Archivi categoria: Poesia

Jorge Luis Borges

a cura di Giorgio Stella

L’oro delle tigri

Fino all’ora del tramonto giallo
quante volte avrò guardato
la poderosa tigre del Bengala
percorrere su e giù il tragitto prefissato
dietro le grosse sbarre,
senza sospetto ch’erano il suo carcere.
Altre tigri sarebbero venute poi,
quella di Blake, di fuoco;
altri ori sarebbero venuti,
il metallo amoroso che era Zeus,
l’anello che ogni nove notti
genera nove anelli e questi, nove,
e non c’è fine.
Con gli anni mi hanno abbandonato
gli altri incantevoli colori
e ora mi restano soltanto
la vaga luce, l’ombra inestricabile
e l’oro dell’inizio.
O tramonti, o tigri, o splendori
dell’epica e del mito,
o quell’oro più prezioso, i tuoi capelli
che le mie mani anelano.

East Lansing, 1972

Roberto Carifi

Screenshot

a cura di Giorgio Stella

Sarò chi benedice
e non ha che la parola
abbandonata e nuda Il separato,
grano di questa casa,
figlio del muto sorvegliante
Chi benedice porte e mura
e va nel rischio del suo dono
Sarò ogni morto e ombra
dentro di me bruciando il sangue umano,
carne di luce estrema
finchè dell’essere rimanga
la fiamma inestinguibile.

Ringraziamento

Accendi il lume che conosci,
qui è la nostra tomba,
qui dove l’orto fiorisce polvere
e il vento è voce,
orma di chi devasta.
Noi siamo,
siamo nel cuore della Croce,
sotto un legno ricurvo e molle
con te che sei madre,
con voi che la fame ha dissanguato.
Qui è la nostra casa,
la porta dove attendere,
abbiamo occhi minacciati
e ringraziamo.
Accendi il lume che conosci
e cosí sia.

Chandra Livia Candiani

 

a cura di Giorgio Stella

In forma di prefazione

Mia madre è un passero cattivo
urla prima di mangiare
urla prima di dormire
nel cuore della notte
urla,
ma il suo corpo
sta nel palmo di una mano
e se si affaccia al davanzale
le lanciano molliche di pane.

A Marina, Osip, Sergej, Aleksandr, Vladimir

Non esotici uccelli
ma abituali abitanti del volo
non solo fucilati
ma con metodica semplicità
assediati
dal pettegolezzo del Bene Comune.
Come risolvere l’enigma
della presenza della poesia
quando perfino il fruscio
dell’erba è delatore?
I morti seminano canti
che sbocciano in uccelli
che seminano canti.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Simulacri

Ein jeder Engel ist schrecklich
R.M. Rilke

carnet d’incauti appuntamenti
la trova assente come
di lusso e miseria la vide figlio
eccitato e regredito la
consumò e rimase
quando di stucco l’altro (benché impossibile)
rispose (amico finché la membrana vischiosa)

tra angelo e bestia stanco dis
seminare mancanze crudele e bianco
di notti bianco biancore abiterò
mistico e poeta gridando
la la lalangue è questo
peregrinare angelico

amore di doppio corpo amore di
corpo di doppio al mercato
del bimbo stupendo amore di bête
amore bêtise:
Lamore l’azzurro sacrale di Uno
l’icona di marmo
lamur

Contro l’ordine ingiusto: voci poetiche e dignità umana

 

di Nadia Cavalera

Non nel nostro nome (Edizioni Mondo Nuovo), a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro, non è un’antologia “a tema”: è un atto. È la decisione di non lasciare che la lingua pubblica — quella dei comunicati, delle giustificazioni, dei distinguo, dei “forse” — continui a passare come innocente. Qui la poesia si mette in mezzo, non per decorare la storia, ma per contraddirla, per incrinare la sua superficie liscia. E lo fa nel punto più scoperto: la dignità. Continua a leggere

Mercoledì delle ceneri, di Thomas Stearns Eliot

 

a cura di Giorgio Stella

IV

Colei che camminò fra viola e viola
Che camminò
Fra i diversi filari del variato verde
In bianco e azzurro procedendo, colori di Maria,
Parlando di cose banali
In ignoranza e scienza del dolore eterno
Che mosse in mezzo agli altri che già stavano andando
Che allora fece forti le fontane e fresche le sorgenti

Rese fredda la roccia inaridita e solida la sabbia
In blu di speronella, blu del colore di Maria,
Sovegna vos

Ecco gli anni che passano in mezzo, portando
Lontano i violini e i flauti, ravvivando
Una che muove nel tempo fra il sonno e la veglia, che indossa

Luce bianca ravvolta, di cui si riveste, ravvolta.
Passano gli anni nuovi, ravvivano
Con una splendida nube di lacrime, gli anni, ravvivano
La rima antica con un verso nuovo. Redimi
Il tempo. Redimi
La visione non letta nel sogno più alto
Mentre unicorni ingioiellati traggono il catafalco d’oro.

La silenziosa sorella velata in bianco e azzurro
Fra gli alberi di tasso, dietro il dio del giardino,
Il cui flauto tace, piegò la testa e fece un cenno ma non parlò parola

Ma la sorgente zampillò e l’uccello cantò verso la terra
Redimi il tempo, redimi il sogno
La promessa del verbo non detto e non udito

Finché il vento non scuota mille bisbigli dal tasso

E dopo questo nostro esilio

Intervista a Williams Busdraghi

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

“Feroce preghiera” nasce dal bisogno di comunicare, dal bisogno di raccontare le emozioni che ogni giorno mi travolgono, quanto i ricordi e la malinconia mi stringano il cuore e quanto la bellezza invece mi riempia di gioia. Viviamo in un mondo sempre peggiore, dove la disuguaglianza la fa sempre più da padrona, dove si è perso l’empatia e la voglia di condividere con il prossimo, e questo libro cerca di essere una piccola risposta a tutto questo e un invito ad ascoltare il cuore, a sentire le emozioni, un invito ad aprire gli occhi e gioire della bellezza di tutto ciò che ci circonda, un invito a non arrendersi e a impegnarci tutti, nel nostro piccolo, per l’amore, per il bene. Continua a leggere

Ciao, Giancarlo

Ciao, Giancarlo

Che tristezza! È morto Giancarlo Consonni, una di quelle presenze meno invadenti ma di maggior peso nell’identità culturale della Milano degli ultimi decenni. All’eccellenza culturale sono state pari le qualità umane, e se a Milano mancherà il docente, l’artista e l’intellettuale, a chi l’ha conosciuto mancherà soprattutto la persona. Il sorriso gentile e lo sguardo buono sono state l’ornamento di una cultura profonda e non esibita, vissuta con l’umiltà del “contadino che fa il professore” e che diventava stimolo a disponibilità e generosità nelle relazioni, sempre umane prima che intellettuali e professionali. Continua a leggere

Clemente Rebora

a cura di Giorgio Stella

Il mio sgomento

Ogni momento del semplice vegetale
fa dir di sì il vento,
fa dir di no il vento:
cessato il suo tormento,
tutto ritorna senza sentimento.
Ogni momento si apre e chiude
uguale e disuguale,
sempre s’illude,
rimane il tempo:
non cessa il suo tormento,
rimane il mio sgomento,
in ogni tempo.

5 novembre 1956

Beati i frigidi, di Francesco De Girolamo

Beati i frigidi, perché non avranno sgradite sensazioni, anche quando il fuoco gli sarà vicino, forse vicinissimo.
Beati quelli che capiscono tutte le cose, senza mai capire nulla, quelli che hanno sempre la risposta pronta, anche se è sempre quella sbagliata.
Beati gli eleganti, che fanno attenzione a non macchiarsi. E se si macchiano, hanno sempre un “no problem” pronto in tasca, per poter nascondere il caffè, il vino, o il sangue, senza lasciare l’alone.
Beati quelli che non hanno odore, perché non saranno mai allontanati. Beati quelli che hanno orgoglio e onore, perché non saranno mai disprezzati. Beati gli eruditi, che sapranno nascondere bene la loro ignoranza. Beati gli affabili, che non saranno mai emarginati.
Beati gli impotenti, perché non faranno mai brutte figure, e non avranno fallimenti. Beati quelli che non credono a nulla, che non credono nella vita, che credono nella morte, che non credono nell’amore, ma ne conoscono bene le leggi. Beati quelli che leggono poco e quelli che leggono tutto; e che non hanno mai tempo per un pensiero diverso, un pensiero tutto loro, un formicolio dell’anima, un prurito nascosto, una fitta alla gola. Essi erediteranno una bella copertina bianca sul loro libro di poesie scritte nell’ora di ricreazione. E vinceranno il premio dei premi, consegnato dal loro idolo di turno in persona, il grande poeta, filosofo, antropologo, virologo, conduttore, docente, politologo, fotografo, reggicoda, plenipoteziario in attesa di qualche ministero creato al bisogno. Ministro della sicurezza idraulica, ministro della laica inquisizione, ministro delle politiche mediterranee, dell’ablazione della forfora e del tartaro. Ministro dell’economia dei bidoni dell’immondizia indifferenziata e della sanità terminale dei lavoratori del settore bibliotecario. Beati i detentori del “boh”, del “non so” e del “mi dispiace ma non sono assolutamente interessato”, “non è colpa mia” del “no comment”, “questo è il mondo”. Sì, proprio loro erediteranno la terra quando sarà completamente distrutta, deserta. E si troverà parcheggio finalmente dappertutto. E così sia.

Giorgio Stella. Una poesia

La vita è la betoniera è un fossile avaro di ceramiche sul volto del mare mosso dalla cera nel museo chiuso per il mercato delle cere – chi comanda colui che è assente no non deve per forza-fortuna essere deficiente! Mare va’ mare non sta qua, mare è la strada polare verso est! Hai documenti!? Certo, certamente, – perché porti abiti da civile?! Perché essere nudo è la divisa migliore, le palle al vento… Il cocco nella rosa del labirinto.

Biografia delle voci, di Gian Piero Stefanoni

di Gian Piero Stefanoni

Raccolgo in queste pagine una serie di interventi critici, di note a percorsi, figure, opere poetiche in dialetto e lingue minoritarie che ho avuto occasione di scrivere per lo più dalla primavera del 2021. L’occasione, perché d’occasione davvero si tratta, è nata col desiderio di conoscere la produzione in dialetto della Val Camonica in Lombardia, la terra di mio padre, e dunque nell’approfondimento un tentativo anche di riacquistarmi in qualche modo a lui in quella lingua di cui so intendere nel ricordo solo la tenerezza di qualche parola. Così l’affondo nel mondo con tanta sapienza e ardore riportato da Dino Marino Tognali da Vione, irto di fatica e di passione del vivere e per questo di amore, mi ha spinto ad allargare il cerchio della frequentazione in me già presente con la poesia in dialetto (avendola in precedenza analizzata a più riprese) riportandomi sull’onda delle direttrici in me ormai aperte nel quadro più autentico, regione per regione, di un dettato nel nostro paese vivissimo. Ho allora reiniziato da quegli autori presenti tra i miei scaffali per affinità a me vicini e cari nell’incisione di una parola ora nella sacralità dei suoi richiami (Marin, Pierro, seppure qui non presenti) ora nell’interrogazione civile del presente (Bertolani) ora nel guado (l’amato Pedrelli, Pittana, l’istrorovignese Zanini). Continua a leggere

Franco Buffoni

a cura di Giorgio Stella

Rimasto senza l’inverno

Rimasto senza l’inverno
Il ghiacciaio si ritira,
Ma se un’offesa ha qualche senso
È quando la bocca che ti bacia la ripete.
Pensa che proprio oggi la Team Company s.r.l.
Azienda nel settore del recupero crediti
Cerca sul Corriere funzionari ambosessi
Per il potenziamento della propria
Rete esattiva. Possibilità di carriera.
Potremmo presentarci insieme
Motivati aggressivi…
Siamo una coppia che fa i turni di notte
Fuoruscita come una tartaruga dal ghiaino…
E quella fu l’ultima volta che alleati ridemmo.