolo la realtà della poesia, perché penso che la poesia sia una forma d’arte e comunicazione come altre, con alti e bassi, epoche storiche favorevoli e altre meno, sostenitori e denigratori. In quanto umana espressione d’arte e comunicazioneha per forza qualcosa da dire, altrimenti nessuna arte (e quindi nessun umano) avrebbe qualcosa da dire. In realtà viviamo in un’epoca molto ricca di poesia, o, per i più severi e pessimisti, di tentata poesia (il che è comunque qualcosa) a condizione di non chiuderci in piccoli e a volte altezzosi castelli di movimenti-gruppi che fanno fatica a guardare al di là delle proprie mura.
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Una nota su Marco Munaro

da qui

di Giorgio Stella

Il poeta di Rovigo al secolo Marco Munaro è un giocatore di azzardo di versi. Una cronologia sarebbe impossibile in questo senso: ci sembra una scommessa tentata, tentata bene, la sua poetica che non garantisce il poema ma lo arricchisce nello schema che appunto lo diminuisce. Veramente una Las Vegas senza luci al neon che riproduce al buio del nero. In effetti il Nostro come già detto ma vale ripeterlo non ha comparti stagni, rievoca i fasti di un’antica leggenda che rappresenta un’epoca e i suoi protagonisti. Un’epoca provvida nella medesima propria. Suo malgrado, ma non per caso, per caso suo, risolleva la traballante economia ermeneutica. Il mittente e il destinatario si equivalgono. Erede di una proprietà privata pignorata, da un novecento post-mortem, come un veggente riepiloga un’assenza già presente. Ma non fa niente, niente di male, come una madre purtroppo precocemente assente.

Lo stato dell’arte. Antonella Sica

Caro Fabrizio,
quanto è difficile la tua domanda!

Non so se letteratura, poesia e arte aspirino a risvegliare la speranza di un presente migliore; personalmente, credo nella loro potenza come energie creative che permettono di vivere una vita piena e consapevole. Questo, per me, non si lega necessariamente alla speranza. Come sosteneva il regista Mario Monicelli, la speranza è una trappola inventata dai padroni: ti fa chinare il capo e ti abbandona in una sala d’attesa ad aspettare. Per cambiare le cose, anche solo nella nostra vita personale, è necessario agire, impegnarsi, esprimersi, esporsi. Scrivere, dipingere, fotografare, girare un film possono essere modi per farlo, ma solo a condizione di esporsi senza tradire il nostro sentire per cercare l’approvazione degli altri

Non so se il nostro tempo sia più privo di senso di quelli che ci hanno preceduto, ma è certo che il progresso, che per sua natura non è etico ma tecnico-scientifico, sta sempre più allontanandoci dalla Natura e dal suo ritmo lento, che continua a esistere per gli altri esseri viventi. Noi esseri umani non sappiamo più farne parte.

La poesia in questo nuovo scenario diventa una sorta di barricata, ancora immersa nei cicli naturali del tempo. Per scriverla, è necessario concedersi tempo, osservare, ascoltare, scegliere con cura e infine cesellare. Anche la lettura della poesia richiede tempo, è un momento di svuotamento, incontro e relazione. Credo che gli uomini non smetteranno mai di scrivere poesia, poiché essa è parte essenziale dell’essere umano… Chissà, forse proprio questa mia ultima affermazione è una speranza.

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Lo stato dell’arte. Isabella Bignozzi

La poesia, è bene dirlo, è ancora piena di salvezza: in quanto arte simbolica, eccedenza di senso, che scaturisce da lunga contemplazione, potente e silenziosa.
Non nella scrittura, non nell’esser letti o commentati vi è rimedio al male, ma nello sguardo al mondo: puro sulle cose, privo di desiderio e giudizio. Poesia è essere nella pienezza di creatura vigile, presente, che s’inscrive nella durata, e risuona del proprio timbro lirico, nel grande coro del creato. Continua a leggere→

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Festa dell’Ascensione
anno B

[At 1,1-11; Ef 4,1-13; Mc 16,15-20]

«Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?» [Atti degli Apostoli]

«A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: “Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini” ». [Lettera agli Efesini]

«Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro» [Vangelo di Marco] Continua a leggere→

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Lo stato dell’arte. Marco Furia

Caro Fabrizio,

poesia e arte, a mio avviso, costituiscono una sorta di non statica costellazione di episodi creativi privi di prescritti orientamenti il cui divenire, com’è ovvio, può essere oggetto di analisi e critica.

 

Faccio presente, a questo proposito, che ritengo l’ottimismo e il pessimismo atteggiamenti aprioristici scarsamente condivisibili, mentre considero il senso di fiducia ciò che davvero consente di continuare: se certi percorsi intrapresi possono rivelarsi poco opportuni ciò non significa che altri itinerari non siano individuabili. Continua a leggere→

Lo stato dell’arte. Gianluca Garrapa

Qual è lo stato dell’arte?

Lo stato dell’arte, credo, sia variegato e confuso: l’arte spesso non segue sempre una necessità o un’urgenza ma, almeno per me, è sempre una spinta del desiderio a farci compiere delle azioni poetiche; ecco, noto poco desiderio e un’omologazione di comodo che non permette di mettersi in gioco. Spesso c’è molto studio e poco corpo, poca immaginazione. Vedo anche un crearsi di continue divergenze, un limitante politicamente corretto. Ogni innovazione o viene ignorata o sistematizzata. Il riflettere su cosa sia una nuova cosa porta via tempo, si preferisce andare oltre. Mi spiace dire che le nuove generazioni, tranne pochissime eccezioni, hanno talmente tanto materiale tecnologico ma poi non molte capacità plastiche atte a trasformarlo in una nuova dimensione, per quanto postumana. Questo riguarda, in effetti, anche le vecchie generazioni che a un certo punto hanno ‘scoperto’ il mezzo digitale. Tanto è facilissimo produrre poesia e pubblicizzarsi, tanto è difficilissimo operare scelte etiche e desideranti, umane, rischiose magari.
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Divino umano


Mani, piedi, respiro: e se ne usassimo come fossero quelli di Gesù? Non vuole che questo. L’unità è il Suo desiderio più profondo. La guerra, la violenza, sono l’insuccesso, il fallimento dell’umano, che è fatto per unirsi col divino.

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Lo stato dell’arte. Raffaela Fazio

La domanda che qui viene posta sull’arte è duplice, perché riguarda due aspetti: lo stato e l’aspirazione.
Premetto che, parlando dell’arte in generale, lo faccio in maniera più “intuitiva” che scientifica, perché non ho una competenza ad ampio raggio, né una visione capillare. Queste riflessioni sono dunque parziali e non pienamente soddisfacenti. Continua a leggere→

Lo stato dell’arte. Eleonora Nitti Capone

L’umanità ed il mondo, come ogni cosa del creato, conoscono un’esistenza sostanziata di movimenti oscillatori, un esempio visibile ne sono le maree. Così, la vita degli uomini attraverso i decenni ed i secoli conosce le fioriture, come gli autunni, come gli inverni gelidi, e gli inverni gelidi dell’umanità possono significare dolore, smarrimento, ignoranza, guerra interiore ed esteriore, assenza dell’uomo dal suo cuore, che dovrebbe essere la sua principale sede.
In questo oscillare, andare e venire, l’arte canta il proprio tempo, se saranno tempi di luce l’arte vera canterà la luce, assieme al buio che in ogni caso essa contiene; se saranno tempi bui l’arte vera ascolterà e canterà con attenzione e precisione il buio, assieme alla luce che, in ogni caso, esso contiene.
Certamente la poesia ha da dire, se ad incarnarla sono cuori pronti a «farsi poco» affinché sia la poesia, o, ancora meglio, ciò che attraverso di lei si manifesta, a potersi «fare molto»; 
certamente essa può orientare, se nasce da un luogo dove vi è una sorgente, «sorgere» «oriri» in latino, di autentico e di vero. 
Tutto ciò che non muove da questi intenti è produzione di minore interesse.
Non spaventarti» scrive Giosué, procedi ogni giorno di un piccolo, anche minuscolo, passo,
e se non puoi procedere curati di non cadere,
e se, per caso, sei già nella caduta curati di ricordare a te stesso che resta viva la possibilità del risalire.

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Il desiderio


Gesù e Maria sono una potenza. Unirsi alla loro volontà vuol dire entrare nel segreto della storia, nell’energia che la muove verso l’esito finale. Rinunciarvi significa smarrire la risposta al nostro desiderio più profondo.

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